Borgone di Susa TO  20 luglio 2018

Angeli di Strada

Come vengono chiamati quattro assi nel gioco del Texas Holdem o nell'Omaha? Poker. E fin qui ci siamo. E cinque assi? Pokerissimo. E va bene. Ma quando gli assi sono sei come possiamo chiamarli? Non lo so. Superpokerissimo, forse. Ebbene, a vedere e sentire gli amici Angeli di Strada, fate sempre superpokerissimo. E loro sono proprio in sei, ovvero, Valentino Sibona dalla voce sicura e potente, Angelo Boggiatto, chitarra ritmica e anima del gruppo, Ciro Patella alle tastiere e garbato direttore artistico, Silvio Donato, efficace ed affidabile al basso, Luciano Ferraro un grande alla chitarra solista e il valido e sorprendente Simone Franchino alla batteria, al suo debutto con gli Angeli, in temporanea (temporanea?) sostituzione del vacanziero Emanuele Governale. Era da diverso tempo che non li ascoltavamo. Forse un anno, forse di più. E abbiamo fatto male. Gli Angeli di Strada sono la miglior Nomadi cover band in circolazione. A livello nazionale. Anche europeo, dai. Bazzicano quasi sempre nella loro zona, ovvero la valle di Susa. Ma potrebbero bazzicare anche altrove e otterrebbero il medesimo apprezzamento che hanno nelle loro zone. Non ci abbiamo pensato più di tanto io e Aldo a recarci a Borgone di Susa, poco oltre la Sacra di San Michele, per riapprezzare volentieri un gruppo che seguiamo da una quindicina di anni. Con loro, visti gli ultimi deludenti e ripetitivi concerti dei Nomadi, riscopriamo l'autentico spirito nomade espresso con brani che tanto amiamo e che hanno fatto la storia del gruppo. Bene hanno fatto e fanno gli Angeli a mantenersi su questi pezzi di antica tradizione perché è questo che il loro numeroso pubblico desidera. E noi siamo qui a farci cullare dalle note di canzoni che fanno rivivere piacevoli emozioni scoperte in anni di nomadismo e che qui ritroviamo forti ed integre. L'occasione è questa Sagra del Valentino, organizzata poco fuori Borgone, sotto un tendone predisposto nella zona industriale a ridosso dell'autostrada per la Francia. Qualche nuvolone viene a disturbare e a piangere poche gocce d'acqua sulla manifestazione; ma noi siamo qui, al coperto, insieme a qualche centinaio di persone e davanti ad un impianto service apprezzabilmente valido.

Si parte alle 22 e noi siamo ansiosi di sentire cosa ci propone la serata. Sappiamo che la scaletta degli Angeli racchiude una cavalcata di brani che coprono decenni della produzione nomade. Non viene proposto alcun brano del periodo Turato-Cilloni. E meno male. Non ce ne importa nulla. Siamo qui per riascoltare una storia musicale che i Nomadi non ci offrono più. La scaletta è ricca di preziose gemme che si fanno apprezzare anche per come vengono proposte: una scaletta da primo premio. Si parte con Stella d'Oriente, poi Mediterraneo, ecco L'uomo di Monaco e una formidabile C'è' un re. La vita che seduce, seduce davvero; poi Il vento del nord, Good-bye, Amore che prendi....,Nè gioia né dolore, la splendida Ma che film la vita e una più recente come Lo specchio ti riflette. Si torna all'antico con Auschwitz e Il vecchio e l bambino. Tra L'ordine dall'alto e Mamma giustizia ci sono quarant'anni di differenza di età. Inevitabile Un giorno insieme (che, come dedica per i fidanzati è molto meglio del Pugno di sabbia). Grande pop-rock con Uno come noi e l'accoppiata vincente Asia e La collina. Si va verso la fine con Sangue al cuore, proprio quello di cui abbiamo sempre bisogno, Io voglio vivere (e anche di questo abbiamo bisogno) e i brani conclusivi Canzone per un'amica, Dio è morto, Io vagabondo e la consueta (vale solo per gli Angeli), Naracauli. Valentino, in versione riccioli neri, è in gran forma e sfodera tutta la sua passione e professionalità interpretando (badate, interpretando e non solo cantando) tutti i brani. Secondo noi, Vale, vale più (scusate il gioco di parole), di Juri, che, nei Nomadi, si limita a cantare. Bravo anche nel comunicare e coinvolgere il pubblico. Grande performarce di tutti gli assi con Luciano ad arricchire ogni brano con i suoi trascinanti riff. Mi è molto piaciuto Simone alla batteria; si vede e si sente che ha vent'anni di esperienza e che proviene dai ricercati ritmi del jazz, sua naturale predisposizione. Mi ha confessato che gli piace molto suonare il repertorio dei Nomadi e che apprezza in particolare Ala bianca, l'unica gemma assente nella scaletta. Una serata assai gradevole come sono gradevoli i ritorni ad un passato che hai apprezzato e che ancora puoi apprezzare. Ora gli Angeli di strada, per festeggiare il loro quarto di secolo di vita, ritorneranno a Sant'Ambrogio il 4 agosto e poi li rivedremo a settembre. Noi ci saremo di sicuro. Desideriamo festeggiare con loro anche il cinquantesimo. Una Nomadi cover band così prestigiosa merita di suonare per l'eternità.

Commento di Giorgio  condiviso  da Aldo