CONCERTO DEL 22° RADUNO FANS CLUB

Anche un caldo sole ha voluto partecipare al 22° raduno di Casalromano. Dopo giorni e giorni di piogge torrenziali e di fiumi ingrossati, Augusto e Dante avranno certamente convinto il Padreterno a regalarci una giornata di sole per la nostra festa nomade. Così è stato. Casalromano è, dal 1989, luogo principe per il raduno dei fans club; a Novellara si svolge d'inverno e fa freddo; a Castagnole Lanze si svolge in periodo di temporali oltrechè essere geograficamente impegnativo per chi viene da est. Questo piccolo centro di 1500 abitanti della provincia di Mantova, invece, si trova nel cuore della Pianura Padana: puntate un compasso nella piazza e fate un cerchio di duecento chilometri di raggio. Andrete ad inglobare quasi tutto il nord Italia: due ore di macchina, o anche meno, e si arriva tutti. In realtà, a questo raduno, giungono da tutta Italia e onore ai sardi e ai siciliani che sono i più lontani come la giovane e temeraria Santina di Milazzo che si è sobbarcata, da sola, 18 ore di treno per non perdersi questo appuntamento.

Io e Aldo siamo partiti nel primo pomeriggio da Poirino: alle 16 eravamo già sul posto così come molti altri appassionati. La festa comincia, tradizionalmente, con l'esibizione dei gruppi cover e non volevamo perderceli visto che era presente anche il gruppo piemontese “Tracce”. Come di consueto, abbiamo trovato un'ottima organizzazione: un padiglione per le cover, uno per la distribuzione di pasti e bevande e quello più grande, da seimila posti, per il concerto. Qua e là le consuete bancarelle di vario smercio comprese Augusto per la Vita, Emergency, Punto Nomadi. Clima tranquillo e sereno, festoso e sorridente come da tradizione nomade. Quanti amici fans si incontrano qui! Siamo tutti di noi, testimoni di centinaia di concerti visti in tutta Italia. Ci si sgola per scambiare saluti e opinioni con lo sfondo delle cover che stanno proponendo i loro brani.

 

All'ingresso, pagato 20 euronomadi, non abbiamo trovato la tradizionale consegna del calendario delle date estate 2010. Vabbè che le date le vediamo sul sito; magari lo consegneranno a fine mese. O forse non lo consegnano per scaramanzia visto che fu subito dopo il concerto di Casalromano dello scorso anno che Danilo si ammalò e dovettero annullare parecchie date... Incontriamo subito i componenti delle “Tracce” che stanno aspettando il loro turno per esibirsi. Quest'anno, sul prestigioso palco di Casalromano, sono ben nove le Nomadi Cover Band, tutte molto brave, e ciascuna suonerà tre pezzi a scelta nella sterminata produzione nomade. Tre pezzi per nove band fa 27 più le pause per avvicendarsi sono quasi tre ore di concerto pomeridiano. 20 euro per due concerti è un buon affare!

Nell'assistere all'esibizione delle cover il popolo nomade ha occasione di ascoltare brani che i Nomadi stessi (per motivi di tempi, richieste, scelte commerciali) non riescono più a proporre. Ecco quindi, attraverso questi gruppi, dai nomi chiaramente a tema come “Settima onda”, “Asiaband”, “Corpi estranei” (in uno di questi, di cui non ricordo il nome, si esibisce, come bassista, anche il figlio di Atos Travaglini, Luca), la gioia di ascoltare “Piccola città”, “Ma noi no”, “Costa dell'est”, “Ala bianca”, la stessa “Corpo Estraneo” e molte altre. Il “nostro” gruppo “Tracce”, esibitosi come quarta band alle 17.30, propone “I tre miti”, “Senza discutere” e una prorompente “32° parallelo”. Davanti ad almeno 300 persone la bravura delle “Tracce” viene subito apprezzata. Innanzitutto la voce ben impostata di Simone coadiuvato dai paladini Silvio e Paolo alle chitarre, dal sicuro ed un po' emozionato Samuele “Sam Carletti”, dall'incisivo batterista-leader Davide e dalla piacevole presenza della violinista Giulia che conferisce un tocco di grazia e di prestigio al gruppo. Il risultato lo si intuisce dagli applausi successivi all'esibizione giunti dal pubblico “di casa” e non, e dalle susseguenti richieste di foto di gruppo per un evento che avvia “Tracce” verso un futuro di successi. La targa-ricordo che viene loro consegnata è il viatico per questo loro viaggio nomade che li vedrà protagonisti. Una grande soddisfazione per loro. Bravi tutti.

Alle diciannove, dopo la messa per Augusto e Dante, ci spostiamo, io e Aldo, verso il tendone principale. Incontriamo molti amici fans, che salutiamo, con cui scambiamo pensieri e giudizi nomadi (qui si parla solo di Nomadi e cose relative). Raggiungiamo il grande spazio bianco con i Nomadi intenti al check-sound davanti ad un migliaio di fans già posizionati per il concerto di stasera. C'è una presenza femminile, sul palco. La riconosciamo; è lei: Irene Fornaciari, figlia di Zucchero, alle prese con le regolazioni dei microfoni nel brano sanremese “Il mondo piange”. E bravo Casalromano che mette la ciliegina sulla torta. Dal canto loro, i Nomadi, sono sempre uguali a loro stessi. La loro perfezione, maturata in anni di costante professionalità, non risalta come dovrebbe, nel panorama di questi eventi. E' come se vivessimo ogni concerto concentrandoci solo sui particolari esterni mentre loro sono sempre lì a regalarci emozioni irripetibili, ma sempre diverse, con un sottofondo amico e conosciuto.

La pausa-cena delle 20 è stata allietata dall'esibizione del gruppo folk-rock “I Luf” (i lupi). Per loro ho solo una parola: fantastici! Vengono da Laveno di Lozio, in Val Camonica, provincia di Brescia. Li conoscevo per via di una raccolta di brani per il CD “Note di Condivisione” uscito a favore dell'Associazione “A Forca da Partilha” di Don Marco Tenderini di Maresso. Proprio a Maresso questo gruppo usa esibirsi assieme a leoni come Davide Van De Sfroos, Euphonia, Audioinsonno, Negramaro, Modena City Ramblers e gli stessi Nomadi in occasione della relativa ricorrenza. Il leader è Dario Canossi e guida un gruppo che propone brani di elevata fattura di impronta folk imbastita di rock con reminiscenze celtiche e sonorità alla De André e alla Guccini. Brani dal ritmo trascinante, in cui è impossibile rimanere fermi, alternati a ballate di struggente bellezza. Vengono usati strumenti come fisarmonica, banjo, violino, flauto e cornamusa che conferiscono impronte accattivanti e incisive. I testi non sono da meno: raccontano della vita passata e attuale, di amore, di leggende e sono sia in italiano che in stretto dialetto bresciano. Ve li raccomando, i Luf. Sto scrivendo questo articolo con lo sfondo del loro CD “Flel” ed è alla dodicesima tornata. Visitate anche il loro sito internet.

 

Ormai chi doveva arrivare è arrivato: posti esauriti e code nel padiglione dove si serve la cena. La birra scorre a fiumi e questo va un po' contro alla filosofia nomade. Ma chi non guida può anche esagerare, ma non troppo. Io che devo guidare ho bevuto acqua San Bernardo a 0 gradi. Ci saranno almeno cinquemila fans (5000 fans in un paese di 1500 abitanti è come domani 500 mila alpini al raduno di Bergamo che di abitanti ne fa 150 mila: un successo), compresi forse una decina di casalromani (tanto il concerto si sente da tutte le graziose villette del paese). Alle 21 ci ammassiamo tutti in zona concerto. L'organizzatore, con Beppe Carletti e Rosy Fantuzzi, dopo la presentazione del libro che raccoglie le interviste ad Augusto, danno inizio al concerto, preceduto dall'esibizione del bravo Martino Corti che presenta tre brani. Di lui ho già parlato, bene, in altre occasioni e quindi, passo oltre. Alle 21.30 in punto ecco materializzarsi i Nomadi sul palco: scroscianti applausi da parte dei fans impazienti. Sono al centro del tendone in compagnia degli amici del club ligure “Il Destino” mentre Aldo è nei pressi delle transenne a far foto. Tre megaschermi mandano le immagini dei primi piani ma non sono un gran che... meglio vedere “dal vivo” e godersi la globalità del palco inondato dal gioco di luci della coreografia.

Si inizia, obbligatoriamente, con “Senza Patria” ed è un tripudio. Cinquemila che cantano riescono quasi a coprire l'amplificazione della voce di Danilo. Il brano viene “richiamato” ben tre volte e per interrompere il gioco, Cico improvvisa la consueta “Smoke on the water” dei Deep Purple che fa dirottare i cori del pubblico sul brano inglese che viene cantato da tutti. Ops.. e adesso? Si prosegue con “Sangue al cuore”, “La dimensione”, “Lo specchio ti riflette”, In questo silenzio” e “Dove si va”, tutti brani che dànno la possibilità di essere cantati dal pubblico allo scopo di sfogarsi e scaricarsi. Scaricarsi? Il pubblico degli infaticabili fans le canterà tutte, fino al ”Te Deum” finale. Danilo è in gran forma; si alterna con Massimo e Sergio (grande in “L'isola ideale” e “Mediterraneo”) mentre Massimo ci delizia con “Storie di mare”, Marinaio di vent'anni” e una stupenda “Immagini”. Insieme a Danilo propone “Uno come noi” e “La mia terra”. Un'altra chicca la stupenda “Lontano” dal finale accattivante e la proposta della vetusta “L'uomo di Monaco”. Due i momenti “magici”. l'interpretazione di “Trovare Dio” da parte di un formidabile Danilo Sacco: l'unico al mondo a cantarla così. Stasera la sua voce ha raggiunto veramente Dio che si sarà fermato a chiedersi se quelle corde vocali sono proprio opera sua. Gli applausi non finivano più e la gente, oltre che sentire il bruciore alle mani, si sarà anche accorta della calda emozione che scaturiva dal proprio cuore. Una “Trovare Dio” così è valsa da sola il prezzo del biglietto.

L'altro momento magico è stato, nella seconda parte dopo l'assolo di Sergio e dopo una struggente “Qui”, l'esibizione di Irene Fornaciari che ha proposto, due volte, il brano “Il mondo piange”. Devo dire che la ragazza “zuccherina”, abbigliata nello stesso stile paterno, possiede una gran bella voce. Lei e Danilo, al culmine del brano, se ne sono andati dove i comuni mortali non vanno raggiungendo tonalità stratosferiche. Applausi anche per lei che, subito dopo, si è cimentata (ovviamente, poiché oggi è l'8 di maggio), nel brano “Knight in white satin” ovvero “Ho difeso il mio amore” con risultato per niente sorprendente (non fraintendetemi!). Ancora applausi. Verso la fine del concerto, durato esattamente tre ore, ecco proposti “Un figlio dei fiori non pensa al domani” e “Ma che film la vita” seguiti dai consueti brani conclusivi. Prima di “Io vagabondo” una buona mezz'ora se n'è andata per leggere il centinaio di striscioni, messaggi, offerte, regali vari che i fans club hanno presentato sul palco. All'una tutto finito con l'applauso finale, il ritiro degli striscioni e l'arrivederci agli artisti e agli amici fans per un rientro tranquillo nel cuore della notte.

 

Scaletta della serata:

Senza patria, Sangue al cuore, La dimensione, Lo specchio ti riflette, In questo silenzio, Dove si va, La mia terra, Senza nome, Io voglio vivere, L'isola ideale, Storie di mare, Lontano, Trovare Dio, Immagini, Uno come noi, Il paese delle favole, Suoni, Se non ho te, Qui, Il mondo piange, Il mondo piange, Ho difeso il mio amore, Noi non ci saremo, Mediterraneo, Un figlio dei fiori non pensa al domani, L'uomo di Monaco, La vita è mia, Marinaio di vent'anni, Salutaci le stelle, Ma che film la vita, Canzone per un'amica, Dio è morto, Io vagabondo, Te Deum.

Un ringraziamento ai Nomadi, a Tracce, a ILuf, a Irene Fornaciari, a Casalromano e a tutti coloro che hanno contribuito a realizzare questo evento.

Un saluto ai Fans Club Provincia Granda, Vagabondi della Mole, Il Destino, Vox Populi, Giullari della Brianza, Val Trompia e tutti quelli che hanno presenziato.

Buon viaggio Santina!

Un grazie a Mario, Christian, Enrica e Rosy del “Destino”.

GIORGIO

Un saluto personale anche ad Anna e alla sua bambina

aldo