Casalromano  MN  18  maggio  2013

CONCERTO DEL CONGEDO

Casalromano si congeda dai Nomadi: basta concerti e basta raduni. Quello di sabato 18 maggio 2013 è stato l'ultimo appuntamento nomade dopo trenta concerti e venticinque raduni. Non si conoscono i motivi precisi di questa decisione. Questioni organizzative, costi, desiderio di rinnovamento o, forse, dissapori tra le parti. Il sindaco, dal palco, ha detto che il prossimo raduno si svolgerà, comunque, in un luogo dei dintorni. Mistero. Forse, prima che siano i Nomadi a lasciare Casalromano, è Casalromano stesso che vuol dare l'addio ai Nomadi, organizzando una grande festa di saluto. A questo punto, sono contento di avervi partecipato, poiché, di conseguenza, questo concerto, si è trasformato in evento storico. E che evento! Un addio, se di questo si è trattato, celebrato alla grande con un'infinità di iniziative e un memorabile concerto seguito da oltre cinquemila persone.

Eccovi la cronaca di una giornata indimenticabile. Fino all'ultimo, io e Aldo siamo rimasti indecisi sul da farsi. Il tempo inclemente con freddo e pioggia scoraggiava chi doveva mettersi in movimento. Con il recente concerto di Reggio Emilia alle spalle e l'imminenza di quello di Arona, a pensarci bene, Casalromano poteva anche essere evitato. Così l'ha pensata Aldo che, poco prima di mezzogiorno mi manda il messaggio ”Giornata da trascorrere sul divano con l'amato cane e godersi in Tv la tappa del Giro d'Italia al calduccio e all'asciutto”. Sono rimasto da solo e ancora più indeciso... Poi ha prevalso lo spirito nomade che, chissà perché, salta fuori proprio nei momenti più critici. Chi è partito con la certezza di beccarsi pioggia per tutto il giorno, sa cosa intendo dire. Mi sono fatto un regalo, dopo alcuni giorni tirati tra un impegno e l'altro: sono passato a prendere gli striscioni e ho salutato Aldo già accovacciato sul divano. Un po' l'ho invidiato ma forse anche lui ha invidiato me, mentre lo salutavo con un “Sempre Nomadi!”. E sono partito.

Dopo una tranquilla corsa in autostrada (ma quando caspita li finiscono questi dannati lavori?), alle 16.30 ero a Casalromano. Ho visto il Po in piena, possente e inquietante e anche l'Oglio non scherzava, in quanto a portata; al ponte di Asola faceva davvero paura: sembrava di avere il sedere a mollo nell'acqua limacciosa. Quando sono arrivato il cielo era appena grigio e non pioveva; anche la temperatura era piacevole. Non ho trovato alcun problema a trovare parcheggio e ho lasciato la macchina a ridosso dell'area del concerto in mezzo ad ampi spazi vuoti. Mi sono diretto verso l'unico, consueto ingresso e ho pagato i miei venti euro (stesso prezzo di tre anni fa, bene). Ho da subito incontrato altri amici fans, come Beppe e Marina di Asti e gli amici della Val Cerrina Toni e Mariella. In mezzo a qualche centinaio di persone, ho incontrato anche Rosy Fantuzzi e l'onnipresente Lorenzo Abbate e, più tardi, l'amico Marco Turco. Sono rimasto di sasso quando, nei pressi dell'entrata, sono stato invitato a firmare “Il libro dell'addio” dei Nomadi a Casalromano. “Perchè?”, ho chiesto sbigottito. “Questa è l'ultima volta che i Nomadi suonano qui” mi risponde una gentile signora. Sorpreso e confuso, ho firmato e sono stato omaggiato del bell'opuscolo stampato a ricordo di cinquant'anni di legame tra i Nomadi e Casalromano. Forse la verità è che Beppe vuole andare in pensione, mi sono detto. Chissà se firmeremo qualcosa del genere anche a Castagnole Lanze?

La prima cosa che faccio quando arrivo a Casalromano, è “l'ispezione del territorio”. Ovvero compio un giro in tutta l'area del raduno per incontrare amici e vedere la predisposizione dei vari tendoni. Quest'anno, piovoso più degli anni precedenti, ne hanno predisposti ben tre: uno per l'esibizione delle cover band, uno per la ristorazione provvisto anche di palco per l'esibizione dei gruppi della notte nomade e il Palatenda principale da cinquemila persone per i gruppi ospiti e i Nomadi. Notte nomade, ho detto. A Casalromano hanno organizzato proprio un grande evento per l'addio ai Nomadi: due giorni di musica e cultura, cene e mostre, fuochi d'artificio e notte nomade, con intrattenimento musicale fino al mattino. Comincia a scendere qualche goccia di pioggia e questo intristisce un po' l'atmosfera già resa mesta dal fatto dell'addio, dell'ultima volta, del mai più qui. Sono venuto a Casalromano diverse volte, in questi dieci anni, e sono sempre rimasto soddisfatto. Ho trascorso dei bei momenti in questa piccola località della pianura lombarda e, prima del concerto, ho voluto ripercorrere i vialetti alberati su cui si affacciano ridenti e curate villette, la via principale con la chiesa e i negozietti, il ponte sul canale irrigatore e il verde e romantico giardinetto pubblico, accanto alla provinciale. Chissà perché sento venirmi un groppo in gola: forse è perché sono sempre stato un imperterrito nostalgico.

Dopo aver dato un'occhiata alle innumerevoli, immancabili bancarelle che propongono oggetti a tema, prodotti dell'artigianato, ninnoli, cibarie e magliette, ho assistito, presso il Palatenda, alle prove dei Manoloca & Massimo Vecchi (un probabile futuro dopo i Nomadi?); decine di fans si sono già sistemati dietro le transenne con teli e coperte, anche se mancano ancora oltre quattro ore al concerto. Mi reco poi nel padiglione dove si stanno esibendo le cover band, tutte molto brave. Non ho fatto in tempo ad assistere agli amici Utopia di Alessandria, che hanno suonato per primi alle 15.30. Peccato; anche se li avevo già ascoltati e apprezzati recentemente a Gabiano. Incontro e mi scuso con Andrea Amisano, molto soddisfatto di essersi esibito qui a rappresentare il Piemonte. Infatti, le altre cover provengono un po' da tutta Italia e ho gradito, tra gli altri, Work in progress, da Lecce, Asia band, da Venezia e Solo e sempre Nomadi, da Ascoli Piceno, con la bella e brava vocalist. Tutti bravi comunque e, come ho già ripetuto altre volte, Beppe Carletti può stare certo che con tutte queste numerose cover band, assai valide e preparate, la diffusione delle oltre trecentocinquanta canzoni del repertorio nomade sarà garantita anche oltre la sua stessa sopravvivenza artistica. Inizia ad arrivare il grosso dei fans e vedo anche giungere Rinuccia, leader del fans club Provincia Granda. Fradicia e infreddolita. Il pullman che ha organizzato, portando qui una cinquantina di fans, è arrivato proprio nel momento dell'acquazzone. “Hai portato lo striscione?”, è la prima cosa che mi chiede. “Sono venuto apposta!” le rispondo. Ma non è vero. Sono venuto perché volevo esserci. Portando, naturalmente, il loro striscione che abbiamo in consegna.

Bene, dopo aver applaudito i gruppi cover, vado a gustarmi un bel risotto agli asparagi presso il padiglione ristorant.... Ca......ooo!!!!! Quanta gente! E quanta coda! Ci saranno duemila persone! Ne sono felice per i Nomadi, per i fans, per la festa. Il mio stomaco è meno felice e gli chiedo di aspettare. Cenerò dopo. Voglio raggiungere la transenna e assistere all'esibizione dei promettenti Celtica, un gruppo di “pipe-metal-rock” dove “pipe” non sta per pipa, ma per cornamusa. Sono quasi le venti e, unendomi ad un gruppo di amici di Asti, mi preparo alla galoppata di musica che terminerà, verosimilmente, ben oltre la mezzanotte e, attraverso la notte nomade, fino al mattino. Il grande tendone bianco si sta riempiendo: da qui in avanti sarà spettacolo puro. Decido di non abbandonare il mio bel posto alle transenne per recarmi a cenare per paura di non riuscire a ritrovarlo dopo. Il mio stomaco protesta sempre più forte ma non gli do retta. Ma che bravi questi Celtica Pipes Rock! Quattro giovani ragazzi e due ragazze in kilt scozzese, teste rasate, metallo e tatuaggi. Vengono da Germania, Scozia e iu-es-ei. Potenza, vigore, ritmo al suono di chitarre elettriche, cornamuse e solide percussioni. Oltre mezz'ora di puro metallo condito da lingue di fuoco che scaturiscono, con artifici pirotecnici, dai manici delle chitarre: questo gruppo potrebbe benissimo partecipare al noto raduno “Gods of Metal” di Rho. Non ho mai ascoltato “Smoke on the water” eseguito con le cornamuse: formidabile! Al termine della loro esibizione ci sorprendono salutandoci con un “Sempre Nomadi!” in marcato accento slang. Gli applausi più fragorosi li hanno presi lì. Giusto il tempo di spostare e riadattare la strumentazione ed ecco presentarsi sul palco il gruppo Manoloca & Massimo Vecchi. Propongono solo tre brani, tutti nuovi per me, con Massimo nel ruolo di cantante. Il repertorio consiste nel proporre ballate rock che trattano sui fatti della vita, anche tristi, che il gruppo esprime con incisività ed efficacia. Bravo Massimo che ringrazia il già numeroso pubblico dando l'arrivederci a “tra un quarto d'ora”, quando si ripresenterà con i Nomadi.

Poco dopo, sul palco, giungono le autorità per presentare il concerto clou della serata. Scambio di targhe ricordo per questo evento tra Sindaco, Rosy Fantuzzi, Beppe Carletti e altri dell'organizzazione. Il primo cittadino è imbarazzato perché non riesce a trovare le parole per dire che i Nomadi qui non suoneranno più. Lo annuncia quasi con entusiasmo come se fosse un traguardo raggiunto. In genere, un Sindaco è felice quando annuncia che un concerto si farà.... Tuttavia vedo molte strette di mano e larghi sorrisi; dev'essersi trattato di una separazione consensuale. Ed ora passo ai Nomadi. Il Palatenda è stracolmo, certamente saturo delle ben oltre cinquemila persone che può contenere. Rivedo con piacere lo “zoccolo duro” dei fans della prima fila con Vanessa, Silvia, Davide, Giancarlo, Leo. “Buon concerto”, ci scambiamo battendo il cinque: proprio come ai vecchi tempi. Sono presenti, oltre alla Provincia Granda, anche altri fans club piemontesi come i Vagabondi della Mole, Cuore Vivo di Asti, Famiglia Nomade di Alessandria, Vox Populi di Novara, Val d'Ossola e altri minori. Alle 21.30, puntualissimo, il concerto, dopo l'esplosivo applauso di benvenuto da parte di diecimila mani, inizia con la richiestissima “Senza patria” che rappresenta la miccia per innescare tre ore di volo nomade. Già solo Tirenkai Tirenkan viene richiamato tre volte e siamo solo all'inizio. I Nomadi sono in forma, sorridenti, certamente soddisfatti di avere il tendone pieno di solidi, affezionati, imperterriti fans. E vanno avanti a proporre una scaletta all'altezza della situazione. Dovrei ora, per rendervi partecipi delle mie emozioni, narrarvi le mie impressioni brano per brano. Non lo faccio altrimenti saturerei il server e vi annoierei e quindi racconterò solo alcuni momenti. Sappiate solo che tutto il concerto merita un bel dieci e lode. Un bel momento, ad esempio, è stato quando mi sono stati offerti, dall'amica Patrizia, eccellenti dolcetti ripieni di marmellata; ho messo così a tacere il mio stomaco. Grazie.

Vengono proposte quasi tutte le canzoni dell'ultimo CD (e per ora unico con Cristiano) “Terzo tempo” (in attesa dell'uscita della raccolta per il cinquantennale). Bravo e applauditissimo Turato che appare sempre più a suo agio al centro del palco. Cico lo stuzzica sempre, ma lui si difende bene dalle sue burle. C'è molta serenità e allegria sul palco: Beppe è e resterà sorridente per tutto il concerto. Cristiano e Massimo (in ulteriore crescita come seconda, - o comprima - voce) si alternano nella sequenza dei brani. Anche Sergio e Cico cantano solisti. La scaletta è di prima qualità: i fans si beano quando vengono proposti brani come “Dove si va”, “Terzo tempo”, “Il fiore nero”, “Io voglio vivere”, “Gli aironi neri”, “Sangue al cuore”, “C'è un re”, “Ala bianca” poiché, a cantarli ci si mette tutto il pubblico. Più volte il cantante di turno smette di cantare per lasciare che siano i cinquemila presenti (io compreso) a proseguire. Una cosa emozionante e commovente. “Io voglio vivere” viene ripresa quattro volte e “Utopia” ben cinque. E, ogni volta, Cico deve partire sodo con i Deep Purple per interrompere il loop “cazziando” i fans per l'accumulo di ritardo. Ma lo fa col sorriso stampato in faccia. Personalmente ho gradito maggiormente la stupenda “Ala bianca” con un Massimo Vecchi davvero super e la struggente “Apparenze” cantata con grande intensità da Cristiano Turato. Nessuna predica, nessun riferimento all'attualità (se non il disappunto di Sergio Reggioli per la notizia sul “ritrovamento”, proprio dove doveva trovarsi, della famosa agenda rossa del povero Borsellino), solo lettura degli innumerevoli messaggi di saluto portati sul palco. Trenta brani dopo si giunge oltre la mezzanotte con la pioggia che continua a farci compagnia. Vengono mostrate le decine e decine di striscioni dei fans club provenienti da ogni parte d'Italia e, per ognuno di essi, parte l'applauso dei loro rappresentanti. Uno dei primi è proprio quello della Provincia Granda, seguito a ruota dai Poirinomadi, “Vite parallele” che oggi non sono molto parallele (al massimo Aldo, oggi, è parallelo al suo divano). Tranquillo, fratello, oggi ho fatto anche il fotografo.

Un grande applauso finale saluta e ringrazia i Nomadi, eccellenti come sempre. Un saluto che ha il sapore di un addio, qui a Casalromano. Addio che prosegue con un piacevole spettacolo pirotecnico che i fans osservano affacciandosi dal tendone e guardando verso la campagna (ma la pioggia non ha bagnato le polveri?). C'era un forte vento e le coreografie luminose si spostavano veloci nel cielo spegnendosi subito come stelle cadenti. Non so come abbiano preso i residenti dormienti questo rumoroso spettacolo avvenuto quasi all'una di notte. “Tanto è l'ultima volta...” avranno pensato. I fans sciamano via veloci dopo essersi dato l'arrivederci al prossimo concerto, al prossimo raduno. Chi è venuto in pullman deve affrettarsi per rientrare poiché, nel pacchetto, non era prevista anche la notte nomade. Io sono autonomo e decido di rimanere ancora un po'. Beppe Carletti è sceso tra i fans per gli autografi e gli faccio:”Beppe, dopo una serata come questa devi pensare ai sessanta!”. Lui annuisce sorridendo e mi lascia intendere che, forse, non ho detto una cazzata. Sento musica provenire dal tendone accanto: il gruppo Divina si sta esibendo proponendo brani anni '70 e '80. Sono bravi e intriganti: i due baldi giovanotti e le due graziose ragazze, si alternano nel canto e si esibiscono indossando costumi di scena adeguati al brano che stanno interpretando. E avanti con Grease, la Febbre del sabato sera, Gloria Gaynor, Patric Hernandez e via dicendo. I fans dei Nomadi hanno smesso di esserlo e si buttano in mezzo alla pista per ballare quei balli antichi che ballavo anch'io qualche decennio fa. Spilucco qualcosa e bevo una sola birra (I am driving) e mi allontano sotto la pioggia riparato dai provvidenziali striscioni. Sotto un altro tendone, un gruppo si sta esibendo con proposte un po' più impegnative (Pink Floyd, Dire Straits, Liga, Litfiba) e resto un momento ad ascoltare. Sono quasi le due e, prima che le ore ritornino grandi, decido di ripartire verso casa. Ho fame e freddo e me li tengo: sono due ingredienti ottimali per evitare i colpi di sonno in autostrada.

Parto soddisfatto della mia “12 ore di Casalromano”. L'ultima. Un velo di nostalgia mi assale mentre salgo in macchina e lascio questo luogo che mi ha regalato dei bei momenti trascorsi in amicizia, in musica e, anche, qualche concerto fa, in dolce compagnia. Mi scuso con tutti voi che siete giunti fin qui a leggere per essermi dilungato oltremodo. Di solito sono più stringato. Ma ho voluto anch'io celebrare questo addio a Casalromano con un articolo possente. E poi, quando si dice addio, bisogna dire: ADDIOOOOO!!! Un saluto a tutti gli amici fans che hanno partecipato all'evento. Ci rivedremo presto. Grazie al gruppo di Asti: siete formidabili! Un caloroso abbraccio alla persona che ha condiviso accanto a me questo magnifico concerto. (Unu concertu bellu mera. Commenti tui!).

giorgio