No, non ci è bastata la scorpacciata nomade di Arona. Castelsangiovanni (o Castel San Giovanni), primo comune dell'Emilia arrivando dal Piemonte, è addirittura più vicino del Lago Maggiore. Un'ora di macchina e si è sul posto, giusto per il concerto. Alle otto di sera eravamo al Parco Villa Braghieri, con un clima piacevole in un ambiente bucolico. Appena ad un chilometro dall'uscita dell'A21, il Parco Braghieri ci accoglie con il suo verde e curato prato costellato da alberi secolari dalle chiome rigogliose. Il palco è stato predisposto accanto al muro di cinta ovest e il sole al tramonto offre buone prospettive ai cacciatori di immagini poetiche. Un concerto all'interno di un parco è sempre qualcosa di spettacolare; ricordo, anni fa, quello del Parco Lambro a Milano, quello di Collecchio (Parma) e quello, memorabile, del parco delle Terme di Giunone a Caldiero (Verona). Non siamo molto lontani dal centro della cittadina, eppure immensi piazzali di megastore offrono ampie possibilità di parcheggio nei pressi dell'ingresso al concerto. Non facciamo nessuna coda alla biglietteria (non perché non ci sia affluenza ma piuttosto perché qui sono svelti e organizzati; già vidimando il biglietto da 20 euri, ti mettono il timbrino sul dorso della mano nel caso si volesse uscire e rientrare).

 

All'interno ci saranno già un duemila persone, ma non c'è ressa poiché gli spazi sono ampi e ci si distribuisce un po' qui e un po' là, quasi fosse una scampagnata: ai tavoli per cenare con le specialità preparate dai volontari, alle panche e seggiole distribuite nel vasto prato di fronte al palco, sulle panchine disposte nel perimetro all'ombra delle chiome degli alberi. Non abbiamo fatto coda nemmeno per acquistare birra e piadina e gustarcele al tavolo che abbiamo subito trovato libero. Mentre descrivo, mangio, osservo, sento benissimo ciò che avviene sul palco: gli alberi abbattono gli echi e, in ogni punto del parco l'acustica è perfetta. Questa serata è dedicata al gruppo locale di Pubblica Assistenza della Val Tidone e, in questo momento, sul palco è in corso la cerimonia ufficiale con elencazione delle attività del gruppo, premiazioni varie, presentazione della nuova ambulanza, frutto di una donazione ed estrazione dei numeri della immancabile lotteria. Vedo che, di lato, sul prato, sono stati disposti numerosi mezzi di soccorso; ma non sono (solo) per soccorrere, stasera, eventuali infortunati, ma per esporre i mezzi di cui l'associazione dispone (che lavora anche per il 118). Tutti i volontari di stasera (e sono molti) che lavorano al buffet, al bar, alla cassa, alla sorveglianza, all'assistenza, fanno parte della P.A. Val Tidone. Molti sono i giovani e tutti sono cortesi e disponibili. Complimenti a tutti loro. Vengo ai Nomadi. Non ho incontrato molti amici fans (ovvero quelli più assidui): ho trovato l'amico Slymer di Carmagnola con Mavi e Patrizia, MarcoTurco di Pianfei, qualcuno di Casalbuttano, un paio di Savona e pochi altri. Il resto, tutti fans locali, famiglie, anziani, coppie di giovani, adolescenti, moltissimi bambini. Tutta bella gente, direi. Una serata a carattere famigliare. In fondo, i Nomadi sono di questa regione e, qui, tutti li conoscono e tutti li amano. Qui, più che in altri posti, i Nomadi “giocano” davvero in casa loro.

Alle 21.25 in punto, appena calata l'oscurità, il concerto ha inizio davanti ad un pubblico che, intanto si è raccolto, sotto il palco (calcolando anche quelli distribuiti nel parco e i portoghesi fuori dal muro di cinta, saremo in tremila). Applauso di benvenuto e partenza con “Ancora ci sei”, seguita a ruota da “Terzo tempo”. Notiamo, da subito, una certa euforia nel gruppo; saranno contenti per qualcosa. Quando Cico, come di consueto, prende la parola per il saluto di benvenuto, ride, biascica le parole, dice qualcosa agli altri... Mmm... Qui ci sarà lo zampino del gutturnio bevuto a cena. Ne hanno bevuto un po' tutti. Infatti, quando la scaletta prevede “La mia terra”, partono con “Fuori”, che sarebbe venuta dopo. Su “La mia terra”, dopo qualche sbavatura iniziale, Cristiano dimentica un'intera strofa e rinuncia a cantarla. Al “Fiore nero”, cantata da Massimo, Cristiano e Cico si scambiano scherzosamente le chitarre, se le riscambiano, se le scambiano ancora catturando l'attenzione del pubblico distogliendola dagli altri che se la stanno smenando. Sono piccoli peccati su cui noi fans abituali sorvoliamo tranquillamente; ma quelli che li vedono la prima volta, quelli che li conoscono come gruppo serio che canta canzoni di vita, di morte e di protesta, cosa penseranno? Anche le battute di scherno, talvolta piccantine che Cico rivolge al collega di turno, contrastano eccessivamente con lo “status vivendi” del gruppo. Ad ogni modo, andiamo avanti. La scaletta non si discosta molto da quella di Arona. Tra le novità, ecco “Il paese” cantata da Cico, al posto di “Crescerai” (se cantava quest'ultima era capace di cambiare il ritornello con “Per giocare, un bottiglione... Crescerai, vendemmierai; crescerai, t'inciuccherai; crescerai, poi dormirai.. na..na..na...na..). Mi trovo accanto alle transenne, sul lato di Sergio, e vedo arrivare un bambino cicciottello sui nove anni accompagnato dal padre. E' tutto bardato da nomade e, dalla posizione in cui ci troviamo, fa fatica a osservare i suoi beniamini. Avevo visto altri bimbi seduti, come di consueto, nel parterre davanti alle transenne. Faccio un cenno al volontario che sorveglia e lui capisce al volo; dico al bambino:”Puoi andare dentro e sederti sotto il palco insieme agli altri”. Il padre annuisce e incoraggia il figliolone che mi fa, sprizzante di gioia:”Grazie! Sei un genio!!!” correndo verso l'ambita postazione. Ecco, ho fornito così a Beppe Carletti un altro buon motivo per andare avanti nella sua storia.

Buona interpretazione di “La libertà di volare” da parte di Cristiano che ruggisce sulla frase “Se ti arrabbi di più” assegnandole maggiore incisività. Il resto della prima parte è consueta, normale, apprezzabile amministrazione (anche perché gli effetti della libagione stanno svanendo). Dopo la splendida esibizione di Sergio e Beppe di Suoni, inizio con l'intensa “Tarassaco” seguita da “Gli aironi neri” (due canzoni separate da oltre quarant'anni di storia), Mi accorgo con immenso piacere che, nonostante l'ambiente lussureggiante, non ho visto nemmeno due zanzare (dico così perché ne ho visto solo una e, quando ne ho visto un'altra, doveva essere la stessa). Insomma: nemmeno una puntura. Forse hanno irrorato qualcosa o forse è il sapore amaro della Weiss che ho gustato prima del concerto. Sto aspettando il fantastico trinomio di Arona ma “La collina” non arriva. Al suo posto la comunque valida “L'ultima salita”, un brano che verrà certamente inserito del doppio CD del cinquantesimo e che verrà proposto e riproposto a Cesenatico, ovviamente. Esecuzione che necessita di ulteriore allenamento poiché, nell'ultima strofa, Cristiano deve alzare di due ottave e, per poco, non gli scoppia la carotide. Si riprende con “C'è un re” e, finalmente, l'apprezzata, prorompente e potente “Ala bianca” nata dal genio di Sir Elthon John, rielaborata da quell'altro genio di Mastro Beppe Carletti e interpretata dal super-genio Mister rock Massimo Vecchi. Applausi prolungati da parte del pubblico. Sergio propone la sua dolce “Isola ideale” e poi ancora “L'uomo di Monaco”, “Anni di frontiera” e l'emozionante “Apparenze”, la “firma” di Cristiano Turato su un concerto di notevole livello, nonostante gli altrettanti notevoli livelli di gutturnio. Brani finali cantati correttamente da tutto il pubblico presente, compreso il bambino cicciottello che, grazie a un “genio” come me, se l'è spassata per tutto il concerto ai piedi di Cristiano. Un concerto che chiude un bel week.end nomade per me e per Aldo, accompagnato, stasera, dalla consorte Lidia, soddisfatta anche lei. Ora attendiamo i concerti di Cesenatico, per il cinquantennio. Pensiamo di partecipare ad almeno uno di essi: i Nomadi se lo meritano e cinquanta è un bel numero di anni. Lo sanno, oltre i Nomadi, solo i Rolling Stones. Ringraziamo tutti gli organizzatori della serata al Parco di Castelsangiovanni e mando un saluto a tutti i fans che conosciamo. E anche a tutti gli altri che conosceremo. Un fraterno abbraccio a chi non ha potuto partecipare ma che era presente col pensiero.

giorgio