27 luglio

Concerto del Canavese

Il Canavese è una piacevole zona a nord di Torino. Una pianura ordinata adagiata ai piedi di “montagne maestose” con località e villaggi graziosi e ospitali. La frazione Ceretti di Front è proprio uno di questi. Per chi non è pratico della zona il tom tom diventa quasi indispensabile e, alla fine di un viaggio durato poco più di un'ora, eccoci giunti tra queste linde, sobrie case rurali di Ceretti. Aldo è già sul posto, mentre io Giorgio, accompagnato dagli amici poirinesi Giancarlo e “Kateraus”, giungo poco dopo le 19 proprio nel momento in cui iniziano le prove del gruppo. Il tempo è bello e stasera, cosa rara in questo luglio capriccioso, nessun temporale in vista a minacciare l'evento. Organizzazione esemplare. La Pro Loco ha lavorato molto e bene: ampi parcheggi su prati messi fiduciosamente a disposizione dai proprietari per la causa; decine e decine di volontari per la gestione, appunto, dei parcheggi, degli accessi all'area concerto, del notevole, organizzatissimo, servizio di ristorazione, della sicurezza. Questo posto può insegnare a tanti come si organizza e si gestisce un concerto. Siamo alla festa di San Duminé (San Domenico in piemontese, anzi, in canavesano) e questa serata nomade fa parte di un corollario di altre ricche serate di musica e allegria con fior di gruppi rock, prestigiose orchestre di liscio e comici di Zelig. Ma torniamo a i Nomadi. L'ingresso è fissato a soli undici euro e questo ha fatto in modo (anche) di richiamare un pubblico di 3000 persone. Il palco è stato posto al fondo di un prato falciato di fresco, in leggera pendenza negativa tale da renderlo visibile anche a chi stava molto indietro in una location suggestiva con la protezione della cerchia delle vicine alpi Graie.

Per la cena, come tutti, d'altronde, abbiamo optato per il gustoso menù offerto presso il contiguo padiglione gastronomico dove, anche se c'era calca, in poco tempo abbiamo trovato posto davanti a piatti di fritture di pesce, pane e “anciue”, grigliata mista, salumi, formaggi, dolci e così via. Un modo anche per fare conoscenza, con tutte quelle persone frammiste ai vari, numerosissimi tavoli. In cucina ci saranno state cento persone a darsi da fare per soddisfare la numerosa clientela. Un piacevole momento in attesa del concerto, iniziato, come da orario, alle 21.45, con l'oscurità ormai padrona del territorio. Sotto gli ultimi jet in decollo dalla vicina Caselle, le prime note nomadi si sono diffuse sui quasi tremila presenti (!!!). Anche Cico, dopo la prima canzone “Ancora ci sei” ha dato il benvenuto al “pubblico piemontese che accorre sempre numeroso ai loro concerti”.

Il gruppo è sempre in forma e pimpante, come sempre, come da “cinquanta + uno” anni, per dirla come loro. Anche Beppe, assai loquace stasera, ha voluto dire la sua sulla risaputa longevità del gruppo:”Mi chiedono come faccio a resistere sulla scena da oltre cinquantanni; ebbene, io sono qui perché mi trovo circondato da gente meravigliosa. Oltre a voi del pubblico, ovviamente, devo ringraziare chi ha percorso con me questo cammino. Senza di loro non ci sarei riuscito. Dopo la morte di Augusto (applauso) sono ripartito con altri, Francesco, Elisa, Danilo. E tutti hanno dato il loro contributo. Sono arrivati Massimo, Sergio ed ora Cristiano. Ecco, ognuno ha dato del suo in questa avventura e li ringrazio tutti ma ricordatevi sempre che l'unico vero leader dei Nomadi è stato e sempre sarà Augusto. Noi siamo semplicemente quelli che continuano la sua strada”. Un discorso che ha commosso tutti che ha avuto tutto il sapore del perdono, della riconciliazione. E il sapore della certezza che i Nomadi ci saranno sempre. Mi asciugo la lacrima e proseguo, scusate.

La scaletta, nella prima parte, si è mantenuta nei brani classico-storici del gruppo. Oltre ai due brani nuovi e a quelli relativi al “Terzo tempo”, il pubblico ha apprezzato, come sempre, “Gli aironi neri”,“Dove si va”, “L'ultima salita” e, ovviamente “Io voglio vivere”. Migliore, secondo me, la seconda parte con , tra le altre, “Ala bianca”, “Il fiume”, “Ad est ad est”, “Ma che film la vita”. Chiusura poco dopo la mezzanotte il pubblico ampiamente soddisfatto. Anche le zanzare se ne sono andate soddisfatte; un po' del mio sangue se ne è andato insieme ad una decina di esse. Rivolgo un saluto agli amici dei numerosi fans club presenti. In primis a Rinuccia della Provincia Granda, a Massimo dei Vagabondi della Mole, a Piero della Valsusa poi Asti, Novara, Biella, Savona e tutti quelli che non ricordo... Un saluto a Lorenzo e Mariagrazia, a Mavi e Patrizia, a Marina e Giuseppe e, naturalmente ai miei due pazienti compagni di viaggio Gian e Kateraus. Grazie a tutti; è stata una gran bella serata nomade. Ci vediamo a Castagnole Lanze tra un mesetto. Ah, scusate. Mi piace infine raccontarvi che, sulla via del ritorno, nel buio della notte, attraversando una delle migliaia di inutili rotonde, i fari della nostra macchina hanno illuminato, fermo in mezzo alla strada, un bellissimo esemplare di capriolo. Ci siamo fermati e l'abbiamo osservato, prima che tornasse nella macchia, in tutta la sua elegante fierezza e abbiamo pensato: “Toh!, questo si che è un vero nomade!” Un abbraccio a chi sa di riceverlo.

articolo di giorgio

Io inseguo un' idea che si chiama " Nomadi " . Ceretti di Front Canavese ha dato ragione alla mia idea, un successo di 3000 entusiasti , in una borgata di poco meno di 300 abitanti .Ognuno tragga la sua conclusione a me poco importa se sia positiva o negativa , sta di fatto che i Nomadi continuano a mantenere vivo nel mio animo uno stare bene in musica , amicizia e quella voglia di non invecchiare mai.

aldo