CONCERTO DEI CINQUANT'ANNI

Provate a contare con me: 1, 2, 3, 4, 5.... forza... 11, 12, 13, 14.... coraggio.... 24, 25, 26, 27... avanti!.... 34, 35, 36, 37.... e allora?.... 42, 43, 44, 45... dài che ci siamo.... 48, 49, 50!!!! Bravi! Ce l'avete fatta. Ci avete messo un bel po', a contare fino a cinquanta; quasi un minuto. Che è tanto, solo a contare. Immaginatevi un anno per ogni numero che avete scandito. E' un'eternità: mezzo secolo. Proprio quelli che compiono i Nomadi quest'anno, dal giorno della loro fondazione. 1963 - 2013. Un bell'arco di tempo: solo i leggendari Rolling Stones possono vantarne altrettanti. I Nomadi hanno iniziato proprio qui, sulla Riviera Romagnola e qui, a Cesenatico, hanno deciso di festeggiare con una tre giorni di concerti, ospiti, iniziative, partite di pallone, mostre, festeggiamenti vari, eccetera. I Poirinomadi non potevano certo mancare; almeno uno, suvvia, deve essere presente a questa celebrazione. In fondo, anche io e Aldo festeggiamo dieci anni con i Nomadi (un quinto del loro periodo, non male). Per motivi organizzativi abbiamo individuato il venerdì come unica data per noi (sabato e domenica eravamo impegnati in altrettanto piacevoli attività). Solo che Aldo di venerdì lavora e ha dovuto rinunciare. Certo, i Nomadi meritano la nostra presenza e il nostro affetto per tutti i tre giorni di manifestazione, come hanno fatto tanti. Io, ho scelto il venerdì; il primo giorno. Anche perché ero sicuro di aver un bel meteo (poi confermatosi anche nei giorni successivi) e la giornata libera da altri impegni. Mi sono fatto un regalo di compleanno. Ma non sono andato da solo; le emozioni di Cesenatico le ho condivise con la mia “sorellina” e cara amica Carla di Asti, con cui avevo già vissuto le emozioni dei concerti di Castagnole, Cuneo, Arona. Una grintosa super fans come me. Alle 10 del mattino di venerdì eravamo già in viaggio alla volta dell'Adriatico colmi di entusiasmo nomade, allegria, sartizzu, casu e binu (per chi conosce il sardo).

Siamo arrivati a Cesenatico poco dopo le 15 e abbiamo parcheggiato a venti metri dall'ingresso dello Stadio Comunale, sede dei tre concerti. Non abbiamo incontrato molta calca alle biglietterie; ci aspettavamo più affluenza. Ma è ancora presto e i cancelli verranno aperti solo alle 16, quando inizieranno con le cover. Saremo non più di duecento persone. Arriveranno dopo, pensiamo. Intanto, il “Profumo del mare”, proprio a un tiro di schioppo, il sole caldo e i colori della riviera, ci suggeriscono una capatina alla spiaggia. Stranamente, ci accorgiamo di aver provveduto, io e la mia compagna di viaggio, a portarci appresso costume ciabatte e asciugamano (ma ho dimenticato paletta e secchiello!) ed è diventato giocoforza entrare ai Bagni Torino (che combinazione!), cambiarci e fare un tuffo nell'acqua non proprio limpida dell'Adriatico. Ma tant'è; il mare è sempre mare e, nonostante la presenza delle immancabili meduse, facciamo il nostro primo bagno del 2013. Dopo questi piacevoli momenti, il nostro spirito nomade è riemerso dalle acque torbide del mare per riversarsi dentro lo stadio di Cesenatico; un signor campo di calcio con tanto di pista di atletica a otto corsie. L'enorme palco (stile Vasco) è stato montato sul lato dei distinti e c'è posto per almeno ventimila persone sul prato e un duemila sulle tribune centrali. Ampi spazi per mangiare e bere, consueti stand dell'oggettistica a tema, servizi, efficiente sistema di soccorso e sorveglianza. Un'organizzazione impeccabile. Prezzi a 15 euro nel prato, venti sulle tribune e 28 euro forfettari per l'abbonamento a chi sta tre giorni. Una golosità, ma noi i programmi ce li eravamo già fatti. I gruppi cover invitati all'evento si stanno intanto esibendo sul palco; arrivano da ogni parte d'Italia e sono tutti bravissimi. Qualcuno di loro è stato a Casalromano. Tra i piemontesi, gli Utopia di Alessandria, visti recentemente a Gabiano e il gruppo Sensazioni della provincia di Torino. Incontriamo numerosi amici fans, molti dal Piemonte, come i Vagabondi della Mole; qualcuno dalla Provincia Granda, altri da Asti. Vedo l'amico Piero della Val Susa e il gruppo del Destino di Savona. Presente anche l'Ossola e Casalbuttano, Davide “regia” e altri. I soliti, insomma. Ma qui non ci sentiamo di essere “i soliti”; qui siamo ai festeggiamenti dei cinquant'anni ed è tutta un'altra cosa. Un evento storico, per dire; “Io c'ero”.

Noto la presenza di numerose telecamere da ripresa proprio come un vero set cinematografico; alle spalle degli artisti, nell'abside, diciamo, del palcoscenico, un impalpabile schermo a tutta altezza mostra le immagini riprese dalle telecamere favorendo chi sta più lontano. Immagino che queste riprese verranno utilizzate per formare il DVD celebrativo che uscirà insieme al doppio CD tra qualche settimana. Siamo ormai giunti alle 19; il pubblico comincia ad affluire all'interno dello stadio mentre le ultime cover band stanno completando questo antipasto pomeridiano in musica. Gli Utopia (che hanno proposto Soldato) e le Sensazioni (Stagioni e un medley tratto da Burn dai Deep Purple; ma che c'entra?) li conoscevo già, mentre ho apprezzato I bambini portoghesi con Asia e la cover Il destino con Marinaio di vent'anni. Avvicinandosi l'ora del concerto, aumenta anche la curiosità di vedere come i Nomadi imposteranno la serata; voci di corridoio dicono che ci saranno tre scalette diverse, una per ogni sera. Ma ho i miei dubbi; anche se i Nomadi devono registrare le immagini di almeno trenta brani diversi, il totale delle tre serate fa novanta. Difficile che rinuncino a proporre, in ciascuna serata, il loro ultimo CD Terzo tempo e gli altri cavalli di battaglia. Staremo a vedere, anzi, a sentire. Aumenta anche l'appetito e io e Carla, ci avviciniamo alla macchina per imbandirla e darci dentro con le delizie della Sardegna, vino dell'amico Pippo, banane della Colombia e pan Pavia di Poirino. Come dice il paraplegico Jack Sully nel film Avatar quando, sul pianeta Pandora si risveglia nel na-vì e si accorge che può tornare a correre, io mi sono sentito di dire altrettanto:”Che figata!”.

Il sole non si decide a tramontare; sono quasi le 21 e ancora scalda la serata di Cesenatico. Prima di tornare sotto il palco decidiamo di compiere una passeggiata sulla via maestra fino al caratteristico porto canale osservando i magnifici locali di intrattenimento che si affacciano sull'ampia, lunga e diritta promenade. Bei negozi, alberghi di lusso, villette singole e fiori, tanti fiori e addobbi che colorano il paesaggio. Avranno un mare riprovevole, ma qui a Cesenatico, come in tutta la costa romagnola dal Lido delle Nazioni, fino a Ravenna, Cervia, Bellaria, Riccione, Rimini, Gabicce sono imbattibili come offerta di spazi, locali, intrattenimento, feste, concerti. Ho detto concerti! Sono quasi le nove e mezza! Carla, cammina che torniamo allo stadio, altrimenti perdiamo l'inizio! Ci saranno tremila persone, non di più. Pensavo di trovare il pienone. Forse il grosso arriverà domani o domenica. Raggiungiamo facilmente le transenne, dove ci attendono altri amici. Inizio classico con Tutto a posto e Senza patria. E poi via con i brani del Terzo tempo. I Nomadi sono in forma, euforici, sorridenti. Sanno di dover stare qui tre sere di fila e, in apparenza, cercano di risparmiarsi. Ma non è così; sono tosti ed efficaci, come sempre. Sanno di essere ripresi da telecamere talvolta invadenti che immortaleranno quelle immagini nel DVD e ce la mettono tutta. Cristiano propone “Noi”, una novità per lui e per noi, appunto. Una cosa che mi sorprende è l'amplificazione perfetta e si sente bene in ogni angolo dello stadio; persino dai tavoli per mangiare, posti in una delle curve, persino dai servizi igienici. Infatti, anche se uno non sta lì alle transenne e gira come me, non si perde nemmeno una nota. Bravo Athos! La scaletta è quella classica, diciamo quella sentita a Casalromano e ad Arona. E' molto ricca e i Nomadi fanno bene a riproporla. Però siamo ad una celebrazione e, secondo me, avrebbero potuto attingere maggiormente dalla loro “riserva speciale” costituita da oltre trecento canzoni. Sempre applauditissime “Io voglio vivere”, “C'è un re”, “Dove si va” e “La mia terra”. Ovvia e assai apprezzata, qui a Cesenatico, “L'ultima salita” dedicata a Marco Pantani e al padre presente alla serata. Sempre formidabile “Ala bianca”, la mia preferita.

Poi, ecco la prima sorpresa; a cantare Gli aironi neri, arriva sul palco la deliziosa Dolcenera, in vertiginosa minigonna (o hot-pants) che ha fatto strabuzzare gli occhi a Cico. Perfetta e potente, nonostante la taglia 36, Manu ha duettato con Cristiano che aveva il suo bel daffare a sostenere le tonalità della sua grintosa partner. Bravi tutti e due. Sul brano Se non ho te, è salita sul palco la bravissima soprano Felicia Bongiovanni che ha dimostrato le notevoli potenzialità della sua voce ad un pubblico abituato a toni ben più bassi. Cristiano ha poi proposto, per la prima volta “Il pilota di Hiroshima” ed è stato, per me, il brano che ha interpretato meglio. Ancora un altro ospite, nel finale, per Dio è morto proposto da Massimo Vecchi: il bravo Omar Pedrini, ex leader dei Timoria. Immancabile il momento del taglio della torta celebrativa alla presenza, sul palco, dei tre ospiti canori, degli organizzatori e delle autorità. Tutti hanno assaggiato un pezzo di torta, mentre il pubblico ne ha solo immaginato il sapore. Comunque doveva essere buona, se l'intermezzo dolciario è durato quasi una mezz'ora. Al termine del concerto, prima dell'Io vagabondo, Cico osa annunciare che tutti quegli striscioni portati sul palco verranno letti man mano nei tre giorni “tanto c'è tempo”. Ma lui non può pretendere di immaginare che tutti i club si siano organizzati per stare tre giorni. Io stesso, come tanti altri, ho scelto una sola data. Il club Provincia Granda (e anche altri fans club) non ha nemmeno organizzato un pullman ufficiale. Siamo sempre in tempi di crisi e la cosa è tangibile; me ne sono accorto dai “soli” tremila presenti stasera e dai “soli” due pullman giunti nell'apposita, ampia area di sosta. Come vedere due soli cioccolatini in una scatola di quaranta. E così Cico si è preso qualche rimprovero dalla platea ed ha iniziato a presentare tutti gli striscioni portati sul palco (una cinquantina), aiutato, oltre che dai consueti Sergio e Massimo, anche da Dolcenera, Omar e Felicia. Un momento assai curioso. Corale il brano conclusivo cantato da Cristiano, Dolcenera, Omar Pedrini e la soprano Felicia, che con evidente facilità sovrastava in potenza vocale tutti gli altri.

Un gran bel concerto, quindi. Volevo esserci e ci sono riuscito. Un evento memorabile; vadano pure avanti così questi Nomadi e noi continueremo a seguirli. Voci giuntemi successivamente, hanno confermato il successo delle serate del sabato e della domenica con affluenza doppia e tripla rispetto al venerdì. Vi sono stati molti altri ospiti interessanti, la partita contro la nazionale cantanti e, “dulcis in primus”, la visita del Presidente del Consiglio Enrico Letta, un nomade dalla testa ai piedi. Uno che dopo Beppe Carletti incontrerà Obama e Merkel all'imminente G8. Un breve saluto agli artisti che andranno a riposare in un albergo di Cesenatico per ricaricarsi per i giorni successivi. L'una di notte è passata da un pezzo e io e Carla dobbiamo percorrere solo più 420 chilometri, prima di trovare un letto. Siamo soddisfatti, adrenalinici e ci alterniamo nella guida per evitare i colpi di sonno nomade. Ad Asti giungiamo che il sole è già sorto da un pezzo regalandoci la luce di un nuovo giorno ma accompagnata da un velo di nostalgia per una giornata nomade che resterà a lungo nella nostra memoria. Penso per almeno cinquant'anni. Un saluto a tutti gli amici fans incontrati a Cesenatico. Un abbraccio a Carla che ha condiviso con me un'avventura da 10 e lode. Ci vediamo a Novi di Modena, città natale di Beppe Carletti; un promettente segno del destino per iniziare il secondo mezzo secolo. Si bieusu!!!!!!

Giorgio