Nomadi a Chieri 17 luglio

CONCERTO DEL COTONIFICIO

 

Dopo quattro anni i Nomadi si sono ripresentati a Chieri per un concerto che si è tenuto nell'infuocato parcheggio dell'ex area Tabasso, storica e prestigiosa manifattura di cotone di Chieri che, purtroppo, come molte altre attività di nicchia, ha subìto la concorrenza dei mercati della globalizzazione e ha dovuto chiudere i battenti, qualche tempo fa (pare che fornisse abiti talari anche al Vaticano). Ora, l'area, gestita dal Comune, è utilizzata per incontri sociali, avvenimenti culturali, mostre e intrattenimenti musicali. Una parte della costruzione accoglie la Biblioteca Civica e, un'altra, gli uffici del Centro per l'Impiego. Il tutto si trova poco distante dal centro città, sulla via principale e a non più di un chilometro in linea d'aria dal cortile dell'oratorio San Luigi, dove i Nomadi si erano esibiti negli anni precedenti. Da quest'anno, il Comune, per ospitare il programma estivo di spettacoli musicali, ha riservato, appunto, quest'area Tabasso, abbastanza comoda da raggiungere. E, dopo Enrico Ruggeri, ecco, questo sabato, i Nomadi. L'organizzazione, come gli anni scorsi, è sempre nelle mani della coppia Abbate-Tamagnone e la figlia di quest'ultimo Marzia, coadiuvati da un robusto gruppo di sponsor locali, poi citati uno per uno nella fase di presentazione del concerto. Si contava nella grande partecipazione di pubblico e nella clemenza del tempo che, a causa del grande caldo e della insistente e soffocante umidità, poteva generare temporali in serata. Tutto è andato per il meglio: oltre 2000 i presenti (compresi quelli all'esterno che potevano sentire il concerto, gratuitamente, ma non vedere) e temporali che si sono scatenati più a nord, oltre le colline.

 

Abitando a pochissimi chilometri, sono arrivato presto, con Aldo nell'area concerto. Il Gruppo Alpini di Chieri è stato incaricato di svolgere il servizio di accoglienza e sorveglianza agli ingressi e questo mi ha già fatto piacere poiché gli alpini sono persone “umane” contrariamente a certi forzuti e tenebrosi giovanotti vestiti di nero e provvisti di auricolare alla body-guard che incontro, talvolta, in altri concerti. I ragazzi dello staff sono intenti a sistemare le apparecchiature tecniche sul palco. Sono tutti a torso nudo e calzoncini corti poiché siamo sui 35° gradi di temperatura. Atos mi ha detto che ieri, in Friuli, ha fatto ancor più caldo. Pazzesco: ieri in Friuli, oggi a Chieri e domani in Umbria e poi in Sardegna. Un tour de force che, con questi caldi, rasenta la follia. Certo, i Nomadi, il nome se lo sono proprio scelto bene.

Poco dopo le diciassette, mentre cominciano ad affluire i primi, assidui, fans, vediamo arrivare anche gli artisti. Cico, in camper, poi Daniele e Sergio accompagnati da Beppe, Massimo che viaggia sempre in solitaria e Danilo, che abita a non più di un'ora di macchina da Chieri. Si concedono volentieri ai fans per autografi e foto, prima delle prove e anch'io ho modo di scambiare qualche parola con Daniele con cui discorro di batterie e di batteristi; lui si schermisce quando riceve complimenti. Ritiene di essere un batterista “serio e ordinato”, e lo è, e non esagera in estrosità quando suona. Ma mi ha confessato che il batterista che fu il suo idolo in gioventù è stato l'inarrivabile Ian Paice dei Deep Purple, che tanto “ordinato” non lo era. Ho poi chiesto a Danilo la conferma di quanto asserito da Marinella Venegoni della Stampa su un articolo uscito due giorni prima riguardante l'esposizione di quadri di musicisti in alcune città del nord. La notizia era vera: anche Danilo Sacco dipinge ed espone in pubblico. Uno stile particolare, ispirato, credo, dalla sua religione buddista, tutto da scoprire e da apprezzare, certamente. Ma la notizia è che anche lui dipinge. Forse una tradizione per chi canta nei Nomadi.

Il buon Piero Tamagnone, infaticabile, corre qui e là per vedere che tutto sia a posto. Ma è tutto a posto, dal mio punto di vista: ogni cosa procede bene, la gente sta sopraggiungendo, le nuvole si allontanano e c'è una lieve brezza che aiuta a sopportare il sole ancora cocente delle 19. Per primo prova il bravo Martino Corti che io definisco “il settimo nomade” del tour estivo 2010 e già viene apprezzato dal pubblico che bivacca sotto il palco. C'è Daniele già pronto alla sua postazione e sostiene Martino accompagnandolo teneramente alla batteria. Quasi commovente. Poi ecco i Nomadi al completo che provano gli strumenti impostando la canzone della Fornaciari (assente qui a Chieri) “Il mondo piange” e poi il brano “La mia terra”. Danilo e Cico provano ancora qualcos'altro ma non ho afferrato bene cosa fosse. Vedremo, anzi, ascolteremo, dopo.

Mentre i Nomadi vengono accompagnati a cena in un locale della collina, il pubblico viene invitato ad uscire e a regolarizzare il suo ingresso con 18 euro. Poi inizia l'attesa: mancano un paio d'ore all'inizio del concerto ma i fans si sanno intrattenere. Mangiando, riposando, chiacchierando. Da parte mia, visto che “gioco” praticamente in casa, incontro molti conoscenti di Chieri, Riva, Poirino e dintorni con cui posso scambiare qualche opinione. Un bell'incontro lo faccio con l'amico Marco Turco, organizzatore dello splendido concerto di Pianfei, del mese scorso, premiato da grande affluenza di pubblico. Presenti anche Mario Parussa e la moglie Rinuccia, presidenti del fans Club “Provincia Granda”. Incontro anche l'amico Vincenzo di Asti (ma lui è calabrese) che avrà occasione di seguire un concerto nella sua regione. Aggirandomi tra il pubblico, scopro sempre di più che i Nomadi rappresentano costantemente un grande richiamo per chi ama la buona musica italiana e ogni volta che vengono a Chieri attirano molto pubblico. Non moltissimo ma sempre caldo e appassionato. Tra acqua e birra avrò bevuto cinque litri di liquidi e altrettanto ne sono usciti dai miei pori surriscaldati. Come me sono molti a combattere l'arsura che diminuisce nell'imminenza del concerto. Aldo si è già posizionato sotto il palco per far foto (riservate, lo ripeto, ad uso esclusivo per il nostro sito) mentre io preferisco “vagabondare” per cogliere aspetti curiosi e commenti interessanti.

La piazza, ovvero il parcheggio, è ormai pieno di gente che comincia ad essere impaziente di vedere all'opera i propri beniamini. Poco dopo le 21, Piero Tamagnone, accompagnato sul palco da figlia e nipotina, dà il via al concerto ringraziando l'organizzazione, le autorità, i volontari di servizio, gli sponsor e il pubblico pagante. Poi Beppe Carletti annuncia l'esibizione del suo nuovo gioiello Martino Corti che propone i suoi quattro bei brani accompagnato dai bravi chitarristi Luca e Luca. Applausi per lui, sempre meritati. Sono le 21.30: è l'ora dei Nomadi, accolti dal grande applauso del pubblico. Danilo riccioluto e barbuto saluta e intona “In piedi”, brano scelto per un inizio imperioso. (Curiosamente lo stesso brano aveva aperto anche il concerto di Chieri del 2006). Il pubblico partecipa entusiasta. Il primo brano viene già richiamato dai fans. Calma ragazzi, se richiamate ogni brano facciamo le 3!

Viene proposto lo storico brano “Noi non ci saremo” seguito dalla nuova “La dimensione”. Poi, annunciata da Danilo, la favolosa e prorompente “La vita che seduce” mai più apparsa nelle recenti scalette. Per me, che adoro questa canzone per la sua forza travolgente e coinvolgente, vale, da sola, tutto il biglietto del concerto. Anche questo brano viene richiamato due volte. Godo nel vedere i Nomadi in forma ma godo anche nel vedere che il pubblico gradisce e si fa coinvolgere. Si va avanti con i brani dell'ultimo CD. “Lo specchio ti riflette” fa cantare tutto il pubblico. Così come “Dove si va” e “Io voglio vivere”. Tra i brani migliori (ma qui va a gusti), “L'isola ideale” e “Mediterraneo” proposte dalla sempre più bella voce di Sergio Reggioli, “Immagini”, cantata da Massimo e, udite udite, l'inedita, per un concerto, splendida e mai proposta nei 140 concerti cui ho partecipato fin'ora, “L'eredità”, proposta da Danilo e Cico (ecco svelato il mistero!). Per i nostalgici e i fans “doc” si è trattato di autentiche lacrime di commozione. Altre preziosità: “Ofelia”, Il pilota di Hiroshima” (fuori dai tempi storici ma sempre efficace) e le recenti “Qui” e “Senza nome”. Sempre divertente il frenetico finale della canzone “Il paese delle favole” che Beppe e Sergio si disputano in velocità con fisarmonica e violino.

Straordinario concerto, dunque, questo di Chieri che è terminato ben oltre la mezzanotte dopo tre ore di esplosione nomade. Ai saluti e alla presentazione degli striscioni, l'ultimo, caloroso applauso è stato per il compianto Roberto Rosato, chierese, giocatore nel Torino e nel Milan, nonché vice campione del mondo di calcio di Mexico '70 ed eroe della partita Italia-Germania 4-3, scomparso il mese scorso. Finale con “Io vagabondo” cantata sul palco da Martino Corti e da tutto il pubblico che si è poi soffermato ad attendere i membri del gruppo per gli autografi e le foto-ricordo. Grazie a tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita di questa entusiasmante serata nomade. Un saluto a tutti i fans Poirinesi, Rivesi e Chieresi intervenuti. Un affettuoso abbraccio agli amici Rosanna ed Ezio di Torino, fans dei Nomadi da sempre. Arrivederci al prossimo concerto (i Nomadi torneranno in Piemonte il 5 agosto nel fresco della Valle Antrona, dalle parti del Monte Rosa e il 28 agosto al raduno di Castagnole Lanze) mentre la mia personale sensazione della serata chierese è stata quella di grande dolcezza, proprio come quella del miele. Ci vediamo al prossimo!

Scaletta della serata

In piedi, Noi non ci saremo, La dimensione, La vita che seduce, Lo specchio ti riflette, In questo silenzio, Dove si va, Senza nome, Io voglio vivere, L'isola ideale, Immagini, L'aviatore, Sangue al cuore, Crescerai, L'eredità, Il paese delle favole, Suoni, Qui, Ofelia, Mediterraneo, Il figlio dei fiori non pensa al domani, La mia terra, Il pilota di Hiroshima, Amore che prendi, amore che dai, Marinaio di 20 anni, Good bye, Canzone per un'amica, Dio è morto, Io vagabondo, Te deum.

giorgio