Crescentino  VC  28  maggio

CONCERTO DEL CHICOBUM FESTIVAL

Che bello, ogni tanto, recarsi ad un concerto dei Nomadi senza percorrere neanche un metro di autostrada! In una ventina di chilometri attraverso le dolci colline del Basso Monferrato, partendo da Casalborgone, ho attraversato centri come Colombaro, Caserma, Cavagnolo e, dopo aver attraversato il Po, eccomi arrivato a Crescentino, luogo del concerto, ossia il Chicobum (dal nome del parco di Borgaro intitolato (toh, la combinazione!) a Chico Mendes). Aldo mi avrebbe raggiunto da Chivasso, dopo il lavoro. Ma quante C in questo articolo! Appunto il Po, già molto ampio qui, è il “filo conduttore” della lunga storia dei Nomadi che Augusto stesso, nel libro recentemente uscito, descrive come denominatore comune alla vita degli abitanti della pianura. Oltretutto Crescentino ispirò l'autore Cortesi, che quivi resideva, nella stesura della canzone “Il Paese”; e tutto coincide.

Il “Chicobum Festival” è una kermesse di musica e birra, un tempo organizzata in quel di Borgaro a pochi chilometri da Torino, ed ora confinata qui a Crescentino sotto un capannone industriale che non ha avuto appropriati sviluppi, costruito fuori paese fra la trafficatissima provinciale e la ferrovia per Casale. Un luogo decisamente infelice. Scomodo da raggiungere a piedi (sarà per questo che i crescentinesi hanno il biglietto gratuito in quanto residenti!) e con parcheggi disagevoli per chi giunge in macchina. L'area, oltretutto, è recintata e vi si accede attraverso un unico cancello. Ebbene, il cancello è rimasto inesorabilmente chiuso fino alle 18 e i (pochi) fans hanno dovuto aspettare per accedere agli ambiti posti accanto alle transenne. Anche il Dinelli ha dovuto attendere che gli venisse aperto per accedere all'area. Una volta dentro occorreva pagare il biglietto (20 euro-nomadi) e con quello accedere all'area concerto senza più possibilità di uscirne. Calcolando che i servizi, i numerosi stand distributori di vivande e bevande si trovavano nell'area “gratuita”, ci è sembrata strana e costrittiva, questa regola. Poi, come dovrebbe sempre essere, il buonsenso prevale e l'indaffaratissimo Ivaldo dell'organizzazione, ha lasciato che la trentina di fans giunti per le prove, assistessero al check-sound avvenuto verso le 19 senza creare difficoltà e restrizioni. Grazie. Molte foto e molti autografi concessi dai Nomadi, come sempre in forma e sorridenti. Poi, tutti a mangiare un boccone soffermandosi con gli amici in convenevoli e commenti.

L'afflusso di spettatori paganti (e non) è costante ma non intenso (alla fine saremo circa 1500). Non moltissimi: pensiamo che questo sia dovuto al fatto che domani sera c'è Maresso e i fans di quelle zone si risparmiano la sfacchinata di venire fin qui, nel vercellese, a farsi mordere dalle zanzare. Martedì 1° giugno c'è Pianfei e quelli di Cuneo e della Liguria andranno là. La minaccia di temporali (li farà poco lontano da qui) fa il resto e il risultato è un pubblico ristretto. Poco dopo le 21 sale sul palco il bravo Martino Corti supportato dai chitarristi Luca Marcias (elettrica) e Luca Nobis (classica, acustica e dobro). I suoi tre consueti brani di apertura della serata li sto imparando a memoria. Sono orecchiabili ma occorrerebbe un “incremento di quota”, poiché il ragazzo ha le capacità per farlo. Molti applausi meritati, anche per il suo carattere.

Alle 21.30 ecco i Nomadi salire sul palco per la gioia dei presenti (molti bambini e molti anziani) e dare inizio al concerto con una singolare “Una storia da raccontare”. Ahia, mi son detto, se cominciamo così non sarà un gran che. Infatti, quando i Nomadi sanno di avere davanti un pubblico eterogeneo, propongono una scaletta facile-facile, molto commerciale. Prima di tutto la promozione del loro ultimo CD “Lo specchio ti riflette” con i brani più amati (“La dimensione”, “In questo silenzio”, “Senza nome”, “Qui”, “La vita è mia”,“Lo specchio ti riflette” appunto). Poi la tradizione con brani per cui sono conosciuti (“Dove si va”, “Sangue al cuore”, “Noi non ci saremo”, “Io voglio vivere”) qualche passo avventuroso su canzoni di nerbo come “Lontano” e “Aironi neri”, “Santina” e i consueti brani finali. Un concerto tutto sommato regolare, senza fiammate emotive ma soddisfacente. Per chi si aspettava di più, come il sottoscritto, provi ad andare a Pinfei, dove, tradizionalmente, i Nomadi rispolverano brani che si sentono solo ai raduni. E se diventasse anche Pianfei un luogo per raduno di Nomadi Fans Club? Cosa ne penserà il buon Marco Turco?

Alla mezzanotte in punto il concerto si chiude con le note di “Io vagabondo” cantata sia da quattrenni che da settantenni. Diamo l'arrivederci ai Nomadi e ai loro fans a Pinfei tra qualche giorno. Lasciamo l'area del Chicobum Festival alla imberbe gioventù che si appresta a trascorrere le prime ore del mattino sulle note dei più recenti brani da discoteca incoraggiati da due ragazze cubiste che nei loro succinti abiti inducono, con suadenti movenze, alla partecipazione danzatoria. Ma quello è un altro mondo. Noi non ne facciamo (più) parte. Preferiamo restare con i piedi nei Nomadi.

Un saluto e un arrivederci a tutti!

commento  di  giorgio  foto  di  aldo