Primo concerto dell'anno per i Poirinomadi (e terzo dei Nomadi dopo i due di Novellara). Un po' poco per un gruppo che compie quest'anno cinquant'anni di attività. Sono tanti, è vero, ed occorre festeggiarli a dovere (soltanto i Rolling Stones sono più longevi), ma stiamo tutti attraversando questo interminabile periodo di crisi e, ciascuno nel proprio campo, pensa solo più a tagliare sui costi e a risparmiare. E, purtroppo, tra le prime cose che si tagliano ci sono i divertimenti. Speriamo che le cose, in futuro, vadano meglio; anche per i Nomadi. Possano celebrare degnamente questo loro mezzo secolo di attività attraverso ciò che sanno fare meglio: la musica, i concerti, i raduni e anche libri, CD, DVD e ospitate varie. Per ora, visitando il loro sito, è prevista solo una quindicina di date estive, compresa la terna di concerti di Cesenatico che segna il traguardo delle “nozze d'oro” del gruppo. Rari i concerti in Piemonte; il primo è proprio questo appuntamento di Cuneo, diventato ormai un classico di primavera. Organizzato dall'amico Marco Turco, della Pro Loco di Pianfei, in collaborazione con il Comune di Cuneo, la Banca Azzoaglio e altri sponsor, si svolge, come sempre da qualche anno, al Palasport di San Rocco Castagneretta, tempio della squadra di basket Bre Lannutti. Un appuntamento che tutti i nomadisti attendevano da tempo per rivedere i loro beniamini e iniziare a festeggiare insieme il cinquantennio. Il concerto è stato preceduto, un paio di settimane prima, dalla conferenza stampa avvenuta a Pianfei alla presenza degli organizzatori e di Beppe Carletti e Cristiano Turato dove è stato presentato il ricco programma dell'appuntamento: mostra di immagini e ricordi di cinquant'anni di Nomadi, due gruppi cover, mega torta di compleanno e gran concerto finale. Io e Aldo eravamo ansiosi di partecipare alla promettente giornata nomade e alle 14 eravamo già in viaggio verso Cuneo sotto una pioggia incessante e fastidiosa. Dopo un'oretta eravamo sul posto. Nessun problema a parcheggiare l'auto nel vasto piazzale praticamente vuoto: qualche decina di macchine e tre mezzi di paninari ambulanti. Beh, è presto, ci siamo detti; il grosso del pubblico giungerà sicuramente più tardi.

foto della conferenza

Paghiamo l'ingresso a venti euronomadi (invariato rispetto all'anno scorso) ed entriamo all'asciutto accolti da visi conosciuti: il Fans Club Provincia Granda, Punto Nomadi e Augusto per la Vita hanno già allestito i loro banchetti. Anche la ricca mostra di immagini storiche, fornite dai diversi NFC del Piemonte, è già visitabile lungo il camminamento interno posto sotto le tribune. Da qualche parte ci sono anche i Nomadi, giunti anch'essi per tempo, così come i gruppi cover Angeli di Strada, piemontesi e Aironi Neri, friulani, che suoneranno nel pomeriggio. Il palazzetto è un capolavoro di ingegneria: comodi e pratici accessi in tutti i settori, ampie gradinate per contenere cinquemila spettatori, enorme volta tondeggiante in legno; sembra un disco volante che incombe sul parterre. Temiamo per l'acustica, visti i risultati degli anni precedenti. Più gente ci sarà e meglio si sentirà, per via dell'assorbimento degli echi. Raggiungo gli amici colleghi della Croce Rossa di Poirino che, come ubbidienti scolaretti, si sono lasciati convincere a seguire il loro primo concerto dei Nomadi. Alle 16 salgono sul palco (proprio quello dei Nomadi!) i componenti del gruppo Angeli di Strada, portati qui dall'amico Piero Richiero del NFC Val Susa. Sono, secondo me e secondo tanti, la miglior cover del Piemonte: affiatati, versatili, completi, potenti. Hanno un bacino di centinaia di fans che accorrono entusiasti alle loro esibizioni. Ma, oggi, il menù è ricco e, oltre a loro, c'è un'altra prestigiosa cover e l'incombenza dei maestri Nomadi. In più, occorre fare i conti con un orario infame. Dentro il pala ci saranno si e no duecento persone; totalmente insufficienti a parare le bordate sonore delle casse. Per questo, il volume viene mantenuto basso e il concerto di poco più di un'ora, si esprime quasi come musica di sottofondo. Ma gli amici Angeli, capitanati dal possente Valentino Sibona, non hanno di che disperarsi: chi li conosce non sposta di una virgola il suo apprezzamento verso un gruppo che sa suscitare continue emozioni attraverso l'offerta di incantevoli canzoni del panorama cinquantennale dei Nomadi interpretate e suonate come Dio comanda. Applausi per loro e per averci “servito l'antipasto” in questa grande giornata nomade. Sono contenti anche i miei amici della Croce Rossa, che cito qui per onorarli del mio ringraziamento per aver voluto condividere questa giornata di musica e divertimento: Alina, Maurizio, Nicholas, Emilio, Renato, Stefano, Ettore, Nicola e il suo babbo, l'unico con l'età adeguata al contesto nomade.

 

Poco prima delle 18 i Nomadi si fanno vivi. Ci sono tutti, anche perché, tra poco, dovranno sostenere il check-sound e tagliare la torta preparata dal “Gran Pasticcere Marco Turco”. Incontro Beppe, sempre molto gentile e disponibile, con cui scambio, in disparte, qualche parola di cortesia e apprezzamento riguardante il suo ultimo libro ”Cinquant'anni di vita con i Nomadi” che ho comprato e letto di corsa e che lui, altrettanto di corsa, mi ha gentilmente autografato. Scusate, ho fatto pubblicità al libro, ma se la merita davvero. Bello il momento dei discorsi di compleanno e del taglio della torta; i Nomadi si sono avvicinati, mescolati, intrufolati nella moltitudine di fans attorno alla tavola imbandita. Una grande torta con su una frase di rito per celebrare (e quante ne faranno, quest'anno!!!) questa prima festa di “compleanno.50.nomadi.nov”. Poi, una fetta per tutti; anche per coloro che già si erano accomodati nelle tribune e che sono precipitosamente scesi nel parterre a fare il pieno di carboidrati. Torta ottima; qualcuno ha fatto anche il mio bis e il mio tris. Quando i Nomadi sono tornati sul palco per le prove tecniche, alle transenne c'erano quattro gatti. Tutti gli altri gatti si stavano leccando i baffi con pan di Spagna, sfoglia di mandorla, crema, cioccolato, panna, zucchero a velo e pure con la cera delle candeline. Calma ora; soffermiamoci per un momento di raccoglimento. Sul palco ci sono i Nomadi al completo, perdinci; per non dire cazzo. Da quanto tempo non li vedevo? Dall'anno scorso; Teatro Colosseo di Torino. Dopo un po' che non li vedi, affiora sempre l'emozione della prima volta. Cosa avranno cambiato per questo loro quinto anno, dalla fondazione, che termina col 3?

la foto a seguire è stata scattata durante il check sound dei Nomadi

Normalmente, durante le prove, i Nomadi si tengono due dita sotto la media, per non forzare, per non scoprirsi. E invece... E invece, cari amici che non c'eravate, il Cristiano mi parte sodo con Terzo Tempo, la canzone regina del momento. Bella, bravi, complimenti. E, subito dopo, Beppe parte con le inconfondibili note dell'introduzione di Ala Bianca. Ala Bianca! Cantata magnificamente da Massimo. Bella, potente, mille volte più bella dell'originale di Sir Elthon John. I miei venti euro di ingresso si sono pagati già alle prove delle diciotto e trenta. Ultima gemma delle prove, la bella Oriente, che Cristiano interpreta con potenza ed eleganza. Buona cena ai Nomadi, accompagnati da Marco, Piero e dall'onnipresente Lorenzo Abbate, una persona, non sto scherzando, di grande disponibilità e innata simpatia.

Tocca agli “Aironi Neri”, ora, scaldare il già numeroso pubblico nel paio d'ore che mancano all'esibizione dei Nomadi. Come ho detto, questo gruppo arriva dal Friuli, da Pordenone, non lontano dalla zona del tristemente famoso Vajont. Io e Aldo abbiamo già avuto il piacere di ascoltare Antonio Filippi e il suo gruppo in occasione di feste nomadi in Val di Susa. Sappiamo che sono bravi; sono forse tra le migliori cover del Nord Italia. Una considerazione resa legittima dal fatto che il cantante possiede caratteristiche di timbro di voce e movenze incredibilmente simili a quelle di Augusto Daoglio. Chiudendo gli occhi, sembra di ascoltare Lui. Un mio amico, frequentatore da decenni dell'ambiente nomade, ma senza aver mai avuto occasione di ascoltarli, giungendo dall'atrio, ha pensato che in sottofondo avessero messo su un vecchio CD di Augusto... “Straordinario”, mi ha detto estasiato come se avesse visto la Madonna di Fatima. Gli Aironi Neri hanno proposto, come loro consuetudine, una scaletta composta esclusivamente da brani del periodo di Augusto. E che brani! Tra gli altri Mercanti e servi, Ho difeso il mio amore, Il pilota di Hiroshima, Auschwitz, Gli aironi neri appunto, Ala Bianca pure loro e, in ultimo, una prorompente ed emozionante Canzone della bambina portoghese. Bravi tutti, in special modo il batterista Alessandro Corona efficace ed incisivo come un qualsiasi Chad Szeliga. Un'ora e mezza di autentica flebo nomade; la giusta quantità per prepararci all'imminente overdose. Stanno arrivando tutti o quasi. Vedo molti amici fans e, purtroppo, non ne vedo altri, rimasti assenti per via, forse, della pioggia, della distanza oppure, scorretti e ingiusti, dell'assenza del cantante precedente. Ecco gli amici di Torino, di Asti, di Savona, di Novara, dell'Ossola. Incontro molti musicisti facenti parte di numerose nomadi cover band piemontesi. Pubblico di tutte le età: da 1 a 90 anni. Però pochino... Si disperde un po' troppo nell'immensità del palasport. Sono quasi le 21 e ci saranno duemila persone scarse. In qualsiasi momento, chi vuole, può raggiungere le transenne e stare in prima fila.

Alle 21 Marco Turco sale sul palco ed emozionato come Papa Francesco alla sua prima benedizione, declama i suoi ringraziamenti a tutti i suoi collaboratori e al pubblico. Con lui sul palco Rosy Fantuzzi, Piero Richiero, Daniela del coordinamento FC, Rinuccia della Provincia Granda, gli sponsor, la stampa e, naturalmente, Beppe Carletti. Si dà da fare anche Aldo a scattare foto da sotto il palco col suo nuovo stratosferico obiettivo. Ringraziamenti e targhe ricordo per tutti; per noi fans impazienti, l'annuncio che il concerto sta per iniziare. Applausi. Grazie a tutti. Luci spente. Colleghi della CRI ansiosi di sapere se li ho fregati e, di conseguenza, ansiosi di vendicarsi, in caso di codice rosso. Alle 21.30 si comincia: il pubblico tirenkaitineggia e i Nomadi accettano l'invito e quindi, via con Senza Patria. Anche belli questi Nomadi del terzo tempo: composti nella loro nuova disposizione, anche eleganti, seri. Sembrano i Genesis del primo tempo o i Pink Floyd del secondo. La scaletta è impostata, ovviamente su tutti i brani dell'ultimo CD, Terzo Tempo appunto, dove canzoni come la già citata Terzo Tempo ri-appunto, suscita emozioni che riemergono dal passato. Magnifiche anche Il vento tra le mani, Apparenze, Un altro cielo e tutte le altre nuove.

Per quanto riguarda il passato, il gruppo ha rispolverato altri grandi successi che stavano nel cassetto ad aspettare che Cristiano e Massimo le facessero loro. Ecco quindi, oltre alle già collaudate Dove si va, Io voglio vivere, Mediterraneo, Gordon, La mia terra, Crescerai, ricomparire, come d'incanto Ala Bianca, Soldato, Oriente, Anni di frontiera, Gordon. Tra un brano e l'altro, alcuni lazzi, qualche dedica, rari argomenti seri, come quando Cico invita ad andare a votare con giudizio, “per essere fregati di meno”. Sul palco si nota grande affiatamento e Cristiano è in gran forma, così come Massimo Vecchi che si fa apprezzare per la grinta e l'efficacia delle sue interpretazioni. L'unica pecca, se vogliamo, è stata la difficoltà di ascolto in alcune zone del palasport a causa degli echi; si sentiva bene nei pressi delle casse acustiche ed è lì che occorre giudicare l'operato del gruppo. Io stavo a un metro dalle casse e me li sono goduti a dovere. Insomma, i Nomadi sono sempre con noi, presenti e determinati più che mai e molto bravi l'unico gruppo in Italia e nel mondo che può contare su ben quattro voci ( su sei )Se portano in giro concerti come quello di Cuneo, troveranno o ritroveranno il loro popolo fedele. Dopo qualche data teatrale, prevista nei prossimi giorni, rivedremo i Nomadi a metà maggio, a Casalromano, una delle loro roccaforti, per una kermesse degna dei cinquant'anni e poi ci sarà l'estate con altre appetitose date.

La mezzanotte arriva con i consueti brani finali culminati con l'Io vagabondo cantato da tutto il pubblico compresi gli amici della CRI di Poirino e quindi compresa l'ugola d'oro, potente e intonata, di Emilio. Il premio di cotale dedizione e attenzione nomade è stato loro conferito, sotto forma di autografo, da Beppe Carletti in persona, nel consueto dopo concerto. Una serata che mi ha ampiamente soddisfatto che ha rispettato le aspettative della vigilia. Forse i Nomadi meritavano più pubblico e, credo, difficilmente torneranno qui a Cuneo l'anno prossimo. Qualcosa mi fa pensare che preferiscono la tranquillità e la certezza di Pianfei. Vedremo l'amico Marco cosa escogiterà l'anno prossimo. Si, perché, dopo i dieci, i venti, i trenta, i quaranta e i cinquanta, occorre già pensare ai sessanta. Carletti non vorrà mica darla vinta a Jagger, non vi pare? Anche il grande Francesco Guccini, desideroso di ritirarsi dalle scene, ha affermato, in un recente articolo apparso sulla Stampa, di chiudere la sua carriera così come l'aveva cominciata: scrivendo canzoni per i Nomadi. Auguriamoci quindi tutti quanti: lunga vita ai Nomadi e a Guccini! Un ringraziamento a chi ha organizzato questo concerto. Un saluto a tutti i NFC che hanno collaborato alla mostra fotografica; in special modo alla nostra Provincia Granda. Cari amici e colleghi della CRI di Poirino: grazie! Se vi è piaciuto questo concerto, vi piaceranno anche i prossimi. Un affettuoso abbraccio all'amica Carla e uno, di cuore, al “Conte”.

articolo di Giorgio

siamo tutti " vagabondi " dopo cinquant'anni , come ha detto Carletti

PS le foto sono state messe a caso volutamente perchè la festa è di tutti