aldo e giorgio dedicano queste pagine agli

Gli Irish Rover nascono nell'inverno del 2010 dall'unione di alcuni musicisti che militano ormai da anni nelle più importanti formazioni folk-rock occitane della zona di Cuneo come Lou Dalfin e Lou Tapage. La potente sezione ritmica è formata da Dario Littera alla chitarra elettrica e acustica, Carlo Revello al basso elettrico, e Riccardo Serra alla batteria. La sezione melodica è invece affidata a Chiara Cesano al violino, Marco Barbero ai flauti, cornamuse e banjo, e per finire Sergio Pozzi alla voce e chitarra acustica. Con l'esperienza in studio e di migliaia di concerti in Italia ed Europa, la passione per l'irish music dà vita a questo progetto di riproposizione del repertorio di Shane MacGowan and the Popes, The Pogues, Alias Ron Kavana, Natalie MacMaster, Flogging Molly e molti altri conditi con l'aggiunta di brani tradizionali quali Reel, Jig e Polke per un concerto davvero Irish-Rock!

Biografia del gruppo trovata sul web

Le Basse di Stura  CN  15-marzo-2018

Gli amici Irish Rover, che avevo già apprezzato tempo fa alla birreria Balladin di Cinzano, si sono riproposti in quel di Cuneo, esattamente alle Basse di Stura nell'omonimo “brew pub” Basse del Troll. Infatti, sembra di entrare proprio nel mondo delle fiabe, scendendo in questo severo vallone che sa di oscuro e misterioso. Il gruppo è collaudatissimo perché offre numerosi concerti durante l'anno e Aldo ne ha visti molti più di me. Devono fare solo i conti con gli impegni degli altri gruppi a cui appartengono; infatti nei Rover troviamo quattro componenti dei Lou Tapage e tre dei Lou Dalfin. Farebbe sette, come totale. Ma loro sono in sei perché Chiara Cesano appartiene a entrambi i gruppi ed è quindi prestigiosa presenza “doppio jolly”. Abbiamo dunque Chiara, Sergio Pozzi alla voce, Marco Barbero flauti e bouzuki, Dario Littera chitarra e banjio, Carlo Revello al basso e Riccardo Serra alla batteria. Era un concerto in acustic ma non ce ne siamo accorti, talmente i suoni erano ben equilibrati e diffusi nella piccola sala stracolma di gente. In effetti il locale, per questi eventi e in questa stagione, è un po' piccolo, ma quelli che amano i Rover e ciò che propongono merita una serata da sardine. Buona e ricca la scelta vivande dell'apericena e vasta scelta tra le ottime birre artigianali. Un paio d'ore immersi nelle sonorità originarie dell'Irlanda, mescolate e arricchite da arie pop, punk e country con ritmi tipici per danze frenetiche e altri più bluesati per accattivanti ballate. Gli Irish propongono essenzialmente brani del repertorio dei noti Pogues che hanno rielaborato musiche che vengono dal passato e dalla tradizione. Ci sono molti gruppi in giro per il mondo che diffondono la musica che ha radici in Irlanda. Artisti europei, americani e australiani ma penso proprio che gli Irish Rover, italianissimi nonostante il nome, si possono ben inserire tra i gruppi che riescono a riprodurre e far conoscere musiche che non si sentono tutti giorni attraverso una indiscutibile bravura unita all'impegno e all'evidente affiatamento che dimostrano. E si divertono pure, facendo divertire anche il pubblico che li applaude e invoca di continuo, anche nel trasgressivo e allegro brano Fuck you, eseguito nel bis. E' anche una questione di amore. Amore per la musica, specialmente quand'é espressa così bene. E a questo punto, percorrere centosettanta chilometri nella notte diventa quasi un piacere. Grazie ragazzi! Alla prossima!

commento di Giorgio      fotografie di Aldo

Rossana  CN  29-luglio-2016

Castelletto di Busca  28 novembre 2014

Amenes Etno Bistrot

Seguendo l'invito di Riccardo Serra postato su facebook, io e Aldo non abbiamo saputo resistere ad imbarcarci, nel vero senso del termine per via di tutta questa dannata pioggia, verso Busca, nel cuneese. Un concerto degli Irish Rover, gruppo eterogeneo formato al 50% da Lou Dalfin e al 50% da Lou Tapage con Chiara Cesano a fare da elemento legante per entrambi. Il luogo, posto al centro della piccola frazione di Castelletto immerso tra la pianura e la montagna è, in questa sera piovosa e buia come la pece, assai complicato e impegnativo da raggiungere. Sapete, quelle serate che si sta bene a casa, sul divano, a vedere la tivù. Noi no, non siamo da divano e men che meno da tv. La locanda d'Oriente, che, vista da fuori, non ha nulla di speciale, rivela, al suo interno, un ambiente caldo, accogliente, Si respira aria asiatica con luci tendenti al rosso, arredamento a tema, molto bambù ovunque e caratteristici bassi tavolini a cui ci si può approcciare accucciandosi su strati di tappeti orientali. La gentilezza e la cortesia del servizio fanno il resto. Salutiamo i componenti del gruppo nell'area che è stata loro predisposta per il concerto; non più grande di uno stanzone che d'estate è adibito a dehor e stasera, con opportuni artifizi, si è trasformato in un'accogliente, caldo e intimo ambiente pronto ad ospitare il gruppo.

Dopo una lauta cenetta che avrebbe meritato (parlo per me) la compagnia di una leggiadra donzella e non della pur partecipe ed entusiasta presenza del mio amato fratello, ci siamo avvicinati al palco per seguire il gruppo. Erano ormai le 22.30 poiché la trentina di commensali si è attardata a pregustare le delizie di una cucina curata e sorprendente. Anch'io, dopo una bottiglia di Nero d'Avola, mi sono sentito pronto a divertirmi con la musica degli Irish Rover. Irish, Irlanda; brani forti, intensi, sanguigni. Sergio esprime bene il suo inglese e i brani sono tutti veloci, ballabili prevalentemente con valzer e polke con qualche sconfinamento sull'occitano. Due ore abbondanti di musica che fa bene alle orecchie proposta da gente che sa suonare e lo fa divertendosi , senza effetti e senza luci o inutili ghirigori. L'impianto mixer, mi hanno rivelato, è costato solo 60 euro in affitto. Presente anche Sergio Berardo, voce dei Lou Dalfin nonché persona di grande sensibilità e correttezza, che è venuto a salutare ed ascoltare i suoi colleghi musicisti. Per chi ama questo genere di cose, questi sono momenti che fanno bene all'anima e al cuore. Non voglio offendere nessuno e non voglio nemmeno fare paragoni; ma, ogni tanto, ci piace aprire la botte piccola per scoprire che al suo interno il vino che beviamo è autentico nettare degli Dei.

Giorgio al testo        Aldo alle foto

Cinzano CN   24 ottobre 2014

Open Baladin

The Irish Rover è una canzone tradizionale Irlandese che parla del disastro in mare di un vascello in viaggio dall'Irlanda all'America È stata cantata e registrata da numerosi artisti, alcuni dei quali hanno apportato modifiche al testo.Il nome della band non è però ispirato direttamente al brano: mi dice l'amico Riccardo Serra batterista del gruppo ( già batterista dei Lou Dalfin ) a noi ci interessava "Irish" per fare capire immediatamente il genere musicale, e "Rover" nel significato di Vagabondo (che noi intendiamo come musicista girovago).Per questi motivi il gruppo in questione ha suscitato in noi Poirinomadi un interesse immediato , verso quei gruppi più nascosti , ma sicuramente molto bravi portando nel nostro bagaglio musicale , una nuova energia per continuare con queste band , il nostro essere "vagabondi ".Le foto sono state fatte all'Open Baladin di Cinzano CN il 24 ottobre 2014 in un ambiente dove la musica Irlandese ci stava a pennello.

aldo