CONCERTO DELL'ORA LEGALE

In questa uggiosa domenica di primavera, Aldo ed io siamo tornati al cospetto dei Nomadi, per questo concerto, ancora in versione teatrale, svoltosi a Ivrea all'interno dell'Officina H dell'ex stabilimento Olivetti, grosso cubo di acciaio e cemento riconvertito in spazio per mostre e concerti. Sul biglietto di ingresso, acquistato da internet a 35 euro, l'orario di inizio era fissato alle 20.30 in punto. E così è stato, poiché i Nomadi sanno che chi deve poi andare a lavorare l'indomani, deve fare i conti col primo lunedì in ora legale e la chiusura del concerto alle 23, ha permesso di recuperare l'ora di sonno. Citando l'articolo de “La Stampa” del 24 marzo:”I Nomadi giungono in riva alla Dora su invito dell'Associazione Culturale La Terza Isola: la loro esibizione è uno degli eventi sorpresa, in un primo momento non inseriti nel cartellone della rassegna “Oh!”, che il direttore artistico Giacomo Bottino aveva comunque annunciato in sede di presentazione della stagione dell'officina H”. Il gruppo di Novellara, quindi, rappresenta sempre una garanzia di successo.

Ma cominciamo dal principio. I Nomadi, prima dell'inizio della stagione estiva, che parte, come di consueto da Casalromano (sigh, non ci potrò essere per via dell'Adunata degli Alpini a Torino), sono stati impegnati in concerti teatrali svoltisi a Piacenza, Padova, Pesaro. Piacenza è stato solo mercoledì scorso, ma ci abbiamo rinunciato per la più comoda e vicina Ivrea. Alle 18 eravamo già sul posto. Ivrea, sotto la pioggia e con le serrande chiuse per il giorno festivo (solo due domeniche fa era c'era il marasma della battaglia delle arance, si sentiva ancora il profumo), ci è parsa una città fantasma. Nessuno in giro, poco traffico, persino la “cerulea Dora” cantata, nella poesia “Piemonte”, da Carducci era triste; nessuno neanche presso l'area del concerto.

Solo dopo le 20 abbiamo cominciato a notare movimento; dopo la veloce pizza nell'unica pizzeria aperta di Ivrea che ha lavorato solo per il popolo nomade, siamo entrati nel luogo del concerto: un capannone industriale di quella che fu la Olivetti dei computer, obbligata e chiudere strangolata dalla concorrenza straniera. Per fortuna, i vasti ambienti, comodissimi al pubblico per il fatto di trovarsi a cinquanta metri dalla stazione ferroviaria e a due chilometri dalla Torino-Aosta, non sono stati abbattuti ma riutilizzati per scopi culturali, musicali, ricreativi e commerciali. La prima cosa che ci ha stravolto è stata l'elevata temperatura ambientale; ampio atrio con biglietteria, bar e Punto Nomadi; accostato ad una parete, il vivace dipinto “Boogie Woogie” di Renato Guttuso: un'opera di otto metri per otto che l'artista volle regalare alla Olivetti per colorare gli ambienti della vecchia mensa. E pretese di essere pagato a ore come un normale impiegato della ditta; ma l'opera, adesso, è valutata sul milione di euro.

Infine, al fondo di in un ampio salone, spiccava il palco. Non poltrone ma sedie da mensa in plastica, relativamente (s)comode ma adeguatamente numerate. Erano le 20.30 in punto e ci siamo accorti che gli unici posti liberi erano i nostri due prenotati in quarta fila. Gli altri, già tutti occupati dal puntuale pubblico che ho quantificato in circa settecento persone. Coppie, giovani, bambini, anziani; qualche volto conosciuto in decine di concerti ma sparpagliati qua e là: questi eventi a posti numerati, impediscono il consueto raggrupparsi dei fans “da prima linea” che, normalmente, avviene dietro le transenne dei concerti estivi, con relativa perdita di ardore nomade. Ma non fa nulla, il popolo nomade, anche da seduto, sa circondare i suoi idoli dell'affetto e degli applausi dovuti, anche senza coordinazione.

Alle 20.40 in punto (non prima del gentile avviso, da parte dell'organizzazione, di spegnere i cellulari e di non effettuare riprese), il concerto è iniziato, come di consueto, con le note del Te Deum suonate a sipario chiuso. Tripudio del pubblico ansioso di vedere e (ri)ascoltare i suoi beniamini. Disposizione “da teatro” con Sergio, per chi guarda, a sinistra e Beppe a destra, dietro a Cico. Danilo sfoggia una bella cravatta bordeaux su camicia scura e consueto codino raccolto sulla nuca e abituale rasatura da “marines”. Ottima visuale dalla nostra postazione: sembra quasi di poter abbracciare Sergio; le casse acustiche incombono poco sopra le nostre teste ma sono ben regolate da Atos e il suono arriva nitido e potente. La scaletta non si è scostata molto da quelle precedenti di Torino, Legnano, Sanremo e, mi sono informato, da quelle di Milano e Piacenza. Ma è sempre ricca e gradevole. Certo, lo ripeto, noi, come tanti altri fans, assistiamo (vogliamo assistere) a decine di concerti l'anno. Ma siamo sempre la minoranza, rispetto al numero di spettatori per ciascun concerto. Costoro, una scaletta così, la ascoltano per quell'unica volta. E funziona sempre.

Questa volta, per ogni brano esprimerò un mio personale commento:

La dimensione: bel brano adatto per incominciare la serata. Applausi.

La coerenza: un salto nel passato per esprimere l'evidente bravura. Ri-applausi.

Lo specchio ti riflette: per infiammare il pubblico che risponde a tempo.

La storia: ritmo trascinante e grinta di Massimo. Uno dei migliori brani di tutta la serata.

Due re senza corona: che dire di più; è il miglior brano degli ultimi anni. Danilo super.

Hey man: un brano entrato nel cuore di tutti. Bravo Sergio che fa Sugar.

Amore che prendi, amore che dai: si poteva evitare per proporre altro. Bravo Massimo.

Dove si va: qui ha cantato solo il pubblico. Sanremo lascia sempre il segno.

Un pugno di sabbia: scusate, ma qui ci metto un bel “no comment”. Ma quanti applausi!

L'eredità: commovente duetto di Danilo e Cico. Un'autentica perla.

Qui: non si sa se è più bravo Danilo a cantarla o Sergio al violino o Beppe al piano.Ottimi!

Il vento del nord: brano rivitalizzato dal ritmo carioca. Sono in tre a cantarla. Applausi.

“Dieci minuti di pausa per un caffè, una sigaretta e fare pipì” Danilo dixit.

Il nulla: quand'è uscito, questo brano non diceva “nulla”. Ora significa “molti applausi”.

Io voglio vivere: uno dei brani che il pubblico si aspetta per cantarlo tutti insieme.

Mediterraneo: dolce ballata che Sergio esprime col cuore. Meritati applausi.

Mamma giustizia: da sola vale il prezzo del concerto. Superlativo Cico “Gilmour”. Ovazioni.

Auschwitz: la storia non si discute anche se la storia recente è peggio.

L'ultima salita: una piacevole sorpresa per celebrare il “pirata”. Nomadi super.

Marinaio di vent'anni: Massimo ha molti altri brani a disposizione per far riposare Danilo.

L'uomo di Monaco: una ballata sempre calorosamente applaudita dal pubblico.

Vent'anni: Danilo si supera sempre (ma forse non Ranieri) e il pubblico si alza in piedi.

Canzone per un'amica, Dio è morto, Io vagabondo: sono intoccabili ed è come sparare sulla Croce Rossa.

Come ho detto, alle 23 il concerto è terminato permettendo un rientro “in giornata”. I Nomadi si sono ancora trattenuti brevemente a salutare i fans per firmare autografi e concedere foto. Ora attendiamo la bella stagione per seguirli in qualche data del loro tour estivo; una tra tutte è quella del 4 giugno, quando i Nomadi torneranno a Pianfei ospiti dell'amico Marco Turco (presente a Ivrea) e già indaffarato a distribuire i tempestivi quanto ricchi volantini pubblicitari. Mancano poco più di due mesi, preparatevi, cari amici fans a venire a Pianfei (Cuneo) che sta emergendo tra gli appuntamenti fissi inserendosi autorevolmente tra quelli di Novellara, Casalromano e Castagnole Lanze.

Un saluto a Massimo di Sant'Antioco.

A presto     Giorgio