PARCO LAMBRO di MILANO 15 maggio 2005

Concerto del "polline"

Capita spesso di non assaporare un concerto dei Nomadi, quando il loro calendario mi porta repentinamente in un altro luogo. Da Osasio a Milano, il tempo di fare rifornimento di denaro con qualche ora lavorativa, che si riparte. Richy e Antonella sono della mia stessa idea, così in tre ci rimettiamo in viaggio, direzione Milano parco Lambro. Sicuramente, sapere che questo concerto era gratuito è stato il motivo principale che ci ha fatto prendere tale decisione, un concerto gratuito non si rifiuta mai, specialmente noi che di concerti ne paghiamo in abbondanza. Un concerto che piace a me, di giorno, dove non ci sono effetti speciali, come il fumo per far risaltare le luci colorate e che t'impediscono di scattare foto. A me serve solo la loro musica, gli effetti speciali li mettiamo noi sotto il palco, a sventolare con le sciarpe colorate, gli striscioni e le bandiere, i nostri messaggi d'allegria. L'ideatore di questa festa annuale pomeridiana all'aperto, viene da Don Mazzi, che come i Nomadi è sempre pronto con la voce e con i fatti a combattere l'indifferenza. Molteplici le iniziative intraprese dal famoso Don Mazzi, tra cui anche quella di aver contribuito sul finire degli anni settanta, a ripulire (in tutti i sensi) questo meraviglioso parco, portandolo allo splendore d'oggi. Se posso esagerare, potrei definire questo posto come un'ostrica, dove all'interno i Nomadi ci stanno bene come la perla. Quasi nascosto tra le fronde degli alberi maestosi del parco, il palco assume un aspetto inconsueto, lasciando, a chi lavora e chi aspetta da qualche tempo l'inizio del concerto, una gradevole ombra in un pomeriggio dal clima estivo. Unico inconveniente, il tutto sotto una nevicata di polline, causando non pochi fastidi alle persone allergiche, Beppe Carletti compreso. Il tempo che mi separa dall'inizio del concerto, per me passa in fretta. Scatto foto a non finire, tanto non esistono più i rullini nelle nuove macchine fotografiche che limitano lo scatto, adesso ci sono i “mega byte” capaci di memorizzare centinaia di foto, senza scordare tutti gli amici e con loro a definire i prossimi appuntamenti. Sono le diciassette e dal palco la voce di Don Mazzi, ci fa capire che ci siamo. Ormai caldi, più dal sole che dall'euforia, ci prepariamo prima ai sermoni, poi alle canzoni. Sempre schietto il Don Mazzi, bisogna essere cosi, diretti senza tanti giri di parole è per questo che piace al popolo nomade, un Don operaio un po' come i Nomadi, operai delle canzoni. Voglio gustarmi il concerto in modo diverso e decido di girovagare in ogni dove dell'area del concerto, cercando di osservare e sentire da diversi punti di vista. Scaletta leggermente diversa da quelle che siamo abituati a sentire in notturna. Canzoni meno impegnative, hanno lasciato spazio a brani sempre importanti ma più orecchiabili. I Nomadi sono sempre all'altezza d'ogni situazione, professionisti che continuano ad esserlo anche sotto il palco, prodigando sempre oltre il tempo la loro disponibilità verso i fans. Così com'è iniziato, il concerto finisce con Don Mazzi a finire il suo sermone (sempre gradito dal pubblico) e fissandoci l'appuntamento al prossimo anno. Costretto a rimanere sul palco dai Nomadi, è coinvolto immancabilmente nella canzone bandiera “ Io Vagabondo “ Finisce così un altro pomeriggio” nomade “, ma questa volta lascio con rammarico un posto meraviglioso, che vale la pena di ritornarci anche senza un concerto dei Nomadi.

Aldo Poirinomadi

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