2012

Loano - Borgo San Dalmazzo - Torino ( Hiroshima ) - Rossana - Barolo - Rivera di Almese - Torino

Castagnole delle Lanze - San Marzano - Oliveto - Pradleves

LOANO  SV  29  DICEMBRE

Io e Aldo ci siamo fatti un regalo di Capodanno. Una vincita al superenalotto, direte voi, una notte con Belen, diranno altri, oppure una BMW M5. Magari. Stiamo con i piedi per terra; anzi stiamo con i piedi in Occitania. Sì, ancora loro, un ennesimo concerto dei Lou Dalfin; forse già una dozzina quest'anno. Ma che ci volete fare, Sergio Berardo e la sua viula, sono diventati per noi un richiamo irresistibile. Per noi e per chi li ama e li apprezza. Accattivante anche il luogo del concerto e l'ora: Loano, sul mare della bella Liguria e le 17, l'ora del the in Inghilterra e della corrida in Spagna. Un'ora e mezza di macchina ed eccoci ai 17 gradi della riviera. Nella piacevole piazza del Municipio il gruppo occitano sta completando l'allestimento della strumentazione. Sono le 16 e la bella giornata invoglia a percorrere i carrugi e il lungomare affollato di gente che ha scelto questo angolo di paradiso per trascorrere le feste di fine anno. Dopo qualche acquisto a base di trofie, pesto, olio di taggiasca e Pigato, torniamo alla piazza in attesa del concerto dei Lou Dalfin. Lì accanto c'è anche il mercatino natalizio, delizioso nella sua coreografia di luci e casette in legno stile nordico.

La piazza si sta riempiendo; salutiamo un pimpante Sergio e gli altri del gruppo, pronti a regalarci altre emozioni occitane. Notiamo che la gente si raduna lasciando un ampio cerchio vuoto proprio di fronte al palco; questo significa che, tra breve, lo spiazzo sarà occupato dagli immancabili, variegati danzatori di curenta, champenoise, farandula, bourré a due e tre tempi, eccetera. Saremo un cinquecento persone che diventeranno almeno mille al culmine del concerto. Ci sono altri punti musicali, lungo i budelli e, quando il sole è appena tramontato e il cielo di colora di poetiche tinte, la musica inonda Loano e i suoi numerosi ospiti di fine anno. Un regalo del Comune di Loano, che ringraziamo. Alle 17 in punto Sergio dà il benvenuto a tutti prima in lingua occitana e poi in italiano: partono le soavi e struggenti note di Fila e il cuore sobbalza sia per la musica che per quel che rievoca. E poi via; ecco Cavalier Faidit, Serena, Randulina, Pica lo fer, le Cammisards, Bracabosch, L'anchojer, Sem ancar ici, l'inno Se chante e tanti altri, tutti incisivi ed emozionanti ed eseguiti magistralmente. Sergio Berardo è sempre un trascinatore pazzesco; ha e trasmette un'energia invidiabile, forse aiutato dalle numerose birre che si scola durante il concerto (bevo anch'io!) e incoraggiato dal numeroso pubblico che balla stretto e instancabile davanti al palco.

Impareggiabile Sergio quando, tra un brano e l'altro, si esprime in modo colorito per annunciare i diversi brani. “Ballate, cazzo! Il ballo, lasciatemelo dire, serve per fare conoscenza e poi, magari, andare a fare l'amore a casa o in macchina, fate voi”. Sante parole. Io e Aldo non balliamo; ci mancano sempre le nostre dame, anche se al cospetto dei Lou Dalfin le occasioni di trovarsi una compagna non mancano mai. Naturalmente solo per ballare. Due ore di grande carica occitana, senza interruzioni. Tutti i componenti del gruppo danno sempre il massimo e sembra che non facciano nemmeno fatica. Affiatati e sempre sorridenti, che sono le carte per un successo sempre assicurato. Al termine, come ultimo brano, i Lou ci regalano tutta la seguida dei bandits, dieci minuti buoni di infusione occitana a coronare una pre serata entusiasmante. I Lou Dalfin saranno in Piazza San Carlo a Torino la notte di Capodanno. Un appuntamento da non perdere. Li ringraziamo per le emozioni che ci hanno regalato e per aver suonato alle 17 e non alle 21 dandoci modo di poter cenare tranquillamente in un bel locale scovato tra i carrugi di Loano e rientrare ad un'ora decente alle nostre case sperdute nel freddo pungente della pianura piemontese.

Buon 2013 a tutti!!!! E cercate, cazzo, di essere e vivere da Occitani!!!!!

Giorgio

BORGO SAN DALMAZZO  CN  3  NOVEMBRE

TORINO  ( HIROSHIMA )  26  OTTOBRE

ROSSANA  CN  ,  6  OTTOBRE

I Lou Dalfin sono ormai diventati, per noi, un appuntamento irrinunciabile. Non abbiamo abbandonato i Nomadi (che presto rivedremo al Colosseo a Torino), ma ascoltare lo straordinario gruppo occitano è diventato un obbligo fisso. La stagione autunnale ci regala ancora giornate serene e serate terse: farsi più di cento chilometri nella nebbia sarebbe troppo rischioso. E, dato che la nebbia non c'è ancora, eccoci in partenza per Rossana, piccola località posta all'ingresso della Val Varaita, poco dopo Saluzzo, in territorio quasi occitano. E' in corso la Sagra della Castagna e del Fungo, da queste parti molto diffusi e apprezzati. Sotto un grande e attrezzato tendone sono state programmate alcune serate in musica e, questo sabato sera, tocca alle musiche occitane servite da tre gruppi: Lu rauba capéu, Lou Dalfin e La péiro douso, provenienti al di qua e al di là delle Alpi nella nicchia geografica di parlata occitana. Abbiamo pagato volentieri i dieci euro di ingresso nella struttura e abbiamo atteso l'inizio del multiconcerto avvenuto alle 21.30 in punto davanti ad almeno trecento presenti (poi raddoppiati nel corso della serata). Prima La rauba capéu, quattro ragazzi di Nizza che con solo flauto traverso, due fisarmoniche e batteria, hanno proposto una ventina di brani di estrazione occitana trascinando il pubblico ad esprimersi in armoniose danze occitane. Alcuni brani hanno meritato i miei ripetuti applausi poiché veramente trascinanti e perfettamente eseguiti. Stupefacente la velocità di esecuzione.

Un'ora e mezza di musica assai piacevole, un ottimo antipasto per i Lou Dalfin, saliti sul palco alle 23 e accolti da sonori applausi di benvenuto. E poi via alla grande cavalcata occitana con un Sergio Berardo in grande forma. Non l'ho mai visto così carico. Oltre a dare una forte impronta interpretativa, coinvolgendo i suoi fedeli paladini, anch'essi in grande forma, ha mostrato la consueta bravura condita da un'energia inesauribile. In due ore si è scolato sei medie di birra, ha fatto le capriole, ha sputato, ha detto parolacce, ha mandato a quel paese, per dirla in modo elegante, quelli che vogliono la Tav. Non riesco a trovare una figura paragonabile alla presenza scenica di Sergio Berardo. Ricorda, in quanto ad energia e tenuta del palco, Mike Jagger e anche Freddie Mercury. Non sto esagerando: vedere per credere.

I brani ormai li conosco quasi tutti e, un giorno o l'altro, mi deciderò anche a ballarli, oltre che ascoltarli (così posso far contente le ragazze che si avvicinano gentili e ti invitano a ballare): inizio con Fila e poi via con Cavalier Faidit (tra l'altro tutto il CD del Cavalier Faidit è in lizza per il premio Tenco per le opere in dialetto), Serena, i Bandits, le Boreias, i Camisards e tutte le storie fantastiche di Berardo. Sem ancar ici è un trionfo di ritmo ed energia pura. Bello anche il consueto inno Se chante. Due ore di gaudio sonoro premiate da grande partecipazione danzatoria da parte del pubblico; alla fine anche Sergio Berardo appare affaticato, ma è consolato dai festeggiamenti della bella Elisa Isoardi, la brava presentatrice Rai sua accanita fans nonché occitana doc, essendo di Pradleves in Val Grana. Siamo giunti all'una di notte e deve ancora suonare l'ultimo gruppo che avevamo già apprezzato a Castagnole Lanze. Vorremmo soffermarci per assaporare ancora qualche brano di questo gruppo ma preferiamo allontanarci nella notte con gli echi dei Lou Dalfin dando loro appuntamento a Torino a fine mese.

Giorgio dei PoiriDalfin

PRADLEVES  CN  ,  16  SETTEMBRE

SAN  MARZANO  OLIVETO  AT  ,  7  SETTEMBRE

Troppo invitante un ennesimo concerto dei Lou Dalfin, chiamati stasera ad esibirsi in questa sperduta località del Monferrato, poco distante da Canelli. Qui non siamo in Occitania, ma la musica occitana è conosciuta e assai apprezzata. Cosa vuoi che sia, per un gruppo che si è esibito in tutta Italia e tutta Europa, esibirsi tra queste dolci colline coltivate a vite, ospiti dell'azienda agrituristica Carussin, che, oltre ad offrire all'ospite pace e tranquillità, lo vizia con cibi genuini, vini eccellenti e... birra, ottima birra fabbricata proprio qui a San Marzano Oliveto (che di ulivi non ne ha). Infatti la serata di musica (rimandata di una settimana per maltempo), aveva come titolo “Grappolo contro Luppolo) e credo che i contendenti siano usciti entrambi vittoriosi, come quelli che tagliano il traguardo insieme. E' stato un po' laborioso, trovare l'esatta dislocazione del luogo del concerto: a un certo punto la strada si è fatta molto stretta e molto in salita per aprirsi poi in questo avvallamento a 300 metri d'altezza con panorama sulle vallate circostanti e su Canelli. Un grande capannone agricolo ospitava il palco dei Lou Dalfin; di fronte un grande spiazzo inghiaiato e, di lato, una collinetta agibile con i chioschetti della distribuzione di cibi e bevande e molto, molto spazio per chi voleva seguire il concerto da questa “tribuna erbosa”. Siamo giunti sul posto che era notte fatta; alle 21, in questo luogo di buio e di vigneti, non si vede dove uno mette i propri passi (la prossima volta ci porteremo una torcia). Abbiamo pagato cinque euro di ingresso e ci siamo avventurati nella zona concerto. Prima una birra: davvero ottima, e molto luppolata, amara come in Germania. Non più di due o trecento persone presenti, giunte molto dopo di noi.

Alle 22 è iniziata la serata in musica con un gruppo di bravi giovani che hanno proposto una decina di brani di loro composizione o elaborazione con arie pop, folk, grunge. Voce possente del cantante e buon impegno ritmico con solo chitarra folk, basso e percussioni. Alle 22.30 sono saliti sul palco i Lou Dalfin e hanno tirato fin dopo l'una. Che dire; non mi voglio ripetere. La solita, consueta, entusiasmante carica di ritmi coinvolgenti, struggenti, trascinanti. Una successione di brani che cominciano ad essere sempre più familiari, a cominciare da Fila, Serena, Cavalier faidit, Sem ancar ici, Se chante e la straordinaria Farandula dei Bandits. E poi, il consueto spettacolo nello spettacolo, ovvero le danze degli astanti che, infaticabili (e bravissimi), si abbandonano ai tradizionali, divertenti balli occitani che fanno crollare ogni barriera di timidezza o imbarazzo coinvolgendo tutti i presenti sulla spianata rustica. “Spianata rustica” per dire che si trattava, come ho detto, di uno spiazzo di ghiaia. Ghiaia e tanta, tanta polvere, sollevata dai danzatori, che ha provocato una reazione di protesta da parte di Sergio Berardo:”Cazzo. Mi fate troppa polvere. Non va bene per la mia viula!”. Infatti, l'ha dovuta accordare più volte, nel corso della serata. Tutti bravissimi i componenti del gruppo; vederli suonare è puro divertimento. Ho apprezzato molto (e gliel'ho anche detto) il costante sorriso e l'elegante ancheggiamento di Chiara, l'eccellente violinista, che conferisce all'esibizione il giusto pizzico di femminilità Non aggiungo altro, altrimenti mi ripeterei. Dico solo che chi non ha mai visto e sentito i Lou Dalfin, si decida a farlo. Poi non smette più. E' come quella cosa che dà assuefazione. Ma fa meno male. Un plauso ancora a tutti quei ragazzi che si sono abbandonati al ballo (e anche a qualche “cannone”) dando spettacolo a chi ancora non sa ballare. Specialmente a quella giovane, leggiadra ragazza mora in sobrio ma elegante abbigliamento gitano che mi ha rappresentato, per una sera, la giovinezza, la bellezza, l'armonia, la spensieratezza, l'energia e la gioia di vivere. In poche parole, la vita stessa, e il piacere di viverla. E, al cospetto dei Lou Dalfin, per questo paio d'ore di energia sfrenata, vivere in questo modo appare più semplice. Però ricordatevi, prima di mettervi a letto, di lavarvi i piedi! Alla prossima!!!

Giorgio dei PoiriDalfin

CASTAGNOLE  DELLE  LANZE  AT  ,  28  AGOSTO

Grande ritorno dei Lou Dalfin a Castagnole Lanze, ospiti del Festival “Contro” dedicato ad Augusto e Dante dei Nomadi, in concerto tre giorni prima. I Lou Dalfin sono diventati anche nostri beniamini e, vederli qui a Castagnole, è sempre una grande emozione per lo spettacolo di musiche e danze occitane che ha richiamato, in questa sera tersa e calda, almeno tremila persone. Proprio qui, un' anno fa, abbiamo iniziato il nostro cammino con questo gruppo di eccellenti musicisti provenienti dalle vallate del cuneese restate sotto l'influenza della cultura occitana. Una cultura anche musicale che si esprime attraverso ritmi coinvolgenti su ballate che narrano di personaggi e luoghi di montagna del tempo che fu. Tutta la serata è stata dedicata ai vertiginosi ritmi occitani; non solo Lou Dalfin, quindi, ma anche altri validi gruppi folk che interpretano e mantengono vive le tradizioni di questo popolo fiero e molto legato alle proprie origini e alle proprie tradizioni. Ecco quindi esibirsi sul palco i gruppi “La Peiro Douso”, “Occitanas” e il duo “Dario & Manuel”; tutti bravissimi ad interpretare musicalmente i ritmi rapidi e coinvolgenti delle melodie occitane basate su strumenti come la ghironda, la fisarmonica, la cornamusa, il violino, ma anche arpa, clarino, chitarra folk e strumenti a percussione vari. Mi ha colpito particolarmente il gruppo Occitanas, composto da tredici elementi femminili, in maggior parte giovanissime, che si sono espresse con grazia e discrezione, ma anche con energia e affiatamento, nel proporre brani altamente gradevoli e trascinanti della tradizione occitana. Complimenti quindi alla brava capogruppo Simonetta che, molto gentilmente e pazientemente, mi ha spiegato, dopo la loro applauditissima esibizione, che le Occitanas sono tutte ragazze che fanno parte di diversi gruppi formatisi nelle vallate del Cuneese e che, talvolta, si ritrovano insieme per proporre in jam-session, il loro repertorio. Inutile dire che, quale loro maestro e promotore, è il vulcanico Sergio Berardo, leader dei Lou Dalfin, nonché insegnante di ghironda e tramandante della cultura “usitanio”. E pure ballerino, poiché ha dimostrato, mentre suonavano le sue allieve, di saper fare, ovviamente, anche quello.

La piazza di Castagnole è molto più affollata della serata del concerto dei Nomadi; ma questo è dovuto sicuramente a due fattori essenziali: questa sera non piove e l'accesso allo spettacolo è gratuito. Questo fa si che l'afflusso aumenti e che il successo sia garantito. Un successo dovuto sicuramente alla grande carica che esprime la musica occitana e alla possibilità di ballarla in gruppo. Prima dell'esibizione dei Lou Dalfin, il Comune di Castagnole Lanze, insieme all'amico Lorenzo Abbate, ci ha regalato un piacevole spettacolo pirotecnico visibile da tutta la piazza. Una gradita premessa per il concerto del gruppo clou della serata, iniziato subito dopo, ovvero alle 22.30. E dalle 22.30 fino all'una di notte, c'è stato un susseguirsi, senza interruzioni, di una vera ondata di emozione occitana riversata da un gruppo affiatato, instancabile, divertente guidato dal carismatico Sergio Berardo, in calzoni corti sotto il ginocchio e scarponi tattici, che saltella, fa le capriole, beve, fuma, sputa, invita il pubblico, urlando, a cantare e a danzare, oltre che suonare un'infinità di strumenti, a cominciare dalla sua magica ghironda (autografata da Paolino Pulici) che lui, talvolta, suona in stile metal-rock, ovvero, dopo aver scoperchiato le corde, le modula strisciandoci sopra le dita facendone scaturire un suono decisamente accattivante. Un vero mago di questo strumento complesso quanto antico.

Contrariamente alla consuetudine, abbiamo notato che la maggior parte del pubblico si è raccolto sotto il palco per godersi il concerto senza distrarsi con farandule e burée varie confinando i danzatori ai margini laterali della piazza. In effetti, vedere e sentire suonare i Lou Dalfin è davvero una gioia per gli occhi e per le orecchie e tuttavia, anche se non ci si mette a danzare, rimanere immobili è impossibile e allora si batte il tempo con il piede, si oscilla, si ancheggia, si battono le mani a tempo consentendo alla base ritmica e alle accattivanti melodie occitane di impadronirsi della nostra anima. Il suono della ghironda, poi, è di un fascino profondo e lo strisciare del disco sulle corde che provocano l'effetto “a ronzio”, ha qualcosa di magico. Così come è magico Berardo che la suona divinamente, quasi come se avesse a che fare con una estensione melodica del suo stesso corpo. Il concerto si svolge in un continuo susseguirsi di brani attinti dalla antica e recente tradizione occitana; tutti composti o rielaborati dal leader del gruppo che, dal centro del palco, sospinge i componenti del gruppo ad esprimersi al meglio. Si inizia sempre con “Fila” e poi “Serena”, e poi ancora “Cavalier faidit”. In totale una ventina di brani tra cui risultano come i più trascinanti “Sem ancar ici”, “Seguida de boreias”, “Seguida de camisards” e le straordinarie “I corsaris” e “Plou a Marselha”. Immancabile il toccante inno “Se chanto” proposto coralmente insieme ai componenti dei gruppi occitani che si sono esibiti prima. Due ore e mezza di travolgente emozione sottolineata da applausi, danze, partecipazione. Sergio Berardo, tra un brano e l'altro, trova anche il tempo e l'energia per esprimere i suo pensiero sulle ingiustizie di questo mondo e il suo appoggio al movimento No Tav. E' molto più “nomade” una serata con i Lou Dalfin che non con gli stessi Nomadi che, alla faccia del Festival “Contro”, l'altra sera non hanno espresso nemmeno un pensiero a tema così come non hanno nemmeno proposto, come da consuetudine, il brano “Contro”.

Evviva quindi i Lou Dalfin che di sangue al cuore ne hanno da vendere e da far venire al loro pubblico. Certo, un confronto con i Nomadi potrebbe non essere attuabile, date le differenze di età, di estrazione e di contesto, ma il fatto di esibirsi su una stessa piazza, la dice lunga su quale potrebbe essere il futuro di questa manifestazione musicale castagnolese.

Un caro saluto occitano a tutti.

Giorgio dei PoiriDalfin

Lou Dalfin con le Yavanna

Avrete già capito che ci siamo affezionati ai Lou Dalfin. Noi ci affezioniamo a tutto ciò che ci infonde emozione, musicalmente parlando. Siamo al quinto concerto con la band occitana originaria di Caraglio, Valle Stura, Cuneo. L'occasione per riviverli è data dalla manifestazione “Europa Cantat”, convegno mondiale di musica che, quest'anno, fa tappa a Torino. Una serie di eventi musicali di alto interesse con migliaia di cantori, gruppi, orchestre che si esibiscono in sale, teatri, piazze, strade e locali vari in città. Noi ci siamo interessati alla serata di mercoledì, raggiungendo il salotto di piazza San Carlo poco prima delle 21. Mezza piazza colma di gente (almeno tremila presenti) ad assistere ad una serie di esibizioni da parte di artisti di notevole fattura che hanno portato la loro musica basata su arie pop, rock, reggae e hip-hop. Tra di essi il duo pugliese Miss Mykela e Mama Marjas, il marsigliese Jali, il gruppo francese Lo Cor de la Plana e il trio di grintose ragazze nostrano (sono di Bra) Yavanna, che abbiamo visto anche in TV. Le Yavanna, tra l'altro, hanno collaborato anche all'ultimo CD dei Lou Dalfin. Questo per sottolineare il legame tra i gruppi che si sono esibiti nella serata, culminata dalla prestazione dei Lou Dalfin, capitanati da un sempre efficace e determinato Sergio Berardo.

Il gruppo occitano è salito sul palco alle 22.30 ed ha subito scaldato il pubblico danzante e non con le note di una “farandula” iniziando un percorso di elevato livello artistico-strumentale. Grande potenza e precisione del gruppo; il pubblico segue il trascinante ritmo con la danza che coinvolge quasi tutti i presenti. Mezza Piazza San Carlo balla occitano. “Cavalier faidit” e “Serena” sono i migliori cavalli di battaglia, uniti alla struggente melodia dell'inno occitano “Se chanto”, cantata coralmente nel finale da tutti gli artisti della serata. Non è stata proposta “Fila”, ma era rischioso, farla nella piazza del Caval 'd Bruns, sempre soggetto ad imbandieramenti granata e con gli altri colori che ora non ricordo. Un'ora di pura energia occitana suggellata dal magnifico suono della ghironda di Berardo, instancabile faro guida di tutto il gruppo. L'energia che sprizza dal fondatore dei Lou Dalfin è davvero contagiosa. E quasi invidiabile. Applausi e foto per tutti per una serata indovinata anche come situazione meteorologica.

Ora attendiamo i Lou Dalfin nella seconda patria dei Nomadi, a Castagnole Lanze, per una serata tutta occitana che si terrà martedì 28 agosto. Sercàt de rivés!

Giorgio dei PoiriDalfin

RIVERA DI ALMESE  TO  , 28 LUGLIO

BAROLO  CN  , 15 LUGLIO

Non si vive di soli Nomadi. Beh, i Nomadi sono sempre i Nomadi, da quasi cinquant'anni e, da dieci anni a questa parte li seguiamo anche noi. Forse i Nomadi, a forza di partecipare ai loro concerti, hanno suscitato in noi Poirinomadi, un'antica abitudine che stava svanendo dalle nostre intenzioni; quella di ascoltare la buona musica dal vivo. Per anni siamo rimasti fedeli ai Nomadi (e lo siamo ancora), ma, di recente, i loro concerti dal vivo si sono rarefatti e, giocoforza, ha voluto che ci dedicassimo anche ad altre realtà musicali, insistentemente e costantemente proposte sul nostro territorio. In passato, ci siamo dedicati a mostri sacri come Dire Straits, Pink Floyd, Madonna, Bob Marley, Deep Purple, ma anche Guccini, le Orme, Nomadi di Augusto, De Gregori, Dalla, Vecchioni, Cocciante e, di recente a Jethro Tull, Black Sabbath, Ian Anderson (che è sempre Tull) per arrivare quindi a Van De Sfroos, Statuto, Answer e, ci siamo, ai nostrani Lou Dalfin. E qui casca l'asino.

Lou Dalfin, in lingua occitana, significa “quelli del delfinato” ovvero i discendenti degli esuli francesi che, oppressi da tributi e padroni e inseguiti da fame e paura, oltrepassarono il confine e scesero nelle vallate del cuneese per insediarsi e continuare a vivere rispettando le loro tradizioni. Tradizioni anche musicali, ovviamente, e, i Lou Dalfin, sono forse la migliore espressione di quelle antiche memorie di balli e di musica. Qui si parla si saghe, di miti, di leggende che provengono dagli antri bui di un passato talvolta nebuloso, ma che si protendono nel presente e nel futuro mantenendo costantemente lo spirito, il legame il sangue di quel popolo fiero e indomito che viene dall'Occitania (che strano, la parola “occitania”, non è riconosciuta dal ricco vocabolario del mio PC e me la sottolinea in rosso, chissà perché). Gli Occitani possiedono, oltre alla loro cultura e alla loro storia, la capacità e la forza di restare uniti per combattere, da sempre, oppressioni e ingiustizie, e per cercare e mantenere, da sempre, le radici della loro libertà e della loro indipendenza. Sono italiani, piemontesi, cuneesi, ma sono e si sentono occitani. Una curiosità: effettuando ricerche sull'origine del cognome di famiglia di noi Poirinomadi, abbiamo scoperto che un nostro avo, sbarcato a Genova nel 1812, proveniva, con quasi assoluta certezza, da un luogo della provincia basca, in Spagna, in piena Occitania iberica. Siamo occitani anche noi!!!

Adesso che lo so e sto meglio, parliamo dei Lou Dalfin. Il primo concerto a cui abbiamo assistito è stato proprio a Castagnole Lanze, territorio nomade, (toh!, e poi dicono che il destino e le coincidenze non c'entrano), l'anno scorso, ovvero nel 2011 (un po' in ritardo, poiché i Lou sono “sulla piazza” da oltre vent'anni e, dopo variazioni di produzione e di componenti, sono sempre presenti nel panorama musicale di nicchia che li riguarda). D'altronde, per avvicinarci ai Nomadi, abbiamo aspettato quarant'anni; chissà che con i Lou Dalfin, seppure in ritardo, non nasca (anche) un altro amore. Beh, alla luce dei fatti, posso affermare che ce ne siamo subito innamorati. Ci ha colpito, fin da subito, l'energia del leader e fondatore del gruppo Sergio Berardo, autore della maggior parte dei brani e grande cultore e ricercatore della musica occitana; insieme a lui, nel gruppo, altri sei componenti tutti bravissimi e affiatati. Tra di loro spicca la figura e la bravura della giovane violinista Chiara. E poi, cari amici, il fascino irresistibile del suono della ghironda, magico strumento dall'effetto acustico accattivante suonata magistralmente da Berardo, che è pure insegnante per suonatori di ghironda (che sono assai rari).

Un suono e un ritmo talmente trascinanti che il pubblico non sa trattenersi dal mettersi a danzare; infatti, i Lou Dalfin, sono sempre accompagnati dalle danze del pubblico di sotto palco formato dalle centinaia di affezionati che accorrono ai loro concerti per abbandonarsi ai balli occitani dalla prima all'ultima nota del concerto. Bello il momento in cui, ad inizio concerto, i danzatori, di tutte le età, si prendono per mano e, sotto le soavi note del brano “Fila”, struggente ballata dedicata al vecchio stadio del Toro, squadra per cui Berardo possiede una totale e profonda affezione, si allargano pian piano fino a formare un grande cerchio svuotato dagli astanti che non danzano. Poi la musica prende il volo e raggiunge i veloci e ambiti ritmi ed ecco formarsi le coppie che danzano vorticosamente nello spazio conquistato, proprio ai piedi dell'asceta Sergio Berardo che ci dà dentro con la ghironda. Uno spettacolo nello spettacolo. Io, che ancora non so ballare queste danze vorticose (ma mi impegnerò a farlo), non riesco a trattenermi dal battere il tempo di piede, dal muovermi a tempo con spalle e testa, dal battere le mani, dal cercare di imitare i semplici passi dei danzatori più esperti. Molto bella la danza corale in cui le coppie sono in costante scambio di partner. Riassumendo, quindi, abbiamo visto i Lou Dalfin, la prima volta a Castagnole, poi, recentemente, a Torino, per una festa della birra presso il Palazzo a Vela. Ancora più recentemente li abbiamo visti nella vicina Castelnuovo Don Bosco, per la Festa della Salsiccia; un vero successo di pubblico poiché erano presenti più di duemila persone, molte di più di certi concerti dei Nomadi, tanto per fare un paragone. Sono eccezionali i Lou Dalfin: Berardo ha inserito, nell'ultima versione del gruppo, la chitarra elettrica con batteria e basso più “cattivi”. Il risultato è stato quello di amalgamare suoni tipicamente pop-folk alle sonorità del rock rendendo l'insieme assolutamente orecchiabile e trascinante. Noi cerchiamo sempre il ritmo del suono, la sua incisività, la sua cattiveria, se volete. Berardo ha fatto questo anche con la musica occitana e, con la sua ghironda, la cornamusa, il violino e la fisarmonica accompagnati da una ritmica dura, distribuisce al suo pubblico un effetto davvero travolgente. Chi va a sentire i Lou Dalfin una volta, poi ripete e non smette più.

Finalmente arrivo alla serata di Barolo. Una gran bella località, Barolo, a una ventina di chilometri a sud di Alba. Ex possedimento dei Marchesi Felletto di Barolo, ricchi signori di un territorio prettamente collinare che si è conquistato giusta fama attraverso la coltivazione del vitigno del Nebbiolo che, in queste ricche terre calcaree, cresce possente e rigoglioso e infonde alle uve e al vino che ne deriva un sapore unico, pregiato, riconosciuto in tutto il mondo. Un sapore talmente unico che il vino stesso è stato battezzato con lo stesso nome del luogo di origine: Barolo. Forse il miglior vino del mondo. Barolo ha ospitato, per quattro giorni, una kermesse di cultura, musica e intrattenimento organizzato dall'Associazione Culturale “Collisioni” di Alba. L'intenzione è stata quella di far “collidere”, appunto, libri, musica, cultura attraverso esibizioni e incontri con il pubblico distribuiti in quattro punti, quattro piazze, esattamente, disseminati nella parte alta della piccola località langarola.

Dal programma inserito nel pieghevole, osserviamo che, prima dei Lou Dalfin, si esibiranno ancora altri due gruppi; e ciascuno può suonare per un'ora soltanto. Ci facciamo due conti e il risultato dice che i Lou Dalfin, se suonano (un dubbio che ci ha assalito guardando l'orologio), inizieranno verso mezzanotte. “Che si fa?” chiedo ad Aldo ricordandogli che domani è lunedì e si deve tornare a lavorare. Ormai siamo qui e decidiamo di restare. Intanto, facciamoci un'altra camminata che lo ska non è proprio il mio forte. Ci facciamo un altro giro nel percorso ad anello che attraversa tutto il paese; sulla piazza principale è ora iniziato il concerto di Moni Ovadia. Andiamo a sentire la sua musica con influenze yiddish, gitane e russe. Ne ho sempre sentito parlare e mi interessava avere occasione di ascoltarlo. Eccolo lì sul grande palco insieme ai suoi musici; gli strumenti sono prettamente legati alla tradizione delle popolazioni dell'est: fisarmonica, contrabbasso, violino, xilofono, percussioni varie. Niente di elettrico, niente batteria, niente basso. Ma ciò che viene proposto è sorprendente. E veloce, molto veloce. In un brano che riproduce musica tradizionale russa, la velocità di esibizione dei musicisti raggiunge apici sbalorditivi. Al termine della performance lo stesso Moni Ovadia chiede ai suoi musici come mai suonano così veloci; una domanda che avremmo posto anche noi. La risposta è stata altrettanto sorprendente:”Porca puttana, Moni, se alle feste degli zingari non suoniamo così, quelli ci sparano!”. Ecco dove nasce e risiede il vero spirito delle musiche suonate veloci; sono nate per consentire le danze e quindi gli incontri e quindi gli amori e quindi le famiglie. Ho notato, ascoltando il repertorio di Moni Ovadia, una certa somiglianza con le musiche occitane (dovevano essere zingari pure gli occitani se si sono sparsi un po' ovunque anche loro) che possiedono la medesima caratteristica di velocità e intensità. Bene, questo non fa che aumentare la nostra voglia di riascoltarle; speriamo che, nonostante il programma delle esibizioni sia in ritardo, i Lou Dalfin salgano ugualmente sul palco. La notte, intanto, è scesa su Barolo che si illumina delle luci pubbliche, dei locali e delle case e il castello, rischiarato da potenti fari, sovrasta il tutto. Noi proseguiamo la nostra passeggiata con l'intenzione di “ammazzare il tempo” (e il caldo) con un'altra birra. Devo dire che l'Heineken, sponsor della manifestazione, ha fornito una birra assai gradevole e vigorosa distribuita presso i numerosi punti vendita che noi, estimatori della birra artigianale, abbiamo comunque gradito nonostante sia a lavorazione industriale.

Assieme alla mezzanotte e mezza (sarebbe più corretto dire “la mezza” di notte) e alla nostra stanchezza che si fa sentire, arriva l'ultimo brano dei Rosso Piceno al termine del quale gli indaffaratissimi e rapidi tecnici del suono, staccano veloci i jack degli strumenti e si mettono a spostare gli altoparlanti spia. Non andrebbero così veloci, pensiamo, se la serata si fosse conclusa qui. Infatti, con nostra somma gioia e sollevazione d'angoscia, vediamo materializzarsi sul palco, uno ad uno, i componenti dei Lou Dalfin. Tiriamo un sospiro di sollievo e ci mettiamo il cuore in Occitania; un altro sospiro di sollievo lo tiriamo quando vediamo comparire da chissà quali reconditi luoghi, il pubblico occitano: dieci, venti, cinquanta, forse duecento persone. Si riconoscono poiché vengono a salutare il gruppo e iniziano a disporsi e a formare le coppie sotto il palco. Bene, bene, benissimo; anche se è tardi, non ci viene tolto quello per cui abbiamo fatto chilometri, aspettato tanto e fremuto tanto. I Lou Dalfin sono in sette e, alcuni di loro suonano più strumenti. Occorre provvedere al check sound di ben tredici strumenti: un lavoro che richiede parecchio tempo. Un tempo interminabile che Berardo contribuisce a far trascorrere improvvisando qualche melodia con la sua ghironda, tra cui, addirittura, “Smoke on the water” dei Deep Purple (mentre scrivo, devo purtroppo informarvi che è venuto a mancare Jon Lord, il formidabile tastierista del gruppo rock inglese). Ci siamo: finite tutte queste operazioni si può iniziare. E' l'una di notte e la musica occitana inizia a diffondersi in questo angolo di Langa e, forse, non poteva esserci un connubio più adatto; altro che Bob Dylan...

Si inizia con il brano “Fila” con i danzatori che si creano spazio sotto il palco. Davvero piacevole e trascinante il suono della ghironda che Berardo suona con assoluta dimestichezza e maestria. Un Berardo euforico più del solito; quasi come se, dopo tutta questa attesa (anche sua) fosse finalmente esploso nella sua voglia di suonare e far divertire il pubblico. Il brano “Cavalier faidit” irrompe in tutta la sua bellezza nella piazzetta e tutti o quasi ballano questo ritmo indiavolato. Suoni di cornamusa, violino, fisarmonica, ghironda con base ritmica accattivante e ricami di chitarra elettrica: un'autentica gioia per le orecchie. Forse l'unica pecca in queste musiche occitane sta nella ripetitività e nell'assonanza delle melodie; ma questi brani sono stati creati proprio per danzare nelle feste che dovevano durare tutta la notte. In effetti anche a Barolo siamo ormai nel cuore della notte e Berardo, tra una birra e una sigaretta consumate mentre si sta esibendo (“Cristu, deme d'la bira che l'ai sé”), sforna un brano dopo l'altro in un crescendo sempre più trascinante. Il brano “Serena” è un altro di quelli che permettono ai danzatori di mostrare tutta la loro abilità; Berardo stesso invita chi non danza a imparare dagli altri e unirsi a loro: “Cazzo, questa qui la dovete ballare tutti!”. Giunge anche il momento dell'inno occitano; una ballata lenta, cantata in coro, che si intitola “Se cianto” e suscita momenti di commozione. Berardo sul palco esprime la propria filosofia basata sulla lotta alle ingiustizie, alla ribellione dalle oppressioni e all'appoggio agli oppositori dell'Alta Velocità (ma lui è della valle Stura e non della Val Susa; se i valsusini vincono la loro battaglia, la Tav gliela andranno a fare davanti a casa sua!). Uno dei brani che preferisco è “Sem ancar ici” poiché esprime grande vitalità ed energia. E poi è lunghissimo; Berardo lo fa durare finché gli pare, a seconda di come si danno da fare i danzatori, fino a sfinirli.

Si va avanti per un'ora e oltre; il repertorio dei Lou Dalfin può durare ore e ore, come quando si svolgono le feste occitane, in Valle Stura. Ma qui a Barolo bisogna fare i conti con l'orario che ha superato ormai le due di notte; è ora di chiudere e l'imposizione severa dei vigili urbani, ormai pronti a verbalizzare, non lascia nemmeno il tempo dei saluti da parte del gruppo, che, in tutta fretta spegne gli amplificatori e si defila nel back stage. Siamo contenti lo stesso; dopo tutte queste ore di attesa (di cose, comunque, oggi a Barolo ne abbiamo viste e sentite), chiudere con i Lou Dalfin ha suggellato una giornata di assoluta spensieratezza in un luogo piacevole e con gente piacevole. Se ripetono la manifestazione, ci saremo anche il prossimo anno. A patto che vengano rispettati i tempi e soprattutto che i Lou Dalfin, se ci torneranno, possano iniziare a suonare con il sole ancora alto nel cielo.

Articolo  di  Giorgio