2013

Torino 8 dicembre - Borgo S. Dalmazzo CN 2 novembre - Rossana CN 4 ottobre

Castagnole Delle Lanze AT 27 agosto - Pian del Valasco CN 4 agosto - Cornaletto CN 9 agosto

Rubiana TO 15 giugno - Modena 11 maggio - Macra CN 27aprile - Torino 14 febbraio - Alba CN 22 dicembre

Sergio Berardo Alba 22 dicembre

Calendau

 

Sergio Berardo Torino 8 dicembre

Calendau ( Natale )

Piacevole serata di musica occitana presso il circolo Folk Club di Via Perrone 3 a Torino. Un luogo raccolto, nascosto nell'interrato di un anonimo palazzo d'epoca, che rappresenta il trampolino di lancio di numerosi artisti, italiani e internazionali, che propongono musica di nicchia, attinta principalmente dalla tradizione folk. L'altra sera, sul minuscolo palco e davanti a qualche decina di attenti spettatori ( la capienza massima del Folk Club è di cento persone ), è venuto a portare il suo messaggio di Natale , Sergio Berardo, fondatore e leader dei prestigiosi Lou Dalfin uno che il salto dal trampolino lo ha già fatto vent'anni fa. Ha lasciato a casa il suo gruppo ad eccezione della violinista Chiara Cesano e del chitarrista Enrico Gosmar. Ha aggiunto Roberto Avena alla fisarmonica, Enrica Bruno al flauto e percussioni e Carlo Revello al basso per un concerto acustico di eccezionale bellezza. “Calendau”, si intitola la performance; significa Natale, uno dei tanti nomi che il popolo occitano ha dato al giorno della natività del Signore. Ed ecco che il gruppo ha proposto proprio le arie ispirate al Natale, le musiche, le nenie, i racconti che si cantavano e suonavano durante le novene e l'attesa del Salvatore. Due ore di musica piacevole da ascoltare, con ritmi talvolta affievoliti, talvolta più incalzanti. Gli artisti sono tutti veramente bravi; Berardo mostra la consueta energia nel suonare, cantare, raccontare per ogni brano la sua origine o creazione. Titoli quasi impossibili da riferire poiché sono scritti in lingua occitana, che Berardo usa tranquillamente sia nel canto sia nel raccontare. Qualche titolo, comunque, ve lo voglio riferire, giusto per rimarcare l'atmosfera natalizia: Cantem Nadal, La Bona Novela, Venets Venets, e altre ancora. Io e Aldo abbiamo premiato idealmente la più bella che, secondo noi, è " La vierge ", con un Sergio Berardo che fa miracoli al flauto. Calorosi applausi ad ogni brano e ancor più forti dopo l'inno occitano “Se chanto”. Un concerto da bissare in una delle date che trovate sul sito dei Lou Dalfin. Andate a sentire ciò che abbiamo sentito noi e vedrete che per voi il Natale sarà ancora più bello!

Giorgio dei PoiriDalfin

Borgo S. Dalmazzo 2 novembre

Ancora una volta siamo accorsi al cospetto dei portentosi Lou Dalfin, ormai un nostro appuntamento fisso. Non deludono mai, i Lou Dalfin; ogni volta che li ascoltiamo è come se fosse la prima volta. E meno male che è così, poiché la loro comunque ricca scaletta si mantiene sempre sulla stessa linea di canzoni, quasi tutte attinte dai tre CD pubblicati. Ma, come si sa, Lou Dalfin, oltre che musica, vuol dire anche danza e i ritmi trascinanti dei loro brani occitani fanno ballare anche gli orsi come me. A Borgo San Dalmazzo, come da alcuni anni a questa parte, si svolge una tre giorni di musica occitana con gruppi locali e d'oltralpe. Si chiama Uvernada perché si svolge d'inverno (quasi) e fa da contraltare alla festa estiva (Estivada) che si svolge nel Delfinato. Il sabato è il giorno clou. A partire dal pomeriggio, nella tetra struttura comunale (forse una ex manifattura), vengono allestiti due palchi per la musica, una serie di bancarelle a tema (comprese quelle che mettono in vendita superlativi strumenti musicali artigianali come ghironde, viole, fisarmoniche, ukulele, tamburelli e i banchi di prodotti tipici). Biglietto di ingresso a dieci euro e presenza di almeno tremila persone, in prevalenza giovani. Sul palco c'è il bravo gruppo Rauba Capeu, di Nizza che ci da dentro con fisa e flauti scatenando il pubblico in danze occitane. Anche se il posto è ampio, la calca ostacola un po' le evoluzioni dei danzatori. E' anche un bel vedere per la presenza di leggiadre ragazze abbigliate in tenuta quasi estiva. Mentre aspettiamo, incontriamo alcuni componenti del gruppo. Ci dicono che occorrerà attendere fin quasi la mezzanotte per vederli sul palco. Lo sapevamo già e trascorriamo il tempo bighellonando tra le bancarelle e ascoltando i gruppi che precedono. Ma, quando si avvicina l'ora dei Nostri, ci avviciniamo anche noi al palco per assistere all'ennesimo concerto di quest'anno dei Lou Dalfin (saranno una dozzina).

La gente si stringe attorno al palco per l'inizio segnato dalla struggente Fila e poi via per la consueta cavalcata occitana. Sergio Berardo è in grande forma, così come tutti i ragazzi del gruppo. Li vediamo carichi, forse per via del luogo, del contesto, dei tremila presenti. Ce la mettono tutta, anche se, in apparenza, paiono non fare alcun sforzo per suonare a quei ritmi indiavolati. Stasera Chiara Cesano è fantastica col violino, direi eccelsa. Così come è eccelso Enrico Gosmar alla chitarra e Riccardo Serra alla batteria. Non da meno Dino Tron alle fisa e alle cornamuse, Mario Poletti alla ritmica con banjio, viola, mandolino e Daniele Giordano (dalla possente e discreta presenza scenica) al basso. Di Sergio Berardo non voglio aggiungere altro; a lui un tal Mike Jagger gli fa un baffo. Tutti belli i brani; le ballate dei cammisard e dei bandits sono piacevolissime come la sontuosa Branle des chevaux, quella che preferisco più di tutte. Terra è un'altra di quelle che ti entrano nel sangue, così come Labrit e Sem ancar ici. Sempre bello e toccante il momento dell'inno Se chanto con una ventina di cantori e suonatori sul palco. Oltre due ore di immersione occitana (e qui, a Borgo San Dalmazzo lo siamo anche geograficamente) che ci danno la carica fino al prossimo concerto; a cui, di certo, non mancheremo. Grazie ai Lou Dalfin e a tutti gli altri gruppi, a chi ha organizzato e a chi ha partecipato. Rientriamo nel cuore della notte a bordo della nuova Y di Aldo. L'abbiamo battezzata in Occitania. Le porterà fortuna.

Giorgio

Rossana CN 4 ottobre

Siamo tornati a Rossana, in bassa Val Varaita, per rivedere i nostri cari Lou Dalfin. E' stata, per noi, una settimana lunga: lavoro, impegni, fastidi, preoccupazioni. Chi non li ha. Un bel concerto togli tutto ci voleva proprio. E cosa c'è di meglio della musica occitana? E allora facciamo volentieri questi cinquanta chilometri per recarci all'annuale sagra della castagna e del fungo, due prodotti del territorio, assai diffusi e pregiati. Di castagne e funghi non ne abbiamo visti molti: la fiera si svolgerà l'indomani, e ci dispiace non parteciparvi. Intanto, godiamoci i Lou Dalfin. Ampio capannone di mille metri quadri, palco strumentale di rispetto e spazio, tanto spazio per i danzatori. Arriviamo presto e c'è ancora poca gente. Scopriamo che, prima dei Lou, sul palco, alle 22, salirà il gruppo occitano Raskas, musicisti dei dintorni, figli artistici degli stessi Lou Dalfin. Sono molto bravi, e, attraverso la loro performance, danno modo ai già numerosi danzatori, di scaldarsi i muscoli (in effetti la temperatura esterna non va oltre i dieci gradi e un bicchierozzo di vino aiuta sempre). Alle 23 ecco salire sul palco Sergio Berardo col suo gruppo. Si scusa del fatto che sono un po' arrugginiti poiché sono stati fermi per un certo periodo; noi non ce ne siamo accorti di tutta questa ruggine. Ci mettiamo in buona posizione acustica e visiva, proprio sotto il palco. Spazio per ballare ce n'è a sufficienza e i cento, duecento o trecento presenti, non arriveranno a pestarsi i piedi.

Si parte, come sempre con Fila e subito ci si immerge in queste magiche arie occitane sottolineate dalla soavità della ghironda e dall'incisività del sostegno ritmico di basso e batteria. I ricami di violino, chitarra solista, liuto e banjo, rendono il suono decisamente piacevole. Ecco Cavalier Faidit e Serena, una delle migliori. Berardo sprizza di energia e canta, suona, proclama, saltella, beve, sputa, cristona lanciando ampi sorrisi o sguardi cupi alla platea danzante o solo ascoltante. Ecco, i danzatori di ogni età ma anche tanta bella gioventù, sono il riflesso di questa energia pura che scaturisce dal palco; bello vedere, attraverso i movimenti, i sorrisi, le grida, la gioia, la spensieratezza, il piacere di divertirsi di questa gente allegra. Una sensazione contagiosa che fa rallegrare anche chi li osserva. E poi c'è gente che balla davvero bene! Si prosegue con le varie Seguide che sono l'emblema della narrazione storica occitana che deriva dagli antichi cantatori (o trovatori) che percorrevano le valli “dai Pirenei alle Alpi Marittime”, come ha ricordato Berardo. Bello il brano “Tero” e il richiamo alla madre terra, per un popolo sconfitto ma vivo, è sempre al centro dell'attenzione. Come in “Rondolina” o come in “Labrit”, un inno alla montagna abbandonata.

Sono finalmente riuscito a scoprire il titolo del brano che preferisco: “Branle des chevaux” che viene dal periodo medievale. Una melodia antica che i Lou Dalfin hanno saputo rendere efficace e trascinante. Assai bello il momento in cui Sergio ed Enrico danno vita ad un duetto di Viula e chitarra. Il titolo si riferisce semplicemente al modo di ballarlo, che somiglia al “movimento dei cavalli”. E, in effetti, è molto semplice da ballare. Ancora altri brani di grande incisività fino ad arrivare ai brani conclusivi Sem ancar ici e Se chanto dopo due ore di divertimento. I danzatori si sono intanto assottigliati: pochi resistono per tre ore di fila a dimenarsi in questi balli sfrenati. Si chiude all'una di notte, mentre fuori si è messo a piovere (una benedizione per i funghi). Ringraziamo i Lou Dalfin per queste altre emozioni che hanno contribuito a “ricaricarci le pile”. Quasi quasi ci dispiace non essere al loro cospetto a Laigueglia domenica ventura. Ma a inizio novembre saremo senz'altro presenti a Borgo San Dalmazzo per un'altra “carica”. Venite a caricarvi anche voi!

Giorgio

Castagnole Delle Lanze  AT  27 agosto

Pian del Valasco CN 4 agosto

Nulla di meglio per sfuggire all'afa opprimente di questi giorni che attanaglia la pianura piemontese, per recarsi in montagna in cerca di refrigerio. Capita ha fagiolo che i Lou Dalfin per il secondo anno consecutivo sono stati chiamati al Pian del Valasco, un pianoro sopra le Terme di Vinadio, raggiungibile con poco più di un'ora di una camminata non impegnativa. Il ritrovo per tutti a piedi, esclusi i fuoristrada che hanno portato su la strumentazione del gruppo, è stato il rifugio nel Pian del Valasco, ex palazzina di caccia dei Re, ristrutturato più volte e ora meta e partenza per molte escursioni in scenari montani d’incredibile bellezza. I Lou Dalfin capitanati da un inossidabile Sergio Berardo, hanno portato in questo affascinante scenario la loro musica occitana (che è anche diventata nostra ormai) ricca di bourrée a due e tre tempi di scottish e di farandule, diffondendole per tutta la vallata. Una giornata diversa dove molte persone hanno trascorso una giornata vivendo nel pieno rispetto la montagna. Penso che la montagna vada vissuta così, in semplicità, sopratutto a piedi e in amicizia, lo dice un ex alpino il quale ha vissuto la montagna nelle lunghe camminate a piedi con uno zaino pesante da portare senza avere nulla d'importante da portare. Era già bello all'ora in quelle condizioni , riuscendo comunque ad ammirare i panorami, figuriamoci adesso con la musica che mi piace e con amici.Lou Dalfin un'altra bella storia da vivere!

aldo

Cornaletto di Demonte CN 9 agosto

Dopo una settimana di lavoro nel caldo della fabbrica, l'idea di andare in un fresco luogo di montagna è molto appetibile. Appetibile quanto l'occasione di riascoltare dal vivo i Lou Dalfìn, chiamati a ravvivare la serata del venerdì in quel di Cornaletto, frazione di Demonte, capitale della Valle Stura, poco sopra Cuneo. Un'ennesima festa della birra in onore al patrono San Rocco, per una serie di serate in musica, cibi e allegria. Ma che bel posto, qui a Cornaletto (che nome buffo!) Soprano (che si trova sotto a Cornaletto Sottano :misteri della geografia)! A ridosso del dolce declivio della collina (siamo a 800 metri di altezza) troviamo questo fabbricato tondo con struttura in legno e tegole a coppo che sovrasta una pista da ballo circolare in cotto grigio. Intorno, la zona palco, le gradinate naturali, le aree bar e ristorazione. Il tutto molto ben illuminato e di piacevole colpo d'occhio. Gentilezza ed efficienza dell'organizzazione per accogliere e accontentare il visitatore che giunge quassù per soddisfare occhi, orecchie e pancia. Ed epidermide, vista la temperatura di diciassette gradi centigradi. Paghiamo gli onesti otto euro di ingresso e, per una volta tanto, ci accomodiamo ad un tavolo nei pressi del palco, sul bordo pista e a poca distanza dal gruppo che si sta apprestando ad iniziare il suo concerto. Sono da poco passate le 22 e Sergio Berardo, con i suoi paladini al completo, sta scaldando la sua viula mentre Aldo scalda la sua Nikon, ansiosa di riprendere le inquadrature più significative.

La pista da ballo è ancora vuota quando Sergio, Dino, Enrico, Chiara, Mario, Daniele e Riccardo attaccano con Fila; ma bastano pochi istanti per vedere giungere i danzatori pronti al cambio di ritmo del primo pezzo e scatenarsi in una champenoise. Per una volta vediamo che il numero di chi danza è adeguato alle dimensioni dello spazio a disposizione permettendo libertà di movimento. Come sempre, sono presenti molti giovani, gagliardi ragazzi e belle ragazze (qualcuno balla a piedi nudi) che acquistano, danzando, spensieratezza e leggiadria, assai piacevoli da osservare per la grande carica di vitalità sospinta dagli adrenalinici ritmi occitani. Berardo annuncia che sarà un concerto impostato su ritmi antichi, su brani del repertorio più classico, per dar modo ai presenti di abbandonarsi ai tradizionali balli o, semplicemente, ad ascoltare la storia e le favole in musica di questo mondo che ha le radici al di qua e al di la delle Alpi occidentali.

 

Quasi tre ore di grande musica, suonata da autentici professionisti; pare che suonino a memoria, con estrema facilità. In più mostrano di divertirsi così come si diverte chi li ascolta. Sotto quindi con i brani più conosciuti, passando dal Cavalier Faidit, ai Cammisards, i Rigodon, i Bandits. E poi ancora Labrit, Sem ancar ici, Pica lo fer, l'inno Se chanto, per finire su l'Anchoier e Serena. Ho ascoltato per la prima volta brani a me sconosciuti, attinti dalla produzione più ricercata del gruppo. Gruppo che ringrazio per aver espresso, in due o tre brani un'autentica vena metallara; perché, come sapete, nel nostro corpo circola sangue, ovvero emoglobina, ovvero ferro Fe+ senza il quale le nostre cellule morirebbero soffocate. E i Lou Dalfin contribuiscono certamente a infonderci energia e allegria e carica emotiva e tutto quel che volete. Insomma; una volta al mese prendete una bella dose di Lou Dalfin. Il prossimo appuntamento per noi è a Castagnole Lanze, martedì 27 agosto. Non mancate!

articolo di giorgio

 

 

RUBIANA  TO  15  GIUGNO  2013

MODENA  11  MAGGIO  2013

Fin dove arriva l'Occitania? Bella domanda; occorrerebbe sfogliare la storia dei popoli che hanno attraversato in lungo e in largo l'Europa dei secoli andati. Eppure qualcosa di occitano, abbandonando le care montagne, si è insinuato verso le noiose distese della Pianura Padana giungendo in quel di Modena, Emilia Romagna, terra di lambrusco, Verdi e Casadei. C'erano i Trovatori anche qui? Verdi ha scritto l'opera “Il Trovatore” e quindi, possiamo dire, un concerto dei Lou Dalfin nella terra delle Ferrari, può benissimo starci. Non potrebbe starci che due vagabondi come io e Aldo, decidessimo di sobbarcarci seicento chilometri per andarli a sentire. Ma una gitarella in Emilia, vista la meravigliosa giornata e la mancanza di alternative, si poteva anche fare. Andiamo! A Modena si è svolto il Raduno Nazionale della Protezione Civile, ed esattamente quella che fa capo all'organizzazione di volontariato Misericordie, diffusa in tutta Italia. Uno degli ultimi gruppi di Misericordie, si è formato ad Alba in occasione dei tragici eventi legati all'alluvione del '94 ed è grazie a questo ramo piemontese (quasi...occitano) che i Lou Dalfin, pensiamo, siano stati invitati per intrattenere con ghironda e cornamuse, la serata del sabato presso l'organizzatissimo campo allestito nel verde e vasto parco Enzo Ferrari, a due passi dal centro storico della città. Siamo giunti a Modena nel pomeriggio recandoci presso il tendone appositamente allestito per cerimonie, dimostrazioni e concerti. I Lou sono intenti alle prove e si stupiscono della nostra presenza (Cosa ci fate qui?). Pensiamo di non essere soli, che il gruppo si sia portato appresso una parte del suo numeroso seguito; ma ci accorgiamo presto che non è così. Pensiamo allora che anche a Modena ci siano simpatizzanti occitani. Il concerto inizierà alle 22 e decidiamo di farci un giro tra tir attrezzatissimi di ogni genere di supporto logistico, ambulanze, mezzi speciali, tende, ospedali da campo e vettovagliamento vario circondati da un'autentica invasione di fieri e disciplinati volontari in divisa. Non mi sento un pesce fuor d'acqua: sono volontario anch'io. Ma senza divisa oggi; semmai indosso la maglietta con la croce occitana.

Troviamo il tempo di fare un giro anche nel bel centro di Modena, città assai vivibile per l'ordine, la pulizia, le aree verdi e un centro storico da urlo. Lunghi viali ombrosi arricchiscono di verde una città dall'evidente opulenza. E' normale veder sfrecciare rossi bolidi Ferrari; oltre ai percorsi riservati ai pedoni e alle piste ciclabili, pare abbiano pensato di predisporre corsie riservate solo alle Ferrari! A Modena è famosa la torre della Ghirlandina; ma la sua abbagliante bellezza marmorea, oggi e domani, è offuscata dalla magnificenza dello spettacolo offerto da temerarie danzatrici che volteggiano a tempo di musica appese a lunghe funi a cinquanta metri d'altezza accarezzando con lievi ed eleganti tocchi le superfici verticali della torre. Si chiamano “performers verticali” e sono un incrocio tra arrampicatrici, funambole e danzatrici e ricevono, nel corso delle prove cui abbiamo assistito, innumerevoli applausi di stupore e approvazione. In loro convivono una grande dose di coraggio e audacia unite ad una buona dose di incoscienza e temerarietà. C'è da chiedersi come fanno. E dove caspita si allenino.

Dopo una gustosa ed onesta pizza, ritorniamo in Emilia-Occitagna per apprestarci a seguire il concerto dei nostri amici. Il tendone è pieno di volontari accomodati sulle sedie da giardino. Saremo in trecento. Davanti al palco, un grande spazio vuoto, lasciato libero per gli eventuali danzatori, separa il pubblico dagli artisti. Anche i due bravi comici che precedono il concerto, hanno il loro bel daffare per portare alla risata un pubblico certamente stanco e conseguentemente assonnato e distratto. Pensiamo che dopo le inflazionate battute dei comici, una bella botta di sveglia giungerà dai ritmi indiavolati dei balli occitani. Pensiamo. Ore 22.30: con notevole ritardo i Lou Dalfin salgono sul palco. Da trecento che eravamo, sotto il tendone ci riduciamo a duecento. Qualcuno non ha nemmeno tentato di aspettare di sentire una nota per decidere se era meglio andare a dormire o rimanere. Ma, boja di un cavalier faidit, non li avete invitati voi i Lou Dalfin a suonare? Io e Aldo ci avviciniamo per far vedere e sentire la nostra presenza, per battere le mani, per tentare qualche passo. Osserviamo mesti l'ampio spazio vuoto davanti al palco che appare desolato come il Sahara e immaginiamo i danzatori di bourrée a due e tre tempi, di scottish e di farandule che potrebbero finalmente danzare in ampi spazi senza pestarsi i piedi. Se qualcuno di essi avesse deciso di seguire il loro gruppo preferito, magari organizzando due o tre macchine o un piccolo pullman, si sarebbero divertiti alla grande!

Tuttavia, tuttavia,... Sergio Berardo e i suoi paladini sono dei veri, grandi professionisti e non si sono fatti impaurire dallo scarso pubblico (siamo solo più un centinaio) e sono andati spediti con Fila, Cavalier Faidit, Serena, Camisards, Ostu del diau, Labrit, Se chante, Sem ancar ici, Rondolina. Pica lu fer ricevendo, ad ogni modo, rispettosi applausi. Un concerto per pochi intimi; Aldo ha scattato foto salendo persino sul palco mentre io sono rimasto a godermi in prima fila le mosse di Chiara, Riccardo, Daniele, Enrico, Poletti, Tron e Sergio che non si è risparmiato nel cantare, suonare, saltare e parlare in Occitano ai presenti manco se fosse a Pradleves. Alla mezzanotte esatta chiusura brusca del concerto (orario stabilito dall'inflessibilità delle regole della Protezione Civile?). “Che serata di merda” ha detto Sergio. Per noi no; è andata bene così. Loro domani faranno i turisti per Modena (vadano anche a vedere le danzatrici verticali) mentre io e Aldo ci allontaniamo verso la macchina senza far rumore, per non svegliare i volontari... I volontari? Altroché dormire; hanno certamente organizzato una notte bianca! Sento il profumo della carne alla brace, tavoli imbanditi, ragazzi che giocano al pallone, altri che suonano strumenti. No; questa non è Occitania. E' solo autentica Bassa Padania. L'Occitania sta più su, in montagna, dove il cuore deve battere più forte. Arrivederci in Piemonte. Ritroveremo i Lou Dalfin ad Asti. Non più Emilia, non ancora Occitania; ma, almeno, Piemonte.

Giorgio dei PoiriDalfin

MACRA  CN  27  APRILE  2013

Cosa vuoi che siano quasi duecento chilometri di viaggio per recarsi al cospetto dei Lou Dalfin di cui siamo digiuni da oltre due mesi? Nulla, per noi che li amiamo e seguiamo già da qualche tempo. Pubblicizzato sul loro sito web come il primo concerto della stagione (in realtà il secondo, dopo quello di Torino del 14 febbraio), si è svolto in Val Maira, a Macra, nell'ambito della Festa degli Anciué, degli acciugai, figura tradizionale di quella zona del Piemonte Occitano che, con la scusa delle acciughe, commerciavano furbescamente il prezioso sale, impiegato a ricche dosi per conservarle, senza pagarne il dazio. Dopo aver percorso la tortuosa strada che sale nella stretta valle a partire da Dronero (siamo transitati davanti alla caserma dove Aldo ha prestato servizio militare come Alpino), siamo giunti nel recondito e solitario luogo verso le dieci di sera trovando una temperatura di poco superiore ai dieci gradi.

Nell'oscurità e nel silenzio del villaggio, il tendone bianco e le bancarelle illuminate e chiassose, sembravano luccicare come brillanti in un cofanetto di raso nero. Non molto grande la tensostruttura; molta gente, molti giovani, molta birra e molte acciughe. Abbiamo subito incontrato un sempre carico Sergio Berardo e i componenti della band, in attesa di iniziare la loro esibizione prevista per le 22. Palco molto ristretto e spazi ancora più ristretti per i potenziali, tradizionali, numerosi e instancabili danzatori. Mi chiedo sempre perché, in occasione di un concerto dei Lou Dalfin che, attraverso i loro ritmi fanno ballare anche i bradipi come me, non sia previsto un ampio spazio per chi vuole danzare le scottisch, le farandule, le bourrèe a due e tre tempi, eccetera. Se ci sono troppi danzatori, va a finire che si pestano, sempre rispettosamente, i piedi. Sogno un concerto dei Lou Dalfin in Piazza d'Armi a Torino. O in Piazza Galimberti a Cuneo.

 

Alle 22.15 ha avuto inizio il concertone. Tutto pronto, comprese le sei bottiglie di birra riservate a Sergio. E poi via, iniziando dalla consueta (e propiziatoria, visto che domani c'è il derby) Fila. E poi la consueta, potente, efficace, avvincente (vi risparmio gli altri ventisette aggettivi) scaletta impostata sulle ultime produzioni del gruppo (prima su tutte Cavalier Faidit). E avanti con Serena, i Bandits, i Rigodon, les Cammisards, l'inno Se Chanto, Sem ancar ici, Viroles, Labrit e qualche bel valzerotto, tanto per far riposare artisti e strumenti. Sergio deve asciugare spesso il disco rotante della sua viula inumidito (e reso inefficace) dalla condensa che si va a formare dai vapori degli irrefrenabili danzatori (per lo più giovani), che, ad un certo punto fa scendere una pioggia diffusa dal telone saturo di salina umidità (ah, già, siamo nel regno degli acciugai!!). Io e Aldo siamo proprio a ridosso degli artisti (per far foto e filmare qualcosa e anche perché la barriera umana ondeggiante non permette di spostarci); ma siamo in ottima visuale per apprezzare il lavoro del gruppo, efficace quanto, apparentemente, agevole.

Agevole un corno! Sergio è una fontana di sudore (ma lui suona, canta, balla, trascina, dirige, beve, fuma, sputa, sgrida, impreca per tre ore di fila) e non sappiamo dove trovi tutta questa energia. Lo ripeto; un tale che si chiama Mike Jagger, in confronto a lui, è un dilettante. Una bella carica per tutti: per chi ascolta, per chi balla, per chi beve laggiù al bar. Una serata enormemente elettrizzante (e assordante, poiché eravamo proprio a ridosso delle casse); ma va meglio. Mentre sto scrivendo comincio a risentire il soffice rumore dei tasti del mio computer). Dopo tre ore giuste di occitania pura, ci scoliamo anche noi l'unica Forst e ci avviamo verso casa, dove giungeremo ben oltre le due di notte. Ma ne è valsa la strada, la benzina, i timpani e il freddo che abbiamo trovato all'uscita (4 gradi). Ora attendiamo ansiosi i Lou Dalfin ai prossimi appuntamenti. So che c'è Modena l'11 maggio e poi Rubiana (Torino) e poi ancora Castagnole Lanze. Documentatevi, ragazzi, andate sul loro sito. Ci rivedremo in Occitania; ovunque si trovi.

articolo di Giorgio  fotografie di AldoDalfin

TORINO  14  FEBBRAIO  2013

Un bel regalo per i fidanzati torinesi e non, occitani e non, no Tav e non, granata e non. I Lou Dalfin, come da tradizione, hanno tenuto il loro bravo concerto d'inverno sul piazzale antistante la Chiesa del Monte dei Cappuccini, con annesso il Museo della Montagna. Un luogo fantastico come posizione: da qui avete tutta Torino ai vostri piedi con la Mole, Piazza Vittorio, il Po e i Murazzi, in rinnovamento. Si chiama il “Gran Ballo d'Inverno”, questo appuntamento sotto le stelle, sotto una falce di Luna e sotto di due gradi di temperatura. Gli organizzatori si sono raccomandati di indossare un abbigliamento consono alla stagione e al luogo: da alta montagna. Ma non ha fatto poi tutto questo freddo: tremila persone insieme, il ballo un po' sacrificato dagli spazi risultati ristretti per via della moltitudine e il calore della musica occitana, hanno evitato il principio di congelamento. C'era anche il vin brulè, molto più freddo, comunque, del sangue occitano che circola nelle vene di Sergio Berardo, che ha cantato e suonato per lungo tempo in sola maglietta.

I Lou Dalfin sono, da tempo, un'istituzione di profonda cultura occitana e piemontese, seguitissimi dai loro numerosissimi affezionati. Siamo stati ovunque, con loro, e, ogni volta, hanno riempito le piazze dove si esibivano. Merito della travolgente, coinvolgente e struggente musica occitana che il gruppo ha saputo arricchire di sfumature pop, rock, jazz, reggae, hip hop e via dicendo, mantenendo lo spirito armonico della tradizione. Una tradizione sottolineata dalla strumentazione classica del gruppo, composta, principalmente, dall'ammaliante ghironda, dalle fisarmoniche, dai flauti, dai pifferi, dalle cornamuse e dal violino sostenuti dalla notevole ed efficace base ritmica di chitarra, basso e batteria. Aggiungo, se non lo sapete già, che i musicisti sono tutti di collaudata esperienza e ineccepibile affiatamento. Qualcuno di loro è anche insegnante di musica. Capitanati da quell'esempio di potenza e convinzione di Berardo, i validi Dino Tron, Chiara Cesano, Enrico Gosmar, Mario Poletti, Daniele Giordano, Riccardo Serra ci hanno regalato una formidabile scaletta che ha saziato il pubblico per quasi tre ore filate.

Sono stati eseguiti tutti i migliori brani presenti sui due ultimi CD alternando i pezzi a seconda del relativo ballo. Avanti quindi con borreias, farandule, mazurche, champenois, scottish e via dicendo. Tra i brani più belli (ma è difficile stilare una classifica), Cavalier Faidit, Serena, Randulina, Pica lo fer, Fila, Labrit, Sem ancar ici e le trilogie dei vari Bandits, Cammisards e Rigodon. Tra uno sputo e l'altro il vulcanico Sergio Berardo trova il tempo di definire “babau” il Festival di Sanremo, e dedicare un'allegra strofa a quell'altro Cavaliere che tutti conosciamo. Proprio niente male questo primo concerto del 2013 dei Lou Dalfin (in realtà è il secondo poiché hanno suonato a Capodanno in Piazza San Carlo). Torino, quindi, è la città più amata dal gruppo e la città li ricambia con affetto (anche se più che occitana, Torino è di origine romano-celtica). Ai saluti, Sergio dà l'arrivederci a presto; noi ci contiamo, poiché non si può fare a meno di questa prorompente musica occitana. Un modo per restare uniti alle nostre tradizioni che, se torniamo indietro nel tempo, ci accomuna tutti quanti: torinesi e non, occitani e non, no Tav e non, granata e non.

Ci vediamo in Occitania!

Giorgio