2014

BORGO SAN DALMAZZO  CN  1 novembre

VERNANTE   CN  13 settembre

Cosa vuoi che siano cento chilometri per due affezionati, direi ormai patiti, come me e Aldo per assistere all'ennesima scorpacciata occitana. La stagione sta per concludersi e vogliamo raccogliere ancora qualche frutto da questi eccezionali gruppi che ci deliziano con le amate musiche che danno la vita. Vernante, in Val Vermenagna, e a un tiro di schioppo da Limone Piemonte e dalla Francia, è una deliziosa località famosa anche per i suoi murales dedicati alla favola di Pinocchio. Ma è anche territorio occitano e qui sono in tanti a parlare questa lingua di derivazione franco-provenzale. Io, a forza di sentirla, comincio a capirci qualcosa e magari, un bel giorno, mi decido a impararla bene. Arriviamo nella frescura dei 14 gradi di Vernante che sono quasi le ventidue ed entriamo nella bocciofila cittadina adibita stasera a tempio della musica occitana. La serata si intitola “Not et la curenta” e sappiamo già, io e mio fratello, che faremo le quattro.

Sono stati chiamati diversi gruppi per coprire le oltre sei ore di concerto: oltre ai Lou Dalfin che si esibiranno per ultimi, sono presenti Courenta minima orchestra, Suonatori della Val Vermenagna (tutti allievi del grande Sergio Berardo), gli straordinari Lu Rauba Capeu di Nizza e la novità, per me, Pitakass. Ce n'è per tutti i gusti. Quando entriamo nella bocciofila piena di gente, sul palco c'è il bravissimo Roberto alla fisarmonica con il suo gruppo e il loro trascinante ritmo ci fa subito entrare nell'atmosfera occitana. La superficie dove normalmente corrono le bocce è stata opportunamente ricoperta di assi per dar modo ai numerosi danzatori di esprimere la loro vitalità e la loro gioia attraverso i passi delle curente, delle escottish, le burée a due e tra tempi, dei circoli e di tutto il resto. Resto sempre affascinato dalla bravura dei suonatori che si esibiscono sul palco; queste cose sono, vi assicuro oppure lo sapete, altamente coinvolgenti. Ascolto la musica e osservo i danzatori per imparare i loro passi e migliorare le mie rudimentali doti di ballerino. Stasera la mia abituale dama non c'è; ma penso che non se la prenda se mi sia cimentato in qualche chapelloise o qualche circolo invitato da ragazze (sempre in maggioranza, come numero, sui maschi) che cercano un partner per formare la coppia danzante. Quando tocca ai Rauba Capel mi soffermo ad ascoltarli e vederli all'opera; non è la prima volta che li sento dal vivo. Posseggo anche il loro CD e devo dire che sono davvero straordinari. Pur essendo di Nizza in Francia, cantano in occitano e anche il piemontese, come la celebre “bergera”. E anche in italiano, con “O bella ciao”. Davvero molto bravi.

I Lou Dalfin salgono sul palco a mezzanotte precise. La gente è già tre ore che balla e pare che nessuno alzi bandiera bianca. Danzare occitano è come mangiare ciliegie; una danza tira l'altra. E' successo anche a me di gustare qualche ciliegina... Non ricordo di aver ballato così tanto come stasera. Solo a Santena ho ballato di più... E con i Lou Dalfin si raggiunge la vetta del piacere uditivo e visivo; sempre formidabili, sfornano la loro consueta scaletta che, nonostante sia composta, più o meno, sempre dagli stessi brani, accontenta grandi e piccini perché tutti i pezzi, davvero tutti, sono di fattura e confezione perfette. Resistiamo, io e Aldo, fino alle soglie delle tre di notte; pensiamo che basti. Ci sono ancora le date di Rossana e di Borgo per l'Uvernada dove chiuderemo anche noi la stagione. Grazie a chi ha organizzato, grazie a chi ha suonato, grazie a chi era presente. Un particolare ringraziamento e saluto alla gentile Daniela Mandrile (mi iscriverò ai corsi, promesso!) e alle varie dame che hanno sopportato la mia goffaggine (però sento che va meglio, abbiate pazienza!). All'uscita dal capannone ci ha accolto il fresco quasi pungente della valle immersa nel silenzio della montagna. In alto le stelle, belle, numerose e lucenti come da tanto che non vedevo, mi hanno sospinto ad un romantico pensiero verso colei che in quel momento mi faceva battere più forte il cuore.

Vai Aldo, adesso; riportami a casa. Fatti guidare dalle stelle di Orione.

Giorgio

2014

SCALENGHE      ALMESE      MONTA' D'ALBA

5 - 6 - 7 - settembre

Tre serate consecutive ad ascoltare, vivere, danzare i Lou Dalfin. Un bel regalo che ci siamo riservati io e Aldo all'inizio di questo settembre dai sapori estivi. Questa volta non mi dilungherò nel narrarvi di scalette e di brani eseguiti dal gruppo occitano. Vi dico solo che, in tre serate, i Lou Dalfin hanno deliziato oltre seimila persone. Il loro nome è, da tempo, garanzia di divertimento, bravura, coinvolgimento. La gente sa che quando ci sono loro a suonare in piazza, andarci diventa una questione obbligatoria. E per gente intendo piccini, adolescenti, giovani, adulti, anziani di ogni ceto. Se ne rende conto certamente Sergio Berardo che sorride a tutto palco parlando alla sua gente come parla un padre di famiglia ai suoi figli. Dice che loro sono “un pezzo di occitania mobile”, una frase che esprime tutta la forza del sangue che circola nelle loro vene. L'Occitania, un luogo che geograficamente non esiste, diventa un luogo vero, autentico di storia e usanze quando i Lou Dalfin ne cantano la gloria e la tradizione. Ci sentiamo tutti occitani con loro; un'esperienza da provare almeno una volta nella vita. Io credo di esserlo diventato, a forza di seguire questo solido e ormai storico gruppo nato nelle nostre valli del sud del Piemonte.

Scalenghe, vicino a Pinerolo, Almese, in provincia di Torino, all'imbocco della Val di Susa, e Montà d'Alba, provincia di Cuneo, sono stati il teatro di tre fantastici concerti. I brani li conosciamo già e non ne parlo; tutti belli e preziosi e storici e adatti per le ormai diffusissime danze occitane che la gente impara ballando insieme, accanto, copiando dai più bravi. Cito soltanto la struggente ballata “Joan Peirol” che Berardo ha proposto a Montà: ascoltate questo brano. E' uno dei miei preferiti.

Voglio parlare invece del grande affiatamento che esiste tra i sette componenti del gruppo in cui ognuno si esprime al meglio senza dover guardare gli altri; quasi come se suonassero individualmente. A Sergio Berardo basta sono un'occhiata, un cenno, un movimento di intesa, quasi impercettibili, per guidare gli altri nella sequenza della scaletta, nel mantenere il rif di un brano, nell'entrare in quello successivo. Insomma, qui un direttore d'orchestra non servirebbe a nulla perché si fa tutto a memoria. Non sono del mestiere ma mi sembra che di errori di esecuzione, ammesso che ce ne siano, ne facciano ben pochi. Divertimento nel divertimento sono anche le danze e noto che ci sono danzatori e danzatrici assai bravi che io invidio con tutto me stesso. Non sono ancora alla loro altezza, come bravura, ma mi piace cimentarmi ogni tanto con le semplici chapelloise o burrée o curente oppure i circoli circassi dove vengono le ragazze a proporsi per danzare. Ora entriamo nel periodo di chiusura di stagione del tour e incontreremo i Lou Dalfin nei loro templi di Vernante, Rossana e Borgo San Dalmazzo; luoghi dove si respira l'Occitania pura e dove musica, danze e divertimento si mescolano a giuste dosi per farci assaporare, in maniera molto particolare e profonda quella cosa che, soprattutto da queste parti, viene chiamata Vita.

Giorgio

Impossibile non assistere al concerto dei Lou Dalfin proprio qui nel tempio nomade di Castagnole Lanze. Qui i Poirinomadi si sono formati, qui hanno iniziato la loro avventura, qui hanno le loro radici. Ma non solo di Nomadi si sono saziati e Castagnole, per il suo “Festival Contro” in memoria di Augusto e Dante, che ha richiamato e richiama fior di artisti. Anche i Lou Dalfin li abbiamo conosciuti qui. E, dopo quella prima volta di Castagnole, altre decine e decine di concerti per godere dell'energia che sprigiona questo gruppo piemontese che diffonde anche al di fuori del territorio di origine le movimentate sonorità occitane. Serata baciata dall'ottimo clima e presenza di almeno duemila persone in Piazza San Bartolomeo. Io e Aldo eravamo in compagnia di alcuni amici di Poirino e abbiamo anche notato, con piacere, la presenza di molti altri amici nomadisti. In effetti, come ho già detto altre volte, i Lou Dalfin, capitanati da Sergio “Jagger” Berardo, posseggono tutte le sembianze e peculiarità nomadi che tanto amiamo. Vengono dalle valli e ci paiono ancor più “nomadi” degli stessi Nomadi.

Prima di loro si sono esibiti altri due gruppi che si esprimono sullo stesso genere: Brandafeu e Courenta Minima Orchestra che hanno iniziato a scaldare l'ambiente. Noi ne abbiamo approfittato per una buona pizza nella parte alta di Castagnole. Alle 22.30, nella pausa per il cambio strumenti, i consueti fuochi d'artificio che, data la distanza dal centro, si sono visti bene ma uditi poco. Non importa, per l'udito ci hanno pensato i Lou Dalfin che hanno attaccato alla grande con Fila e poi avanti con il loro prorompente repertorio. Subito la piazza si trasforma in un'unica sala danze e almeno trecento persone (io compreso con la mia, diciamo, partner ufficiale) si mettono a ballare le curente, le scottish, le chapelloise, i circoli circassi e le bourée a due e tre tempi. Ci si pesta i piedi spesse volte, ma non importa. Le danze sono semplici, divertenti e coinvolgenti. E fanno stare al caldo. Quasi tre ore di musica e danza e tre litri di sudore persi. E' stata una grande serata occitana. Sergio Berardo (innervositosi durante il concerto a causa della presenza di una pseudo fans salita sul palco a curiosare), si è scusato col pubblico per il brusco allontanamento della tipa e ha dato l'arrivederci al prossimo anno.

Poi, tutti all'American bar a dissetarci. Anche Berardo. Abbiamo scambiato con lui qualche parola complimentandoci per la serata. Lui ha ordinato qualcosa con la cannuccia. Ebbene, ha tirato fuori un coltellino e l'ha lavorata facendola diventare un improvvisato flauto ed ha accompagnato la canzone degli Stones Start me up che la radio del bar stava diffondendo in quel momento. Fenomenale!!! Buon inizio per la nostra partecipazione a Castagnole dove saremo presenti anche nelle prossime serate. Anche voi intervenite numerosi perché è un posto dove si sta bene. Un saluto a tutti gli amici occitani e non. E, siccome eravamo all'American Bar, voglio battere un 5 a tutti.

Giorgio

Saliceto  CN  10 agosto 2014

San Mauro Boves  CN  9 agosto 2014

Ormai è diventata una droga: Aldo, sempre puntuale, mi manda un sms chiedendomi di accompagnarlo a sentire i Lou Dalfin a Boves. Che domande! Anche senza vedere una stella cadente, il mio desiderio si è avverato lo stesso e, poco dopo le 20 eravamo già sulla A6. Siamo diretti non esattamente a Boves, ma a San Mauro, una sua frazione; per trovarla, essendo volontariamente sprovvisti di tom tom, ci affidiamo all'istinto; ma Aldo da queste parti ha fatto il militare e qualcosa si ricorda. Arriviamo sul posto e la prima cosa che stupisce sono le centinaia di auto parcheggiate nei prati e a bordo strada. In lontananza, almeno mezzo chilometro, le luci delle giostre e musica di sottofondo. Pensiamo di aver sbagliato sera; magari c'è un concerto dei Rolling Stones!.... Sbagliato. Ci sono, effettivamente, i Lou Dalfin e tutta quella gente, con moltissimi giovani, sono venuti qui alla festa di San Donato per divertirsi, stare insieme, mangiare e ballare. Infatti si respira una sana aria di festa. Ci saranno cinquecento persone sedute ai tavoli che mangiano e altrettante qui e là in attesa del concerto. Il luogo offre di tutto: stand per la distribuzione di cibo e bevande, giostre per grandi e bambini, sedie e panche per le madame e i monsù, banco di beneficenza e tanti sorrisi e tante persone felici. Mi prendo una birra e chiedo al simpatico ragazzo che me la serve, Fabio, come mai nella frazione di San Mauro si festeggia, invece, San Donato. Ho ottenuto la risposta più ovvia del mondo:”Perché a San Mauro (che cade il 15 gennaio), fa troppo freddo. San Donato era l'altro ieri e festeggiamo lui che cade di agosto!” Non fa una grinza. Devo anch'io chiedere al sindaco di Poirino di sostituire la festa di Sant'Orsola di ottobre con quella di Santa Brigida del 23 luglio!

Il palco, molto ristretto è stato predisposto in un punto strategico in modo da consentire anche alle tavolate (ancora esaurite alle 22) di seguire il concerto. Un'area formata da assi di legno, anche lei abbastanza ristretta, è stata predisposta per i danzatori. Salutiamo i componenti del gruppo mentre si stanno preparando e, anche loro (e li ringraziamo per questo) sono sempre contenti della nostra presenza. Pure stasera saranno bombardati di flash da parte di Aldo. Volevo ricordare una cosa: vi chiederete come mai i Poirinomadi, affezionati, appunto, ai Nomadi, si dedichino così tanto a questo gruppo occitano. Beh, se non l'avete ancora capito voi che leggete o voi che li avete visti, i Lou Dalfin posseggono anch'essi quell'impronta nomade in cui noi ci immedesimiamo. Forse sono più nomadi loro che non gli stessi Nomadi. A conferma di questo ricordo che al festival Contro di Castagnole Lanze, i Lou Dalfin e i Nomadi sono, da anni, presenze ormai stabili.

Stasera ci va bene; contrariamente ai recenti concerti di Villar Perosa e di Torre Pellice, non piove e non pioverà. Ormai manca poco all'inizio: Sergio Berardo richiama l'attenzione degli astanti annunciando l'inizio del concerto invitandoli ad avvicinarsi. Timidezza e indecisione prevalgono per qualche istante e Berardo insiste:”Allora, mi cagate o no? Se ci cagate noi cominciamo”. E al mixer:”Spara forte che dobbiamo coprire le giostre”. Così è: le note di Fila squassano le orecchie mentre la gente si predispone alle danze. Anche stasera sono senza la mia ballerina ufficiale; e quindi non so se danzerò. Anche perché infilarsi in mezzo a tutta quella gente che balla è un bel problema. Sono in ottima posizione per osservare il lavoro dei suonatori e apprezzo le magie di Chiara al violino ed Enrico alla lead guitar; mi sposto, e le stesse magie scaturiscono da Dino e da Mario. Impeccabile come sempre la base ritmica imposta da Riccardo alla batteria e Carlo al basso. Su tutti un euforico Berardo che domina il palco caricato dalla presenza di oltre mille persone visibilmente entusiaste. Noto la presenza di molti giovani che ballano, direi a meraviglia, le varie chapelloise, burrée, escottish, mazurke e polke occitane. Ammiro una ragazza di non più di vent'anni che danza leggiadra come se non avesse peso, quasi rimanesse più tempo sospesa nell'aria che con i piedi per terra.

Si va avanti con le varie Serena, Cavalier faidit, Picar lo ferre, i Bandits e i Camisards. Arriva anche l'agognata Branle des chevaux; poi l'inno, il Sem encar ici e via via tutte le altre. Qualcuna vado anche a danzarla, invitato, anzi sospinto, dalla brava flautista Enrica che, quando Berardo la chiama, sale sul palco a dare man forte al gruppo e quando non è sul palco si diletta volentieri col ballo. Mi dice che ha tre figli, tutti allievi di Berardo; la tradizione della musica occitana, dunque, prosegue. C'è un particolare brano facente parte della saga dei camisards che riguarda un tal Joan Cavalier, un intrepido combattente del passato. Riferisco una frase che Berardo ha detto riguardo al personaggio:”Se smetti di combattere per quello che ami, finirai di amare quello che hai”. E' stupenda: pensateci. Giungiamo ben oltre la mezzanotte e c'è ancora almeno un migliaio di persone. Domani sera 10 agosto il Lou Dalfin saranno ancora impegnati a Saliceto, nelle Langhe, e Berardo impone l'alt che è quasi l'una; non prima di averci regalato una sontuosa “La dansarem pus” come “colpo di grazia” a noi pubblico entusiasta di una serata davvero magica. Anche stavolta abbiamo constatato che il vino buono (e anche la sangria buona), stanno nella botte piccola. Una frazione di trecento anime ne ha radunate quattro volte tanto per questa magnifica serata. Bravi tutti. Ci vediamo, obbligatoriamente, alla prossima!!!

commento di giorgio

Torre Pellice  TO  1 agosto 2014

Non so quanti sono i concerti dei Lou Dalfin a cui abbiamo finora presenziato io e Aldo in questi ultimi anni. Cinquanta, ottanta, cento? Non li ho contati. Dopo un po' se ne perde il conto. Anche perché sono troppo divertenti e la loro musica troppo trascinante. Torre Pellice è stata un'altra occasione per rivederli. Un concerto non previsto andato, diciamo, in sostituzione dell'incontro con lo scrittore e attore Dario Fo che, per motivi di salute, non ha potuto partecipare alla manifestazione “Una Torre di libri” organizzata dal Comune. Una manifestazione assai ricca con numerosi ospiti internazionali. Torre Pellice è una deliziosa località poco dopo Pinerolo ed è la capitale del culto Valdese; e la sua bella piazza Muston è molto accogliente e adatta per ospitare concerti. C'è un bel palco fisso attrezzato di tutto, uno spiazzo piastrellato di fronte ideale per ballare e il tutto circondato da alberi secolari. Alle 21 eravamo sul posto assieme a numerosi affezionati. L'unica preoccupazione erano alcune nuvole grige e minacciose. In realtà, qualche goccia di pioggia è scesa, poco prima del concerto e ha fatto temere la sospensione. Già la settimana precedente, a Villar Perosa, la pioggia battente ha costretto i Lou Dalfin a traslocare al riparo e iniziare il concerto alle 22.30.

La scaletta dei Lou è praticamente sempre la stessa; così com'è fatta accontenta tutti; chi ascolta, chi vede, chi danza e loro suonano con incredibile affiatamento ed efficacia. Avanti quindi con curente, champenois, scottish, circassi e farandule. Man mano che suonavano, lo spiazzo sotto il palco si è saturato di danzatori di tutte le età. Manca sempre lo spazio per tutti; l'unica volta che ho visto un po' di spazio è stato in Piazza San Carlo a Torino. C'erano tremila persone che danzavano. Ho voluto scrivere questo articolo per raccontare di quando si è messo a piovere. Prima lievemente, poi più deciso e, infine, tipo bomba d'acqua. I musici se ne stavano all'asciutto e continuavano a suonare; ma i danzatori hanno dovuto man mano arrendersi ai voleri del nubifragio. Tuttavia ho visto con i miei occhi almeno una ventina di persone proseguire imperturbabili nelle danze proprio mentre il temporale raggiungeva il suo apice; si saranno inzuppati fino al midollo ma non hanno smesso di volteggiare. Persino Sergio Berardo ne è rimasto stupito e li ha ringraziati. Questo vuol dire grande attaccamento ed estrema fedeltà alle cose in cui si crede. Soltanto che domani questi eroi dell'acqua dovranno ricorrere a quintali di medicine per farsi passare bronchite e raffreddore. Ebbene, nonostante la serata meteorologicamente storta, la soddisfazione per aver ammirato questo straordinario gruppo supera di gran lunga il disagio dell'acqua e del freddo. Eppure siamo al primo di agosto. O no. Forse mi sto sbagliando.... La prossima volta che parto per assistere a un altro concerto dei Lou Dalfin, mi assicurerò che il cielo sia completamente Blu!

giorgio

Le due foto a seguire sono state scattate : la prima durante il concerto , l'altra appena terminato il concerto.

Robe da mat ! ... il tempo !

Villar Perosa  TO  25 luglio 2014

Le foto a seguire sono di Villar Perosa

San Marzano Oliveto  AT  28 giugno 2014

Grappolo contro Luppolo

Rieccoci tra le dolci colline dell'Alto Monferrato per assistere al concerto che i Lou Dalfin propongono presso questo ameno agriturismo Carussin dove la produzione di ottimi vini si mescola (in realtà i prodotti non vengono mescolati!!!) con quella della deliziosa birra artigianale. La manifestazione, infatti, si chiama “Grappolo contro Luppolo” e non si sa mai chi vince. Difficile trovare il posto, anche se c'eravamo già stati; pure i tom tom si confondono. Ma poi, cercando e chiedendo, si giunge in questo magnifico luogo dove la natura prevale sui manufatti umani. Si sta bene; il clima è ideale e le prime luci del tramonto creano un'atmosfera che contagia. Io, Aldo e l'amico Giancarlo arriviamo poco dopo le 21. Sergio Berardo e soci sono ancora intenti, all'interno dei caratteristici locali del cascinale, a decidere se far vincere il vino o la birra. Una decisione che ha messo in difficoltà pure il sottoscritto, grande estimatore di entrambi. Si paga un biglietto di ingresso di 6 euro e il braccialetto inamovibile del pass me lo cinge una deliziosa giovane ragazza dai lunghi capelli castani e dai meravigliosi occhi verde smeraldo. Parla con accento anglofono e la mia curiosità mi sospinge a indagare. Si tratta di una ragazza californiana, di Los Angeles. Si chiama Rebecca. Elogio i luoghi da cui giunge inoculati a me e a tutti gli italiani attraverso film e televisione. Lei sorride mentre le chiedo cosa le piace dell'Italia, visto che è qui. La risposta, giunta dopo breve riflessione, è una delle più belle che abbia mai sentito dedicate alla mia Patria:” Voi italiani avete il dono di dare il giusto tempo alle cose”. Ricorderò per sempre questa sua risposta e ricorderò per sempre il colore dei suoi occhi. Tranquilli, non mi sono preso una cotta; ce l'ho già. E' solo che attraverso la risposta di Rebecca posso introdurre l'argomento Lou Dalfin. Non è dunque vero che, anche quando si tratta di un concerto dei Lou Dalfin, noi “sappiamo dare il giusto tempo alle cose?”. Bene: è tempo di concerto e ci metteremo il giusto tempo. Anche qui, ovviamente.

Inizio alle 22.30 (un po' tardino, a dire il vero), con circa trecento persone come pubblico di cui un centinaio a ballare sul polveroso sterrato fronte palco (costituito, quest'ultimo, da un adeguato rimorchio Iveco telonato). Siamo in primissima fila, proprio sotto il palco, in compagnia di una coppia di appassionati giunti da Piacenza. Sono Alberto, impegnato nelle riprese con videocamera fissa, e la gentile signora Adriana. Facciamo conoscenza lamentandoci dell'enorme ritardo (i Rolling Stones a Roma hanno iniziato puntuali alle 21) e del fatto dello sterrato che creerà qualche problema di polvere (anche agli strumenti!).. Inizio con la classica Fila e poi via verso il loro collaudato repertorio ascoltato, gradito, applaudito e danzato. Il gruppo è particolarmente in forma e anche Sergio Berardo, tra un brano e l'altro, ne dice e stradice. Se la prende, abbastanza coloritamente, con i governati ladri, con le televisioni pettegole, con chi parla male del suo (e mio) Toro, con quelli che se ne stanno sulla collinetta di fronte inerti invece che mettersi a danzare. In effetti, stasera, c'è abbastanza spazio per ballare e i danzatori (in maggior parte giovani) ce la mettono tutta a muoversi al ritmo di fisa e viula e ad alzare una nuvola di polvere bianca. Mi ci metto pure io a ballare con la signora di Piacenza e con altre leggiadre dame.

Ho già espresso in precedenza alcune mie preferenze sui brani in scaletta; stasera ho particolarmente gradito la versione di “Joan Peirol”, succulento brano che inizia con sottofondo psichedelico sulle parole di Sergio che lo introduce narrando di questo personaggio diventato eroe nella battaglia navale tra inglesi e francesi ai tempi di Napoleone. Il pezzo si sviluppa in un crescendo ritmico accattivante conferendo ai Lou Dalfin caratteristica di rockers di prim'ordine: prossimamente, potrebbero benissimo partecipare al festival metal di Rho. Le quasi tre ore di concerto vanno avanti spedite tra una danza e una birra e, al termine dell'esibizione pare che il tempo sia davvero volato, talmente alto è stato il coinvolgimento. Ecco la dimostrazione tangibile che, anche stasera, abbiamo saputo “mettere il tempo giusto”. Anche se è passato in un amen. Al termine, non posso non andare da Berardo e dirgli questo:”Sergio, siete stati grandi anche stasera. Bravi. Scuta susì: se mi chiedessero ora cosa fai per renderti bella la vita rispondo: Mangio, bevo, faccio l'amore e vado ai concerti dei Lou Dalfin!”. Il suo abbraccio mi ha commosso. Era commosso anche lui. Ma io ho solo detto la verità! Dopo il concerto restiamo ancora un poco con loro a commentare e a ringraziare e poi decidiamo per un'ultima birra nei locali dell'azienda dove facciamo conoscenza di una coppia coetanea dove lui è svizzero e lei colombiana. Sono innamoratissimi di questo luogo: ci dicono che si sono sposati qui! Simpatici. Ora aspettiamo i Lou Dalfin sabato prossimo a Castelnuovo Don Bosco per un'altra scorpacciata occitana confidando nella partecipazione della mia dama preferita, stasera assente. Questo concerto è ormai andato e digerito. Torniamo a Poirino sazi. Ma prima voglio rivedere solo per un attimo quegli splendidi occhi verdi nati oltreoceano....

Giorgio

Torino 23 giugno 2014  Borgo Medievale

Concerto da fiaba

All'intero dello splendido Borgo Medievale sulle rive del Po a Torino in un'atmosfera da fiaba, Sergio Berardo si è ripresentato con il suo nuovo gruppo “ La Quimera “ formazione di musica popolare, più acustica rispetto allo storico "dalfin" che ha promosso e continua a segnare la rinascita culturale d'oc cis e transalpina. Nata nell'inverno scorso per proporre uno spettacolo dedicato al Natale in occitania, La Quimera offre, nella propria versione estiva, un repertorio da ballo che spazia dalla musica delle nostre valli alle differenti danze dell'area d'oc come borreias, escotichas, rondeus, rigodons ecc. Agli strumenti tipici della tradizione occitana come ghironda, fisarmonica cromatica e diatonica, violino, fifre, cornamuse, La Quimera affianca una sezione ritmica formata dal basso e da un set minimale di batteria. Il tutto realizzato lasciando più spazio allo swing, al ragtime, al liscio che non al rock d'ispirazione “delfiniana” così noto nelle valli e altrove. Il gruppo si compone di Riccardo Serra (batteria), Carlo Revello (basso), Chiara Cesano (violino), Enrica Bruna (fifre, flauti), Roberto Avena (fisarmonica cromatica), oltre a Sergio Berardo (ghironda, organetto, flauti, cornamuse, ukulele). Le due ore abbondanti di musica raffinata, suonata magistralmente senza sbavature, con la regia dell'amico Berardo, sono trascorse troppo velocemente per poterle apprezzare pienamente. Sergio Berardo ha fatto nuovamente centro, ma questo forse lui lo sapeva già prima di inoltrarsi in questa nuova avventura ... con musicisti bravi così!

Aldo e Giorgio

Giusto precisare che una parte dell'articolo è stato preso dal sito web dei Lou Dalfin , per spiegare la formazione de " La Quimera "

Dronereo CN 31 maggio

A Dronero, porta della Val Maira, si svolge la tradizionale Fiera degli Acciugai, manifestazione ricca di piacevoli iniziative culturali, musicali e culinarie. Inevitabile, quindi, un concerto dei Lou Dalfin, che qui sono di casa. Io e Aldo non resistiamo al richiamo occitano e dirigiamo volentieri i nostri passi sotto queste verdi montagne del cuneese. Alle 21 eravamo sul posto; Aldo ritrova la bella località dove prestò servizio militare negli alpini e ritroviamo anche una certa frescura che ci ha fatto pentire di non essere arrivati attrezzati con piumini e stufe a legna. Ci stupiamo del fatto che il concerto si svolgerà all'aperto, in località Pra Brunet che, appunto, è un verde prato posto a poca distanza dalla piazza principale. Ci sarà anche umidità, quindi. Forse, pensiamo, per questo motivo, verrà poca gente. Le ultime parole famose: dal deserto di pochi minuti prima delle 22, ora prevista per l'inizio del concerto, la gente ha cominciato ad affluire numerosa (ma dove si erano nascosti tutti?) fino a raggiungere le circa duemila persone quindici minuti dopo. Anche Sergio Berardo stesso se ne è stupito. Partenza con Fila e subito il prato antistante al palco è stato preso d'assalto dai numerosi danzatori; gli occitani ballano su qualsiasi superficie e, al termine della serata, dopo tre ore di calpestio, di quell'erba rimarrà ben poco...

I Lou Dalfin sono sempre tremendamente coinvolgenti con i loro ritmi veloci e le ballate che parlano di natura, storia, leggenda e avventura. Sul palco c'è anche la brava flautista Erica che da man forte agli altri sette. La scaletta è molto ricca; quasi completa, direi, con i brani più conosciuti del gruppo e che non sto a ripetere. Sono rimasto sotto il palco a vedere ed ascoltare i musicisti, spettacolari nella loro interpretazione e non mi sono voluto buttare nella mischia dei danzatori, spettacolari anche loro. Ho notato e apprezzato autentici campioni che mi hanno permesso di ripassare i passi che ho appena imparato. Numerosi danzatori, sfidando il freddo, si sono messi in maniche corte e qualche dama aveva le spalle nude e gambe scoperte; un bel coraggio con 7 gradi di temperatura. Aldo, infreddolito, scattava foto anche salendo sul palco e Daniele, il bassista, deve averlo visto tremare se, ad un certo punto gli ha prestato la sua felpa. Grazie. Il concerto è durato fin quasi all'una di notte per tre ore continue di arie occitane. I Lou Dalfin si sono guadagnati ripetuti applausi poiché la loro è pura energia che scaturisce dai loro strumenti. Energia che viene riversata sugli infaticabili danzatori cui auguro buona salute dopo la sudata al freddo di quel prato. Ma per i Lou Dalfin si fa questo ed altro e, al termine del concerto, dopo esserci congedati da loro, io e Aldo ce ne torniamo al tepore della pianura con il cuore e la mente ricaricati a dovere per affrontare i giorni a seguire.... fino al prossimo concerto di questo meraviglioso gruppo. Alla prossima, dunque. Noi “Sem ancar ici”.

Giorgio

Santena TO 17 maggio

Primo concerto dell'anno per noi Poirinomadi al cospetto dei colossali Lou Dalfin, dopo la pausa invernale (interrotta solo dalla tradizionale Festa degli innamorati al Monte dei Cappuccini di Torino). Ci troviamo a Santena (TO) cittadina storicamente famosa per ospitare il sepolcro di Camillo Benso conte di Cavour e arcinota per la produzione degli asparagi. Ora, per due poirinesi come noi, avvicinarsi alla concorrenziale asparagiaia di Santena appare come un tradimento. Ma la festa di Poirino è già passata e questo sabato sera abbandoniamo volentieri il nostro paesello per venire ad ascoltare Sergio Berardo e soci. Sto scherzando. Non è stato invece uno scherzo, per me, decidere di partecipare allo stage di danze occitane organizzato dall'associazione Borgo Taggia. Dopo decine di concerti dei Lou Dalfin, dove me ne stavo immobile e inerte ad osservare invidioso gli altri danzare, ho deciso di “scendere in pista” anch'io. Almeno una ragione valida ce l'avevo; ma non ve la dico. Ebbene, sono stato tre ore in compagnia di un simpatico gruppo di una settantina di persone a imparare i vari passi di curenta, burrèe, scottish e champenoise varie svoltosi nel pomeriggio presso la palestra scolastica e, almeno una infarinatura d'inizio l'ho ricevuta. Bene. Alle 19 stravolto dall'esperienza, avviandomi verso una doccia ristoratrice, sono transitato nei pressi del palco dove il gruppo era intento a mettere a punto la strumentazione. Ho visto e salutato Sergio Berardo (che, “propi cume an cit”, mi ha subito mostrato il suo nuovo tatuaggio a tema, ovviamente, occitano) e gli altri componenti del gruppo trovandoli già carichi ed entusiasti. Davanti al palco ho notato che è stata posizionata una pedana in legno di circa 400 metri quadri per ospitare i danzatori; basterà?

Un paio d'ore dopo, rimesso a nuovo, ripulito e cambiato, ero già di ritorno, accompagnato da altri amici di Poirino e da Aldo, già pronto sotto il palco per il suo consueto servizio fotografico. Il gruppo ha dovuto attendere che la moltitudine di gente accorsa per l'occasione terminasse la cena a base di asparagi organizzata dalla Pro Loco sotto l'antistante tendone. Il gruppo di noi poirinesi, invece, è arrivato già cenato e si è guardato bene dal gustare i prodotti della concorrenza. Un caffè e un limoncello (non “asparagello”) ed eravamo pronti sotto al palco per applaudire i Lou Dalfin. Il concerto è iniziato poco prima delle 22. Berardo ha dato il benvenuto alle circa duemila (!) persone presenti affermando che questa era la loro prima esibizione a Santena (luogo che Sergio, da piccolo, immaginava disseminato di castelli con le torri a forma di asparago). Sempre simpatico il nostro fantasmagorico portavoce della gente occitana.. Consueto inizio con l'inno granata “Fila” che serve a scaldare il cuore e a creare, sulla pedana, lo spazio necessario per danzare e poi via per tre ore di concerto a spron battuto attraverso i brani più significativi della recente produzione loudalfiana. Naturalmente, dopo tutte le fatiche del pomeriggio, ho messo in pratica ciò che avevo imparato inserendomi nella bolgia dei numerosissimi danzatori. Ringrazio e mi scuso fin d'ora con le gentili damigelle che, a turno, hanno sopportato la mia foga da principiante, ma devo dirvi che ballare occitano è una cosa che prende assai. L'unica cosa storta è che uno pensa a ballare e non apprezza, come si dovrebbe, le notevoli capacità e potenzialità strumentali del gruppo e si perde la magia di quei suoni carichi di vitalità e potenza. Avanti quindi con “Cavalier faidit”, “Serena”, “Les cammisards”, “Pica lu fer”, “I bandits”, “Sem ancar ici”, l'inno “Se chante” e la stupenda “Branle des chevaux”.

Per dovere di cronaca voglio ricordare qui i nomi del gruppo: Chiara Cesano al violino, Enrico Gosmar alla chitarra, Riccardo Serra alla batteria, Dino Tron alle fisa e alle cornamuse, Mario Poletti alla ritmica con banjio, viola, mandolino e Daniele Giordano (dalla possente e discreta presenza scenica) al basso. Di Sergio Berardo non voglio aggiungere altro; al suo confronto un tal Mike Jagger appare, sul palco, come uno zombie. Grandi applausi al termine del concerto con saluto finale e ringraziamenti dal palco da parte del Sindaco Dott. Ugo Baldi e delle altre autorità; tutti ampiamente soddisfatti, quasi sorpresi dall'affluenza di pubblico. Ma noi questo lo sapevamo già perché i Lou Dalfin piacciono a tutti e rappresentano una garanzia di successo. Quindi, caro Signor Sindaco di Santena, quando inviti gruppi come questi puoi stare tranquillo che la gente accorre numerosa. Magari, se vuoi, prova a pensare di invitare i nostri cari Nomadi e vedrai che sarai ancora più soddisfatto. Grande serata di musica e danza occitana quindi; i Lou Dalfin non deludono mai e, tra gli amici che ho portato con me, c'era qualcuno che non li aveva mai sentiti. Ebbene, questo qualcuno, me l'ha già detto, replicherà presto e andrà a riascoltarli entusiasta nei prossimi concerti, come quello di Castelnuovo Don Bosco a luglio. Bravo Giancarlo! Un saluto a tutta la famiglia occitana, agli insegnanti dello stage e alle mie adorabili e pazienti ballerine: Mariangela uno, Mariangela due, Domenica uno (scusate me io le ragazze le devo numerare, altrimenti mi confondo) e altre sconosciute dame con cui ho incrociato fuggevoli sguardi e scambiato pesanti pedate.

Giorgio