2017

Saluzzo  Cn  4 novembre 2017

Tutto a inizio o per meglio dire ... fine, il trentun ottobre al teatro della Concordia di Venaria Reale, per continuare di lì a pochi giorni all'Uvernada di Saluzzo. Scusate il gioco di parole per definire la chiusura delle danze e della musica di quest'anno Occit'amo. Al teatro della Concordia un'anteprima raffinata della musica tradizionale popolare, tra Sud e Nord con la pizzica della Paranza del Geco e il suono elettronico del Gran Bal Dub ad accompagnare tre strumenti nobili come il violino, fisarmonica e la Ghironda, strumento principe delle vallate occitane. Una serata ad alto livello musicale tra sud e nord dove non ci sono stati vincitori, personalmente preferisco la musica proposta dal Gran Bal Dub che si avvicina di più al mio spirito rock . Teatro gremito di gente , il numero giusto per permettere a tutti , nell'ampio parterre , di fondersi nella danza tra pizzica , taranta e quella occitana.Un antipasto ricco di musica in attesa del piatto forte che di li a due giorni prenderà il via a Saluzzo con l'Uvernada , dove non potrò mancare.

foto fatte a Venaria Reale TO al teatro della Concordia

Delle quattro serate in programma a Saluzzo , ho voluto essere presente quest'anno anche a quella che ha preceduto il concerto dei Lou Dalfin per assistere al concerto del gruppo Bosniaco i Dubioza Kolektiv, per sentito dire spettacolari, lo sono stati. Come mi ha detto un'amica incontrata prima del concerto dei Dubioza “ questi spaccano, nel senso ti svegliano con i loro ritmi frenetici. Raccontarli certi gruppi viene difficile, questi vanno vissuti, certo bisogna avere il mio spirito di un sessantenne che ha appena compiuto diciotto anni, beve birra e viaggia in Harley e quando c'è musica che “ spacca “ non si tira indietro. Musica fino a notte fonda , la sera ci sarebbero stati i Dalfin , a pensarci bene , potevo rimanere lì a dormire nel vicino accampamento autorizzato dei migranti che arrivano da tutta Italia per la raccolta della frutta delle campagne Saluzzesi, ma correvo il rischio al mattino di trovarmi con loro a raccogliere Kiwi e Mele, pertanto rapida fuga al mio paesello per tornare di lì a poche ore. Per me Uvernada significa Lou Dalfin , dove ci sono loro , ci sono io , quando ci posso andare . Come prevedibile il L'ampio pala CRS di Saluzzo era gremito, un migliaio di persone per la festa occitana, con musica, cibo del territorio, birre artigianali, danze, liuteria e quant'altro per far vivere la cultura del territorio del Monviso, una grande festa per tutti. Io non ho ballato, non ho bevuto, perché poi dopo è facile che ti becchino appena fuori con la storia ... “siamo tutti ubriachi” e ti fanno . gonfiare i palloncini, se volano sei ubriaco altrimenti no, pertanto scatto foto e mi diverto poi per me la festa continua a casa nei giorni successivi a fare quello che vedete e leggete , trovo bella l'idea di rendere pubblica la mia passione agli interessati , a titolo gratuito. Probabilmente con il tempo anche se non imparerò a ballare , forse imparerò la lingua occitana per comprendere le canzoni ma , devo dire che tutto sommato non me ne importa, ascoltando la musica dei Dalfin è come ascoltare la musica Inglese, non la capisco però mi piace. Infatti, non riesco a capire quando ogni tanto qualcuno avvicinandosi al palco durante un concerto, dice a “Sergio Berardo “ non capisco un “ cazzo “ quindi tutti quelli che non parlano le lingue, non piace la musica straniera? Ma! Concerto iniziato alle undici, perché prima e dopo altri gruppi si esibiscono e i Dalfin terminano all'una e trenta, sempre troppo veloce il tempo passa quando li ascolti, la gente resterebbe sempre attaccata alle transenne come una calamita sul ferro, per ascoltarli sempre di più del tempo stabilito dalla scaletta musicale. Consueti saluti a tutto il gruppo in attesa di nuove e magari inaspettate serate fuori calendario. Un saluto e un ringraziamento a Nicola per avermi lasciato un Pass fotografico in questa serata leggermente e giustamente più blindata del solito.

aldo

Carignano  To  30 settembre 2017

È la festa “ Dle Masche “ a Carignano sabato 30 settembre e per una notte il centro storico del paese si veste d'antico, riportandoci nel XV secolo, quando imperversava l'inquisizione fondata dalla Chiesa atta a indagare e punire i sostenitori di teorie contro l'ortodossia cattolica. Carignano per mano dell'efficiente Pro Loco, questa sera vuole ricordare con questa festa le tre donne di Carignano che nel 1493 furono mandate al rogo colpevoli di stregonerie varie, io personalmente non la chiamerei festa una ricorrenza che ricorda un martirio. Fatto sta che questa sera è stata dedica alla rievocazione storica di quell'evento, dagli attori della compagnia Fric-Filo2 e numerosi figuranti in abiti dell'epoca, che hanno sfilato per le vie del centro storico, trascinando le tre povere donne al supplizio finale nella piazza centrale di Carignano. Terminata la parte storica, che serve sempre per riflettere sugli errori del passato, la manifestazione è proseguita sulle note delle musiche Occitane dei Lou Dalfin, per dare il vero valore al nome “festa “ Non posso mancare al concerto dei Dalfin la loro musica mi è entrata nelle vene e la loro amicizia nel cuore, augurandomi di risentire un concerto coinvolgente come il precedente ai “ Murazzi “ di Torino. Come sospettavo il concerto in gran parte lo fa il pubblico, non basta riempire una piazza di gente com'è avvenuto a Carignano, la gente deve trascinare chi suona sul palco e qua lo si è fatto solo fino a metà concerto poi sono rimasti i fan quelli che si vogliono divertire. In cambio i Dalfin hanno regalato due ore e mezza di trascinante musica, terminata all'una, forse sì un po' tardi, ma prima dovevamo bruciare tre donne. Quando parlo dei Dalfin, non voglio imporre la mia passione musicale, semplicemente perché io vivo di musica, ma chi vive di musica, soprattutto quella live, dovrebbe apprezzare anche questa. Presi singolarmente i Dalfin mi ci perderei a trovare aggettivi idonei per raccontarli, ma stasera osservavo con particolare piacere Enrico Gosmar su alcuni brani, ad azionare la leva tremolo della sua chitarra, per riproporre un suono simile a un aeroplano, imitandolo anche nel gesto. Piccoli risvolti che un occhio attento può notare, certo i danzatori loro sentono solo il tempo della musica, questi aspetti poco interessano, ma io non danzo e mi dedico alla musica. Questo concerto aldilà del contesto è l'ultimo della stagione a parte la festa conclusiva Occitana a Saluzzo chiamata “ Uvernada “ che si terrà a fine ottobre. Un solo rammarico per me questa sera, altri amici suonavano da un'altra parte e quando ci sono queste concomitanze è sempre difficile escludere qualcuno, non tanto per la musica, ma per l'amicizia che si è instaurata negli anni.

aldo

Torino ( Murazzi )  22 settembre 2017

Ogni tanto i Lou Dalfin scendono a Torino per rallegrare la capitale sabauda con le loro musiche occitane condite da energico pop, folk e rock. Dopo piazza Vittorio, piazza San Carlo, Monte dei Cappuccini, Palavela, Folk Club e numerosi altri posti torinesi degli anni passati, eccoli al circolo autonomo Csa dei Murazzi, al numero 39. Proprio di fronte all'imbarcadero dei defunti Valentino e Valentina, vittime dell'ultima piena del Po. Un Po sporco, quasi stagnante, puzzolente e pieno di porcherie vegetali e rifiuti vari. Non è un bel vedere e il buio aiuta a nascondere la visione di un luogo che occorrerebbe, con la collaborazione di tutti, mantenere vivo e pulito. I Murazzi, antico luogo di immagazzinaggio di barche e merci varie, divenne, col tempo, il punto di ritrovo della movida torinese. Qui, fino a qualche anno fa, pullulava di locali per i giovani e non si riusciva a camminare, tanta era la folla. I giovani trascorrevano l'intera notte qui, a bere birra e alcolici vari inframmezzati da notevoli dosi di apparente felicità artificiale che i numerosi nordafricani presenti offrivano mentre passavi loro accanto. Dopo la chiusura amministrativa dei Murazzi, la movida, imperterrita, si è spostata altrove; nel Quadrilatero, a San Salvario, in piazza Vittorio e, accanto al fiume, rimase solo....il fiume. Qualche locale è però sopravvissuto; di quelli autonomi, i circoli sociali e politici. Roba di nicchia. Ed è proprio in uno di questi che i Lou Dalfin sono stati chiamati per esprimere, per un certo verso, il loro appoggio attraverso un concerto che è sempre un pro o un contro a qualcosa. Insomma, l'ideale per un luogo come questo. Io e Aldo siamo giunti per tempo, alle 22, faticando per trovare un parcheggio. Il concerto, a detta dei giornali, sarebbe iniziato alle 22.30 e, infatti, c'era già parecchia gente in attesa. Abbiamo pagato i cinque euro di ingresso e lì ci è stato detto che il concerto sarebbe iniziato solo alla mezza. Praticamente, il giorno dopo. Pazienza, siamo qui e aspettiamo bevendo una birra o anche due... Il locale è quello che ci si aspetta: un bar e uno stanzone dove le colonne portanti in muratura fanno da padrone. Una cela addirittura parte del palco, posto in fondo e, davanti, poco spazio per il pubblico. Figuriamoci per danzare. Vi risparmio le due ore di attesa e vado direttamente al concerto, iniziato puntuale alle 00.30.

Gruppo al completo (con Enrica al flauto), bello carico così come sono cariche le circa duecento persone presenti; quasi tutti giovani. I Dalfin attaccano la loro consueta scaletta e i danzatori fanno come possono (qualcuno danza anche fuori, in riva al fiume); ma il sound è forte e gradevole. Una piacevole sorpresa sono tre brani inediti per noi, mai ascoltati. “L'estaca”, dedicato al popolo catalano in vena di scissione dalla Spagna, poi “Lou pal” di grande energia ed ispirazione occitana e “L'aglas” (l'avvoltoio), splendida ballata in stile “Joan Pejrol”. Una meraviglia. I Lou Dalfin non smettono mai di stupire. Un Sergio Berardo che per due ore filate fa di tutto, oltre che suonare. Si permette di cantare anche da sdraiato, cosa che un certo Mike Jagger non fa. Chiusura tra gli applausi alle due e mezza. Tutto perfetto, in una location particolare. L'unica pecca è che il locale, chissà perché, è sprovvisto di servizi igienici ed occorre aggiustarsi andandosi a nascondere dietro i bidoni della spazzatura allineati sulla banchina. Tornando verso la macchina, ancora una moltitudine di disordine giovanile ovunque, compreso mucchi di bottiglie rotte e resti di gozzovigli lasciati alla mercé di gabbiani e cornacchie mattutini. E, per ultimo, l'amarezza, nelle ore che siamo rimasti in zona, di non aver visto uno, dico, almeno un agente dei servizi d'ordine. Quando sei così, mia cara Torino, non mi piaci. Lou Dalfin a parte, ovviamente.

Giorgio dei Lou Poirin

Almese  TO   9 settembre 2017

I preannunciati temporali di questa torrida fine estate sono arrivati, mettendo a rischio molti eventi all'aperto compreso il concerto dei Dalfin ad Almese. Fossero solo temporali, ma ormai sono definite “ bombe d'acqua “ per la violenza e intensità dell'acqua che cade in poco tempo, nemmeno un palco coperto come quello per il concerto di Almese, potrebbe essere da riparo. Fortunatamente il temporale pomeridiano non ha guastato la festa serale di musica, di giochi e soprattutto per gli ormai famosi “ Street Food “ più comunemente chiamati: cibi di strada. Undicesimo concerto per me dei Lou Dalfin, se non se ne aggiungeranno altri (ma credo di si) con quello del trenta settembre a Carignano saranno dodici, una media di una volta al mese al cospetto degli amici Dalfin. Concerti ne hanno molti di più, seguo quelli che posso, poi credo che restando sulla media che ho citato due righe fa, permette di andare ai concerti sempre con grande entusiasmo e voglia di sentirli. Come dice Giorgio il fratello “Poiridalfin” assente questa sera per altri impegni, scrivere sovente si corre il rischio di ripetersi, concordo, in fin dei conti il suo articolo di Castagnole Lanze è l'articolo dell'anno per noi il quale descrive nei dettagli quello che sono per noi i Lou Dalfin. Concerto sempre intenso, sono professionisti, non importa se alcuni di loro sono stanchi per il rientro da un altro concerto dalla Francia del giorno precedente o perché può capitare di non essere in forma fisicamente, quello lo so io che li conosco, la maggior parte del pubblico vedente o danzante che sia, non se ne accorge. Le consuete due ore di musica nella piazza del Municipio di Almese sono confezionate alla meraviglia, dove il cielo ancora minaccioso di pioggia, si è arreso sulla musica Occitana dei Lou Dalfin di Sergio Berardo.

aldo

Castagnole Lanze  AT   29 agosto 2017

Ormai è diventato un dovere, un obbligo, quasi un'auto-imposizione recarsi a Castagnole Lanze per assistere al concerto dei Lou Dalfin. Speriamo che stasera facciano “Joan Pejrol”. Sono loro, e non i deludenti Nomadi (vedi articolo) o qualcun altro a dare il vero senso a questo “Festival Contro”. Almeno Sergio Berardo, autentico leone da palcoscenico, esprime il suo pensiero dicendo cose giuste condivise da chi le ascolta. Eppoi ci sono loro, i Dalfin, con la loro prorompente musica occitana espressa in totale affiatamento e armonia. Speriamo che stasera facciano “Joan Pejrol”. Io e Aldo siamo giunti a Castagnole armati del necessario entusiasmo poco dopo le 21. Sappiamo che stasera il concerto inizierà alle 23 dopo i consueti fuochi d'artificio che concludono la manifestazione a cui hanno partecipato numerosi artisti come Venditti e i redivivi Cugini di campagna. Sul palco si stanno esibendo altri gruppi occitani, come i Pitakass e la Roberto Avena band, molto bravi nel manipolare ghironde, fisarmoniche e flauti. La gente danza al suono delle melodie; in fondo, questa è la serata occitana di Castagnole. Ingresso libero con circa un migliaio di presenti. Abbiamo trovato strano e ridicolo il fatto che sabato, al concerto a pagamento dei Nomadi, abbiamo dovuto sottostare, giustamente, ai controlli agli ingressi da parte delle forze dell'ordine, per verificare la presenza di oggetti vietati come vetro, bombolette, tappini di plastica, pinzette e oggetti di strabiliante pericolosità mentre stasera, che è ad accesso libero, nessun controllo. Potevo entrare con un'arma, o una bomba, o un Tir e nessuno mi avrebbe fermato. Non io, dico, ma qualche malintenzionato poteva benissimo farlo. Questa cosa non l'abbiamo capita. Comunque non è successo nulla di grave, ma, in queste cose, bisogna fare attenzione, altrimenti la gente va in confusione e non rimane tranquilla.

Il caldo continua a martellarci anche se siamo a sera inoltrata e acqua, birra e vino vanno giù a volontà. Intanto che ci dissetiamo il tempo passa e, finalmente, i botti che annunciano i fuochi si fanno sentire poco prima delle 23. Belli, tradizionali; forse un po' troppo lontani dalla piazza per cui il rumore delle esplosioni, la parte più emozionante, giunge affievolita. Ma noi i veri botti li aspettiamo dai Lou Dalfin, questa sera sopra un signor palco con un signor impianto di amplificazione. Non sembra proprio come i recenti, miseri, “palchi” di Buttigliera e di Tonco, qualche settimana fa. Per una volta (ma per tutte le volte che si esibiscono) i Dalfin si meritano un palco come questo e loro lo onorano a dovere. Speriamo che stasera facciano “Joan Pejrol”. Poco dopo le 23 inizio del concerto con gruppo al completo. Al posto di Alessia Martinengo, ancora vacanziera, c'è l'altrettanto brava Enrica Bruna ai flauti. Sergio Berardo, caricato dalla location (Castagnole è un appuntamento fisso da anni), dal buon cibo e dal buon vino, dalla numerosa presenza di pubblico e anche dalla magica rovesciata di Belotti nella partita vincente contro il Sassuolo, parte deciso col gruppo verso una meravigliosa scaletta composta dalla maggior parte dei brani più entusiasmanti del loro ricco repertorio. Ogni pezzo viene annunciato da un breve prologo che ne spiega il contesto e la storia e, ogni volta, Berardo sospinge i danzatori a divertirsi nel ballo sotto il palco. Ce ne sono di bravissimi, che invidio tutte le volte. Non sono “bagonghi” come me. Berardo, sul palco, si dimena come un Jagger qualsiasi, ride, scherza, fuma, beve, sputa e cristona pure. Ma dice anche cose giuste. Ecco dove sta il “Contro”. Se la prende con chi non danza, con certi giornalisti che “invece di andarsi a trombare la morosa scrivono solo cagate”. Difende la sua amata montagna e si oppone al treno alta velocità della Val Susa per il pericolo di intrallazzi politici e pecuniari. E' un grande difensore della tradizione occitana e dei veri uomini che hanno il sangue giusto e forte che scorre nelle loro vene. In poche parole Sergio Berardo è un cultore della vita in generale, fatta di cose semplici ma intense. Anche per questo ci piace sentirlo; sia in musica che in pensieri.

   

   

Mentre Aldo si aggira, anche sul palco, a far fotografie d'autore, io osservo i danzatori e mi godo le dirompenti sonorità diffuse dalle casse. Vorrei danzare anch'io, ma stasera sono senza la mia dama e vorrei tanto che mi raggiungesse. I brani si susseguono in un emozionante crescendo e siamo quasi alla mezzanotte. Mi ritrovo a danzare una curenta con la mia dama e mi sembra di sognare. Poi, di botto, torno alla realtà. E' scoccata la mezzanotte e la mia Cenerentola non c'è più! Mi è rimasta solo la sua scarpina. Allora non era un sogno! Le note dei Bandits e dei Cammisards, mi riportano alla realtà. Chissà se faranno Joan Pejrol. Ancora chapelloise e scottish, e set sauts, Sem ancar ici e Se chanto e la notte non sembra finire. Ma finirà, purtroppo. Chissà se faranno Joan Pejrol? Berardo arriva ai saluti finali, in occasione dei quali presenta ad uno ad uno i suoi paladini Dino Tron, Enrica Bruna, Chiara Cesano, Enrico Gosmar, Mario Poletti, Carlo Revello e Riccardo Serra, tutti artisti fenomenali di immensa bravura. Un bravo anche ai giovani che hanno contribuito a suonare in alcuni brani, tutti allievi di Berardo. E' quasi l'una, io e Aldo iniziamo a preoccuparci. Chissà se arriva questa benedetta Joan Pejrol. Il pubblico li richiama sul palco, ancora un brano, un altro.... Chissà se.... Siiiiii! Sergio Berardo ha afferrato il flauto dritto e lo mostra ai suoi. Ci guarda, ci sorride. E parte la dedica:”Questa è per gli amici di Poirino”. E via con “La chansun de Joan Pejrol” ed è il momento sublime, l'apice di un concerto esemplare, completo, soddisfacente. La gente si ferma ad ascoltare, anche se, come danza è una burrée a tre tempi. Magnifico brano, una ballata struggente, intensa, trascinante nel suo crescendo emozionante. Dura sette minuti e si vorrebbe che durasse il doppio, il triplo. Ricorda certe ballate di Jan Anderson, altro grande della musica, con armonie di accompagnamento floydiane. Qualcosa di celtico, di irlandese, condito da potenza rockeggiante e sottolineata da chitarra solista, basso e batteria. Ecco, hanno fatto Joan Pejrol e siamo contenti, come tanti altri, come tutti. Scusate la mia celebrazione su questa canzone ma è per dirvi che una serata così, con i Lou Dalfin, è come una botta di vita. Ce ne andiamo soddisfatti, ringraziando il gruppo con un arrivederci al prossimo concerto. Ci rivedremo qui nel 2018 al prossimo Festival Contro, dove i Lou Dalfin dovranno esserci obbligatoriamente. E chissà se faranno ancora Joan Pejrol. Intanto, devo riportare la scarpina alla sua legittima proprietaria.

P.S. Una domanda agli organizzatori. Come mai un singolo bicchiere di vino è passato dal costo di 1 euro dell'anno scorso ad un costo di 2 euro quest'anno? Con un ricarico del 100%! Ecco, se proprio volete saperlo, io sono “Contro” queste cose. Per questo non ho bevuto.

Giorgio dei     " Lou Poirin "

Villastellone 14 luglio 2017

Lou Dalfin; sempre e ancora Lou Dalfin. Non ne abbiamo mai abbastanza. Li abbiamo seguiti a Chieri e poi hanno continuato ad esibirsi nel paraggi, come a Pianezza. Stasera li rivediamo a Villastellone, a sette chilometri dalla nostra base. Impossibile non andarci. Siamo alla festa “Piovono salsicce” e, quando arrivi, le vedi e ne senti il profumo. Una delizia per le circa duemila persone che prima mangiano e poi danzano. Non siamo lontani dal centro della piccola località chiamata “Porta del Pianalto”. Nel prato accanto alla bella e capiente tettoia è presente il curioso camion con bilico, appartenente ad una società di Asti, che funge da supporto palco, americane, copertura e apparati tecnici. Si apre come un portafoglio e c'è tutto il necessario per i gruppi che suonano. L'anno scorso qui c'erano i Lou Tapage che si trovano, attualmente, in tourné in Francia, compresa Chiara Cesano, guarita. Quindi stasera non c'è, con i Lou Dalfin. Peccato. Prima del gruppo occitano, si è esibito un valido trio di musica celtica-irlandese che ha iniziato a scaldare timpani e danzatori. Poi, alle 10.30, ecco i nostri beniamini prendere posizione e partire alla grande con il loro consueto repertorio innescando il ballo degli appassionati eseguito su nudo prato. Sergio Berardo si disseta attingendo da una specie di tanica provvista di tubolare. Mi ha fatto assaggiare il contenuto e sono arrivato a distinguere tre o quattro ingredienti del particolare intruglio. Tra i suoi consueti, piacevoli e talvolta irriverenti sermoni che esprime tra un brano e l'altro, se la prende anche con l'emergente e super-raccomandato Rovazzi che, ad Asti, si è esibito, pagato, per ben diciotto miseri minuti. I Lou Dalfin non fanno così; pagati lo sono certamente e ovviamente, ma il loro concerto supera sempre le due ore. E sono in sette. Addirittura in una ventina quando sul palco salgono i suoi giovani ed esperti allievi per eseguire alcuni brani corali. I brani si susseguono senza sosta e sono tutti bellissimi, anche se ascoltati e riascoltati più volte. Verso la mezzanotte, ora sacrosanta per spegnere le casse, riecco la sorpresa del brano Joan Peirol che, nella fase iniziale, prima di partire con una burrejo e tre tempi, cattura l'attenzione del pubblico grazie alle sue armonie accattivanti dove certi arrangiamenti, in alcuni punti, rievocano un gruppo che di nome fa Pink Floyd. Grazie ancora caro Sergio e grazie ai tuoi paladini. Questa sera sono ritornato al tuo cospetto rinunciando al concerto dei Folkstone, ad Acceglio. Sono una tua scoperta e te ne sono grato. Ma non li ho traditi del tutto: domani sera vado a sentirli a casa loro, vicino a Bergamo. Poi ti dirò.

P.s. Siccome questo articolo lo sto scrivendo domenica 16, significa che ieri sera, 15 luglio, sono stato al concerto dei Folkstone ad Ambria festival, in Val Brembana, sopra Bergamo. Ebbene; è stata una grande, superlativa emozione che ha coinvolto le tremila persone presenti. Se amate i Lou Dalfin, impossibile non amare i Folkstone. Andate a sentirli e non ve ne pentirete. Scusate, ma desideravo fare un po' di pubblicità e questo grande gruppo folk-rock italiano. Loro se la meritano e noi ce li meritiamo.

Giorgio

Chieri 8 luglio 2017

Tre concerti di fila per i Lou Dalfin. Prima ad Asti, per Astimusica giovedì 6 luglio. La piazza della cattedrale era gremita da almeno tremila persone. Il giorno dopo concerto a Rivalta di Torino, altre mille persone. E ieri, per completare l'impegnativa tripletta, duemila persone nella consueta area Tabasso. La manifestazione di Chieri, organizzata dalla ProChieri capitanata da Sergio Tamagnone, è stata inserita, quest'anno, all'inizio del mese di luglio, invece che a settembre. Ieri sera c'erano i longevi Camaleonti e nelle serate precedenti altri intrattenimenti con artisti vari compresa una valida cover dei Pink Floyd. Nel concerto di Chieri mancava ancora Chiara Cesano, infortunata a una mano. Attendiamo il suo entro presto, prestissimo, Ci manca come presenza scenica e come violinista. Tuttavia la sua forzata assenza è compensata, musicalmente, dallo sforzo degli altri componenti per coprire i vuoti di melodia, mentre, come presenza scenica femminile, resta la giovanissima Alessia al flauto dritto e traverso. Concerto iniziato poco prima delle 22 sotto un cielo che si è liberato da minacciosi nuvoloni e da un clima reso un po' più fresco da temporali lontani. Scaletta inossidabile e sempreverde che allieta orecchie e danzatori. Una gran bella sorpresa è stata la proposta del brano Joan Peirol; una ballata trascinante e impegnativa per palati fini che i musicisti eseguono in modo tale da far rasentare la commozione. L'ho già detto altre volte che questo è il pezzo preferito da me e mio fratello Aldo. E anche da mia figlia Roberta, contagiata da un padre nato e cresciuto nel rock. Per questo che Sergio ogni tanto, se ci vede sotto il palco, ce lo ripropone. Grazie mille, ragazzi. Siete bravissimi! A mezzanotte in punto il concerto è terminato tra gli applausi del pubblico e nel fiatone degli infaticabili danzatori che per due ore buone hanno versato ettolitri di sudore in un forno di trenta umidi gradi. I Lou Dalfin non si fermano qui; li attendono altre date come Druento, giovedì, e Villastellone venerdì prossimo. Non mancate: ricordate che uno dei loro brani più famosi e accattivanti si intitola:Sem ancar ici.

Un saluto e un grazie agli amici Roberto e Renato, onnipresenti ove c'è da ascoltare buona musica: autentiche enciclopedie viventi del panorama musicale italiano e straniero.

Giorgio

Piazza della Cattedrale Asti 6 luglio 2017

I lou Dalfin aprono la 22° edizione della kermesse canora di AstiMusica regalando due ore di musica al popolo occitano e non , solo come loro lo sanno fare. Regalare è il termine giusto perchè in questa serata non si paga il biglietto , cosa che avrei fatto volentieri se era richiesto, perchè i Dalfin meritano il biglietto , a differenza di altri artisti che , se ne farebbe volentieri a meno . A parte il mio pensiero personale AstiMusica rimane un evento al quale ci siamo affezzionati, dove sul palco si susseguono oltre dieci artisti , a soddisfare più appassionati di musica. Questa sera gli amici Dalfin possono esibirsi su un palco sul quale ci sarebbe stato anche il posto per parcheggiare qualche auto, molto meglio di quello di Buttigliera, vero ? Piazza gremita tra pubblico ascoltante e pubblico danzante, io mi sono ... parcheggiato in un angolo sul palco immerso completamente nella musica e scambiare rapide occhiate di entusiasmo con gli artisti durante il concerto. Più li ascolto più li ascolterei anche se purtroppo manca da settimane per infortunio Chiara Cesano che , con il suo violino mette il turbo ai Lou Dalfin .Una storia con loro che sicuramente continuerà anche se dovessi smettere con queste pagine in un futuro.

aldo

Buttigliera d'Asti  17 giugno 2017

Buttigliera d'Asti, come capirete dalla provincia a cui appartiene, non si trova esattamente in Occitania. Però, l'occitania, la si può vedere da lontano, volgendo lo sguardo verso la parte meridionale della cerchia alpina che, in questa serata limpida e luminosa, si può osservare in tutta la sua ampiezza. Il Cervino e il Monte Rosa, ben visibili a nord, sembra quasi di toccarli col dito. Bella sorpresa il Parco Maffei di Buttigliera, Nonostante io e Aldo abitiamo e tre tiri di schioppo, non sapevamo di questo ampio spazio attrezzato per feste, manifestazioni ed esposizioni varie. C'è l'antica casa padronale, adibita un tempo al suo ruolo di abitazione e controllo su una vasta zona di territorio coltivato a di tutto, poi collegio sotto il ventennio, poi non so cos'altro e adesso a disposizione della gente che viene qui a divertirsi o a trascorrere semplicemente qualche ora oziando in mezzo alla natura. Stasera c'è la festa della Birra che mette a disposizioni numerose qualità e quantità di birre artigianali prodotte dagli ormai troppo diffusi birrifici della zona. Anche uno in Buttigliera stessa. Ci siamo anche stupiti dal grande afflusso di gente che è venuta qui per le birre e per le svariate offerte di cibarie, per lo più salate, che aiutano al bere. Fa caldo, molto caldo e meno male che il tutto si svolge all'aperto perché solo per un'istante ci siamo affacciati al bar interno di un capannone contiguo dove abbiamo avuto l'occasione di sperimentare una temperatura ipotetica di almeno 40 gradi. C'è una coda pazzesca alla cassa e altrettanto allo smercio vivande e bevande. Forse si aspettavano trecento persone e invece ce ne se saranno duemila. Troviamo anche Sergio Berardo e alcuni del gruppo e scambiamo i consueti saluti e i primi commenti. Il palco è un po' piccolo, messo in disparte, su un angolo di prato. Ma davanti, un ampio spazio asfaltato per i danzatori e sedie e panche per gli spettatori più l'enorme tendone aperto per chi mangia. Ed è tutto pieno, come i comodi e capienti parcheggi del parco saturi di auto.

Sono le dieci di sera o poco più. E' ancora chiaro. Si può iniziare. Non c'è, e lo sapevamo, Chiara Cesano, infortunata a un prezioso e indispensabile dito per suonare il suo violino, Gli altri del gruppo dovranno riempire il vuoto di quel suono con gli altri strumenti. Dino Tron con fisarmoniche e cornamuse e Alessia Martinengo con flauto dritto e traverso. La scaletta è sempre piacevolmente la stessa; qualche brano dove il violino lavora di più è stato evitato sostituendoli con altri brani di pari fattura. Un brano dietro l'altro, con Sergio Berardo ad annunciare ciascun pezzo con la consueta dose di grintosa verve. Moltissimi i danzatori, ma di bravi che sanno i passi, ce ne sono pochi. Tanti si buttano per imitazione e il risultato è una bolgia di persone di tutte le età che si dimenano improvvisando. Ma va bene così, l'importante è divertirsi. Mi sono divertito anch'io. Un gran bel concerto durato due ore e mezza che ha ricevuto applausi, consensi e apprezzamento da almeno duemila persone. A inizio luglio rivedremo i Lou Dalfin al completo ad Asti e a Chieri e siamo già ansiosi per questo. La musica occitana è diventata ormai una piacevole malattia. Da non curare. Ah, buonissima la birra buttiglierese a base di luppolo e canapa. Sativa e non indiana. Per la precisione. Non so se era per la canapa, ma sono venuto via sorridendo soddisfatto.

Giorgio

Avigliana 1 giugno 2017

Eravamo indecisi, io e Aldo, se fare o no una puntatina ad Avigliana (provincia di Torino, all'ingresso della Valle di Susa) per riascoltare l'ennesimo concerto degli amici Lou Dalfin. Poi il buon senso ha prevalso e, poco dopo le 22, eravamo nella centrale Piazza del Popolo, dopo una quarantina minuti di viaggio. Il breve temporale del pomeriggio non ha lasciato traccia e, sotto una limpida falce di luna, il concerto ha preso vita alle 22.30 in punto. Il gruppo è venuto qui per sostenere le elezioni dell'11 giugno della formazione “Avigliana Città Aperta”. C'entra anche il movimento No Tav, visto che qui siamo nel punto dove dovrà transitare la travagliata superferrovia. La piazza è enorme, con pavimentazione liscia arricchita da misteriose figure di api. Almeno duemila presenti che si sono cimentati nelle danze in ogni angolo disponibile della piazza. La scaletta, che ormai conosciamo a memoria, sia nei brani che nella successione dei medesimi, ha soddisfatto gli astanti e la bravura dei musicisti non è mai messa in discussione. Forse stasera Sergio Berardo si è lasciato andare un po' troppo nelle parole, probabilmente per sottolineare la natura, diciamo politica, di questa serata aviglianese. “Solo” un'ora e mezzo di concerto, invece delle consuete due ore o due ore e mezza. Ma è perché si voleva finire a mezzanotte in punto per rispettare le regole dei permessi e non essere magari attaccati dall'opposizione per “disturbo della quiete pubblica oltre-orario”. Bene così, ragazzi, d'altronde domani sera siete in pista in quel di Dego, Liguria, per un altro concerto. Prima di ritornarcene in pianura, salutando la band, abbiamo chiesto a Berardo, riconosciuto cuore granata, le previsioni per la finale di Champions di “quegli altri” dell'indomani. Lui ha glissato e si è limitato a dire:”Ma a mi, lon ca fa la Juve a m-na frega niente. Ca viancia, ca perda, ca fasa co a voela. Mi e voej ca sparissa!”. In effetti, la previsione di Sergio si è poi avverata e, come hanno visto tutti, rapidamente, la Juve è poi veramente sparita dal campo di Cardiff. Mentre noi, come sempre, “Sem ancar ici”.

Giorgio

L Santena 6 maggio 2017

Gran ritorno dei Lou Dalfin a Santena, in occasione dell'annuale Fiera dell'Asparago. Erano stati qui nel 2015, in piazza Martiri, con duemila persone e clima quasi estivo. Quest'anno, invece, il clima fa i capricci. Pioggia per tutto il giorno, freddo e temperatura che non supera i dieci gradi. Sembra fine febbraio. Meno male che la pioggia ha smesso verso sera e quindi, come unica preoccupazione per il leader Sergio Berardo, di riconosciuta e solida fede granata, era l'esito del derby della Mole iniziato alle 20.45. L'ho incontrato giungendo in piazza e mi ha chiesto se da qualche parte trasmettevano l'incontro in diretta. L'ho all'ora accompagnato in un bar dove, osservando sia un pezzo di partita che il bel pezzo di ragazza che ci ha servito da bere, abbiamo scambiato qualche chiacchiera. Il Toro, in quel momento, era ancora sullo zero a zero e lui alle 22 doveva iniziare a suonare. Siamo ritornati in piazza unendoci al migliaio di persone che li stavano aspettando. Gli ho detto:”Tu canta che io ti tengo al corrente sul Toro”. Inizio, appunto, con la consueta “Fila”, abbreviativo di Filadelfia e l'ho preso come un amuleto propiziatorio. I numerosi danzatori si sono disposti per il primo “Circolo” e, su una pedana ancora bagnata, è iniziata la galoppata occitana fatta di musica di alto livello e danze ad un livello un po' inferiore. Ma la pedana era piccola e tutti non ci stavano. E si ballava come si poteva. Qualcuno danzava anche negli spazi laterali della piazza. Consueta scaletta composta dai brani più conosciuti confezionati con grande efficacia dai musicisti che qui voglio citare per nome in ordine alfabetico poiché la bravura è pari per tutti: Alessia, Carlo, Chiara, Dino, Enrico, Mario, Riccardo e Sergio. Quando il Toro è andato in vantaggio, Sergio si è messo una bandana granata e ci ha dato ancora più dentro con un sorriso largo come il palco mentre io ho abbandonato il compito di telecronista sportivo per dedicarmi ad alcune danze insieme alla mia dama sopraggiunta in quel momento. Si va avanti per un bel paio d'ore. Anche il pareggio (cazzarola!) nel derby ci soddisfa (ma Sergio lo aveva previsto). Un buon preveggente, Berardo. E anche di parola. Come ultimo brano, ha regalato a me e ad Aldo e al pubblico, quello che gli avevamo richiesto. Ebbene, la ballata di Joan Peirol è qualcosa che tocca il cuore e lo spirito per il suo crescendo e per le sue note dure. Grazie a Sergio e a tutti voi delfini per avercelo fatto ascoltare e apprezzare. Alla proxima.

Giorgio dei PoiriDalfin

CARAGLIO 30 APRILE 2017

E' iniziata da pochi giorni la stagione 2017 dei Lou Dalfin. Meno male. Eravamo ansiosi ed impazienti di riascoltarli dal vivo. Per fare le cose in grande e partire col piede giusto, il gruppo ha scelto il proprio luogo di origine, ovvero quel Caraglio dove Sergio Berardo, il leader, è nato e ci abita. Siamo proprio allo sbocco della sua adorata Val Maira, in provincia di Cuneo, la culla delle tradizioni occitane al di qua delle Alpi. Per noi nomadisti, trovarsi con i Lou Dalfin a Caraglio è un po' come trovarsi con i Nomadi a Novellara. Il luogo esatto del concerto è la frazione Paschera San Defendente, ai margini settentrionali di Caraglio. Una piccola località sperduta in mezzo alla campagna prealpina ma poetico ed accogliente col piccolo campanile, la chiesetta e la piazzetta che dominano un aulico borgo costituito da antichi cascinali ma anche da graziose e curate villette. Quando giungiamo sul posto è come scoprire un'oasi dopo aver attraversato il deserto. Parcheggi di auto saturi, una grande tensostruttura e almeno duemila persone presenti all'evento. La cosa non ci stupisce: i Lou Dalfin oggi “giocano” in casa e qui ci sono tutti i loro amici. Dopo la cena a base di prodotti provenienti dai vicini allevamenti di bufali, come la mozzarella e la saporita carne, si darà il via alla musica e alle danze.

Salutiamo i componenti del gruppo all'approssimarsi dell'inizio del concerto previsto alle 22.30. Così è: via i tavoli della cena per lasciare spazio agli impazienti danzatori. Sul palco, gruppo al completo, compresa la giovane e brava Alessia al flauto traverso. Berardo, in versione “occhiali da vista ultimo grido” e carico al punto giusto, dà il benvenuto e parte con Fila accolto dall'applauso degli astanti. E poi via verso una cavalcata occitana di due ore e mezza comprendente i migliori brani del loro repertorio. Curente, balet, circoli, chapelloise, marce, mazurke, scottish e burrée a due tempi. Non mancano ovviamente la branche de chevaux e le farandule. I Lou Dalfin riescono ogni volta ad emozionarci e a coinvolgere il loro pubblico. L'energia che riescono a trasmettersi ha qualcosa di magico e persin di curativo sia per il corpo che per lo spirito. Con loro si sta bene e dopo ogni loro concerto si ritorna ritemprati e soddisfatti. Meglio di una seduta dal fisioterapista e dallo psicoanalista. Li ringraziamo di cuore per questo. Arrivederci a Santena il 5 maggio. Voglio continuare la cura. La consiglio anche a voi.

Giorgio