2018

Carignano TO  22  settembre  2018

Ritornano per il secondo anno consecutivo a Carignano i Lou Dalfin con il loro concerto a chiudere la manifestazione “Dle Masche”, rievocazione storica per ricordare il supplizio patito da tre cittadine di Carignano, mandate al rogo per eresia all'epoca delle inquisizioni. È il primo giorno d'autunno, ma la temperatura serale da giorni continua a essere quella di piena estate che permette lo svolgimento di questi eventi all'aperto, facendo affluire più del previsto, molte persone. Sta di fatto che tutto quello che riguarda la rievocazione prima del concerto, rigorosamente a tema dell'epoca tra le vie del centro storico, rimaste intatte e utilizzate molto spesso per riprese cinematografiche è stato un successo. Stasera il fratello non c'è, altri impegni lo portano su altre piazze ed io arrivo esclusivamente per il concerto dagli amici Dalfin, anche se è una rievocazione, mi da tristezza pensare che in tempi remoti si veniva arsi per motivi futili. Bello sempre il momento che precede il concerto, dove posso incontrare i Dalfin e scambiare con loro qualche parola, consolidando l'amicizia, anche perché farlo dopo non è sempre opportuno poiché altre persone vogliono complimentarsi e salutare il gruppo. Descrivere il concerto ? semplicissimo: uno spettacolo ! migliore dell'anno scorso. Sergio Berardo a fermarlo questa sera non bastano nemmeno le cannonate, la sua euforia coinvolge tutta la piazza, un tripudio, come per la scaletta musicale, iniziata con la stupenda “L'aglas” e terminare con l'intensa “Joan Peyrol ” tutto quello che vi è stato di mezzo non poteva essere diversamente. Breve recensione ma che lascia intendere questa passione con la musica dei Dalfin, dove i Poirinomadi si riconoscono anche nell'energia che scende dal palco.

aldo

Lou Dalfin  Pocher d'estate

Ho fatto poker: quattro concerti dei Lou Dalfin in meno di due settimane. Una ricca scorpacciata occitana per me che non ho fatto vacanze. Una coincidenza di date e di luoghi vicini a Poirino a cui non ho voluto rinunciare. Occasioni così ghiotte sono da prendere al volo. Aldo ha fatto tris, marcando visita al solo concerto di Torino. Ora vi racconto tutto.

Montà CN  9   settembre  2018

Ecco il poker servito. Dopo il tendone sotto la pioggia e il capannone industriale Fiat, si ritorna all'aperto nella bella piazza San Michele di Montà d'Alba, posta proprio ai margini del pianalto. Pochi metri più in là ecco il baratro verso le colline di Roero e Langa e la valle del Tanaro. La pioggia che cade in piazza prende la direzione ovest e passa tutta quanta sotto i ponti di Torino. Quella che cade dieci metri più in là va verso est dritta nel Tanaro e si ricongiungerà con l'altra solo dopo Alessandria. Scusate questa precisazione geologica. Torniamo al concerto. Ci saranno più di mille persone nella piazza allestita con i tavoli del mangiare. La statale è stata inibita al traffico e lo spazio è tanto. Essendo a pochi chilometri da Poirino incontro diversi amici e conoscenti. E' una magnifica calda serata di fine estate, senza vento. Nonostante i recenti concerti visti, l'ultimo ieri sera, sono ansioso di risentirli. Inizio alle 22 in punto con il gruppo al completo, ossia con Enrica e Sonia ai flauti. Si parte con Fila e la gente si mette a danzare sia di fronte al palco che sulla statale libera dalle auto. Mi viene sete e decido di regalarmi un bicchiere (uno solo per stare nei limiti di legge) di buon vino Roero che sorseggio ascoltando la canzone che narra dei Giganti di Vinadio. Durante il concerto c'è stata la sorpresa del lancio delle note lanterne magiche. Uno spettacolo estremamente suggestivo. Ne avranno alzate duecento e, nel cielo, ad un certo punto, ne ho contate più di ottanta contemporaneamente. Persino Sergio e tutti gli altri del gruppo si sono soffermati ad ammirare lo spettacolo di queste tenui ed effimere stelline artificiali. Berardo ha voluto riproporre Bella ciao e, ovviamente, l'Aglas lasciando per una sera a riposo monsieur Pejrol. Si chiude a mezzanotte in punto con il pubblico ampiamente soddisfatto. Ora un po' di riposo. Ma non tanto. Il 22 i Lou Dalfin saranno a Carignano. Quasi quasi ci faccio un pensierino.

giorgio

Torino " Mirafiori "  8 settembre 2018

L'ho saputo a Riva di Chieri che i Dalfin avrebbero suonato in corso Settembrini alla festa della Fiom-Cgil. Pensavo di riascoltarli a Montà d'Alba il 9 settembre, ovvero il giorno successivo, e potrebbe anche essere stato sufficiente. Ma l'occasione di ritrovarmi in un ambiente di fabbrica conosciuto in anni di lavoro mi ha fatto gola e così eccomi: presente. Aldo, come ho detto, non è venuto preferendo altre destinazioni. Lo stabilimento della Fiat a Mirafiori è, da anni, in fase di svuotamento e smantellamento. Non ci sono più i sessantamila dipendenti degli anni d'oro: ora si saranno ridotti a qualche migliaio. Gli stabilimenti sono stati spostati altrove, specie all'estero. Ma le strutture ci sono ancora e molte sono inutilizzate oppure vengono impiegate per altre finalità. Come questo enorme magazzino, chiamato Dai, dove erano stipati i ricambi per alimentare le catene di montaggio. Ora è vuoto e, stasera, è stato allestito per la festa sindacale con disposizione di tavoli per la cena, distributori di cibi e bevande, alcune bancarelle a tema e un congruo palco per l'esibizione dei Dalfin. Qui di spazio ce n'è parecchio. Vedo numerosi container posti a limitare gli spazi ma i danzatori, questa sera, non avranno problemi. Non si sente più il tipico odore della fabbrica ma i possenti pilastri e le campate di acciaio fanno intendere che cosa c'era qui dentro quando a Mirafiori di sfornavano seimila vetture al giorno. Ho un po' di mal di schiena e decido di sedermi in un angoletto in prossimità del palco per godermi il concerto. Vedo che c'è Enrica ai flauti ma non Sonia; pare che si diano il cambio a seconda dei loro impegni o di una misteriosa scelta tecnica da parte del gruppo. Non lo so; ma so soltanto che quando il gruppo si esibisce, indipendentemente da chi c'è sul palco, esprime sempre il massimo. Sono presenti gli amici di Moncalieri Roberto e Renato, altra coppia di fratelli che non si perdono un concerto dal vivo dei numerosi gruppi che si esibiscono nei dintorni, specialmente dei Lou Dalfin. Incontro anche alcuni ex colleghi di Avio e di Comau e, questo, mi fa sentire ancore di più a casa. Bella la sensazione di trovarsi in un luogo che era di lavoro ed ora è di divertimento. Si inizia alle 22 con l'amata scaletta che posso seguire da vicino, osservando il lavoro dei musicisti e apprezzandone l'impegno. Anche se siamo in città noto che i danzatori se la cavano assai bene con circoli, burrèe, balet e curente. Al momento del Se chanto riecco sul palco, a dare man forte, sia Roberto Avena che la giovane Michela Giordano, già apprezzata a Castagnole. La sua voce cristallina sale in alto diffondendosi piacevolmente in tutto il capannone conferendo al brano poesia ed eleganza. Bravissimi, come sempre, Enrica, Dino, Enrico, Mario, Carlo, Riccardo. Sono stati proposti tutti i migliori brani che compongono una collaudata scaletta; stasera ho apprezzato anche Labrit. Bella Joan Pejrol con divagazioni Floydiane da parte di Enrico alla chitarra solista. In onore dei sindacati e del 75° anniversario dell'armistizio i Dalfin ci hanno regalato una energica versione di Bella ciao. Al termine del concerto, oltre la mezzanotte, mi sono soffermato a scambiare qualche parola con Michela Giordano. Ho scoperto che è di Vernante e che ha ventun anni. E che ha, come ho sottolineato, una bellissima voce. Lei si ispira alle grandi signore del canto melodico del passato come Mina, Zanicchi e Berti piuttosto che alle ultime generazioni sostenute talvolta di sofisticatismi elettronici. Lei salva, tra le ultime, solo la Pausini e, forse, Giorgia. Le piace tutto il panorama folk e si interessa di gruppi che riprendono tradizioni del passato piuttosto che avventurarsi in nuove sfide per il futuro. La penso anch'io in questo modo. Come molti della mia età, sono rimasto legato al mio passato musicale fatto di Creedence, Deep Purple, Uriah Heep, Jethro Tull, Eagles, Dire Straits, Pink Floyd e pochi altri. Di recente, mi affido, oltre ai Dalfin, alla bravura di gruppi che si ispirano alle tradizioni del passato come i bresciani Folkstone (che Berardo conosce benissimo) e i Materdea di Torino. Un'altra bella serata occitana. Quando esco dallo stabilimento, mi volto ancora una volta indietro per osservare l'enorme struttura che non rimbomba più dei classici rumori di una fabbrica ma degli echi ancora vivi delle storie dei Giganti, dei Banditi, della Rondolina e di Manu Chao a Cuneo.

giorgio

Riva Presso Chieri  TO  2 settembre 2018

Ecco realizzato il “ci vediamo presto”. C'è la fiera zootecnica a Riva, poco lontano da Chieri e da Poirino, con manifestazioni, cene e musica. In realtà la mia residenza è proprio a Riva e quindi non posso rinunciare ad un concerto dei Dalfin proprio nel mio paese! Solo che, stasera,.... piove. Mamma mia quanto piove! Non ha quasi piovuto per tutta l'estate e proprio stasera doveva piovere? Sicuramente non potranno esibirsi in piazza, sul palco scoperto. Ma mi sono informato: suoneranno lo stesso sotto il tendone predisposto per la cena a base di buona carne bovina proveniente dai numerosi allevamenti che ci sono da queste parti. Questo evidenzia la serietà del gruppo nel rispettare i loro impegni; in fondo, si tratta del loro lavoro. E così si sono sistemati alla bell'e meglio il fondo al piccolo padiglione spostando alcuni tavoli e predisponendo le apparecchiature al piano, senza palco, usufruendo di provvidenziali cartoni per coprire le pozzanghere create dallo scorrere dell'acqua. Dal mastodontico palco di Castagnole al precario e umido angoletto di un tendone in quel di Riva di Chieri. Ma non importa; quel che conta è la musica e il pubblico che apprezza (che stasera, viste le condizioni atmosferiche si è limitato ad un paio di centinaia di persone). Berardo dice:”Avremmo potuto scegliere di non suonare, ma a noi piacciono queste situazioni di emergenza e così suoniamo lo stesso”. Non c'è Enrica ma c'è Sonia ai flauti e al “tible”, l'oboe catalano che solo lei, in Italia, suona. Una preziosità. Nonostante la situazione e la pioggia che continua a cadere sul tendone, il concerto si svolge correttamente coinvolgendo numerosi danzatori. Sono assai bravi a ballare in spazi ristretti e qualcuno arriva anche a sfiorare i musicisti. Nel mentre c'è anche la partita Torino-Spal e Berardo mi lancia occhiate per aggiornarlo sul risultato. Ma anche la partita viene sospesa per pioggia e si rimane in ansia. Siamo ancora sullo zero a zero. La scaletta è quella solita e collaudata con i brani migliori. Vengono proposte anche L'aglas, ormai diventata la punta di diamante della scaletta e, udite udite, Joan Pejrol. Al Se chanto, Berardo si è stupito del forte coro intonato dallo striminzito pubblico. Verso la fine, anche la pioggia ha deciso di andarsene a nanna e il concerto si è concluso in trionfo. Come ha trionfato il Toro vincendo per uno a zero con la partita terminata quando hanno terminato di suonare i Dalfin, ovvero quasi a mezzanotte.

giorgio

Castagnole Lanze AT  28-agosto-2018

Consueto appuntamento al Festival Contro di Castagnole Lanze. In questo luogo collinare i Dalfin sono di casa ed è uno dei concerti più attesi. Dopo i Nomadi e dopo Vandelli e prima dell'orchestra di Arbore, stasera tocca a loro. Serata fresca e tranquilla, niente pioggia. Oltre mille presenti nella piazza della chiesa. Qui gli appassionati sono veramente tanti. Essendo una serata occitana, prima dei Dalfin, sullo spettacolare palco salgono altri gruppi. Io e Aldo giungiamo mentre tocca al gruppo Cel Dobert e già assaporiamo le melodie occitane confezionate da un gruppo di ragazzi tra i quali riconosciamo il bravissimo Roberto Avena, già apprezzato in numerose esibizioni e una altrettanto giovane e valida cantante di nome Michela Giordano. La piazza è pronta ora per accogliere il gruppo principale della serata; occorre solo aspettare che termini lo spettacolo dei fuochi d'artificio (che capita sempre al martedì quando ci sono i Dalfin). Finalmente, alle dieci e mezza, il concerto inizia con il gruppo al completo con otto elementi. La prima grande sorpresa è l'inizio; non la consueta Fila, ma la nuova e struggente L'aglas con ouverture di Sergio e Dino alle cornamuse che loro chiamano “budego”. E' il brano che, in questo momento, più preferisco e lo hanno proposto per primo! Sono già emozionato. E poi via con la consueta ricca scaletta e sulla piazza tutti a ballare. Un concerto tutto da godere con Berardo mattatore che, tra un brano e l'altro, dice ciò che pensa, senza peli sulla lingua. Ad esempio, per i fatti riguardanti gli sbarchi dei profughi, dice testualmente:”Chi non riconosce che più o meno tutti quanti noi siamo stati immigrati, è un pezzo di merda”. Condivido. Tutti quanti abbiamo avuto avi che giungevano da qualche luogo diverso da quello in cui ci troviamo adesso. Io e Aldo compresi. A metà esibizione il gruppo viene premiato dalla Pro Loco e dal padrone di casa Lorenzo Abbate e Berardo riceve la cittadinanza onoraria e una magnum di barbera. Per ricambiare lui promette che verrà ogni anno a suonare a Castagnole. Forever. Ma su questo nessun ha mai nutrito dubbi. Viene il momento di Se chanto, l'inno occitano ed ecco che sul palco, come da tradizione, salgono altri suonatori. Ad un certo punto sul palco erano in quindici; ognuno con uno strumento. E c'erano anche Beatrice, del gruppo precedente, alla viula, e Michela Giordano che si è magnificamente espressa nel cantare una Se chanto con efficacia e incisività trasmettendo correttamente le emozioni che la nostalgica canzone intende suscitare. Si va ancora avanti; il pubblico vuole ancora danzare e ascoltare. Ben oltre la mezzanotte, al richiamo dei bis, i Dalfin ci regalano altre tre brani. E l'ultimo, un altro gioiello della musica occitana, è la splendida Joan Pejrol che, quando la ascolti, ti va giù fin dentro l'anima. Grazie ragazzi! E' stata una magnifica serata. Ci vediamo presto!

giorgio

Volvera TO  15 luglio 2018

Poco prima di cena trasmetto un messaggio a mio fratello:”Se vuoi andare a Volvera ti passo a prendere”. Risposta:”Volvera? E cosa c'è a Volvera?”. Aldo non sapeva che c'era un concerto dei Lou Dalfin!”. Dopo che gliel'ho detto, in cinque minuti era già pronto sotto casa sua e dopo mezz'ora di viaggio eravamo a Volvera, dopo Orbassano, lungo l'autostrada per Pinerolo. Siamo partiti da Poirino sotto il temporale ma a Volvera non è caduta una goccia d'acqua. Cosa c'è di meglio che un concerto dei nostri amici Dalfin in una serata calda, eccezionalmente domenicale e bisognosa di musica occitana? Pensavo che Volvera significasse solo la sede della Fiat Ricambi e che fosse una cittadina giovane nata sotto l'ala dell'industria automobilistica. Invece no. E' un bel paesino di antica tradizione storica con un centro lindo e ordinato. Un'autentica, sorprendente e piacevole bomboniera. Nella piazzetta annessa alla bella chiesa in stile romanico c'era il palco per i musicisti. Li abbiamo incontrati al bar accanto dove, sorseggiando una formidabile birra artigianale, abbiamo scambiato qualche parola. I Dalfin erano reduci da un concerto in Francia, ai piedi dei Pirenei. Dodici ore di viaggio dopo un concerto fantastico in piena Occitania e adesso erano lì, soddisfatti e pimpanti, pronti per esibirsi nella piazzetta di Volvera. Veramente da invidiare. Si respira aria di famiglia; il pubblico è numeroso e i danzatori sono pronti. Alle dieci si parte. Un concerto godibilissimo con scaletta interessante e trascinante per tutta la piazza danzante. E' la gioia di fare e ascoltare musica. Quella che ci piace; sentita e risentita ma che vorresti riascoltare in continuazione. Oltre ai puri danzatori (che pensano giustamente più a ballare e a divertirsi comunque sia), in mezzo al pubblico vi sono anche esperti cultori di questa musica e sono attenti ad ogni sfumatura, ad ogni risvolto, apprezzandoli, che i componenti del gruppo sanno esprimere con grande maestria, affiatamento e professionalità. A volte mi chiedo come fanno a essere così “precisi”. Insomma, non mi stancherei mai di guardarli e ascoltarli. E stasera pare abbiano una marcia in più. Forse sono i Pirenei. Un concerto ricco e intenso concluso, per ragioni organizzative, all'esatta mezzanotte. Non prima di aver ascoltato, lo ripeto, la stupenda “l'aglass” che, da sola, merita l'intero concerto. Bravissimi ragazzi. Non vediamo l'ora di riascoltarvi. Parlando con Sonia, la nuova polistrumentista del gruppo, mi ha rivelato che lei, sul palco, e con tutto questo pubblico, “si diverte un sacco”. Ebbene, cara Sonia; sappi che anche noi pubblico, con te e con voi che suonate così bene, ci divertiamo un sacco anche noi. Così siamo pari.

Giorgio

Chieri  TO  7 luglio 2018

Ma chissenefrega se stasera a Poirino c'è la notte bianca con tavolate, giochi, musica, amici, ragazze fino a tarda ora. A Chieri ci sono i Lou Dalfin. Ci vuole poco, per me, scegliere dove andare. Poco prima delle 21 sono in piazza Dante di Carrea Potentia. Tra poco arriverà mia figlia Roberta con cui ho appuntamento; dopo una giornata di faticosi lavori in casa non ha voluto nemmeno lei rinunciare al concerto dei Dalfin. Li ama come me e sa che, parte della stanchezza, sarà lavata via dai vivaci ritmi della musica occitana. Quando arriviamo alla consueta area ex-Tabasso, il gruppo è ancora indaffarato alle regolazioni del check-sound. Incontriamo Sergio Berardo che ci informa testualmente: ”Abbiamo problemi di microfoni: 40 per cento suoniamo e sessanta no”. Ma non gli credo; lui e il suo gruppo sarebbero capaci di esibirsi anche unplugged. E infatti, mentre io e mia figlia ci gustiamo l'ottima tagliata di vitello piemontese allevato proprio a Chieri (ricordo che questa è la zona tipica di questa carne) annaffiata dall'altrettanto tipico Freisa, sentiamo diffondersi piacevoli note di brani conosciuti che i Dalfin adoperano per le prove. Sembra tutto a posto. Tra poco iniziano. Aldo, intanto, ci raggiunge e salutiamo anche gli amici musicofili Roberto e Renato. Ci avviciniamo al palco e, con l'approssimarsi del buio, ecco il gruppo sul palco con indosso le magliette rosse, simbolo oggi dei bambini profughi da accogliere e salvare. Ci saranno un migliaio di persone, forse di più. Notiamo sul palco una seconda presenza femminile, oltre ad Enrica Bruna. Non si tratta di Chiara Cesano, che ha lasciato il gruppo da qualche tempo, ma di una ragazza di bella presenza di nome Sonia e suona il tible e la gralla (pronuncia graja) catalana; rari strumenti a fiato così come sono rari coloro che li suonano. In totale sul palco sono otto musicisti: immaginiamo che sarà una gran bella serata. Come attaccano Fila, la pedana si riempie di danzatori: ben tre cerchi concentrici per il circolo d'inizio. Poi via attraverso la classica scaletta tutta da ascoltare e da ballare. Berardo è in gran forma e si bea del pubblico udente e danzante. Io e Aldo siamo grandi appassionati dei Lou Dalfin e della loro musica, lo sapete, e non sto a ripetere tutti i miei aggettivi più positivi per descriverli. Sottolineo la loro grande bravura e la sensibilità nel dedicarci lo stupendo brano “L'aglas”, autentico capolavoro di emozioni melodiche e della sorpresa “La chansun di Joan Peyrol”, dove andiamo veramente nel campo delle perle rare. Mia figlia è venuta per sentire proprio questa canzone, dove ritrova il sound da classica ballata che un padre come me, nato musicalmente a Creedence, Dylan, Young, Jethro Tull e numerosi altri, le ha inculcato come gusti e preferenze. Si chiude ben oltre la mezzanotte dopo quasi tre ore di concerto non-stop. Complimenti a tutti e complimenti a Sonia che ha sostenuto le melodie attraverso i suoi strumenti compensando l'assenza del violino. Bravi tutti. Se non ci vediamo prima, cari Lou Dalfin, saremo al vostro cospetto a Castagnole Lanze a fine agosto.

Giorgio

Buttigliera  AT  17 giugno 2018

Esattamente un anno dopo, rieccoci a Buttigliera d'Asti, per la Festa delle Birre al bel Parco Maffei. Anche quest'anno, ad allietare la serata della domenica, sono stati chiamati i Lou Dalfin. Ora, dovrei riscrivere pari pari l'articolo dell'anno scorso poiché il concerto è stato di ottima fattura e l'affluenza del pubblico elevata. Io e Aldo ci godiamo la frescura della sera dopo una giornata calda e afosa. Subito ci beviamo una buona birra artigianale. Il gruppo è già sul piccolo palco a proporre una scaletta tradizionale, ricca dei consueti brani che fanno danzare i numerosi astanti. Si passa da Fila ai Giganti, da Randulina ai Bandits, da Picar lo ferre a Manu Ciao, da Branle des chevaux a Scottish del gatto e così via. L'assenza ormai confermata di Chiara Cesano si sente e il violino è ben compensato dagli sforzi di Dino Tron e da Enrica Bruna al flauto. La base ritmica fa il resto e Sergio Berardo dà l'anima con viula e voce. Ma ecco che, nel bel mezzo del concerto, viene proposto un brano di un certo fascino, intenso, emozionante. Un pezzo già ascoltato in valle Macra qualche tempo fa ma che non avevamo ancora assimilato e riconosciuto. Si danza come un circolo e fa parte del gruppo di quelle profonde ballate del tipo Joan Peirol, Tero, Cavalier faidit, Bachasset e molte altre. Questa si intitola “L'aglas”, l'avvoltoio, ed è di una bellezza straordinaria. Berardo la annuncia raccontando che in alta valle Stura, al colle della Maddalena, si possono scorgere, con il binocolo, numerose famiglie di grifoni (che sono gli avvoltoi nostrani). Essi vengono da oltre confine, dalle vallate della Provenza e hanno l'abitudine di cibarsi delle carogne di animali selvatici o domestici che trovano in valle e portarle dai loro piccoli oltralpe; una specie di ruberia sulle nostre terre. La canzone è in lingua occitana e, a fine concerto, Berardo, gentilmente, mi traduce alcuni passi. “Avvoltoio, vieni pure a cibarti delle nostre carogne, ma non portarci via i nostri sogni, l'acqua chiara delle nostre sorgenti, il verde delle nostre valli, la forza che sta negli uomini e “il coraggio del nostro destino” “. Autentica poesia accompagnata da soavi quanto incisivi suoni che ti lasciano a bocca e orecchie aperte. Parte piano, dolcemente, per poi scatenarsi nel ritmo classico del circolo circasso. Un vero gioiello che vale da solo tutto il concerto. Mi auguro che questo brano venga inserito a tempo indeterminato nella scaletta dei Lou Dalfin che presto riascolteremo a Collegno e poi a Chieri e in molte altre piazze. Noi saremo lì, ad osservare in cielo i cerchi inquieti del volo silenzioso dell'aglas.

Giorgio dei PoiriDalfin

1

Macra CN  28 aprile 2018