INOMADI A MARESSO DI MISSAGLIA   LC 29 APRILE   2006

Così si chiama l'associazione “A força da partilha” (la forza della condivisione) fondata e presieduta dal vulcanico Don Marco Tenderini. Questa associazione è impegnata in svariate iniziative di solidarietà presso comunità brasiliane rivolte soprattutto all'assistenza infantile. Don Marco, ha descritto (anche con immagini) in quale modo l'associazione svolge questa considerevole attività umanitaria e anch'io vorrei qui invitarvi, per una più ampia esposizione, a consultare il relativo sito www.laforzadellacondivisione.it.

Maresso frazione di Missaglia è una piccola località adagiata sui primi dolci e verdi declivi della Brianza, poco a nord di Milano. E' un po' difficile da trovare e l'organizzazione ha fatto bene a segnalare il luogo del concerto con adeguate indicazioni. Peccato per l'acquazzone che ha inzuppato l'area su cui erano stati predisposti gli innumerevoli banchi per la solidarietà, la cucina da campo, puntonomadi e la consueta provvidenziale tensostruttura. Peccato anche per il “pavimento” di spessi ciottoli che ha inguaiato ulteriormente chi già soffriva di calli. Manifestazione organizzata da Don Marco in unione con i Comuni del circondario e i NFC locali (Giullari della Brianza e 32° parallelo), che si è svolta, in realtà, nell'arco di cinque giorni di concerti e incontri. Questa sera, dopo i Modena City Ramblers ed Elio e le Storie Tese, tocca ai sensibili Nomadi “condividere” con l'associazione il loro impegno umanitario.

Ingresso a 17 euro. Già buona la presenza di pubblico alle prove. Vedo diversi fans della Provincia Granda (qui per fare promozione del concerto di Ricca d'Alba) e qualcuno di Torino e dintorni. Mentre noto la presenza di un comodo megaschermo (12 mq!) sulla sinistra del palco (meglio che a Novellara!), sento le prime note del brano di prova “Una storia da raccontare”. C'è qualcosa di strano: cosa ci fa in piedi Daniele dietro la batteria? Guardo meglio, così come tutti i presenti accortisi della “sorpresa”. Incredibile: alla batteria c'è una...bimbetta di...9 o 10 anni che, seria e impegnata, picchia a tempo il ritmo del brano. E' “assistita” da Daniele, è vero, ma gli altri Nomadi la assecondano cantando e suonando con lei come se niente fosse. Al termine del brano, sollevata da Daniele; si prende tutti i meritati applausi di ammirazione e tenerezza insieme. Ho saputo dopo, dai genitori che l'hanno giustamente assecondata nelle sue scelte musicali, che la bimba, brianzola, si chiama Letizia ed ha 10 anni. Suona la batteria da due e il suo desiderio, per la sua Prima Comunione, era quella di suonare con i Nomadi. Con l'intervento della Lu del coordinamento fans club, il sogno si è avverato e i Nomadi hanno accettato volentieri di far salire alla Drum Sound di Daniele la piccola Letizia. E' stato un bel momento che ha dimostrato, ancora una volta, la grande disponibilità del gruppo a far felici grandi e piccini.

Prima dell'avvio del concerto Don Marco ha premiato l'attore Edoardo Costa per il suo impegno nella ristrutturazione di una scuola in Brasile. Premio intitolato al leader e fondatore del NFC “Le strade” di Roma Angelo Romano, scomparso, purtroppo, prematuramente. Presenti la Signora Nives e Ricky Tricomi, autore del libro “Noi popolo nomade” che rappresenta un po' la bibbia di tutti noi fans. Un altro premio, appunto, anche al popolo nomade che, come questa sera e come tante altre volte, contribuisce ad accrescere quegli incassi che saranno devoluti alle opere benefiche. Ore 21.30: dopo le varie presentazioni e premiazioni, si entra nel vivo del concerto. Questa volta mi posiziono nei pressi del mixer di Atos. Da qui posso vedere l'insieme del palco e le immagini dei primi piani riprese da una camera professionale e proiettate sul megaschermo. Come essere in prima fila. Anzi, da qui si sente anche meglio. Sempre piacevole l'apertura del concerto da parte di Marzia che scalda il pubblico con due suoi brani e poi loro, i Nomadi, accolti dall'applauso dei 2500 presenti. Ormai tradizionale apertura con l'immenso brano “Con me o contro di me” e poi, sorpresa, riecco “C'è un re” accolto calorosamente da un pubblico che si rivelerà molto partecipe ed entusiasta.

La scaletta prosegue poi con uno standard consolidato che accontenta sia coloro da un concerto l'anno che quelli da trenta. Sangue al cuore, Jenny, Oriente, Io voglio vivere, Non è un sogno, L'ultima salita, Dove si va e via nomadando. Vengono inserite anche le redivive “Ricordati di Chico”, “Utopia” e “20 de april” per accontentare alcune richieste di fans. Danilo Kakuen deve essere un po' affaticato, forse è febbricitante poiché, talvolta ha difficoltà a trovare l'intonazione. In qualche brano deve scalare di tonalità; de “L'aviatore” salta qualche parola. Non è al cento per cento ma è bravo a nasconderlo e grande nel metterci tutto l'impegno. Sarà anche per la temperatura all'interno del tendone che è scesa a causa di un altro temporale che fa colare autentiche cascate d'acqua dagli spioventi. Ricomincia così, Soldato, Status symbol, In piedi, Stella cieca. La scaletta è dominata da brani dagli ultimi due album (ben 11 pezzi). Mi sembra di aver colto anche un grande passo avanti nel controllo delle luci: uno spettacolo nello spettacolo. Appropriate per ogni brano e mai fastidiose. Consueto finale con Ma che film la vita, Canzone per un'amica, Dio è morto e, dopo la lettura delle decine di striscioni presenti, l'inno finale cantato con Don Marco e la sua collaboratrice Suor Claudia Strada.

Uscendo dal tepore della “massa” il freddo diventa pungente. Qualcuno è fuggito per scaldarsi in auto (vero, Antonella?) e anche noi non tardiamo ad allontanarci (ci attendono 200 Km.). L'uscita dall'area del concerto ci ha visto impegnati nello schivare le pozzanghere seguendo la fiumana di persone che si dirigeva ai parcheggi. Noi siamo stati fortunati: arrivando tra i primi abbiamo potuto lasciare l'auto sulla ghiaia. Molti altri che hanno usufruito di un tenero praticello hanno dovuto attendere che, all'una di notte, alcuni volontari muniti di trattori, trainassero fuori dal fango le loro auto impantanate. Come si dice in questi casi: sempre e ovunque Nomadi!                  giorgio

le foto del viaggio

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