14                              febbraio                                15

CONCERTO DEL XVII TRIBUTO AD AUGUSTO

Il ritorno a Novellara, ha rappresentato anche, per noi Poirinomadi, il ritorno ai Nomadi, dopo diversi mesi di astinenza dovuta sia al diradamento dei concerti, sia alle avverse condizioni climatiche di questo inverno ricco di neve. Brutto e rischioso allontanarsi dagli amori di casa proprio il giorno di San Valentino per andare al cospetto di “Sant'Augusto da Novellara”, ma le date del tributo sono queste, mentre gli amori sono per tutto l'anno. Siamo partiti, Aldo ed io, carichi del giusto spirito nomade (e ci credo, con una Uno con 230.000 Km. occorre averne tanto!), alla volta di Novellara. Cielo terso, sole fulgido ma temperatura decisamente fredda. Consuetudine del sabato pomeriggio è la partitella che i Nomadi, quasi al completo, disputano presso il campo sportivo contro la squadra ospite. Questa volta è toccato ad una rappresentativa della locale Radio Bruno F.T. dove, al suo interno, c'erano anche personaggi provenienti sia dal mondo dello spettacolo che dal mondo sportivo (Paolo Mengoli, Sandro Giacobbe, Neri Marcorè, Nando Di Napoli). Il risultato del campo non è importante, poiché quel che conta “è partecipare”. E' importante, però, il risultato dell'incasso a scopo benefico ottenuto dai numerosi spettatori; e questa è come una vittoria.

 

Prima del concerto serale, siamo stati ospiti di amici. C’era il televisore sintonizzato sul TG regionale. Ad un certo punto, durante un servizio riferito appunto al “tributo”, è apparsa l'immagine di Augusto Daolio ripresa in occasione di un'intervista del 1988. Diceva Augusto, rispondendo alla domanda del giornalista che gli chiedeva qualcosa sul numero dei concerti che i Nomadi dispensavano in tutta Italia, “La gente non viene ai concerti perché siamo famosi; viene perché ci vede come amici, io non so, ... credo che sia così,... è sempre stato e sarà sempre così...”. Augusto era anche uno che spesso diceva:”Non do mai risposte che possano chiudere definitivamente la domanda”, e in occasione di quell'intervista, ne diede un brillante esempio.

Il concerto si è svolto nell'ampio Palatenda dislocato a pochi metri (otto, per l'esattezza) dalla nuovissima superstrada-bretella che passa a nord dell'abitato di Novellara e che, in occasione del “Tributo” è stata chiusa completamente al traffico e adibita a parcheggio dei mezzi di servizio e di assistenza e dei bus dei fans-club. Potenza del business e potenza di Carletti, chiudere una strada a quattro corsie. Ci è stato però riferito che il prossimo anno, il concerto cambierà locazione. Non sappiamo dove. L'affluenza di sabato non è stata eccessiva. C'erano forse poco meno di 4000 paganti; colpa forse della crisi che ha investito tutti i campi. Meno 20% qui, meno 30% per cento là, sto parlando dei consumi. Di conseguenza, un buon meno 20 per cento di fans anche qui a Novellara. Costo del biglietto invariato rispetto all'anno scorso (mica potevano aumentarlo del...20%!) e quindi 18 euro più 18 euro per il concerto della domenica. (Ma a chi compra cash entrambi i biglietti, perché non si applica uno sconto, magari del...20%?).

Verso le 20 l'amico nomade e presentatore Marco Barbieri ha dato il via alla serata presentando alcuni artisti che hanno cantato prima dei Nomadi. Una gradita sorpresa è stata l'esibizione della cantautrice Aida Satta Flores che ha proposto tre dei suoi intensi brani. Successivamente, l'arrivo di Beppe Carletti, ha dato il via alla fase culminante della serata. Il leader dei Nomadi ha ringraziato i fans che, nel ricordo di Augusto e Dante, si sono ritrovati qui per dimostrare l'affetto e l'attaccamento al gruppo. Beppe, ha inoltre presentato Nando Dalla Chiesa che ha portato la testimonianza del riutilizzo, per scopi produttivi, di terreni in Sicilia confiscati ai boss della mafia. In questo caso si tratta di produzione vinicola presso il centro “Pio La Torre Terra Libera” (dalla mafia) a cui è stato devoluto l'incasso della partita di calcio giocata nel pomeriggio. Curioso il fatto che, proprio mentre si parlava di vini, è stato lanciato l'appello per contribuire a debellare il fenomeno degli ubriachi al volante con la campagna ”No alcol on the road”. Giusto: domani non si beve.

Inizio concerto: Danilo capelluto e barbuto con tanto di basco, quasi irriconoscibile; Sergio bello rotondetto; “normali” gli altri, ovvero sempreverdi e sempre pimpanti. Alle due torri laterali sono appese due file da ben sedici altoparlanti woofer ciascuna, più i consueti 8 sub-woofer sottostanti. Il concerto lo sentiranno anche da Reggio. Si parte con la richiestissima “Senza patria” richiamata nel refrain per tre volte dai fans entusiasti. Poi è la volta di “C'è un re” e, poco dopo, di “Santina”. Un inizio niente male. La scaletta ve la dico tra un po' ma intanto dovete sapere che “Asia” e “La collina” non sono mancate e che il nuovo intermezzo di Sergio Reggioli è costituito dalla suprema accoppiata di “So che mi perdonerai” e “Suoni”. Nella seconda parte, gradita intromissione dei Los Trinitarios con tanto di (esotico) ballerino e (graziosa) ballerina di samba mentre noi del pubblico ballavamo sulla ghiaia umida che, qui e là si disperdeva per lasciar posto a grosse pozze di gelida acqua di condensa (ma perché non si applica una pavimentazione più solida tipo cemento o asfalto?).

Scaletta di sabato: Senza patria, C'è un re, Una storia da raccontare, Santina, Sangue al cuore, Dove si va, La mia terra, Io voglio vivere, Asia, Jenny, Noi non ci saremo, Gli aironi neri, Amore che prendi, amore che dai, Non ti scordar mai di me (interpretata da un sorprendente Sergio che la canta proprio come Giusy Ferreri, ospite premiata di domani), Cammina cammina, Riverisco, Il fiore nero, Marta/Oye como va, Il paese delle favole, So che mi perdonerai e Suoni (Sergio Reggioli), Rotolando va, Il vecchio e il bambino, L'uomo di Monaco, Sera bolognese, La collina, Marinaio di vent'anni, Ricordati di Chico, Hasta siempre comandante, Guantanamera (Los Trinitarios), Stella cieca, Canzone per un'amica, Dio è morto, Io vagabondo, Te deum.

A una scaletta così, eseguita con grande potenza e impegno, noi Poirinomadi abbiamo dato come voto: 10. Se domani il concerto sarà di minor intensità, come prevediamo, la media complessiva sarà comunque alta. Il concerto si è chiuso ben oltre la mezzanotte. Ancora qualche brano con i simpatici Los Trinitarios e poi l'uscita dal caldo palatenda per immergerci nei -8° della pianura reggiana per il breve viaggio verso la meritata dormita nel consueto albergo di Cavriago.

Per scrivere del sabato ho utilizzato ben 28k di memoria. Per descrivervi la domenica forse non me ne basteranno 50.

Lasciamo l'albergo alle 9. La giornata è tersa e fredda come ieri. Spettacolare sempre l'attraversamento consecutivo dei tre futuristici ponti che scavalcano autostrada, ferrovia alta velocità e zona industriale. In pochi minuti siamo a Bagnolo (toh! Ecco la deviazione per Correggio. Il Liga passerà di qua, oggi), poi ecco Novellara che ci accoglie col consueto striscione di “Benvenuto al Popolo Nomade”. E ci credo, che siamo benvenuti. Un po' dei nostri soldini resteranno qui. Lasciamo la macchina sotto la Rocca per avviarci al suo interno dove è allestita la mostra dei quadri di Augusto. Saliamo lo scalone per trovarci, nell'atrio, davanti all'immagine fotografica in grandezza naturale di Ago. Arriva una famigliola con bimbo di due anni. Il piccolo si avvicina all'immagine. La riconosce:” E' Augusto! E' Augusto!” esclama con la sua squillante vocina. Benedetti genitori! All'interno della mostra, quest'anno, si possono osservare la prima e l'ultima opera (incompiuta) dell'artista. Due stili diversi; più grossolano e sfuggente nella prima opera del 1969, più incisivo e distinguibile nella seconda che appare in tutta la sua crudezza nella separazione tra gli spazi colorati e quelli rimasti da colorare.

Alle dieci, all'interno del minuscolo quanto scenografico teatro, si svolge il consueto concorso per cortometraggi “Ma che film la vita”. Ci accomodiamo in platea (non c'è il pienone, peccato) per assistere alla proiezione dei quattro film in concorso. Presentati dalla piacevole e competente Elena Carletti, figlia di Beppe, nonché assessore alla Cultura di Novellara e, oggi, anche sindaco ad-interim, i cortometraggi vengono proiettati alla presenza di Beppe Carletti che abbiamo visto recitare in uno di questi e cioè nel cortometraggio “Vittoria” del giovane Christian Spaggiari che narra di una innocente storia d'amore ambientata sulle colline reggiane nel periodo della resistenza. Beppe ha fatto la parte del nonno fisarmonicista, nonché l'autore delle musiche. Un lavoro artigianale complessivamente buono, convincente e anche un po' commovente. Ma non ha vinto “Vittoria” (scusate la ridondanza), ha vinto “Va a rire”, storia di una donna che ride in ogni occasione fino al momento della morte.

Lasciamo il teatro che è quasi mezzogiorno: sotto il porticato della Rocca notiamo che sono stati predisposti punti di ristoro: polenta e salsiccia con un bicchiere di lambrusco al prezzo di 5 euro. Ci sediamo e pranziamo, io e mio fratello. E il pane? Giusto, vado a prenderlo. Il pane non era compreso nel “menù”. Occorreva comprarlo a parte. Una rosetta: 1 euro, il costo di una baguette a Montecarlo. Dopo un breve giro per il centro assolato, osservando la piazza centrale da poco rinnovata con cura ed eleganza, ci rechiamo al cimitero per rendere omaggio alla tomba di Augusto. Dopodichè rieccoci in zona palatenda per prepararci ad assistere al secondo concerto.

Qui incontriamo numerosi amici fans provenienti dalla nostra zona e con quelli ci soffermiamo al tiepido sole. Dall'interno del tendone giungono le note dei gruppi emergenti che intrattengono il già numeroso pubblico. Presentati dalla piacevole Elisa Gardini di Radio Bruno, i giovani si susseguono sul palco: una di queste è la bionda e grintosa Giulia Zetti, che rivedremo al Festival di Sanremo. Ma il “clou” deve ancora arrivare. Ce ne accorgiamo dalla robusta disposizione di carabinieri e agenti della Digos: tra poco, come ospite, arriverà Letizia Moratti, Sindaco di Milano. Intanto Red Ronnie ha guadagnato il palco assumendo il controllo della situazione, annunciando l'arrivo dei Nomadi insieme agli abituali amici nomadisti Fausto Pirito, Don Mazzi e il giornalista Marino Bartoletti. Inizio del concerto alle 16.30 con “Senza patria”, “Come potete giudicar”, “Ci vuole un senso” davanti a circa 6000 presenti. La prima interruzione è per Letizia Moratti, giunta con una scorta immensa (il nostro sindaco Chiamparino , cammina da solo sotto i portici di Torino) e sale sul palco accolta dagli applausi che coprono a fatica i numerosi fischi. Viene premiata come “Nomade dell'anno” per l'aiuto al centro di San Patrignano di Andrea Muccioli. Dice qualche retorica frase di circostanza concludendo, riferita al premio, “Spero di essermelo meritato”. Non più di tre minuti in tutto.

Ripresa del concerto con altri brani fino a quando Sergio, ripetendo l'exploit della sera prima, intona “Noooon ti scoordar, mai di meeee” lasciando poi la prosecuzione, alla titolare del brano Giusy Ferreri giunta nel mentre. La minuscola e sorridente cantante, manifestando evidente gratificazione da quanto le sta accadendo, riceve il premio “Augusto per la vita” che viene ceduto, nella parte economica, a un istituto di ricerca di Milano. Un altro aiuto, da parte dell'Associazione, andrà al Centro oncologico di Meldola, in Romagna, in forma di borse di studio per i medici ricercatori. In tutto 50.000 euro. Bravi loro e bravi noi.

Non è finita. I Nomadi riprendono il concerto (sono bravi a non perdere il ritmo, con tutti questi intermezzi). Dopo “Dove si va” e “La mia terra”, Danilo (in questa due giorni di omaggio ad Augusto, tenuto e tenutosi saggiamente in disparte dal centro dell'attenzione), intona “Certe notti” scatenando l'urlo del pubblico che è al corrente di chi manca all'appello degli ospiti. La canta tutta, fino alla fine. Poi il Red annuncia il Liga che arriva in jeans e t-shirts scura, un'armonica e una chitarra classica. Lungo osanna da parte pubblico e lui, abituato ai 60.000 del Meazza offre a noi striminziti 5000 un semplice “Ciao, eh!”. E attacca con “Ho difeso il mio amore”, unplugged e solista. Applausi a scena aperta. Solo dopo, gli abbracci con i Nomadi e l'umiltà di restare cinto dal paterno Beppe mentre gli ricordava di quando veniva a comprare strumenti nel suo negozio di Novellara presentandogli talvolta testi scritti da lui. E' evidente che si conoscano il Liga e i Nomadi: abitano a sette chilometri di distanza!

Ripresa del concerto mentre il sole tramonta sulla fredda pianura. Gli ospiti se ne sono andati sgattaiolando veloci su auto dai vetri oscurati mentre le voci di Danilo e di Massimo tornano a dominare sul popolo nomade. “Il destino”, “Lontano”, “Ti voglio” e il brano “Il cielo d'Irlanda” proposto con l'amico Massimo Bubola sono i brani che ci accompagnano verso la fine della nostra permanenza a Novellara. Decidiamo di ascoltare ancora una volta l'immenso Sergio con i brani di intermezzo e, successivamente, “Auschwitz” e, con le note di “La libertà di volare”, i Poirinomadi si prendono la “Libertà di andare” e di affrontare la strada del ritorno con la certezza che i Nomadi proseguiranno imperterriti nel loro cammino di gloria ancora per molto tempo. Coraggio popolo nomade! Questa è proprio una storia infinita. Buon 2009 nomade.

Un saluto agli amici fans incontrati al tributo.

Un ringraziamento a Rosy, Claudio e Valeria.

Grazie di cuore a Cristina per l'ospitalità.

Un “In bocca al lupo” a Christian e Giovanni.

Giorgio

 

Non ci rimane che brindare...noi ai Nomadi !!