13 FEBBRAIO 2010

CONCERTO DEL XVIII TRIBUTO AD AUGUSTO

Cari amici fans, riecco qui vivi e vegeti (e pensionati) i Poirinomadi, dopo la pausa invernale del gruppo, anch'esso vivo e vegeto come non mai. Novellara rappresenta la tappa di inizio della nuova stagione dei concerti ed è una manifestazione irrinunciabile. Quest'anno abbiamo condiviso la scelta di molti, credo. Vuoi per la crisi, vuoi per la concomitanza del Carnevale, vuoi per la ricorrenza di San Valentino, abbiamo deciso di partecipare al solo concerto del sabato sera, in genere il migliore, e sacrificare la kermesse della domenica dedicato alle cover, alle celebrazioni e alle premiazioni. Perderemo Zucchero e molto altro, peccato. Ma ne gioveranno il nostro portafoglio e il nostro organismo che comincia a soffrire delle lunghe ore da trascorrere in posizione eretta.

Clima soleggiato, senza rischio di nebbia o di neve, io e Aldo siamo partiti presto da Poirino e, dopo un'unica tirata, alle 15 eravamo già a Novellara che ci ha accolto dopo aver attraversato la triste e brulla campagna che la circonda, disseminata qua e là di casolari diroccati. Volevamo assistere alla partita di calcio benefica in programma alle 16 ma il silenzio e la calma che abbiamo trovato nei pressi del campo di calcio ci ha fatto capire che l'incontro non si sarebbe svolto. Il motivo era davanti ai nostri occhi: campo impraticabile per il fango, frutto dello scioglimento delle abbondanti nevicate precedenti. Peccato: la partita sarebbe stata particolarmente interessante, per noi maschietti, anche perchè i Nomadi avrebbero sfidato una squadra femminile (non sanno più cosa inventarsi per poter vincere una volta).

Abbiamo pertanto compiuto un sopralluogo verso la consueta zona del concerto: la solita tensostruttura posta su un campo inghiaiato ai margini della nuova circonvallazione nord, che, in occasione del concerto, viene chiusa al traffico automobilistico. Bravi! E noi fans, per andare fin laggiù, dobbiamo sempre percorrere una stradina paludosa che ci inzacchera fino alle caviglie. Se c'è un'ampia strada asfaltata che arriva fin lì e da cui, volendo, si può accedere ad un eventuale parcheggio acciottolato, perché non rendere la vita facile a chi, in questa stagione, vi porta 20 euro di biglietto più soldi ai bar, trattorie, pizzerie e alberghi della zona? Suvvia! Dal prossimo anno cercate di trattarci, meglio, per mille culatelli! Incontriamo già i primi fans, giunti fin dal mattino, che, per conquistare i posti più ambiti, si sobbarcano ore di attesa, freddo e umido tra le pozzanghere della spianata. Il palco è in fase di rifinitura e i servizi di contorno (bar, tavola calda e bancarelle) sono già all'opera. Noi preferiamo allontanarci e attendere in giro per Novellara, la “Città d'Arte”, come recita il cartellone posto sulla rotonda all'ingresso del paese. Città d'Arte? Immaginiamo che il titolo sia riferito anche all'arte musicale dei Nomadi, oltre che all'arte dei quadri di Augusto e di altri pittori. Troviamo anche il tempo di recarci presso un caratteristico emporio di Codemondo che vende leccorniose specialità della zona e acquistare qualche cibaria da regalare agli amici. Fine dello spazio pubblicitario.

Alle 19 siamo nuovamente nei pressi della Coop, a duecento metri dal tendone. La pizzeria Dondivino stasera ha il pienone di fans che preferiscono consumare la cena seduti e al caldo piuttosto che accontentarsi di panino e cocacola accampati sull'umido suolo del palaconcerto. Vediamo che anche i ragazzi dello staff-suono hanno riservato un tavolo proprio accanto al nostro. Con calma, quindi, attendiamo il momento di avvicinarci all'area del concerto che inizierà, secondo il programma, alle 21.30. Sempre ottima l'organizzazione di coloro che devono gestire ed indirizzare le migliaia di fans giunti da ogni parte d'Italia e qualcuno anche dall'estero. Grazie quindi al Comune, ai Vigili Urbani, alla Protezione Civile e ai volontari della Croce Rossa che si sacrificano al freddo e al buio sino a concerto finito, a notte fonda. Cercando di non affondare nelle sabbie mobili del percorso, poco prima delle 21 siamo all'interno della bianca struttura. Incontriamo molti amici fans che rivediamo con piacere dopo mesi di digiuno nomade. Si parla e si discute su come stanno i Nomadi, del futuro, dei prossimi concerti e si parla anche del Festival di Sanremo, a cui il gruppo parteciperà quest'anno abbinandosi a Irene Fornaciari, ovvero Irene “Zucchero”, la figlioletta d'arte del Joe Cooker nostrano.

Nel padiglione antistante a quello principale, adibito alla ristorazione e alle varie bancarelle associative, il gruppo cover “Ma noi no” intrattiene i presenti con brani del vasto repertorio nomade. Bravi, nonostante fossero sacrificati su uno striminzito palchetto. Alle 21 siamo in “posizione concerto”: ci troviamo poco lontano dalle transenne, dal lato di Cico. Osservo che vi sono ben tre megaschermi per la visione delle immagini in diretta: due ai lati del palco e uno, tondo, posto centralmente, in alto, sopra la postazione di Daniele a beneficio di coloro che si trovano nel mezzo, oltre le transenne. Il fatto di poter apprezzare il concerto anche attraverso riprese che propongono immagini in primo piano è certamente un fatto positivo, specie per chi si trova distante. Poco dopo, il presentatore Marco Barbieri fa il suo ingresso annunciando l'inizio del Tributo presentando sul palco Beppe Carletti e Mara Maionchi, personaggio tornato alla ribalta con il programma X-factor per promuovere (o bocciare) giovani cantanti. Lei è anche la moglie di Alberto Salerno, autore di “Io vagabondo” e dunque il cerchio si chiude. Mara e Beppe presentano, a loro volta, la nuova scoperta Martino Corti, giovane promessa che accompagnerà i Nomadi nel tour 2010 esibendosi in apertura dei concerti. Ebbene, devo dire che il ragazzo, biondino dall'aspetto serio, per niente intimorito dai 4000 presenti, garbato e chiaro nelle parole, ha subito conquistato il pubblico e, accompagnato dai suoi due chitarristi, ha proposto quattro piacevoli brani, intensi e ben interpretati. Quattro ballate che narrano di tormentate vicende d'amore espresse con voce profonda alla Cat Stevens prima maniera. Al termine, lunghi e sinceri applausi da parte del pubblico. Credo che il ragazzo abbia i numeri per farsi strada in questo mai saturo mondo della canzone.

Alle 21.40 si spengono le luci del tendone. Buio sul palco e ombre che si muovono. Parte l'urlo dei fans che vedono i loro adorati artisti prendere posto. Ecco le prime note di “Contro”, consueto brano di apertura dell'appuntamento novellarese. Il concerto ha inizio. Danilo appare in una camiciola dagli enormi bottoni, brache in pelle e cappellino da soldato sudista da cui spuntano lunghi riccioli neri: sembra in forma e attacca alla grande “Contro”. Gli altri non sono cambiati molto, forse un po' più rotondetti; ma questo è normale, in questo periodo. I chili di troppo, naturalmente, si perderanno nel corso del tour. L'inizio è strepitoso: dopo “Contro”, la portentosa sequenza di “C'è un re”, “Senza patria” e “Asia”. Con un inizio così vengono perdonati il freddo, i disagi e il fango. Esecuzioni perfette con Danilo che raggiunge, come suo solito, elevate vette di potenza e intonazione. Si prosegue con Massimo che interpreta “In questo silenzio”, poi ecco “Lo specchio ti riflette”, “La mia terra” e “Senza nome”. Una vera scorpacciata. Nelle pause Danilo e Cico toccano argomenti riferiti al sociale, alle guerre, alle calamità, invitando il popolo nomade alle consuete riflessioni. In dedica a tutto ciò, si raggiunge subito il vertice del concerto con una superlativa “Trovare Dio”, che ristora animi e cuori.

Giustamente e prudentemente (la convalescenza di Danilo è finita?), il front-man concede ai suoi paladini Massimo, Cico e Sergio di alternarlo nell'esecuzione in voce di alcuni brani. Massimo si dedica ai suoi cavalli di battaglia comprese un'inedita “Uno come noi” eseguita in versione acustica e una straripante “Un figlio dei fiori non pensa al domani” che, a tempo di twist, fa ballare tutti i fans; Cico interpreta “Crescerai” e Sergio fa sua “Mediterraneo” e la perla rara “Isola ideale”. Danilo, da parte sua, ci regala addirittura “Il profumo del mare” e la consueta “Io voglio vivere”. Dopo l'intenso intermezzo di Sergio accompagnato al piano da Beppe con “Suoni” e “Colori”, rientra Danilo col toccante brano “Qui” seguita da una sequenza di canzoni che fanno parte del Dna del gruppo: “Gli aironi neri”, “Il pilota di Hiroshima”, “L'uomo di Monaco”, “Primavera di Praga”, “Utopia” e “Noi non ci saremo”. Il tempo passa e uno non se ne accorge. Si resiste in piedi ma non si sente più né freddo, né umido: è un concerto che “prende” ma che va inesorabilmente verso la conclusione. Siamo giunti alla mezzanotte con la presentazione dei brani finali con la stupenda e rievocativa “Ma che film la vita” seguita da “Canzone per un'amica”, “Dio è morto” e, dopo la lettura delle consuete decine di striscioni e messaggi, “Io vagabondo” a conclusione di un sabato nomade sempre straordinario. Ci allontaniamo con tristezza e nostalgia dal luogo del concerto ma ampiamente soddisfatti di ciò che abbiamo visto e sentito. Non saremo qui domani, come ho detto, ma siamo contenti di aver visto i Nomadi in grande forma. Li rivedremo a Sanremo e poi, dalle nostre parti, a Villafranca ai primi di marzo, per un altro concerto. Affrontiamo i chilometri nella notte che ci riporteranno alla nostra base. Il ghiaccio nomade 2010 è rotto. Buon anno coi Nomadi!

giorgio