Novellara

domenica 20 febbraio

Concerto del xIx tributo ad Augusto

Orfano di Aldo, che, stanco di fotografare maschietti, ha preferito andare a fotografare la Belen e la Canalis a Sanremo, ed è rientrato all'alba, sono partito solo soletto alla volta di Novellara per non rinunciare al debutto stagionale dei Nomadi, nonostante il tempo inclemente. Augusto doveva nascere a luglio, e Novellara si sarebbe trasformata in una Woodstock nostrana. L'anno scorso avevamo scelto il concerto del sabato e, in due ci sta anche bene sobbarcarsi il viaggio di rientro a notte fonda. La domenica, il concerto finisce all'ora di cena e si rientra prima di mezzanotte. Avevo detto che ero curioso di sapere quale scaletta, i Nomadi, avrebbero proposto a casa loro dopo l'uscita dell'ultimo CD “Racconti-Raccolti” e dopo le esibizioni teatrali della stagione invernale. Beh, la mia curiosità è stata accontentata, un po' meno la mia aspettativa. Ma andiamo per ordine.

Sono partito poco prima di mezzogiorno con pioggerella sottile e con velocità del tergi 1; durante il viaggio ho persino trovato squarci di sereno e me ne sono rallegrato, ma quando, poco prima delle 14 sono entrato in Novellara i tergi della macchina erano sul 2. Peccato; ma io lo sapevo che trovavo brutto. Il meteo.it è infallibile e, per darsi speranza, occorre talvolta evitare di consultarlo. Transitando dalla piazza centrale non ho notato granché movimento: le manifestazioni di contorno, svoltesi la mattina (presentazione libro di Nando Dalla Chiesa, mostra fotografica, esposizione opere di Augusto), si erano appena concluse e il popolo nomade stava confluendo verso la tensostruttura bianca dislocata sempre nel medesimo luogo in attesa del concerto. Dopo la consueta visita al cimitero per l'omaggio ad Augusto, ho cercato un posto per la macchina che mi evitasse l'attraversamento della solita stradina acquitrinosa e così sono arrivato nella zona dei bus, sulla nuova superstrada che, nei giorni del Tributo, viene chiusa al traffico e riservata ai Nomadi. Non per essere maligno, ma questa superstrada, che passa a tre metri dal terreno dove Beppe organizza il concerto, viaggia parallela alla provinciale che è già abbastanza larga e ne raccorda due punti distanti non più di ottocento metri. E' stata costruita per snellire chissà quale intensissimo traffico tra Guastalla e Campagnolo Emilia. Un'esagerazione. Pare quasi fatto apposta.

Giunto alla biglietteria, tra un ombrello e l'altro, ho acquistato il biglietto da venti euro-nomadi e poi, entrando nella struttura, mi sono immediatamente accorto della calca; certo, fuori pioveva e tutti entravano per stare al riparo. Ma le pozzanghere, dovute alla ricaduta della condensa, erano anche dentro! Ho subito incontrato Rinuccia della Provincia Granda; era trafelata, agitata. Mi ha detto che stavano per chiamarla sul palco per essere premiata, insieme ai NFC Vox Populi di Novara e La nostra terra di Novellara, per l'impegno nella raccolta fondi a favore dell'Associazione “Augusto per la Vita”. Voleva che le facessi le foto, saputo che Aldo era assente. Va bene, le ho detto. Bravi. Farò il possibile. Ho assistito alla cerimonia e fatto del mio meglio per fotografare, da distanze impossibili, le consuete premiazioni a titoli vari di numerosi e autorevoli personaggi del corollario nomade. Dei Fans Club ho già detto. Il titolo di “Nomade dell'Anno” va a Don Andrea Gallo, che si occupa, appunto, dell'integrazione dei nomadi (intesi, questa volta, come minoranza etnica) della provincia di Milano. Ha parlato (attraverso un video), ringraziando e incoraggiando il popolo nomade ad aiutarlo nel perseguire la sua azione.

Il premio del Tributo, presentato da Rosanna, Marco Barbieri e Beppe Carletti, è andato al bravo ed espansivo Biagio Antonacci, il genero di Morandi (siamo sempre in Emilia) che “era da tanti anni che i Nomadi gli proponevano il premio ma lui non trovava mai il tempo”. Questo simpaticone, era stato però gentile nel versare l'intero incasso di una sua serata ai terremotati dell'Aquila: ecco il motivo del premio. L'assegno che ha ricevuto lo ha devoluto al Dott.Dino Amadori, oncologo ricercatore di Milano che si occupa anche di ospedali per bambini nel terzo mondo. Quasi tutte le offerte ed iniziative gestite da Rosy Fantuzzi per “Augusto per la Vita” sono finalizzate alla ricerca per la cura del cancro e agli aiuti per i bambini del terzo mondo. Rosy ha dichiarato che l'anno scorso sono stati versati ben 650.000 euro-fans per la ricerca sul cancro ed ha ringraziato, per questo, coloro che hanno contribuito a raggiungere questo traguardo. Prego.

Antonacci ha poi osannato i Nomadi e il popolo nomade ma si è sbilanciato proclamando che “noi tutti moriremo, ma i Nomadi ci saranno ancora!”. Non era forse al corrente che, in una recente intervista, Beppe Carletti, ha dichiarato che i Nomadi finiranno con lui (e lui, pur apparendo un eterno giovanotto, quest'anno ne fa 65) e che di Nomadi ne sono già morti due, quasi tre. Il buon Biagio poi è tornato se stesso ed ha onorato i Nomadi e i seimila presenti cantando, bene, Stagioni. Ma poi ha voluto (o preteso) cantare anche la sua gradevole “Buon giorno bell'anima”, in acustica. Altri premiati: “Uno come noi” al bravo e indomito Emiliano Mondonico, ex allenatore del Napoli, del Mio Toro, dell'Atalanta e ora dell'Albinoleffe. Non è stato bene ed ora è convalescente; per “rimetterlo in panchina”, Beppe gli ha offerto, momentaneamente, quella della squadra dei Nomadi. Applausi e auguri per lui e anche cori “da stadio”. Un premio, questa volta canoro, anche al giovanissimo e bravissimo Nicola, un sorprendente ragazzino di dodici anni dalla voce interessante che non si è fatto impressionare dalla massa ed ha proposto brani ben ritmati e una struggente canzone dedicata ad Augusto Daoglio, a Novellara e al popolo nomade. Qui c'era sicuramente lo zampino di Rosy e di Beppe. Applausi meritati e di buon auspicio per il futuro di questo promettente canterino nomade. Dopo di lui si è esibito Martino Corti, un piacevole ritorno, che ha cantato quattro brani, compreso quello che avrebbe portato a Sanremo. Ma Sanremo gli è saltato: talvolta non bastano i Beppe e le Maionchi come garanti. Tra una premiazione e l'altra siamo giunti a ben oltre le 16, l'ora prevista del concerto. Il popolo nomade tirenkaitineggia rumorosamente e il buon Red Ronnie, onnitributo-presente, ha il suo bel da fare ad esporre il suo prolisso, retorico discorso (ma i Nomadi non sono contro ogni retorica?) per niente aiutato dalla sua gola sofferente che l'ha reso quasi afono. Mi è sembrato che abbia ripetuto le cose dette l'anno scorso e poi la pazienza dei fans gli è straripata addosso costringendolo solo più a dire, con un ultimo sforzo di voce: “Ed ecco a voi i Nomadi!!”, facendo esultare l'impaziente platea. Ero contento anch'io.

Mi sono posizionato in fondo al tendone, in zona centrale; davanti a me almeno seimila fans accalcati in ogni spazio disponibile. Bello il palco: sulle torri, ben 16 altoparlanti in verticale per lato più i 4 sub-woofer inferiori per parte. Americana a forma di V rovesciata con una cinquantina di fari robotizzati multicolor. Certo, i Pink Floyd erano un'altra cosa, come equipaggiamento, ma ci stiamo avvicinando. Unico, grande megaschermo alle spalle di Daniele con cinque telecamere per la presa diretta. Immagini nitide e tempestive. Alle 16.30 si comincia: viene scelto il brano “Il destino” poiché permette “l'ingresso in scena graduale”: prima Daniele alla batteria, poi Massimo, poi Beppe, Cico, Sergio e infine Danilo. “Tu cammini sull'orlo dell'acqua, si rompe l'onda dell'alta marea...” ed è il tripudio perché quelle parole rendono bene l'idea del contesto: Danilo è sull'orlo del palco e l'onda della marea di fans lo travolge. Mamma mia, ragazzi! Cari amici fans che, colpevolmente, non eravate presenti! Dal Destino in avanti si sono susseguite emozioni favolose. Tre ore di classe, potenza, irruenza, poesia nomade. Se rimanessi qui a descrivere per ogni brano l'emozione provata, mio fratello mi sgriderebbe poiché non avrebbe tutto lo spazio a disposizione sul sito. Mi limito a riportare qualche commento sulla scaletta, che trovate elencata completa più sotto.

“Monnalisa”, brano del compianto Ivan Graziani, e presente nell'ultimo CD, è stata proposta da Danilo insieme ai figli dell'autore Filippo e Tony. E ogni qualvolta veniva presentato un brano del passato di “Racconti-raccolti”, sul mega-schermo del palco le immagini in diretta erano mostrate in bianco-nero. Questo fatto mi è piaciuto. Significa aver cura nel fare le cose. Tra i brani migliori (secondo i miei gusti e il mio giudizio): “La storia” dal sound fortemente trascinante; “Hey Man”, “L'isola che non c'è”, “Due re senza corona”, forse il miglior brano degli ultimi cinque anni, “L'eredità”, sempre struggente, “Il nulla”, “Vent'anni”. Tra le perle: “La coerenza” ben interpretata da Massimo, “Mamma Giustizia” di notevole potenza e incisività, da dieci e lode, e una nuova versione di “Suoni” che Beppe e Sergio iniziano in sordina per poi coinvolgere tutta la band con intervento di basso, batteria e “chitarra grama” portandola al livello di estremo rock. Non sono mancate anche, benissimo, “Io voglio vivere”, “Sangue al cuore”, “Gli aironi neri” e la tanto supplicata “Senza Patria” e, malissimo, “Un pugno di sabbia allo stomaco” e “Marinaio di cinquant'anni”, da proporre solo in località marine.

Nel corso del concerto sono intervenuti altri due amici dei Nomadi: Don Mazzi, interista e nomadista sfegatato giunto a reclamare aiuti per le sue opere di redenzione dei più drogati e il maestro Bruno Santori, orfano di Sanremo, che è venuto a reclamare i Nomadi per il Festival 2012. Beppe, inquadrato in primo piano, ha allargato le braccia al cielo facendo capire o vedremo o speriamo. Non ho inteso bene. Con “Ma che film la vita”, “Canzone per un'amica” e “Dio è morto” arriviamo così alla cerimonia della presentazione degli striscioni. Quest'anno li ho contati: 124, uno più uno meno e quello dei Poirinomadi e della Provincia Granda, rimasti a lungo in disparte, sono stati letti al 123° e 124° posto. Meno male. Avevo fatto il viaggio quasi solo per gli striscioni. Alle 19.30, con “Io vagabondo”, cantato insieme ai bambini di “Crescerai” termina la festa nomade nel tripudio dei 5900 rimasti fino alla fine. Un concerto bello, niente da dire. Danilo Sacco è la punta di diamante di un gruppo affiatato, efficiente che ha ancora molta strada da fare (sia in senso lato che nel vero senso della parola!). Ma ovunque andranno troveranno noi, che non li abbandoniamo mai e che li aspettiamo come se fossimo al loro primo concerto. Esco dal tendone nel buio della serata piovosa: le decine di pulman con il motore ruggente aspettano gli ultimi fans per riportarli a Perugia, Macerata, Siena, Trento, Roma, Caserta (queste alcune targhe dei bus). Per me, una cosa deprimente infilarsi in macchina e affrontare 270 chilometri di lucido asfalto da solo nella notte. Mi ci vorranno tre ore: adesso faccio tornare indietro il nastro del concerto e lo riascolto nella mia mente.

Scaletta della domenica

Il destino, Una storia da raccontare, La dimensione, Lo specchio ti riflette, L'isola che non c'è, Monnalisa, La storia, Due re senza corona, Hey Man, La coerenza, Sangue al cuore, Senza Patria, Dove si va, L'isola ideale, Crescerai, L'eredità, La libertà di volare, Se non ho te, Suoni, Mamma giustizia, Il nulla, Io voglio vivere, Gli aironi neri, Un pugno di sabbia, Marinaio di vent'anni, Ma che film la vita, Vent'anni, Canzone per un'amica, Dio è morto, Io vagabondo, Te Deum.

 

Giorgio e anche nelle foto .... da principiante !

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