PARMA  18 aprile 2006

Uno spettacolare, luminoso e altissimo arcobaleno ci ha accolti all'arrivo a Parma all'ora del tramonto quando il sole, basso sull'orizzonte, ha creato, complice una nuvola temporalesca, le migliori condizioni per realizzarlo. Siamo giunti sul posto (con me Marina e Fabio di Savigliano) che erano quasi le 21 dopo qualche andirivieni sulle caotiche tangenziali parmensi. Nel grande, altissimo, spaziale e spazioso Palasport di Parma è stato allestito il mega-palco dei Nomadi per questo concerto gratuito organizzato dai partiti del centro-sinistra. Era previsto per il 7 aprile, a chiusura della campagna elettorale, ma la tragedia del piccolo Tommaso (ricordato con un intenso e lungo applauso) ha sconvolto tutti quanti e, giustamente, è stato rimandato. E cosi, come ha sottolineato il Presidente della Provincia di Parma, il concerto ha assunto, stasera, il sapore della celebrazione per la vittoria dell'Ulivo. Applausi anche per questo da parte di un pubblico di circa 3000 persone su una capienza di seimila; evidentemente mancava “l'altra metà” degli elettori...(Ma i Nomadi, prudentemente, hanno preferito non addentrarsi nell'argomento politico). Ancora un doveroso minuto di silenzio per la scomparsa del Consigliere Regionale Mario Tommasini (davvero, questo, un periodo sventurato per Parma) e si poteva cominciare.

Pubblico distribuito sulle ampie, comode, ben disposte tribune di questa grande scatola di acciaio e cemento. Salendo su su, il palco man mano appariva un piccolo puzzle di luci e colori e il suono giungeva alterato per gli inevitabili echi (quante volte si è detto che in Italia mancano strutture adeguate per far musica e ci si deve sempre aggiustare con impianti costruiti per lo sport o per le mostre). Nessun artista di complemento ad aprire il concerto: subito i Nomadi accolti da un fragoroso applauso. Nonostante che “giochino” quasi tutti “in casa” (Cico abita qui vicino), il successo sanremese ha lasciato il segno e politica o no, la gente è accorsa compatta per assistere a quello che sarà un gran bel concerto.

Subito il brano “Con me o contro di me”, bellissimo. Cominciare così è come andare alla partita e vedere la squadra del cuore che va in gol al primo minuto. Neanche il tempo di “scaldarci” e già propongono il pezzo più pregiato. Ma ecco che arrivano altri “gol” con “La vita che seduce”, “Jenny”, “Sangue al cuore”, “Non è un sogno”. Nomadi sempre bravi e a loro agio, veri professionisti. Stasera non parlano molto col pubblico e, se lo fanno, non vanno a cercare la battuta. Il dramma di Tommy aleggia come una nuvola oscura che rabbuia gli animi e ci fa riflettere su quanto “ci sia ancora molto da fare”, come ha detto serio Danilo, per estirpare il male dal mondo. “Dove si va” è un altro trionfo. E' il brano più cantato dal pubblico. Sanremo docet. Intervallando brani della stagione precedente (“Oriente”, “Soldato”, “Stella cieca”) a brani storici (“Amore che prendi...”, “Il pilota di Hiroshima”, “Utopia”, “Auschwitz”) ecco la commovente “L'ultima salita”, concluso con l'esposizione di un grande poster dello sfortunato Marco Pantani. Sempre delizioso Sergio nell'intermezzo con il mix “Alba sul mare”, “Suoni” e “Mille e una sera”. Dall'ultimo album ecco ancora “Ricomincia così”, “Status symbol” e, per la prima volta dal vivo, “L'aviatore”.

Il pubblico parmense (ma non dimentichiamo che sono presenti in massa fans provenienti da altre regioni) non lesina applausi e gli spettatori di tutte le età (c'è anche una nonnina ligure di 82 anni al suo primo concerto!) dimostrano di ben gradire l'esibizione del “loro” gruppo. Finale tradizionale con “la cinquina magica” formata da una superba “Ma che film la vita”, da “Canzone per un'amica”, da “Dio è morto” e, dopo la lettura degli striscioni, da “Io vagabondo“ e “Te deum” a conclusione di un concerto nitido, intenso e privo di momenti, diciamo, noiosi. Tre ore di musica che piace, fatta da persone che piacciono e sempre in begli ambienti (intendo di persone e di luoghi) passate in un baleno. Detto da uno che presenzia a decine di concerti l'anno è perché dev'essere o esagerato o imparzialmente sincero. Sono tutt'e due le cose: che male c'è? Ci vediamo al prossimo concerto (e lo dico soprattutto a coloro che, malauguratamente, non ne hanno mai visto uno).           giorgio