Pavia  21  aprile  il nostro viaggio verso i Nomadi

Pavia  21  aprile

CONCERTO   DI   FRANCESCO

Allettante la tentazione di raggiungere la vicina Pavia per l'ennesimo concerto nomade, il quarto con Cristiano, in netta crescita; anzi, il ragazzo è migliorato ad un punto tale che ormai non ha più molti margini di crescita. Provare per credere. A Pavia, nell'assimmetrico Pala-Ravizza, c'ero già stato, sempre per un concerto dei Nomadi, nel 2006, con l'amica Dany di Torino. Quest'anno ci sono venuto con Aldo, che, a quanto pare, tifa per Cristiano più di quanto tifi io. Eccoci qui, in una fresca serata di aprile, davanti al palasport, poco fuori di Pavia. Abbiamo attraversato il famoso e logoro Ponte della Becca, per venire qui; un ex-capolavoro di metallo e cemento costruito per attraversare in un colpo solo il Po e il Ticino che si congiungono proprio sotto le sue arcate. Pavia è subito a portata di mano. Incontriamo molti amici fans in attesa dell'apertura delle porte; ma, se uno vuole, può tranquillamente entrare a vedersi le prove. Incontriamo gli organizzatori Lorenzo Abbate e Giacomo, ansiosi di sapere quanti accorreranno al cospetto dei Nomadi3. Il biglietto costa 25 euro-nomadi seduti in platea (siamo ancora nella fase teatrale della tournee) e 20 euro sulle tribune perpendicolari al palco. Curioso che sul biglietto di un concerto che si svolge a Pavia, ci sia la pubblicità di un'Associazione culturale di Asti e che la tipografia che l'ha stampato sia di Riva di Chieri, provincia di Torino, a venti metri da casa mia.

I Nomadi sono lì sul palco che completano le prove; non ci sono transenne e sono facilmente raggiungibili. Anzi, sono loro stessi che si concedono tranquillamente ai saluti e agli abbracci dei loro fans. Hanno, come sempre, una parola per tutti e sono pazienti nel concedere autografi e fotografie. Sembra proprio (ma è senz'altro così) che conoscano tutti per nome e per provenienza. Alle 19 si va tutti a cena; per modo di dire. Noi fans ci dobbiamo accontentare del bar annesso al pala e di un paio di rosticcerie ambulanti. Non ci sono locali, nei paraggi; solo un eccellente centro sportivo di atletica con giovani intenti ad allenarsi. Incontriamo le amiche di Varese Piera (la nonna), Nicoletta (la mamma) e il piccolo Pietro (il nipote e il figlio) con cui trascorriamo i momenti che precedono il concerto. Poco dopo le venti entriamo nel palazzetto (dove si sta meglio, rispetto alla pungente frescura esterna) e restiamo in attesa dell'inizio previsto alle 21.15. Saluto i numerosi amici fans, tra cui Carla del NFC “Il Destino” di Savona, Savona, Savona (non è un errore di ripetizione ma è per compensare tutte le volte che mi sono sbagliato); Paolo ed Elide di Vigone, armati di “cannoni” fotografici di prim'ordine; Davide di Reggio Emilia che accompagna la splendida fans Claudia, dai lunghi capelli ambrati, e la famigliola di Alessandria con Massimo, Fausta e i piccoli Mirko e Marta, promettenti “nomadini”.

Alle 21 il parterre è praticamente pieno (circa 400 persone sedute) e altre duecento per parte accomodati nella parte bassa delle due enormi tribune laterali, che appaiono, tuttavia, desolatamente vuote. Ottocento in tutto, quindi, forse 900; decisamente pochini per una città come Pavia e per un sabato sera. Questi Nomadi, e la gente lo capirà, meritano molto di più. Si spengono le luci, ingresso degli artisti sul palco sotto gli applausi di benvenuto. Si parte. “Ricordarti” è il brano che dà il titolo alla fase teatrale del gruppo ed è dedicata ad Augusto Daolio. Bella e intensa. Poi Cristiano parte con “Sangue al cuore” e i cuori nomadi, appunto, iniziano a battere più forte per assaporare un concerto che si annuncia coinvolgente. La scaletta è quella già sentita a Legnano e a Cuneo, salvo qualche piccola variazione, quindi non ve la ripeto. Mi soffermo su qualche aspetto più interessante o divertente. Innanzitutto Cristiano è sempre più a suo agio sul palco ed è anche molto simpatico, e umile, e coerente. Oltre che cantare bene, anzi, benissimo, fa tenerezza quando, al termine del brano appena interpretato, si batte le mani da solo. Non fa sermoni, ma dice cose semplici, quasi ovvie; parla di fede, di famiglia, di amore. Si commuove quando canta certi brani e fa commuovere anche noi fans; ha interpretato “Trovare Dio” da sogno e Beppe Carletti è addirittura sceso dalla sua postazione per andare ad abbracciare il suo pupillo mentre il pubblico applaudiva in piedi un'esecuzione magistrale. Belli tutti i brani proposti con Sergio, Massimo, Cristiano e Cico ad alternarsi alla voce. Notevoli “Qui” di Reggioli, “Ad est ad est” di Vecchi e anche “Il paese” di Falzone. Cristiano Turato, invece, ha proposto “Io voglio vivere”, “Senza nome”, “L'uomo di Monaco”, “Un pugno di sabbia”, “Auschwitz” e le altre che sapete. Notevole anche l'esecuzione musicale con un grande Daniele Campani e un Cico in serata di grazia (ma con chitarre capricciose che il redivivo Matteo, storico tecnico del suono, rimetteva velocemente in ordine di marcia).

Presente sul palco, come “simpatico disturbatore” (e qui vengo a giustificare il titolo dell'articolo), il piccolo Francesco Turato di anni 3. Disinvolto e senza timori, si aggirava tra microfoni e amplificatori, andandosi a nascondere sotto il pianoforte di Beppe per sfuggire al papà che lo voleva riconsegnare alla mamma. Insomma, tra una cosa e l'altra, proprio un concerto in famiglia. Cico ama stuzzicare Cristiano e, insieme, fanno divertire la gente con le loro azzeccate battute. Ho notato che i Nomadi hanno ritrovato la serenità e l'allegria (semmai l'avessero persa) dovuta ad un affiatamento che si fa sempre più marcato; tutti sappiamo che, quando si lavora in armonia, si rende meglio. Questa mia impressione è condivisa da molti; ora, sul palco, si respira tutta un'altra aria, rispetto a quando... Chi vuol capire, capisca. Io di nomi non ne faccio.

 

Tre ore circa di concerto ad alto livello (compreso un breve intervallo a metà esibizione) che hanno confermato la crescita del gruppo (poiché è così, ora, che occorre considerare i Nomadi) con Cristiano, giovane felino, sempre più a suo agio in mezzo a leoni del calibro di Beppe e compagni (più le due “leonesse” coriste). Una crescita che ho voluto premiare, nel mio voto personale, con un bel dieci, dopo il sette di Novellara (ovvio per via del coraggioso debutto in un luogo in cui debuttare è come buttarsi da un grattacielo), l'otto di Legnano e il nove di Cuneo. Caro Cristiano, l'undici non ce l'ho, ma so che farai di tutto per mantenere la media del dieci. E lode. Ben oltre la mezzanotte, il concerto si chiude con i brani finali, in cui è emersa un po' di stanchezza (ieri sera erano a Padova, città di Turato) con Cristiano che si dimentica, addirittura, le facili strofe di “Io vagabondo”. Ma è ampiamente perdonato poiché era disturbato dal suo piccolo diavoletto di tre anni. Ringraziamo i Nomadi e ringraziamo soprattutto l'effervescente Cico che, alla presentazione del nostro striscione ha espresso, nei confronti dei Poirinomadi, affettuose parole di apprezzamento. Ci ha fatto proprio arrossire. Abbiamo ancora il tempo di salutare il gruppo nel back stage, rinnovando un ennesimo arrivederci (ecco dove sta il segreto dei veri nomadisti!) al prossimo concerto e poi, via, verso il Ponte della Becca e il ritorno a casa soddisfatti e ansiosi di testimoniare in immagini e scritti quest'altra bella serata nomade. Un saluto a tutti gli amici fans citati ed incontrati e un arrivederci a Simone di Pavia.

commento  di   giorgio

Sempre più NOMADI!!!! E Poirinomadi, ovviamente.