I NOMADI A PIAN DEL POGGIO (PV) 6 AGOSTO 2006

CONCERTO DELLA SEGGIOVIA

(1350 + 1350 + 1350)

La mia regola è quella di assistere, se non altro, a tutti i concerti dei Nomadi programmati entro i confini della mia regione. Pian del Poggio, sobborgo del Comune di Santa Margherita di Staffora (Pavia), di trova a circa un chilometro fuori dal Piemonte (addirittura, per arrivarci, si sconfina per un brevissimo tratto nella provincia di Piacenza, in Emilia): perché rinunciarvi? Quante province: dalla Provincia Granda si passa a quella di Alessandria, si sfiora quella di Genova, si transita per quella di Piacenza e si arriva in provincia di Pavia, in Lombardia! Tutto in 150 chilometri. Ma chi l'avrebbe mai detto che in provincia di Pavia (zona di risaie e di mais), esistono i campi da sci invernale? Colpa (o merito) di quella propaggine meridionale lombarda che si spinge fino all'appennino ligure con vette che superano i 1700 metri di altezza che si imbiancano durante gli inverni più generosi. Mi incuriosiva questo posto. Al concerto 2005 non c'ero stato, ma gli amici Claudio e Nadia di Cassano Spinola, erano rimasti affascinati e mi hanno convinto a venirci quest'anno. Sapevo che avrei trovato del fresco e, in questa calda domenica d'agosto, cosa c'è di meglio di un concerto sicuramente senza afa e senza zanzare?

Alle 17 sono già all'autogrill di Serravalle per l'appuntamento con amici fans di Casale e, con due macchine, usciamo ad Arquata per risalire la Val Borbera fino allo spartiacque. Andando su, la bellezza della natura, attraverso gli occhi, arriva fino al cuore: monti con tutte le sfumature di verde, boschi intatti, prati fioriti, torrenti dalle acque chiare, graziosi villaggi, cielo terso. Talvolta, i panorami sono vertiginosamente impressionanti: la strada si fa stretta e tortuosa, orridi e canyon appaiono all'improvviso; la salita, per la mia umile Uno, si fa impegnativa. Non ci sono 5 metri di strada diritta e in piano; l'incrocio con altri mezzi diventa critico (ma come avranno fatto a salire i camion dei Nomadi su di qua, mi chiedo; anche passando da Varzi la strada non è migliore...). Cinquanta chilometri e 1350 curve dopo, eccoci finalmente ai 1350 metri di altezza di Pian del Poggio: luogo davvero incantevole. Sembra di essere a Crissolo, manca solo il Po; c'è la Staffora, invece, che ha le sorgenti proprio ai piedi della seggiovia. Case di legno, fioriere ovunque, temperatura sui 20 gradi: una meraviglia.

Proprio alla base della seggiovia è stato montato il piccolo palco: di fronte, la discesa, ora erbosa, della pista da sci sfruttata benissimo come spettacolare tribuna. Con biglietto a 20 euro, il concerto è stato organizzato proprio dalla Società della seggiovia nel quadro delle manifestazioni estive di Pian del Poggio. Sono le 19 e le prove si sono appena concluse. Mentre i Nomadi sono ospiti dell'unico ristorante (inverosimile “scendere a valle” per poi risalire), i fans, giungendo man mano come se fossero reduci da un Camel Trophy, trovano posto sotto il palco e “in tribuna” per darsi il benvenuto in questo posto “da lupi”, per raggiungere il quale occorre veramente una buona dose di autentico spirito nomade. Abbigliamento decisamente più pesante; via canotte e bermuda: avanti con maglie, calzoni lunghi, felpe e giubbotti. Temperatura 17 gradi: una meraviglia (anche se per qualcuno più freddoloso sembrano − 17).

Alle 21.20 i Nomadi si presentano sul palco (anche loro abbigliati adeguatamente) per dare inizio al concerto davanti a 1350 spettatori. L'atmosfera creata dal luogo è stupenda: una cornice naturale di assoluta bellezza. Le montagne di fronte fanno da gigantesca cassa acustica e le note giungono fino al cielo stellato dominato da un'abbagliante luna: chissà dove saranno fuggiti i cerbiatti e le volpi alle prime note di “In piedi”. La scaletta è quella tradizionale, senza botti. Inutile, avran pensato, aggiungere del bello a un luogo come questo: i venti euro pagati comprendono anche “l'aria condizionata”, lo spettacolo naturale, la comodità di stare seduti sull'erba. Perché proporre brani diversi dal “Pilota di Hiroshima”, “Contro”, “Primavera di Praga” , “La libertà di volare”? L'unica vera ”sorpresa”, se così si può chiamare è la proposta, nel finale, della rediviva “Ma che film la vita” per arrivare alla chiusura del concerto a mezzanotte spaccata e 10 gradi di temperatura (è ora di tornare al caldo della pianura). Nomadi comunque sempre in piena forma, spettacolari, se vogliamo, e di grande, collaudato e apprezzato impegno.

Subito dopo il ritiro degli striscioni, un veloce saluto agli intrepidi amici fans incontrati quassù (in particolare al gruppo di Casalbuttano che sta organizzando il concerto del 25 agosto, il giorno prima di quello a Castagnole) e poi giù per i quaranta chilometri di curve fino all'ingresso del casello di Arquata che, come ambito miraggio, mi appare all'improvviso come porta su una autostrada finalmente diritta.                                                          Giorgio