San Maurizio d'Opaglio  3 agosto

CONCERTO DEI RUBINETTI

Ancora una tappa piemontese per i Nomadi prima della kermesse del 30 a Castagnole Lanze. Siamo vicino al Lago D'Orta, in provincia di Novara, ma fin qui Abbate non arriva. Questo è il territorio di Giacomo che, oltre alla Lombardia, organizza i concerti in questo angolo di Piemonte più meneghino che sabaudo. Attorniato da dolci colline boscose, la cittadina di San Maurizio d'Opaglio accoglie il visitatore con un grande rubinetto posto al centro della rotonda che introduce al paese. Certo, qui siamo nella zona dei più prestigiosi costruttori di rubinetterie e questa redditizia attività giova alla comunità rendendosi visibile attraverso le linde, magnifiche villette con l'erba del prato tagliata di fresco e gli arbusti potati con precisione millimetrica. Ordine e pulizia e anche molta tranquillità. Qui non esiste il caos dei grandi centri.

Giornata torrida ma ventilata; il lago d'Orta, a 20 minuti a piedi, offre deliziose spiaggette con possibilità di balneazione. Oggi, che è domenica, molti villeggianti hanno preso d'assalto l'azzurro lago immergendosi nelle sue calde acque o, per i più abbienti, veleggiare con piccole imbarcazioni. In attesa del concerto serale, il rinfresco di un bagno di lago, ha portato un po' di sollievo anche a chi scrive. Il luogo del concerto è l'ampio e ben curato centro sportivo: campi di calcetto e da tennis, aree per l'atletica, palestra e un campo di calcio regolamentare con impeccabile manto erboso. Su quest'ultimo è stato predisposto il palco, verso fondo campo, poco lontano dalla porta. Potrebbero starci 15000 persone.Organizzato da Emergency e dal gruppo di Pubblica Assistenza Volontari per ricordare i loro compagni Piera e Leo, purtroppo sconfitti da un destino crudele, il concerto di stasera replica i molti concerti tenuti qui dai Nomadi confermando così San Maurizio come una tappa ormai consolidata nel loro calendario annuale.

Il biglietto viene venduto a 20 euro e l'affluenza è discreta (circa 3000 persone) più un gran numero di volontari e addetti muniti di regolamentare pass per gestire il tutto. Forse ne bastavano la metà... I Nomadi sono giunti nel pomeriggio e si sono subito resi disponibili per foto e autografi. Dopo le consuete prove, invece di fuggire veloci in auto verso il ristorante prescelto per la cena, si sono mescolati ai loro fans e tranquillamente, a piedi, hanno raggiunto il tendone dove veniva servito il menù comune. Trovatemi un altro artista che si comporta così... Le calde luci del tramonto scendono sul prato: sono giunti numerosi fans piemontesi e lombardi, ovvio. Ma qualcuno anche dalla Liguria e dall'Emilia. Un'infinità di famigliole con bimbi al seguito per un'atmosfera molto serena e rilassata.

La scaletta non si è discostata molto da quella di Canale d'Alba della settimana scorsa; come sempre è difficile accontentare tutti. Oltre che “Asia” (che cito sempre poiché rappresenta, a mio parere, il meglio dell'esibizione), sono stare rispoverate “Utopia”, “Con me o contro di me”, “Crescerai” (cantata da Cico insieme a un coro di adolescenti), “Marinaio di vent'anni” e “Gli aironi neri”. Commoventi sia “Rotolando va” che “Un vecchio e un bambino”. Il “resto” (intendendo gli altri brani ricorrenti ma eseguiti con pari intensità), “La mia terra”, “Dove si va”, “Stella cieca”, “Io voglio vivere”, “Jenny”, “Non è un sogno”, “Sangue al cuore”,”Ti lascio una parola”. Ai brani finali azzeccato inserimento della struggente “Ma che film la vita”. Da segnalare, in forma amichevole, il “battesimo del primo concerto” della giovane Elena di Chivasso che si è meritatamente guadagnato l'ingresso nel mondo nomade versando sincere lacrime di commozione sul brano “Suoni” eseguito da Sergio Reggioli e Beppe Carletti. Nel finale, dopo la presentazione dei numerosi striscioni e lettura di quasi tutti i numerosi messaggi pervenuti sul palco, corale di “Io vagabondo” per un pubblico molto soddisfatto (Elena compresa).

Ci attende un viaggio di ritorno di un centinaio di chilometri ma restiamo silenziosi e tristi... Abbiamo saputo di un fiore reciso troppo presto.                “Ciao Federica”.

Giorgio