Sanremo è sempre Sanremo, si dice. Non questa sera. Questa sera c'è il concerto dei Nomadi in Piazza Colombo e l'attività al Teatro Ariston , in pieno festival, è ferma perché c'è la partita della nazionale italiana di calcio. Il Comune di Sanremo lo ha voluto organizzare in forma gratuita per i fans e per la popolazione tutta. Un modo (e che bel modo) per mantenere alta l'attenzione canora sulla cittadina rivierasca capitale della musica italiana.

Sanremo caotica, Sanremo lustra, Sanremo cara, Sanremo freddina di temperatura ma calda di bella gente in giro nella speranza dell'incontro col cantante, con l'artista, con la star. Qui tutti ci si squadra dalla testa ai piedi per capire se ti trovi davanti al personaggio famoso. Un via vai, nei pressi dell'Ariston, di intervistatori e cameramen professionisti, di videoamatori dilettanti alla ricerca dello scoop, di curiosi e opportunisti. Siccome i Poirinomadi non rappresentano uno scoop (meno male), oltrepassiamo faticosamente l'Ariston per raggiungere la piazza sede del concerto. Questa sera, con noi, anche gli amici poirinesi Renzo e Domenico, in questa trasferta al mare per un concerto di sicuro effetto per via del brano sanremese, del nuovo album e della possibilità (stai a vedere che...) di trovarci al cospetto dei possibili vincitori del festival. Molti fans del gruppo dei “fedeli” già sotto il palco dal mattino presto. Arrivano, ovviamente, dalla Liguria, dal Piemonte, Lombardia, Emilia, Toscana e anche da più lontano. Un concerto dei Nomadi è pur sempre un concerto. Peccato che sia di mercoledì: qualcuno vi ha rinunciato per motivi di lavoro o di distanza, ma, alla fine, sulla piazza (non grandissima) saranno oltre 3000 i presenti.

Gran via vai di personaggi nel back-stage: organizzatori, accompagnatori, intervistatori (ancora!), belle ragazze-immagine, staff, service, polizia, carabinieri, volontari. Quasi come per i Duran-Duran di un tempo, o gli U2...Questa frenesia non è da Nomadi e loro stessi ne soffrono sgattaiolando veloci dal pulmino e infilandosi del “parco chiuso” in attesa di esibirsi. Loro amano stare a contatto con la gente, ma questa sera è impossibile: sono in troppi a chiedere udienza. Meglio evitare di stancarsi e distrarsi troppo e pensare, ora, al concerto preceduto ora, nella bella cornice della piazza, dall'esibizione della brava Marzia nei suoi brani più significativi “Sperando che sia” e “Lenta danza”. Speriamo, appunto, di vedere presto questa brillante cantante sull'altro palco, quello dell'Ariston, perché se lo merita sicuramente. (Tra l'altro, Marzia ha firmato, in questo nuovo album, il brano “Non è un sogno”, dall'evidente titolo premonitore).

Subito dopo ecco i Nomadi presentarsi sul palco, adeguatamente vestiti per proteggersi dalla brezza marina, accolti dall'applauso della piazza finalmente gremita di sanremesi. Dopo il saluto di benvenuto da parte del sindaco di Sanremo, il concerto inizia col brano che dà il titolo al nuovo album: l'intenso “Con me o contro di me”, altro promettente “inno nomade” subito apprezzato dai fans già da Novellara. Applauditissimo.

Poi avanti con “La vita che seduce”, “Oriente”, “Sangue al cuore”, “20 de abril”, “Io voglio vivere”. Ora tocca al brano presentato al festival “Dove si va” in versione “concerto” e devo dire che soddisfa ampiamente le aspettative del pubblico. “Soldato”, “Cammina”, “Jenny”; i pilastri “Ho difeso il mio amore” e “Un pugno di sabbia” raccolgono vere ovazioni. Un concerto “classico”. Si sente la mancanza di brani più impegnati. Per ovviare a questo vengono riproposti i due brani nuovi conclusi dal coro dei fans “Vin..ce..re..mo, vin..ce..re..mo!” . Si arriva poi ai brani finali con “Ma che film la vita”, “Canzone per un'amica” e “Dio è morto” e, per i saluti conclusivi, viene chiamata sul palco l'amica Ivana Spagna (anche lei in gara all'Ariston) per cantare “Io vagabondo” le cui celebri note inondano la trasparente notte sanremese.

Grazie di tutto, ragazzi: andate a riposare che domani sera vi aspettano all'Ariston per riproporre “Dove si va”. Una domanda cui noi fans sappiamo sempre cosa rispondere.

GIORGIO

GRAZIE LO STESSO

La stampa e la critica sono stati con loro.

La gene comune, lo è da sempre !

UN SOLO RAMMARICO, BEPPE CARLETTI DOVEVA FAR PARLARE DANILO SACCO SUL PALCO DELL'ARISTON

IN FIN DEI CONTI DANILO È LA STUPENDA VOCE DEI NOMADI !!!

ALDO

DOVE  SI  VA

di C.Cattini - D.Sacco - M. Vecchi - G. Carletti

Sai, scriverti una lettera    Non è una cosa facile

Sai mi sento così fragile    Le bombe non ti ascoltano

Ma...questa guerra non mi cambierà.....Mai....

Dove si va Come si fa

A stringere la vita

Intanto fuori scoppia la notte

Dove si va Come si fa

Se vivere da queste parti

È come tirare a sorte

Sai, il tempo è scivolato via

Ma non è stato tutto inutile, io saprò vederti crescere

È una promessa che non mancherò

E poi, ancora un altro giorno nascerà Per noi....noi

Dove si va Come si fa

A stringere la vita

Intanto fuori scoppia la notte

Dove si va Come si fa

Se vivere da queste parti

È come tirare a sorte

E non riesco più a sorprendermi

È la pazzia che danza intorno a me

E penso che dovrei difendermi

Ma è più diffice combattere

se il pianto di una madre no Non può salvare la notte....la notte....

Dove si va Come si fa

A stringere la vita

Intanto fuori scoppia la notte

Dove si va Come si fa

Se vivere da queste parti

È come tirare a sorte

Sai, scriverti una lettera

Non è una cosa facile

Da “La Stampa” del 23 febbraio 2006  Articolo di Gabriele Ferraris

IL POPOLO TRANSUMANTE DEI FANS                    Le mille facce della tribù che da quarant'anni racconta la loro storia

Fanno bene. E non importa se qualcuno (pochi immagino), si domanderà che cosa ci vanno a fare i Nomadi al Festival. Ci vanno perché sono i Nomadi, e niente e nessuno può fargli del male. Neppure il moloch sanremese. Loro sono oltre, e sono altro. Loro, i Nomadi, sono quarant'anni di storia nostra. Quarant'anni di vita della gente, di quella gente che li ama, li segue, li ascolta. E se i Nomadi vanno a Sanremo, va bene così. Senza spiegazioni. Il Nomadismo è una fede. Non ha bisogno di spiegazioni.

Non cambia nulla. Quelli che non sanno (e magari ricordano i Nomadi degli Anni Sessanta, quelli di “Dio è morto”, e li confondono con le nostalgie del revival), continueranno a non sapere: li vedranno in tivù, ascolteranno la canzone, magari, se gli piace, compreranno il disco. E non sapranno. Non sapranno di Lina, commessa di 35 anni, e degli altri come lei che ogni estate vanno in vacanza con i Nomadi, nel senso che li seguono, concerto dopo concerto, su e giù per l'Italia, soltanto per essere lì, ogni sera, in prima fila, a cantare per la centesima volta in coro “Io vagabondo”. Non sapranno di Lina e degli altri, quelli che ai concerti gridano dei numeri, 30! 35! 50!, 100! E sono i concerti dei Nomadi a cui hanno assistito: hanno cominciato che erano ragazzi, e adesso sono lì con il figlio più piccolo, che deve ricevere il battesimo nomade. Perché l'appartenenza nomade è un patrimonio da trasmettere, un'eredità preziosa.

E non sapranno, quelli davanti alla tivù, dei pellegrinaggi sulla tomba del gran padre nomade Augusto Daolio, che riposa nel piccolo cimitero di Novellara, nella nuda terra, la lapide sempre coperta di lettere, fotografie, piccoli doni. Non sapranno dei fan club, centinaia, ciascuno con una missione da compiere, che non è come per gli altri fan club trovarsi una sera al mese per scambiarsi notizie sul divo del cuore: no, se tu sei un fan dei Nomadi hai il dovere di scegliere un obiettivo umanitario (quaderni per le scuole di Cuba o aiuti per gli esuli tibetani, o adozioni a distanza), qualcosa insomma che dia un segno di appartenenza, a una storia che non è soltanto una storia musicale, ma è impegno, è solidarietà, è una visione del mondo.

Non sapranno queste e altre storie: perché non ci sono mai andati, a un concerto dei Nomadi, uno dei tanti, centoquaranta-centocinquanta date ogni anno, un tour infinito, nelle grandi città come nei paesini dimenticati da Dio. E dovunque le stesse folle, dovunque un pubblico strano perche normale, gente comune e rockettari, famiglie e frickettoni, giovanissimi e capelli grigi. Tutti insieme.

E allora, se da quarant'anni fai la tua musica, e la gente ti ascolta, e compra i dischi, tanti, e viene ai concerti; e se riesci a fare tutto questo senza sputtanarti in tivù, senza piegarti alle logiche della promozione, senza teatrini ridicoli né compromessi vili; se hai una storia, ed è una storia di persone, non soltanto di canzonette...beh, è una storia da raccontare. E puoi raccontarla a Sanremo.

I Nomadi non hanno bisogno del Festival. E probabilmente il Festival non ha bisogno dei Nomadi.

Ma l'Italia ha bisogno di storie come questa; perché sono la storia della gente normale, la piccola gente che fa la Storia. E magari qualcuno capirà.

di Gabriele Ferraris

IUN VERO GRAZIE DI CUORE AI NOMADI, ATUTTI I NOMADI PASSATI DA QUESTO GRUPPO

A DANILO SACCO LA GRANDE VOCE DEI NOMADI VA TUTTA LA NOSTRA GRATITUDINE

ALDO E GIORGIO