I LUOGOSANTO  OT     USINI  SS       VILLACIDRO  CA

8-9-10 SETTEMBRE

CONCERTO DELLA " 131 "

Un desiderio, una follia, e anche un rischio. Ma un'autentica botta di vita nomade; un'avventura da ricordare, “una storia da raccontare”. Avevo già assistito, qualche anno fa ad un concerto dei Nomadi in Sardegna. E mi era piaciuto. Per il posto, per la gente, per il fascino che diffonde quest'isola fantastica. Non ho fatto ferie quest'anno,così ho voluto spendere qualche giorno e qualche euro seguendo la tournée sarda dei Nomadi. Chi viene con me? Ho provato cosa vuol dire partire da casa alle sette del mattino di un sabato, imbarcarmi a Genova alle dieci, arrivare alle venti a Porto Torres e raggiungere in macchina il luogo del concerto proprio mentre iniziava alle 22! In Sardegna gli orari sono questi Ma andiamo per ordine....

LUOGOSANTO

Aavete letto sopra che come provincia fa OT. Una volta apparteneva alla provincia di Sassari; ora fa parte della provincia Olbia-Tempio, di nuova costituzione. Si trova su una cresta delle alture galluresi che separa la piana di Santa Teresa da quella di Arzachena. Costa Smeralda, quindi, che si trova a qualche decina di chilometri. Cittadina di 2000 abitanti, è abbarbicata su un aspro colle dalla sommità del quale si osserva un superbo panorama. Salendo a piedi verso la Piazza Incoronazione, in zona concerto, ho notato la bellezza delle linde case, delle stradine, degli scorci caratteristici. Molto pulita Luogosanto e nessun graffito sui muri. In piazza, un immacolato e curato bagno pubblico. Da tutto questo si capisce quanto i sardi amino la loro terra e le loro cose. Il concerto gratuito, (in occasione della “Festa manna”, Festa grande), a cui hanno assistito almeno 2000 persone strettesi nella piccola piazza, è stato di buon livello. Il gruppo l'ho visto bene, in forma, sereno. Ho notato la sorpresa di Danilo quando ci ha visto. Quasi non ci voleva credere che stamattina eravamo ancora a casa (i Nomadi hanno viaggiato ieri); ci ho messo un po' anch'io, per rendermene conto...

La Sardegna ama molto i Nomadi; Danilo, inoltre, sa pronunciare qualche parola in dialetto e i fans se ne compiacciono applaudendolo. Alle 22, come detto, il concerto inizia. La musica rimbomba nella piccola piazza chiusa dalle caratteristiche basse case con i balconi zeppi di gente. Scaletta di tipo tradizionale con i brani più conosciuti del repertorio. Inizio con “C'è un re”, “Una storia da raccontare”, “La vita che seduce”. Devo dire che i fans si sono dati parecchio da fare nei cori e nella coreografia (coriandoli compresi). In Sardegna non può mancare il brano “Naracauli” e una “Good-bye” dedicata al ricordo di Andrea Parodi, sardo doc e compianto leader dei Tazenda. Durante il concerto osservo i bei lineamenti della gente sarda, dai volti fieri e abbronzati. Questo vale per tutti, compresi i bambini e le persone più anziane, elegantemente nerovestite. Il concerto va avanti con i brani più recenti “Dove si va”, “Stella cieca” e più datati “Gli aironi neri”, “Noi non ci saremo” e tra un brano e l'altro qualcuno del gruppo... sorseggia mirto di Sardegna. I consueti brani finali chiudono la serata con pubblico soddisfatto compreso il “Lorenzo Abbate” del posto che di nome fa Gianni Porcu, funambolico artefice dell'organizzazione dei concerti in terra sarda. Dopo il ritiro degli striscioni, non abbiamo esitato a ritornare al nostro sperduto agriturismo per uno strameritato riposo. Giornata lunga, oggi. Buonannotti. Si bieusu a crasi.

USINI

Questa volta siamo in provincia di Sassari, candida città che si trova laggiù a 15 chilometri da qui. Per arrivare da Luogosanto ne abbiamo fatti 130 (qualcuno anche utilizzando la famosa S.S.131 sarda “scorrimento veloce”). Ho detto laggiù perché Usini si trova anch'esso in alto tra diversi rilievi disseminati, oltre che di vigneti e uliveti, anche di numerosi generatori a vento con enormi rotori a tre pale. Cittadina, questa di Usini, risultata poi quasi pianeggiante alla sommità del colle: una lunga via principale da cui si dipartono altre vie perpendicolari. Basse casette, molti bar e, poco fuori dal centro, il cimitero. Voi mi direte cosa centri il cimitero. Proprio in fondo al vialone (senza alberi) che costeggia il cimitero (Viale del riposo), dove la strada, cosparsa di immondizia, termina nel buio di un campo di carciofi, è stato montato il palco dei Nomadi. Un luogo davvero squallido e lugubre (una signora dell'organizzazione, alle mie esternazioni, ha risposto “Ehhh, questo posto, ci hanno datto”...). Ma i Nomadi suonano ovunque e la gente accorre sempre, specie quando è gratis come stasera. l'orario di inizio del concerto rasenta sempre le 22. Qui la gente ha appena finito di cenare e pian piano si avvicina al palco. Quelli davanti, vicini; quelli che sono arrivati dopo hanno man mano riempito il vialone. Cinquanta metri, cento, centocinquanta.

Duecento metri sono una distanza esagerata per vedere un concerto. Anche sentire, poiché il suono arriva alterato dalle folate di vento. Almeno quindicimila presenti: a un certo punto non si poteva più girare: tutti bloccati. Per muoversi si sarebbe dovuto aspettare la fine del concerto. Quasi un'agonia obbligata. Ho visto addirittura persone che per assistere al concerto, dall'interno del cimitero, salendo sulle tombe, facevano capolino dal muro di cinta: sembrava “La notte dei morti viventi”... Scaletta che non ripeto poiché è la fotocopia di quella di ieri sera tranne “Ho difeso il mio amore” al posto di “Ma che film la vita”. Qui i Nomadi avrebbero dovuto impegnarsi un po' di più e sfornare qualche brano più ricercato, ma hanno preferito mantenersi sullo standard. Pubblico comunque attento e plaudente: nessuno si è mosso o si è annoiato. Sono restato anch'io, naturalmente. Mi spostavo solo per sfuggire ai fumatori (ma qui fumano tutti e fumano tanto, altrochè i turchi!). termine ho avuto il mio daffare per riavere gli striscioni poiché la festa, subito dopo il Te deum, è proseguita con gli immancabili e irrinunciabili fuochi d'artificio per vedere i quali la gente non si è mossa di un millimetro mentre i miei striscioni attendevano giù dal palco il mio recupero... Ma, alla fine, tutto è andato per il meglio....No, un momento: abbiamo dovuto fare, in auto, un'ora di inspiegabile coda per uscire dall'unica strada del paese per ritrovarci dopo pochi chilometri soli nella notte alla ricerca di un altro agriturismo sperduto in una buia vallata dalle parti di Ittiri. Esti po crasi.

VILLACIDRO

Terza e ultima tappa della tournée. Questa volta, siamo in provincia di Cagliari. Da Usini a qui ci sono circa 200 chilometri da percorrere quasi interamente sulla ristrutturata 131. Tre ore comode, in condizioni normali. Solo che, a causa di un incidente nei pressi di Macomer, ci siamo sorbiti un'avventurosa deviazione su stradine strette che ci hanno portato via un'ora in più. Questo è valso anche per la carovana dei Nomadi, poco dietro di noi. Scendendo verso sud il panorama cambia: i monti e i canyon lasciano posto alla pianura del campidano, si viaggia veloci sulla 131 finalmente dritta. A Sàrdara c'è l'uscita verso San Gavino Monreale e poi Villacidro. Alle 13 siamo in paese. È adagiato in una conca sopraelevata sulla pianura e dominata dal massiccio gruppo dell'aguzzo Monte Linas. Purtroppo i boschi disseminati sulle sue pendici sono stati interessati da recenti incendi e questo rende triste il superbo panorama. Ci avviciniamo al campo sportivo dov'è previsto il concerto: stanno arrivando i camion degli strumenti e delle strutture palco con gli autisti affaticati, come noi, dall'impegnativo trasferimento. Bello lo stadio di Villacidro: ben attrezzato, doppia tribuna laterale, verdissimo tappeto erboso, ampia area per servizi e spogliatoi, quattro enormi proiettori per tornei notturni. Il palco è stato predisposto rivolto verso il la città vecchia, sotto la montagna: sarà un bello spettacolo.

Nel pomeriggio assolato visitiamo la cittadina salendo verso la parte alta: osserviamo da lassù le operazioni di montaggio del palco e l'arrivo dei camper dei musicisti. Qualche fans si avvicina già agli ingressi che saranno aperti poco dopo pagando il biglietto con (soli) 10 euro. Fortunati qui al sud: da noi, lassù, ben che vada sono 18 gli euro da sborsare... Ci avviciniamo anche noi: Beppe e soci sono scesi sul prato per incontrare i fans e per foto e autografi. Non c'è calca, rimangono a lungo con i fans in attesa delle imminenti prove. Vedo che Danilo sta parlando in piemontese con un fans anzianotto sulla cui maglia c'è scritto “Luciano di Samassi” (una località poco distante). Lascio finire il loro colloquio e poi mi avvicino a costui chiedendogli:”Ma ti, dan dua ses?”. “Mi sun ad Pinereul, a sun quarant'ani che sun belesì”. Veramente piccolo il mondo; d'altronde, il regno di Sardegna contemplava il Piemonte fin dall'800..

Cala il tramonto: il cielo si colora di un blu pazzesco con riflessi dorati. La gente comincia ad arrivare: saremo tremila presenti. Vengono distribuiti panini di salsiccia sarda accompagnati dall'insostituibile Ichnusa e, alle 22, partono le note di, indovinate un po', “C'è un re” e poi ecc. ecc.. Viene interrotta “La vita che seduce” per soccorrere una fans tradita dall'emozione ma poi subito ripresasi... Immancabili “Naracauli” e il ricordo ad Andrea Parodi. Si alza una fresca brezza che ci obbliga ad indossare golfini e giubbotti: scelgo di passeggiare nel campo per scaldarmi e osservare il concerto da altri punti di vista. Tutti spettacolari. Nella seconda parte viene curiosamente proposto “Il destino”, su richiesta di un influente fans e poi si giunge ai brani finali di un concerto migliore degli altri due per confezione, locazione, contesto, pubblico e accessibilità. E' l'una dopo mezzanotte di martedì 11 settembre: alle nove di oggi dobbiamo imbarcarci da Olbia, distante 260 chilometri. Ho saputo dai ragazzi dello staff che imbarcheranno sulla stessa nave con destinazione Livorno: loro, i camion, i camper e i Nomadi stessi. Partiamo nel buio della 131: siamo fiduciosi. In caso di guasto alla macchina abbiamo la carovana dei Nomadi dietro e potremmo chiedere aiuto. Ma andrà tutto bene; anzi, un veloce Carletti ci sorpasserà prima di Abbasanta e alle 6 saremo tutti sul molo in attesa dell'imbarco....Ma adesso, facciamoci un pisolino... Ariosu a tottusu! Un saluto a Marina e Franco, liguri della Provincia Granda, all'amico fans della provincia di Nuoro, a Sante Rossi di Piacenza e al mio commilitone Franco Carta di Tortolì.                                             Giorgio