CONCERTO DEL CURLING

Una pietra da curling (il singolare sport salito in auge nel corso delle Olimpiadi invernali di Torino) è stata regalata a Danilo prima del grandioso concerto di Tavagnasco. E' stata fabbricata utilizzando il pregiato granito di queste parti che fa concorrenza a quello tradizionale scozzese. Ci troviamo tra le montagne poco prima dell'imbocco della Val d'Aosta e la frizzante aria della vallata ci accoglie per questo appuntamento autunnale al cospetto del gruppo emiliano. Tavagnasco è diventata celebre anche per il voler e saper organizzare serate all'insegna della musica (“Tavagnasco rock” è ormai un emblema di garanzia nel settore”) e, questo sabato sera, il richiamo è rappresentato dai Nomadi: naturale quindi l'accorrere di oltre 2000 persone che hanno avuto, tra l'altro, il loro bel da fare a trovare un parcheggio nei ristretti spazi della zona. Anch'io ho tribolato, ma sono, anzi, siamo arrivati (perché con me c'erano gli amici Marina e Beppe di Villanova) che erano già oltre le 21. Biglietto a 19 euro e ci siamo trovati all'interno dell'immenso, alto, bianco padiglione a struttura centinata già colmo di pubblico. Ma gli ampi spazi ci permettevano di circolare dentro e fuori dalle transenne per incontrare e salutare gli amici fans di tanti concerti e permettere ad Aldo di scattare molte foto. Presenti in buon numero i fans della Provincia Granda con la nostra Rinuccia in “pole-position” e presenti anche fans provenienti dalle province lombarde, emiliane e liguri.

L'apertura del concerto è salutata da uno scrosciante applauso: con Beppe Carletti al piano, ecco Danilo intonare il consueto primo brano “In piedi” cantato in coro dal pubblico. Ottima acustica, luci pittoresche che “giocano” sulla volta del teatro, Nomadi in gran forma. Scaletta che ricalca quella della sera precedente a Brescia con qualche piacevole cambiamento. Dopo “Non è un sogno”, infatti ecco partire le gagliardi note di “Senza Patria”. “Con me o contro di me” è un capolavoro, così come “Sangue al cuore” e “Io voglio vivere”, uno degli “inni” più apprezzati dal pubblico. Ringraziamo Danilo per averci dedicato, per motivi che non è corretto dire, “L'aviatore”, seguita dal brano dedicato a Marco Pantani “L'ultima salita” grandemente ripreso dal pubblico; cosa che ha costretto il gruppo, fatto raro, a riproporne il refrain. Una fuori luogo “Marinaio di vent'anni” (qui in montagna avrebbero dovuto, perlomeno, proporre “La collina”, vero Antonella?) seguita da “Primavera di Praga”, da “Crescerai”, dedicata ai numerosi pargoli presenti (compresi anche quelli che nasceranno nel 2007...), “Tempo che se ne va” e da un'inaspettata “Uomo di Monaco” ha concluso la prima parte del concerto.

Dopo il consueto intermezzo (che intemezzo non è perché trattasi di elevato momento musicale) da parte di Sergio Reggioli, i Nomadi hanno proposto la struggente “Rotolando va”, seguita, tra le altre, da “GoodBye”, “Il fiore nero”, “Né gioia, né dolore”, “La libertà di volare” per arrivare ad una struggente “Ma che film la vita” e ai brani conclusivi. Tre ore intense passate, apparentemente, in un amen che hanno accontentato tutti. Un concerto di quelli da ricordare, che lasciano traccia. Un saluto e un ringraziamento a Lorenzo Abbate per l'ottima organizzazione, agli amici fans che ho incontrato e in particolare agli amici “di birra” Stefano e Giancarlo, alle “zuccherine al rhum” Cristina e Barbara e a Marina e Beppe, miei compagni di (breve) viaggio. Un abbraccio ad Anto, Dany e Saby.                                                                   Giorgio