TORINO   20   NOVEMBRE

CONCERTO   DELLE   COVER

 Grande ritorno del gruppo di Novellara al Teatro Colosseo di Via Madama Cristina di Torino. Un altro tutto esaurito per riascoltare Beppe Carletti e C. impegnati nel promuovere il nuovo album “RaccontiRaccolti” composto, in maggior parte, da cover di brani di altri artisti italiani. Un esperimento, una sfida, un tentativo (riuscito) di riproporre canzoni di assoluto valore storico-artistico. Si va da Zucchero a Ivan Graziani, da Ligabue a Guccini, da Bennato a De Gregori, a Massimo Ranieri. Non tutti i brani sono stati proposti durante l'esibizione torinese. La storia artistica del gruppo va rispettata, come anche l'aspettativa del pubblico, per le quali sono stati proposti i più conosciuti cavalli di battaglia. Ma il CD è davvero bello e interessante e Danilo Sacco riproduce con coerenza e fedeltà la successione dei brani. Questo si è potuto apprezzare e applaudire anche al Colosseo.

Serata insistentemente e fastidiosamente piovosa. Questo ha creato problemi ai fans dei Nomadi ma anche a quelli dei Litfiba e di Fiorello esibitisi contemporaneamente in altri teatri di Torino. Per una volta i moderati e avventurosi fans, abituati a concerti in palasport, d'inverno, e a piazze e campi sportivi, d'estate, si sono dati appuntamento, elegantemente abbigliati, nel foyer di uno dei più rinomati teatri di Torino. Alle 20 ci siamo ritrovati, io e il fratello fotografo, in mezzo al fior-fiore della fanseria subalpina, completata da fans liguri, lombardi, emiliani e anche veneti. Il più numeroso club era formato dai fans dei “Vagabondi della Mole”, seguiti dalla “Provincia Granda” e dai fans del “Destino” di Savona (Danilo Sacco è savonese). I Nomadi hanno consumato la cena presso il prospiciente ristorante Parthenope e, poco prima delle 21, si sono avviati verso il palco transitando alla spicciolata in mezzo ai fans in attesa con solita distribuzione di autografi e concessione di foto. Poi, invitati dagli inflessibili inservienti del teatro, tutti si sono accomodati per l'inizio del concerto avvenuto alle 21.15 esatte con l'apertura del grande sipario. Scrosciante applauso di benvenuto da parte della sala esaurita in ogni ordine di posto.

Fans distribuiti un po' qua e un po' là che ha impedito la consueta coreografia di sottopalco, compensata, però, da un pubblico eterogeneo partecipe e attento che non si è risparmiato in applausi e cori. Il sottoscritto e Aldo hanno avuto la fortuna di trovare due posti in prima fila, per una volta (Grazie Paola! Dovevi esserci anche tu!). I Nomadi si presentano sul palco disposti diversamente dal solito con Beppe a destra e Sergio, seduto, sulla sinistra a coordinare i suoi numerosi strumenti. Abbigliati dei consueti pratici, sobri vestiti tranne Danilo che si presenta con un elegante e severo abito scuro su camicia dello stesso colore. La lunga e dispettosa chioma raccolta in un più opportuno codino. Dopo un anno dall'ultima data torinese, il pubblico è ansioso di scoprire le novità annunciate. In platea è presente il cantante torinese d'adozione Dino (Eugenio Zambelli), in voga negli anni '60 e ricorrente interprete di serate revival insieme ad artisti coetanei.

Si parte con la scontata La dimensione, tanto per scaldare strumenti e corde vocali e subito Danilo si prende la sua buona dose di applausi. Poi ecco la prima cover: L'isola che non c'è di Edoardo Bennato, interpretata divinamente. Fa un effetto strano ascoltare i Nomadi cimentarsi in brani di altri. Talvolta capita, soprattutto ai raduni; un atto di cortesia per annunciare l'ospite di turno, come, ad esempio era avvenuto a Novellara con Gianni Morandi. Si ritorna al vecchio, ma non tanto, con Lo specchio ti riflette e qui il pubblico vorrebbe alzarsi e ballare a tempo come si fa sulle piazze, ma non si può. Di seguito, Massimo Vecchi, concede una pausa a Danilo interpretando un'intensa e deliziosa La storia, brano degli anni '70. Si prosegue con una delle più belle canzoni del presente nomade Due re senza corona. Applausi e ancora applausi ad un Danilo in grande forma spalleggiato dai musicisti che si distinguono per la consueta bravura e incisività. Arriva il brano Hey man, di Zucchero (sarà mica il padre della Fornaciari?), canzone-guida dell'album, vagamente autobiografica in cui il front-man, si trova a proprio agio e il pubblico se ne accorge ricompensandolo con un trionfale applauso. Si prosegue attingendo qui e là: Jenny, cantata da Massimo, la scontata Dove si va e una inopportuna ma richiestissima e conosciutissima Un pugno di sabbia; canzone che, personalmente, butterei volentieri dalla torre per logorio e argomento. Però, forse, sono l'unico che non l'ha applaudita... Si ritorna nel profondo credo nomade con L'eredità, proposta in duo da Cico e Danilo seguita dalla formidabile Qui con piano e violino dove Kakuen raggiunge gli apici interpretativi e dimostra, appunto qui, di essere uno dei migliori interpreti maschili nel panorama musicale italiano. Il brano Il vento del nord, riesumato in versione swing dal Nomadi 40, e rivelatosi una lieta novità, conclude la prima parte del concerto un'ora esatta dall'inizio.

 

Per 15 minuti possiamo sgranchirci le gambe al bar e incontrarci tra fans per catturare qualche commento. A quanto pare i Nomadi, in questa versione piacciono assai e il pubblico aspetta ansioso la seconda parte. Che inizia con Danilo seduto, serio, al centro del palco che “recita” l'intensa e tecnologica Il nulla arricchendo l'interpretazione di sofferte movenze a tema. Si prosegue con la tonante Io voglio vivere, immancabile “inno alla vita” e autentico messaggio di incitamento universale di cui il pubblico canta il ritornello che sarà richiamato due volte. Tocca a Sergio concedere la pausa a Danilo interpretando la dolce Mediterraneo seguita da un'altra cover, interpretata dal leader: Stranamore (Forse non lo sai ma pure questo è amore) del professor Vecchioni con risultato decisamente convincente. Si torna al passato con Auschwitz e, addirittura, Babilonia, autentica perla, seguite da Marinaio di vent'anni (Grazie!) e l'Aviatore. Siccome non ci sono canzoni dedicate agli Alpini, Danilo prosegue interpretando la cover Vent'anni cantata in origine, qualche decennio addietro, da Massimo Ranieri. Qui Sacco si supera e raggiunge vette di bravura insuperabile: è l'apoteosi che il pubblico sottolinea alzandosi in piedi per applaudirlo.

Si giunge così (così presto!) ai brani finali Canzone per un'amica, Dio è morto e, dopo la consueta lettura di messaggi e striscioni portati dai fans, Io vagabondo dove il pubblico, seguendo la tradizione, si avvicina pacificamente al palco inutilmente redarguita dal personale di sorveglianza. All'inno nomade per eccellenza, a dar man forte a Danilo, viene chiamato sul palco Dino che, oltre ad esprimersi egregiamente come cantante, riconosce ai Nomadi un pubblico davvero “forte e invidiabile”. Ai saluti finali, l'immancabile e doveroso ricordo per Augusto Daolio e Dante Pergreffi. Con le note del Te Deum si chiude il sipario su una serata nomade di elevato livello dove abbiamo visto e sentito qualcosa di nuovo, di diverso. I Nomadi, pur longevi come sono, sanno rinnovarsi e proporsi al loro pubblico confermando il loro stile e la loro bravura. Serata conclusa a mezzanotte in punto con gli artisti in partenza dopo un ultimo saluto ai fans più temerari rimasti sotto la pioggia a dare loro l'arrivederci a Torino.

Scaletta  della  serata

La dimensione, L'isola che non c'è, Lo specchio ti riflette, La storia, Hey man, Jenny, Dove si va, Un pugno di sabbia, L'eredità, Qui, Il vento del nord, Il nulla, Io voglio vivere, Mediterraneo, Stranamore, Auschwitz, Babilonia, Marinaio di vent'anni, L'aviatore, Vent'anni, Canzone per un'amica, Dio è morto, Io vagabondo, Te Deum.

Un saluto a tutti i fans e agli amici che hanno condiviso questa grande serata nomade.

commento , giorgio      fotografie , aldo