TOUR   POIRINOMADE   2017

Castagnole Lanze AT 26 agosto 2017

Festival Contro - raduno fans club

Siamo ancora e sempre qui. Tranquilli. I Poirinomadi, per diversi motivi, hanno dovuto diradare la loro presenza ai concerti dei Nomadi. Forse, come è accaduto anche ad altri fans. Ma Castagnole rappresenta sempre un appuntamento obbligato e irrinunciabile. Proprio qui è nata la nostra passione nomade e tornare a Betlemme, per rispetto e devozione, fa sempre bene al cuore e allo spirito. Qui ritrovi l'atmosfera nomade che ci ha accompagnato per una quindicina d'anni (eh, si, lo sappiamo; abbiamo iniziato tardi) attraverso oltre duecento concerti. Però qualcosa è cambiato. E tutti noi sappiamo quante cose sono cambiate da quando abbiamo iniziato. Qualcuna in peggio, qualcuna in meglio. Intanto la nuova voce Juri Cillone, devo dire, piace. E' potente, corretto, piacevole e possiede il phisique du rol. Fa bene il suo mestiere dimostrando passione, convinzione ed educazione. Esprime validamente tutte le canzoni che interpreta senza sbavature e inizia a metterci qualcosa di suo, che non guasta mai. Magari dovrebbe sciogliersi e parlare un po' di più al pubblico che inizia ad amarlo e apprezzarlo; parole e concetti ben espressi possono servire ad instaurare il classico feeling nomade che esiste tra chi si propone e chi ascolta. Un'altra buona notizia è che abbiamo rivisto Massimo Vecchi al suo posto con basso e voce anche se abbiamo notato che il recupero del braccio destro necessita ancora di tempo e pazienza. Chapeau a lui che si è impegnato alla grande esprimendo la sua consueta grintosa, caratteristica impronta rock. Vai Massimo, tifiamo per te!

Veniamo alla cronaca più diretta. Io e Aldo siamo giunti a Castagnole quando il sole a picco aveva smesso di mordere in questa estate infuocata. C'è una leggera brezza qui tra le colline e si sta bene. Il check sound con una mezza dozzina di brani si è appena concluso e, mentre i Nomadi sono a cena, entriamo nella piazza pagando gli onesti 20 euronomadi e ricevendo la consueta fascia ricordo di colore, quest'anno, rosa. Un colore non proprio da Nomade. Forse sarebbe andato bene per i Cugini di Campagna che si esibiranno domani sera. Quest'anno ci sono anche le forze dell'ordine a controllare gli ingressi per verificare la presenza di lame, lattine, vetro, tappi delle bottiglie di plastica, spray anti-zanzare, zaini formato maxi, armi, pistole, kalashnikov, bombe a mano e catapulte (c'era un avviso fuori con elencati tutti questi oggetti). Dopo i fatti di piazza San Carlo si sta esagerando e si cade anche nel ridicolo poiché, appena entrato, ho notato che gli arnesi da cucina per cuocere le salsicce come forchettoni, coltellacci, spiedi, erano tranquillamente alla mia portata. Ma, come tutti gli altri (pochi) presenti, io non ero lì per fare disordini, ma per gustarmi il mio secondo concerto Nomade del 2017 e circa duecentesimo in totale; numero che cito per dire che mai e poi mai ho visto scaramucce o litigi o disordini ad un concerto dei Nomadi. Il Popolo Nomade è un Popolo che va scritto maiuscolo già solo per la sua correttezza. Comunque, ben vengano i controlli, caso mai ci fosse qualche infiltrato che dei Nomadi e del loro popolo se ne infischia alla grande.

Come di consueto, in questa occasione, ho incontrato decine di amici fans provenienti da ovunque. Ho notato anche assenze, è vero; ma siamo ancora in periodo vacanziero e di concerti nomadi ce ne sono altri. Ma questo appuntamento è anche ritrovo dei fans-club e, devo dire, che, nonostante tutto, ce n'era una buona quantità. Poco dopo le 21, Lorenzo Abbate, il presidente della Pro Loco, Rosy Fantuzzi, il Sindaco, Beppe Carletti e altri promotori, hanno annunciato il concerto non prima di aver comunicato l'esito delle offerte che l'Associazione Augusto per la Vita devolve all'Ircc di Candiolo per la ricerca sul cancro. Quest'anno, ben diecimila euro, grazie anche, se non sbaglio, alla famiglia Delbesio. Siamo al concerto: inizio alle 21.30 davanti, ahimé, a “solo” millecinquecento persone invece che le consuete quattromila e più dei bei tempi. Ampi spazi nella piazza, occupata per metà dalla tensostruttura che ripara i tavoli del mangiare; in qualsiasi momento si possono raggiungere le transenne della prima fila. Bello e funzionale il soppalco per i disabili predisposto davanti alla chiesa. La scaletta del concerto si è mantenuta sulla più eloquente e conosciuta tradizione nomade. Nessuna canzone nuova, nemmeno del periodo di Cristiano Turato. Quasi nessuna del periodo di Danilo Sacco. Pensate che la più recente è stata “Senza nome” che è del 2009. Sto pensando a quale altro artista si potrebbe permettere di preparare una scaletta così datata. E' come se Baglioni facesse un concerto non andando oltre Porta Portese, Poster, E tu e Piccolo grande amore. E invece dobbiamo prendere quello che passa questo comunque bel convento ossia: Tutto a posto, Gli aironi neri, Ho difeso il mio amore, Un pugno di sabbia, Un giorno insieme, Auschwitz, Il fiore nero, Il vecchio e il bambino. E' vero che a un certo punto saltano fuori anche 20 de april, La coerenza, Ala bianca e La collina; ma, ad esempio, dove sono finite Oriente, Corpo estraneo, Lo specchio ti riflette, Con me o contro di me, Vulcani, Anni di frontiera. Dove sono le canzoni del fin troppo celebrato Terzo tempo? Ora che siamo giunti nel Quarto tempo speriamo in una buona mossa di aggiornamento e rinnovamento.

Puntualizzo che non ho nulla contro i brani che hanno fatto la storia dei Nomadi. Li ascolto sempre per conto mio e lo so che desiderare a tutti i costi che ai concerti vengano proposte solo pezzi di tuo gusto è un'utopia; i concerti dovrebbero durare un giorno intero. Tre ore di concerto comunque piacevole dove il pubblico ha continuamente applaudito i loro beniamini. Ho notato un po' di freddezza tra il pubblico e il gruppo; forse questo era dovuto al fatto che il palco era molto alto e che mancavano i fans dello zoccolo duro della linea di transenna. Ma questo non ha cambiato nulla; professionisti come sono e amatissimi dai loro fans i Nomadi viaggiano decisi per la loro strada e le magiche evoluzioni al violino di Sergio Reggioli (bellissima la sua Isola ideale), di Cico Falzone alla chitarra solista e di Daniele Campani alla batteria sono uno spettacolo nello spettacolo. Su tutti domina il sornione Beppe Carletti che continua imperterrito la sua battaglia per la vittoria a quale sarà il gruppo più longevo nella storia del rock mondiale, Stones permettendo. Chiusura poco dopo la mezzanotte con i consueti brani e presentazioni un centinaio di striscioni dei fans club. Un saluto a tutti gli amici e amiche fans che ho rivisto a Castagnole; luogo dove, per noi nomadisti, è inutile darsi appuntamento. Un abbraccio alla quindicina di poirinesi presenti; sotto il nostro striscione ci sono anche loro.

P.s. Non una parola dei Nomadi (precisamente dal portavole Cico poiché Juri ancora forse non si osa), sui fatti incresciosi di Parigi, Londra e Barcellona. E pensare che siamo a un festival Contro, ripeto. Eppure, proprio per quei motivi ci hanno sottoposti ai controlli all'ingresso e i Nomadi se ne sono pure scusati. E, infine, una curiosità: eravamo ancora in molti nella piazza, sotto il palco, a soffermarci a chiacchierare tra fans. I tecnici stavano smontando il palco e ad un certo punto sentiamo un rumore e vediamo una grande ombra bianca avvicinarsi. E' il Tir dei Nomadi giunto sulla piazza per caricare gli strumenti. Andava piano e alla guida c'era l'addetto. E se fosse stato rapito e al suo posto ci saliva uno dell'Isis e avesse premuto un po' sull'acceleratore? Lo so, è fantacronaca. Ma andate a dirglielo a chi era sulla Promenade des Anglais e sulle Ramblas....

Giorgio dei POIRINOMADI

Foto di Aldo