TOUR   POIRINOMADE   2018

I Poirinomadi festeggiano proprio qui, a Castagnole, dove iniziarono la loro frequentazione nomade, i tre lustri. Quindici anni. Mentre i Nomadi ne festeggiano undici dalla loro nascita; e così sono arrivati a cinquantacinque anni. Uno in meno dei Rolling Stones che sono diventati il tormento di Beppe Carletti che li vuole battere a tutti i costi come gruppo rock più longevo della storia. Aldo stasera non c'è; a parte che aveva altri lidi da raggiungere, ma lui, ultimamente, come molti, non è ancora entrato nel feeling giusto per questi Nomadi del “quarto tempo”. Lui è ancora legato al periodo di Danilo Sacco, come molti sono addirittura legati al periodo di Augusto Daolio e non riescono ad evolversi musicalmente e strutturalmente come necessariamente devono fare i Nomadi. Ma Castagnole è sempre Castagnole e qui trovi la storia del gruppo. Un appuntamento irrinunciabile. Ero ansioso di giungere in mezzo a queste dolci colline astigiane come ai vecchi tempi. Ansioso per i Nomadi, per gli amici che avrei ritrovato, per godermi la sopraggiunta frescura dopo giorni, settimane di terribile afa. Sono giunto a Castagnole attorno alle 21 e il mio consueto parcheggio, poco distante dalla piazza, era lì vuoto e docile ad aspettarmi. Striscione e fotocamera appresso (dovevo anche fare il lavoro di Aldo), ho acquistato il biglietto al sobrio prezzo di venti euro e sono entrato sulla piazza. Non ho visto la calca dei bei tempi andati; ho calcolato un migliaio di persone, non di più. Mi sono guardato intorno ed ho visto una buona sistemazione delle strutture con area coperta per chi voleva cenare, bancarelle varie e consueto, gigantesco palco. Da qualche parte ha piovuto e pioverà, ma a Castagnole no, fortunatamente. Molti dei presenti indossano golfini e casacche per sostenere il “freddo pungente” di questa serata a una ventina di piacevolissimi gradi. Mi vede e mi viene incontro Silvia, una giovane e attraente amica della Val di Susa accompagnata dalla mamma e la sua carezza di benvenuto quando mi avvicina è la prima piacevole sorpresa della serata. Seguiremo gran parte del concerto insieme. Vedo molti amici e conoscenti, ma le assenze, forse dovute anche al periodo vacanziero, sono tante. Presenti anche alcuni cantanti di note Nomadi cover band piemontesi. Sul palco, intanto, si esibisce un ragazzo di buone speranze canore, Andrea Amati, che intrattiene il pubblico in attesa dei gruppo. Sono ansioso e curioso di vedere come stanno i Nomadi dopo la mezza serata di qualche settimana fa a Pontestura, il concerto annullato di Benevagienna e lo confesso, una ridotta frequentazione dovuta a mie questioni famigliari. Ma, confrontandomi con le persone che ho incontrato, sono in molti ad aver marcato visita negli ultimi tempi. Amici che, in passato, non si perdevano un solo concerto, mi hanno confessato che era da quattro anni che non veniva a sentirli... Tuttavia credo che stasera in molti, come me, si siano ricreduti e abbiano avuto modo di pentirsi delle loro assenze.

Ci siamo. Dopo i vari convenevoli sul palco, le presentazioni, l'annuncio che l'Associazione Augusto per la Vita si sta adoperando per offrire aiuti, quest'anno, al centro di Ricerca Oncologica di Reggio Emilia (chapeau), ecco i nostri beniamini presentarsi sul palco. C'è poca gente, come ho detto, e in qualsiasi momento si possono raggiungere agevolmente le transenne e ammirarli da vicino. Impianto sonoro, luci e mega schermo a fondale di prim'ordine. Vengono accolti dal grande applauso del pubblico e partono con un sottofondo su base con immagini relative al periodo di Augusto e Dante. Una dedica per loro che, come ha detto prima Beppe:”Sono sempre presenti con noi”. E poi via, per una scaletta assai diversificata, ricca, piacevole, intensa. Un susseguirsi di canzoni ed emozioni interpretate per la maggior parte da un bravissimo Juri che ha fatto passi da gigante per diventare quello che il pubblico chiede. Un leader, un frontman in grado di trasmettere emozioni. Da semplice “cantante” si sta trasformando in “interprete” di canzoni che hanno fatto la storia del gruppo. Non sbaglia nulla e ha imparato a rapportarsi con i fans. Scaletta assai variegata passando dalle nuove Decadanza, l'Europa,la bellissima Ti porto a vivere, la Coerenza, Terzo tempo a brani storici come Noi non ci saremo, Auschwitz, Un pugno di sabbia, Gli aironi neri, Il fiore nero e una magnifica Il pilota di Hiroshima. Tra le mie preferite C'è un re (richiamata tre volte dal pubblico) e la possente La collina. Completano il tutto Marinaio di vent'anni, Sangue al cuore, Io voglio vivere, Dove si va. Una nota di merito per Il paese delle favole, con divagazione su Bella ciao e una struggente e veramente ben confezionata “Il vecchio e il bambino” dove Juri si è davvero superato. Grandi applausi per lui. Consueti brani conclusivi con Ma che film la vita (ultima canzone scritta da Augusto), Canzone per un'amica, Dio è morto e Io vagabondo corale con il pubblico. Si chiude a mezzanotte passata. Bravissimi Nomadi. Sono sempre estremamente incisivi e professionali e ogni loro concerto ti soddisfa ampiamente. Specialmente come quello di stasera a Castagnole. Al sollevamento dei numerosi striscioni di rappresentanza dei fans club ha partecipato anche Beppe Carletti in persona. Grazie agli amici poirinesi intervenuti e grazie alle amiche valdostane Graziella e Vilma con le quali mi sono soffermato a commentare il concerto sorseggiando un buon bicchiere di barbera nata su queste colline. Erano ormai le due passate e mi sono avviato verso casa. Un momento in cui ti prende una certa tristezza perché sei da solo sulla strada del ritorno, perché hai lasciato gli amici e perché il momento di piacevole svago in musica è finito lasciandoti in bocca quel sapore di malinconia che ti viene quando vedi un treno allontanarsi nella notte portando con sé ciò che ami. Ciao Silvia. Buona fortuna e buon viaggio. Ma come farai a resistere senza i Nomadi?

“Sempre Nomadi”. Non ci si sbaglia mai a dirlo e io lo dirò sempre.

Giorgio

Ricordando Augusto    Novellara 28 luglio 2018

Quarti di Pontestura AL  06 luglio 2018

Concerto a metà

Quando i Nomadi sono nei paraggi, io e Aldo torniamo volentieri a riascoltarli per vedere come se la passano. Ultimamente, per vari motivi, non abbiamo potuto seguirli così intensamente come ai bei tempi. E, per “bei tempi”, sapete a quali mi riferisco. Tuttavia, sentendoci nomadisti di lunga data, abbiamo voluto rivederli e riascoltarli in questo angolo del medio Monferrato casalese, in occasione del loro 55° anno di attività. Beh, abbiamo iniziato a seguirli quando il gruppo ha festeggiato il loro quarantesimo anno; quindi sono quindici anni che li frequentiamo. Aldo è già partito nel pomeriggio accompagnando l'amico Piero Richiero per predisporre il banchetto a scopo benefico dove era possibile acquistare la foto del gruppo con annullo postale ufficiale per i loro cinquantacinque anni di attività. E' il secondo gruppo rock più longevo al mondo dopo i Rolling Stones, ancora testardamente sulla breccia. Io, invece, mi sono avviato tranquillo e da solo per arrivare giusto ad inizio concerto. Cielo terso e pulito con qualche cresta di nuvola temporalesca all'orizzonte. Un tratto di comoda autostrada fino ad Asti e poi su per la statale verso Casale Monferrato nel dolce panorama di soavi colline coltivate a vite: una gioia per gli occhi assetati di verde. Calliano, Moncalvo e infine Pontestura; dove gli ultimi rilievi lasceranno spazio alla pianura del Po che scorre maestoso lì accanto verso il mare. Il luogo del concerto è lo striminzito campo sportivo della frazione Quarti di Pontestura, un posto tranquillo e minuscolo in cima a una collina. Nulla a che vedere con altri luoghi più altisonanti dove abbiamo visto all'opera i Nomadi. Ma sia a loro che a noi, credo, piacciono questi posti nascosti e lontano dalle grandi città, immersi in una silenziosa e garbata natura. Dopo aver girovagato un po' per le colline (io non uso il navigatore e non ho trovato chiare indicazioni stradali), sono giunto sul posto poco dopo le nove. Sul posto per modo di dire poiché ho dovuto lasciare l'auto a quasi un chilometro di distanza. E così mi sono fatto una camminata osservando le deliziose casette della frazione fino a giungere, nel pianoro del campo sportivo. Ho pagato venti euro di ingresso e sono giunto in prossimità del palco. Ho subito notato che, nell'imminenza del concerto, non c'era molta gente. Ho quantificato i presenti in non più di cinquecento persone. Davvero pochine per un gruppo che ha fatto la storia della musica italiana. Mentre le zanzare iniziavano a pungermi ovunque (mannaggia all'Autan rimasto in macchina!), sono passato a salutare mio fratello e Piero e qualcun altro conoscente. Mi ha fatto piacere ritrovare le amiche sorelle di Beinasco, tornate dai Nomadi dopo quattro anni di assenza. Mancava lo zoccolo duro dei fans; quelli della prima fila, gli “inossidabili da transenna”. Anche per loro sarà finito un ciclo.

Con tutte queste premesse, alle 21.30 i Nomadi si sono presentati sul palco al gran completo e hanno iniziato il loro novemillesimo circa concerto. Hanno recentemente pubblicato un doppio cd con raccolta di brani nuovi e vecchi e, praticamente, hanno proposto la medesima scaletta del cd. Mentre le prime gocce di pioggia giungevano a rinfrescarci e a disturbarci, hanno iniziato con alcuni brani di Decadanza inframmezzati dei consueti e collaudati Noi non ci saremo, Marinaio di vent'anni, Il fiore nero, Dove si va, Senza nome, Il paese delle favole, Auschwitz e via così. Al Pugno di sabbia la mia pazienza non ce l'ha più fatta e i lampi sempre più vicini con promessa di temporale hanno fatto il resto. A metà concerto ho preferito abbandonare. Niente Collina, niente Asia, niente Trovare Dio, niente Bambina Portoghese, niente Ma che film la vita. Non so, forse le hanno fatte mentre ero già nel viaggio di ritorno; ma ho i miei dubbi. Certo, loro sono bravi musicisti e Juri canta, “canta”, badate, non “interpreta”, le canzoni. Fa il suo bravo compitino sostenuto da un gruppo che si sta spegnendo anche come rapporto col pubblico. Ho notato stanchezza, ripetitività, freddezza; come se fosse una cosa obbligata da fare e basta per la storia e per il cachet. Manca il feeling, manca il calore, manca lo spirito nomade. Forse io e Aldo siamo prevenuti e chiediamo sempre il massimo; ma i Nomadi che abbiamo conosciuto “ai bei tempi”, erano altri Nomadi. Nomadi che vorremmo ritrovare, se c'è ancora il tempo di farlo. Continueremo certamente a seguirli; ora ci sono un paio di concerti nelle nostre vicinanze come Benevagienna e Castagnole Lanze. Noi ci saremo e.... vedremo soltanto una sfera di fuoco. Per dovere di cronaca devo anche riportare il fatto che abbiamo fatto bene ad allontanarci; poco dopo, infatti, tutta la zona è stata interessata da un violento temporale che si è abbattuto su di noi nei pressi di Villanova d'Asti attraverso uno scrosciare d'acqua di inaudita violenza tale da farci sentire, a me e ad Aldo, non a bordo di una macchina, ma di un motoscafo d'altura intento a trapassare con la prua inquietanti onde d'acqua.

Giorgio

Comunque.... Sempre Nomadi.

giorgio aldo

Santa Maria della Fossa frz. di Novellara RE  18 febbraio 2018

Incontro annuale dei Nomadi con i fan per esporre , durante il tradizionale pranzo , i progetti musicali dell'anno in corso , terminato il tour invernale .L'ampia palestra gestita sempre in piena efficienza per l'occasione da volontari locali è sempre gremita , quest'anno pare che la presenza era di seicento persone. Per me che è il settimo anno che partecipo in compagnia dell'amico Piero della valle di Susa , posso dire che non ho trovato nulla di diverso dagli anni passati , solo due cose da sottolineare , la prima è il giorno della nascita di Augusto Daolio , il diciotto febbraio e il pensiero sicuramente è sempre vivo essendo ancora oggi la nostra bandiera dei Nomadi , la seconda è il primo pranzo di Juri Cilloni la voce nuova dei Nomadi e sicuramente vedendo la commozione sul suo volto durante i discorsi di Beppe Carletti , ai pranzi verrà ancora per molti anni. Ai Nomadi come sempre va la gratitudine di tutti per la loro disponibilità e pazienza in questo bagno di autografi , in fin dei conti se sono ancora li dopo cinquantacinque anni il merito non va solo alla musica ma alla loro personalità che pochi artisti anno.

aldo