varallo  19  luglio

CONCERTO DELLA LIBERAZIONE

La notizia della liberazione di Padre Giancarlo Bossi, da oltre un mese in mano a gruppi estremisti islamici nelle Filippine, è arrivata poco dopo l'inizio del concerto. Uno striscione appeso ai bastioni della chiesa, ne inneggiava al rilascio. E così, grazie alle mediazioni del governo, è stato. Grande soddisfazione e gioia per tutti. Il concerto dei Nomadi ha portato bene. Un sospiro di sollievo. Un concerto entro i confini della mia regione è un obbligo che mi sono imposto, come fans. Oltretutto in questa zona non c'ero mai stato (nonostante Varallo sia famosa per il Sacro Monte che ogni anno richiama migliaia di pellegrini) e, dopo la mia giornataccia di lavoro, ho deciso di abbandonare l'afa della pianura per salire in Val Sesia in cerca di Nomadi e di refrigerio. Dall'uscita di Romagnano della A26 si percorre la statale 299 per una trentina di chilometri per avvicinarsi ai ripidi rilievi della vallata. Varallo si trova adagiata su un crinale ed è circondata da queste alture compresa quella che ospita il Santuario.

Qualche problema a trovare parcheggio (eh, questa sera il concerto, oltre che gratuito, si svolge nell'ambito della fiera con tanto di notte bianca) e l'afflusso di gente è enorme, nonostante la giornata infrasettimanale. Mi faccio un chilometro di strada a piedi e raggiungo il luogo del concerto. Piazza Vittorio Emanuele è la piazza del Municipio, della Chiesa, dell'Albergo centrale, del bar di lusso: tutta la vallata si è data appuntamento qui davanti al palco. Saremmo oltre dodicimila: a sentire alcuni testimoni, molti di più che al concerto dei Pooh dell'altra sera, sempre qui a Varallo. Fanno le cose in grande qui, e l'organizzazione, per ringraziare gli artisti che accettano l'invito ad esibirsi, li omaggia con targhe ricordo e, nel caso dei Nomadi, di un lungo drappo che riproduce la grafica degli striscioni dei vari fans club della zona.

L'afa non si sente, anzi, spira una leggera brezza e le zanzare sono rare. Il pubblico è ovunque: addossato alle transenne, ai tavolini del gran bar, tutti occupati, sulla gradinata che sale alla chiesa, sotto il portico, alle finestre e ai balconi che si affacciano sulla piazza. Il monumento a Vittorio Emanuele II è stato risparmiato: pare assorto anche lui nell'ascoltare la musica. Sono molti i fans delle altre province piemontesi: Biella, Novara, Alessandria, Cuneo, Torino, Asti. Altri fans sono giunti dalla Liguria e dalla Lombardia. Ma il grosso è formato dal pubblico locale con numerosi miei coetanei e qualcuno anche più anziano. Inutile dire che era anche pieno di bambini. Tutti quanti a mimare con le labbra le parole delle conosciutissime canzoni dei Nomadi.

Alle 21.30, puntuali (nel senso che hanno rispettato al secondo la canonica mezz'ora di ritardo prima di dare l'inizio al concerto fissato per le 21) eccoli salire sul palco. Accolti da un grande applauso, i Nomadi, sempre pimpanti e in forma, hanno iniziato con “C'è un re” seguita da “Contro” e “Una storia da raccontare”. Sorridenti, nella loro consueta sobria eleganza, ricevono larghi applausi dal pubblico. Loro ricambiano sorridenti impostando una scaletta composta da brani di scontato effetto: “Sangue al cuore”, “Il pilota di Hiroshima”, “Ricordati di Chico”, “Io voglio vivere”, “Lontano” e, tra le altre, la sanremese “Dove si va”. Dopo l'intenso e gradito intermezzo di Sergio Reggioli, ecco ancora “Rotolando va”, “Il fiore nero”, “Primavera di Praga” con leggera sbavatura da parte di Danilo, subito rimediata e, ancora, “Ti voglio”, “Un giorno insieme” e “Stella cieca”. Assenti questa sera “L'ultima salita”, “Con me o contro di me” e, udite udite “Un pugno di sabbia” che numerosi fans, compreso il sottoscritto, vorrebbero pian piano eliminare dalla scaletta (una canzone di gelosia scambiata, talvolta, come inno d'amore).

Chiusura attorno alla mezzanotte dopo la presentazione dei numerosi striscioni e messaggi pervenuti sul palco. Bello sentire il vasto pubblico cantare compatto i tre brani finali nella spettacolare coreografia della piazza. Curioso che Cico, alla presentazione finale del gruppo, abbia chiamato i suoi colleghi tutti col nome di battesimo Daniele (Daniele Vecchi, Daniele Sacco eccetera fino a Daniele Carletti) forse per scusarsi di un lapsus precedente. L'ultima nota di cronaca riguarda il faticoso ritorno all'auto e l'incolonnamento obbligatorio fino a Romagnano attraverso l'unica strada (quante rotonde!) percorribile verso la calda pianura. Un saluto a chi c'era: Antonella, Ilaria e Cristina di Casale con cui ho fatto gruppo, gli amici Flavio e Daniele della Provincia Granda venuti a rappresentare il mio e loro fans club, Giorgio e Maria degli Aironi Neri, Simone e Mattia, Franco e Marina con SARA, l'amico Oreste, Lorenzo, e Ivana dalla Brianza.                                              Giorgio