Domenica  10  luglio

CONCERTO DELLA SAUNA

Fantastico concerto dei Nomadi sulle rive del Lago Maggiore, in questa splendida cittadina affacciata sulle rive piemontesi del Verbano. I Poirinomadi tornano a Verbania per la terza volta; la prima nel 2003.

Eravamo indecisi se partire o no; questo torrido luglio ci regala mattinate assolate e serate temporalesche. E' fresca (e bagnata) la nostra avventura del giorno prima, dove abbiamo perso il concerto della PFM a Torino, sospeso a causa di un autentico uragano abbattutosi sulla città. Però, come annunciato, sapevamo che a Verbania gli organizzatori avevano predisposto due aree per il concerto: in riva al lago, all'aperto della cosiddetta “Arena”, in caso di bel tempo e all'interno del più protettivo Palasport in caso di pioggia. Partenza, dunque, per questo ulteriore concerto dei nostri beniamini e la speranza di trovare bel tempo e godere della frescura del lago. Alle 15 percorrevamo l'autostrada A21 e poi la A26 in direzione di Gravellona; avvicinandoci alle montagne notavamo sconfortati l'ammasso di minacciosi nuvoloni che incombevano proprio in direzione della nostra meta. “Temporale anche oggi, giuda faus”. Poi, inaspettatamente, giunti sul posto poco prima delle 17, abbiamo trovato sole (ma strade bagnate e pozzanghere qua e là) e ci siamo diretti in riva al lago, all'Arena. Non abbiamo visto il solito movimento dell'entourage nomade, eppure i manifesti erano lì. C'erano però alcuni operai che stavano caricando transenne su un camion e un messaggio scritto di traverso sulle locandine “Il concerto è stato spostato al Palasport”. Che peccato! In riva al lago sarebbe stato di un effetto unico, anche se l'Arena non ci è sembrata molto adatta a causa delle sue ridotte dimensioni.

Poco dopo eravamo al Palasport (piccolino anche quello!) e, finalmente abbiamo visto il solito via vai di popolazione nomade, attrezzisti, mezzi tecnici, camion, camper al lavoro o in attesa per il concerto. Tutti grondanti di sudore, camion e camper compresi. All'interno del Palasport siamo stati assaliti da un calore e un'umidità incredibili; in poco tempo i nostri indumenti, seppur ridotti a una canottiera e un paio di calzoncini, si sono rapidamente inzuppati di sudore: un'autentica sauna. Gratuita.

Abbiamo notato, dopo aver salutato gli amici, accaldatissimi, Claudio e Valeria di “Augusto per la vita” che il palco, in fase di montaggio, occupava metà dell'area di gioco (basket) mentre le piccole tribune, poste sui quattro lati (in realtà tre poiché quella dietro al palco è rimasta inutilizzata), potevano accogliere non più di ottocento persone. Aggiungendo alcune centinaia di spettatori nel parterre, di fronte al palco, la capienza massima l'ho calcolata in circa 1200 persone; se ne fossero arrivate 2000, quasi metà sarebbero state fuori. Pensate che il mixer di Atos è stato montato a un metro dall'uscita posteriore; dopo di lui... il nulla. Alle 18 erano presenti poche decine di fans (tra cui l'amico “documentarista” Stefano Ghelli), mentre Athos ha iniziato le prove tecniche del suono. Io e Aldo abbiamo assistito a tutte queste operazioni di messa a punto comodamente seduti sulla gradinata laterale a ridosso del palco e abbiamo così potuto salutare e scambiare qualche parola con gli artisti che, man mano, arrivavano per le prove del check-sound. Sorridenti e disponibili, come sempre, i Nomadi, accaldati anche loro (anche per via della partitella di calcio svoltasi poco prima), hanno accettato di salutare i loro fans, firmare autografi e lasciarsi fotografare (e baciare dalle belle ragazze). Un clima assolutamente familiare, tutti accomunati dall'unico incubo che costringeva tutti quanti a movimenti lenti e rifiatamenti continui: il gran caldo africano, trasferitosi qui a Verbania e, praticamente, in tutta Italia.

L'organizzazione, a cura del Comune di Verbania era presieduta dal buon Giacomo Panza, con l'intervento di RadioReporter nella persona di Alberto Zanni; sono loro che hanno deciso di trasferire il concerto qui al palasport dopo l'acquazzone del pomeriggio. E hanno avuto ragione, poiché, nel corso del concerto, altra pioggia è caduta su Verbania aumentando ulteriormente il livello di umidità, Sarebbe stato un peccato perdere sotto la pioggia i 24 euronomadi del biglietto e le spese di viaggio. Tra gli amici presenti incontriamo Lorenzo, valente cantante del gruppo cover “Segnali caotici” del Biellese, insieme alla giovanile mamma Mariagrazia, nomade più sfegatata del figlio. E' bravo e umile Lorenzo; quando ne ha l'occasione viene volentieri ad ascoltare i suoi “maestri” cantando in parallelo i brani della scaletta.

Le prove si svolgono regolarmente davanti a una trentina di fans; i Nomadi, tranne il pudico Cico, sono tutti in brache corte e maglietta smanicata. Sembrano veri nomadi. Provano tre brani del nuovo CD “Cuorevivo” e poi ci invitano ad uscire per andare a cena e a comprare il biglietto. Si mette a ri-piovere, mentre gustiamo una sbrigativa pizza insieme a Lorenzo e Mariagrazia; rientriamo al Palasport sotto la pioggia ed altra acqua si aggiunge alle imperlinature della nostra già notevole traspirazione. Insomma, stasera, oltre che nel lago, i pesci potevano nuotare anche nell'aria satura di umidità. L'ingresso nella struttura, con già centinaia di fans disseminati sulle tribune e di fronte al palco ha avuto lo stesso rovente impatto di quando andavo a trovare mia nonna, a primavera inoltrata, e lei aveva ancora il putagè a legna caricato al massimo perché “sentiva freddo”. Occorreva stare immobili senza agitarsi tanto e cercare un tenue spiffero proveniente dalle porte di sicurezza lasciate opportunamente spalancate. Ragazzi, sto scrivendo queste cose al caldo torrido di questo lunedì pomeriggio narrando del caldo di ieri. Quest'articolo è una proprio tortura rovente.

Alle 21.30, come da programma, davanti alle previste 1200 persone è iniziato il concerto. Ma non con i Nomadi. Il ciarliero Zanni ha presentato il giovane Salvatore, cantante che si presta ad interpretare, con l'aiuto di Beppe Carletti (ricorrente e paziente chioccia di giovani canterini), canzoni a sfondo social-benefico. Ha cantato tre brani su base e sembrava di essere in quelle parrocchie dove, durante la messa, vengono proposti inni e cori pacifisti. Più bravo per l'impegno che per le qualità canore. Questa sera i beneficiari delle eventuali offerte sono state destinate ai noti “City Angels” di Verbania per l'aiuto e il recupero dei vagabondi (siamo a tema) e dei disadattati.

Ed ora i Nomadi. Si sono presentati nell'oscurità della struttura tra le note del Te Deum e poi, accese le luci, ci siamo accorti che si sono cambiati presentandosi in abiti un po' meno nomadi (Danilo in elegante camicia bianca).L'apertura del concerto è stata affidata a Massimo Vecchi che ha proposto il nuovo brano, molto accattivante, “Cosa cerchi da te” dove ha sfoderato la sua ammirevole grinta accompagnata, stasera, da grondanti gocce di sudore. Ha seguito “La dimensione” e “Lo specchio ti riflette”, brano che ha scaldato un pubblico già sufficientemente accaldato ma che si è messo a ballare e battere le mani a tempo ugualmente. Io ero posizionato tra le prime file, dietro le transenne in mezzo ad un pubblico che si teneva “a maglie larghe” per non assorbire il calore reciproco. Aldo, invece, se ne stava in buona posizione fotografica, di lato al palco, sulle gradinate.

Viene proposta la conosciutissima “Dove si va”, seguita dalla piacevole “La storia”, brano finalmente inserito in una raccolta, dove Massimo dà ulteriore prova della sua bravura. Si entra nel vivo del concerto: “La coerenza”, brano impegnato e sempre attuale, a cui ha seguito il nuovo “Toccami il cuore”, di classico stampo nomade. Ha dato una importante mano Sergio Reggioli con “L'isola ideale”, applauditissima seguita dalla romantica “Un po' di me”, “recitata” da un Danilo in forma ma talvolta palesemente affaticato, forse per il calore dell'ambiente e delle luci di scena. Ancora Massimo con “Amore che prendi, amore che dai” in un piacevole avvicendasi di voci soliste.

Danilo ha proposto “Noi”, semplice titolo di ulteriore brano inserito nel nuovo CD a cui ha fatto seguire l'inno “Io voglio vivere”, cantato anche dal pubblico, munito di coriandoli e palloncini, che, per un momento hanno dimenticato di essere al centro del deserto del Sahara. La prima parte del concerto si conclude con “L'eredità”, proposta in acustica da Danilo e Cico, da “Crescerai”, cantata da Cico (e quindi fanno quattro le voci dei Nomadi) e, udite udite “Trovare Dio”, accolta, accompagnata e chiusa, da ripetuti applausi rivolti all'impareggiabile interpretazione di Danilo Kakuen Sacco. Prima del solo di Sergio c'è ancora il tempo per la versione velocizzata de “Il vento del Nord”. Abbandono la mia postazione di sottopalco per tornare da Aldo. Gli dico che il prezzo del biglietto, il caldo e il viaggio sono già stati abbondantemente ripagati dalla prima parte del concerto. Lui è d'accordo; vuol dire che la seconda parte sarà gratis. Dopo “Suoni”, si riprende con “Se non ho te”, dolce e struggente e l'immortale “Noi non ci saremo” (ops, ho scritto un controsenso, se ve ne siete accorti). E poi, ragazzi... e poi.. l'apoteosi. Annunciato da sfondo di vento e da percussione di basso ecco, inaspettatamente, “Asia”. Il pubblico batte le mani a tempo e si prepara ad ascoltare dieci minuti di forza, energia, sogno, magia ascoltando gli incantati versi di Guccini e le dirompenti sonorità di tastiere, chitarre e batteria. Un capolavoro. “Asia” è stato il miglior brano della serata ma gli altri non sono stati da meno.

Potremmo andare a casa, ora. Ma non è finita: “L'uomo di Monaco”, “Un figlio dei fiori...” e la struggente “Lontano” sono le ciliegine di una torta già riccamente guarnita. Si chiude in allegria, recuperando le energie residue, con “Il fiore nero”, “Marinaio di vent'anni” e “Salutami le stelle”. I brani conclusivi coronano, infine, una scaletta di tutto rispetto. Da tanto non apprezzavo una scaletta del genere. Mancava forse, per chiudere il conto “Due re senza corona”, ma era chiedere troppo. Sarà per la prossima volta. Poco oltre mezzanotte, i Nomadi si congedavano da un pubblico assolutamente soddisfatto che, dopo le vampate nomadi, usciva di buon grado verso la frescura della notte. Grazie Nomadi per la serata, per la sudata e per la nottata, trascorsa, in parte, lungo 200 chilometri d'autostrada. Ne è valsa proprio, va detto, la pena. Una calda pena. Un saluto a tutti gli amici fans, specialmente al Nomadi Fans Club “Vox Populi” di Novara che ha collaborato all'organizzazione (e ci ha ritirato gli striscioni).

giorgio

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