Incomparabile concerto dei Nomadi nel magnifico Teatro Civico di Vercelli. Una prestazione che resterà scolpita nella memoria di chi era presente. Voglio chiarire subito che i Nomadi offrono sempre prestazioni di alto livello, ma qui, nella capitale delle risaie, ho visto il capolavoro. Non esagero e vi spiego il perché. Non era nei programmi dei Poirinomadi recarsi a Vercelli dopo il recente concerto di Cuneo. Reggio Emilia e Casalromano sono dietro l'angolo e partire di venerdì sera, sotto un cielo plumbeo e con la stanchezza accumulata da una settimana di lavoro, per vedere il gruppo in un'esibizione “teatrale” (tra l'altro già apprezzata nel medesimo luogo in anni precedenti), appariva come un sovrappiù evitabile. Poi, Aldo, ha fatto prevalere la regola che se c'è un concerto entro i confini nostra regione, occorre assolutamente andarci. Infatti, mai c'è stato un concerto in Piemonte, negli ultimi dieci anni, in cui non ci sia stato almeno un Poirinomade presente.

E alura, anduma. Con una telefonata alla biglietteria del teatro abbiamo bloccato un paio di tagliandi da 32 euro e, poco dopo le 20, eravamo sul posto dopo una galoppata in autostrada. Il teatro si trova in una viuzza del centro storico poco lontano dalla Cattedrale e il sobrio ingresso non promette tutta la bellezza della parte interna. Abbiamo subito incontrato alcuni amici fans, provenienti dai dintorni, però manca lo “zoccolo duro” dei nomadisti che tendono a snobbare un po' le esibizioni teatrali, così, senza la transenna a cui aggrapparsi per dare sfogo alla propria veemenza. Il teatro è un autentico gioiello di architettura degli anni '20 con prevalenza di colori porpora e pastello; una bomboniera linda, luminosa, poco più grande di quella di Novellara e poco più piccola del Teatro Alfieri di Asti. Platea da circa 600 posti, un solo anello di palchi e, al di sopra ancora, la ripida gradinata della galleria. La prima sorpresa della serata è che il biglietto dà diritto al posto libero: ognuno può accomodarsi dove vuole. Magnifico! Accantoniamo subito l'allettante postazione di galleria; sarà spettacolare e ideale per far foto ma pensiamo che il suono giunga distorto. I palchi sono riservati ai vip. Restiamo in platea, in posizione centrale, al fondo, accanto alla postazione del mixer di Athos. Ma non siamo lontani: il filo del palco è a soli venti metri e la visibilità, insieme all'acustica, è ottima. Possiamo anche stare in piedi senza disturbare e Aldo può circolare liberamente per fare foto.

Questo concerto è stato organizzato dal Comune e dal Teatro nel contesto della mostra di pittura della collezione Guggenheim, che racchiude opere di grandi artisti del periodo degli Anni Sessanta. Anni Sessanta? Allora chiamiamo i Nomadi! Che sono proiettati verso, se ci pensate bene, gli Anni Venti di questo nuovo XXI secolo! Poco prima delle 21 osserviamo molti spazi vuoti, sia in platea che in galleria. Ma è ancora presto e, tuttavia, la capienza massima del teatro non raggiunge i mille posti. Incontriamo e salutiamo molti amici fans; qualcuno proveniente dalla vicina Lombardia ma anche da lontano, come Liguria, Emilia, Veneto. Il resto del pubblico è assortito: bambini, giovani, famiglie, signori di mezza e tre quarti di età. Buon segno; anche i Nomadi del “terzo tempo” posseggono il loro bravo pubblico eterogeneo e convinto. Alle 21.30, nell'imminenza del concerto, la platea è satura nei posti a sedere. In piedi solo qualche inserviente del teatro, i vigili del fuoco, il Barba e il Conte a far gentile “ammuina”, un paio di fotografi, Aldo compreso e il fratello di Cristiano, Stefano (che, a vederlo, è tale e quale) rimasto alle spalle di Athos per godersi l'esibizione del Cris. Aspettiamo solo più che si spengano le luci per riascoltare i Nomadi (che non si sono fatti vedere nel pre concerto) e gustarci questo nostro 161° concerto.

All'apertura del sipario il gruppo, già “allineato e coperto”, riceve il primo applauso di benvenuto. Partono le prime note. L'effetto cromatico è piacevolmente sostenuto dai vivaci colori della tenuta di Cristiano: shirt blu mare e jeans rosso fuoco. Gli altri meno appariscenti. Nell'abbigliamento; non nell'esecuzione, ovviamente. Il brano di apertura è la possente “Terzo tempo” che serve a sottolineare che i cinquant'anni del gruppo sono un altro punto di partenza e non un traguardo di arrivo. Si sente magnificamente; e certo, siamo in un apposito teatro, nato per la musica e per la recitazione! Non nella vastità di un palasport costruito per “vedere” le partite di volley. Il pubblico applaude entusiasta. Ecco “Ancora ci sei”, molto rock, seguita da “Non avrai”: brani dell'ultimo CD del gruppo e primo, per ora, in questa nuova formazione. Seguono due brani storici (che i Nomadi fanno bene a riproporre per mantenere il collegamento con i diversi periodi della loro storia musicale): “Il fiore nero” e “Gli aironi neri”. Il primo cantato egregiamente da Massimo e il secondo altrettanto egregiamente da Cristiano. Un Cristiano che sa di valere e che poco per volta si sta impadronendo del centro del palco che fu di Augusto (e di Danilo). Il ragazzo possiede una eccezionale tecnica di voce e rende tutti i brani che interpreta assai gradevoli. Merita tutti gli applausi che il pubblico gli regala entusiasta. Ma, lo sappiamo, Cristiano è “solo uno” dei cantanti dei Nomadi; che possono vantarne (unico gruppo al mondo) ben quattro (su sei elementi). Infatti, oltre a lui, allineati sulla stessa fila, ci sono Sergio, Massimo e Cico. Si continua con altri brani del nuovo CD alternati a brani più longevi: la conosciutissima “Dove si va” e l'altra corale “Io voglio vivere” mandano il pubblico in visibilio. Nonostante che i fans più affezionati siano distribuiti qua e là nella platea, attraverso i loro cori, riescono a far riprendere “Io voglio vivere” per ben due volte. Poi Cristiano (accompagnato da Beppe al piano) ci regala una emozionante e quasi commovente “Se non ho te”, seguita dal fantastico e prorompente solo di Sergio Reggioli che prelude a “Suoni”, dedicato ad Augusto. L'applauso più intenso è stato proprio per Sergio.

Intervallo. Anche voi che state leggendo questo racconto, potete alzarvi e andare a sgranchirvi le gambe e prendervi un caffè. Tornate tra dieci minuti.

Secondo tempo. Sipario. Cristiano ci regala “Abbi cura di te” seguita dalla bella e fresca “Il vento tra le mani”, cantata da Sergio, che potrebbe andare bene, per la struggenza che esprime, per la colonna sonora di un film “on the road” di Ridley Scott. Poi altri brani come “Mediterraneo” e “Anni di frontiera” per giungere ai due capolavori, secondo il mio giudizio, della serata. Prima “Apparenze”, un brano di elevata magia che Cristiano interpreta col cuore, quasi con sofferenza, dedicato al nonno che non c'è più; e poi l'impetuosa “Ala bianca”, cantata dal grintoso Massimo. Una sventagliata di rock puro che mi soddisfa ogni volta. Sono pure riuscito a registrarla... Si va verso la conclusione; eh si, poiché i tempi teatrali, chissà perché, riducono il concerto dai consueti trenta brani a venticinque. Comunque, ecco ancora “Contro” (dove Cristiano, invece di governo “israeliano” dice, interpretando il pensiero di tutti, “Italiano”) e “L'uomo di Monaco”, con tutto il pubblico a battere il tempo sul conosciutissimo riff. Infine, consueti brani conclusivi che rappresentano il culmine di una serata che definirei: grandiosa. Nomadi impeccabili, locazione bellissima, acustica perfetta, visione ottima. Applausi e complimenti a tutti.

Numerosi gli striscioni dei Fans Club presentati sul palco, compreso quello della Provincia Granda al cui apparire Cico, birichino e geograficamente preparato, chiede ogni volta “Dove siete?”. Ma, caro Cico, devi sapere che la presenza di quello striscione è dovuta al desiderio della cara Rinuccia (che tu conosci bene) di portare il suo saluto e la sua rappresentanza ovunque voi siate, anche se non possono essere presenti di persona. Un omaggio per voi che noi Poirinomadi trasportiamo volentieri.... Ecco, dove sono. Con lo striscione! Abbiamo voluto attendere, insieme ad altri numerosi fans, l'uscita degli artisti per ringraziarli del magnifico concerto. Sempre disponibili e pazienti per scambiare opinioni e rilasciare autografi, ho notato che anche loro si sono resi conto dell'ampia soddisfazione del pubblico. Ma si è fatto veramente tardi e ci attende un centinaio di chilometri per rientrare a casa. Ci allontaniamo dal teatro insieme a Cristiano e a Stefano scambiando ancora qualche parola. Due fratelli con due fratelli che si allontanano per andare a riprendere le rispettive vetture. Ma dove cavolo le abbiamo lasciate?

Scaletta della serata :

Terzo tempo, Ancora ci sei, Non avrai, Il fiore nero, Gli aironi neri, Fuori, La libertà di volare, Dove si va, Tutto a posto, Io voglio vivere, Se non ho te, Suoni, Abbi cura di te, Il vento tra le mani, Un altro cielo, Mediterraneo, Anni di frontiera, Apparenze, Ala bianca, Contro, L'uomo di Monaco, Canzone per un'amica, Dio è morto, Io vagabondo, Te Deum.

Un ringraziamento a tutti coloro che hanno organizzato la serata, a tutti i presenti che l'hanno condivisa e agli amici fans. Felicitazioni a Valeria e Claudio!

Ed ora vado a mangiare qualcosa, perché, ansioso di assistere al concerto... mi sono anche scordato di cenare....

Articolo di Giorgio