Si è svolto a Volpiano, a pochi chilometri da Torino, il secondo concerto dei Nomadi orfani di Danilo Sacco convalescente dopo l'operazione di maggio. Il gruppo si è dovuto fermare per oltre un mese per darsi il tempo di riorganizzare la struttura del concerto in attesa che il “capitano” torni al suo posto sul palco. Il primo luglio, in Veneto, è avvenuto il “debutto” con i timori dell'attesa, espressi in numerosi messaggi sul sito ufficiale, sia da parte dei fans che da parte di Beppe e compagni. Tutto è andato bene; il ghiaccio di questa nuova e momentanea versione dei Nomadi, è stato rotto e si può andare avanti sereni in attesa della ricompattazione che potrà avvenire, naturalmente, solo quando Danilo si sarà completamente ristabilito e i dottori avranno dato l'OK. La curiosità di vedere come il gruppo avrebbe ripreso il tour senza il cantante titolare, aleggiava nel popolo nomade e in tutti coloro che li conoscono. Ma i Nomadi, purtroppo, avevano già provato questa esperienza in tempi ormai lontani e la nuova strada che avevano dovuto intraprendere si è poi dimostrata vincente. Da allora, cioè dal 1992, mai era successo che il gruppo avesse qualche assenza tra i loro componenti attraverso gli oltre 1500 concerti realizzati! Una cosa incredibile, a pensarci bene. Ma ora il Danilo ha dovuto “marcare visita” e i suoi compagni sono stati obbligati a correre ai ripari seguendo la regola d'oro degli artisti “The show must go on”. Il risultato è stato certamente positivo: Beppe e C. hanno lavorato bene, con impegno, per “tamponare” la situazione, inserendo i quattro coristi che hanno collaborato all'incisione dell'ultimo CD “Nomadi allo specchio” e adottando una scaletta equilibrata, lineare, decisamente “soft” con arrangiamenti leggermente modificati per adattarli alle interpretazioni di Massimo, Sergio e Cico che si sono divisi il compito, insieme ai validi coristi, di “sobbarcarsi” il lavoro di Danilo.

Organizzato dall'Associazione Volpiano in Festa (con promotori legati al Fans Club “Provincia Granda”, sede di Torino), il concerto si è svolto presso lo Stadio Bertolotti (non nel campo principale, ma in quello di allenamento, forse per comodità di accesso ai mezzi tecnici). Una serata fortunata anche dal punto di vista meteorologico poiché due giorni prima (e anche due giorni dopo il concerto), in questa zona si sono abbattuti fior di temporali e calcolando che il palco non aveva copertura, si è trattato quasi di un miracolo, in questa stagione di uragani.

I tecnici stavano ancora ultimando il montaggio del palco sotto il sole rovente che, ad uno ad uno, come di consueto, giungevano gli artisti: prima Cico, poi Beppe con i coristi, Sergio, poi Massimo solo soletto sulla sua monovolume e, in ultimo, il tranquillo Daniele, giunto che erano quasi le 19, costringendo gli altri all'attesa per il check-sound. Il clima era sereno: sorrisi di Beppe, Cico, Sergio, degli organizzatori, dei fin troppo numerosi ragazzi dello staff. Una cosa normale, diciamo. Si parlava anche di Danilo, certamente, ma in modo altrettanto sereno e pacato. “Sta bene, si sta riprendendo. E' a casa in convalescenza”, ecc. Le prove sono state più lunghe del solito per via dei microfoni riservati ai coristi che dovevano essere testati e poi via con “Amore che prendi, amore che dai” e poi tutti a cena in un ristorante vicino. Alle 21, con il sole appena tramontato, i Nomadi sono rientrati per dare il via al concerto. Ho contato il pubblico e il mio occhio allenato non è riuscito ad andare oltre alle cinquecento presenze. Mi sono chiesto il perché ci fossero così pochi spettatori rispetto allo standard di due-tre-quattro mila presenze per concerto. Torino è a quindici minuti di macchina, la serata è piacevole, non ci sono partite della nazionale, arrivano i Nomadi e ci sono solo cinquecento paganti? Non credo che il motivo sia da attribuire alla risaputa assenza di Danilo (l'inserto della Stampa “TorinoSette” lo dava, erroneamente, come rientrante), poiché la curiosità di vedere i Nomadi in “versione provvisoria”, poteva anche essere un buon motivo per esserci. Un peccato per gli organizzatori.

Alle 21.30 il concerto ha avuto inizio con l'ingresso sul palco dei nove artisti sulle note del brano “Il nulla” adottato come sigla di apertura. La disposizione di Beppe (che ha rinunciato all'Hammond), Daniele, Sergio, dietro e di Massimo e Cico, davanti, non è variata rispetto alla collocazione storica. I quattro coristi (Luciano, Cristina, Daniela e Giordano) sono disposti allineati sulla sinistra per chi guarda e, al centro, la postazione di Danilo lasciata intenzionalmente vuota tale da suscitare angoscia e tristezza. A parte il fatto che si tratta di un'assenza momentanea, ma quando, ad esempio, nella Juventus si fa male Buffon, la porta la lasciano vuota? Il portiere di riserva dovrà pur parare i tiri degli avversari, no? Qui si vede che nessuno vuole intenzionalmente prendere il posto del titolare (e prenderne anche oneri ed onori): si tratta di un dumassiano “Tutti per uno e uno per tutti”. Cico si affretta a dire che i Nomadi sono tornati, anche senza Danilo, il quale “Sta bene e tornerà presto” e che tutti questi concerti senza di lui portano il titolo “Aspettando Danilo”. Cosa che ho condiviso pienamente intitolando questo articolo (e tutti quelli che si svolgeranno senza il leader), con la stessa identica frase.

Si parte con “Una storia da raccontare” con Sergio che fa il “sostituto” di Danilo e se la cava molto egregiamente. La presenza dei coristi arricchisce la trama melodica e il risultato globale è soddisfacente. Vedremo nel prosieguo. Occorre promuovere il nuovo album e quindi si dà il via ai brani che lo compongono: “La dimensione”, interpretata da Massimo, “Lo specchio ti riflette” con i coristi impegnati anche con la lingua spagnola. Niente male. I coristi dovrebbero tenerli sempre, anche dopo il rientro di Danilo. Oltre ad essere professionisti del canto (provengono dalla zona di Reggio Emilia), sono abbigliati in autentico stile casuals nomade con jeans, t-shirts e scarpe da ginnastica. L'importante è la voce, l'interpretazione; e quella c'è di sicuro. Si prosegue attraverso una scaletta variegata con vecchi cavalli di battaglia e brani tratti dal nuovo CD senza addentrarsi in brani che solo Danilo sa interpretare. “Senza nome” è ben eseguita dai coristi, così come “Sangue al cuore”, “Io voglio vivere” e “Mediterraneo”. Massimo canta le “sue”: “In questo silenzio”, “Amore che prendi, amore che dai” e una favolosa “Dove si va”. Un buon risultato viene raggiunto con “La mia terra” col duetto di Massimo e Sergio. Qui un po' si sentiva la mancanza della potenza vocale di Danilo. Addirittura commovente il refrain del brano “I miei anni” interpretata da Massimo con l'ausilio dei coristi dove quel grido “lottare” viene ripetuto ben 42 volte quasi come un'esortazione indirizzata a Danilo, lontano (vicino) non più di cinquanta chilometri in linea d'aria da qui. E Cico? Sì, anche Cico fa la sua parte: non è mai successo che cantasse più di uno-due brani in un concerto. Qui addirittura ne canta quattro, compresa un'inedita “Il paese”.

Nella seconda parte, dopo l'intermezzo al violino di Sergio accompagnato al piano da Beppe, ecco proposta “Qui” dai coristi seguita da “Per fare un uomo” e “Noi non ci saremo”. Massimo dà man forte con “Marinaio di vent'anni” e “Stella cieca” sino ad arrivare ai brani finali dove la curiosità mia e degli altri fans era rivolta a chi avrebbe interpretato “Dio è morto” e “Io vagabondo”. La risposta è stata l'unica possibile: Massimo. Con un risultato, soprattutto sulla prima, strepitoso. Una grinta formidabile che è stata premiata da fragorosi applausi. La “cerimonia” della lettura dei messaggi e degli striscioni è stata amministrata, come di consueto, dallo spiritoso Cico che si compiaceva del fatto che, a sorreggere gli striscioni, ci fossero le due belle coriste. Il finale è giunto ai rintocchi della mezzanotte con evidenti sorrisi di soddisfazione da parte degli artisti che hanno superato questa seconda prova senza Danilo. Non so quante ne faranno ancora, spero poche; così ritorneranno allo status normale. Intanto che stiano tranquilli: il tempo è il miglior dottore e questo vale sia per Danilo sia per eliminare piccole sbavature a un concerto che è sopravvissuto all'assenza del suo 50% di rendimento. Il pubblico comprende la situazione: certo, Danilo è Danilo e gli altri “giocatori” senza il loro capitano devono correre per tutto il campo cercando di vincere ugualmente la partita. Ma la partita è stata vinta: onestamente e sudando il necessario. E senza aver beneficiato di rigori.

L'ultima emozione viene data dal buon Atos Travaglini che, come sigla finale, inserisce la registrazione di “Lo specchio ti riflette” interpretata da Sacco e le mie orecchie, così come quelle dei fans che si stanno allontanando, riconoscono “la grande assente” di questa serata: la possente voce di Danilo che si diffonde nella notte. E sono brividi. Forza Kakuen! Torna presto a farci provare questi brividi di persona! PS: in questa cronaca ho evitato di utilizzare la parola “se”, che viene usata, in genere, per introdurre ipotesi. Qui non è stata fatta alcuna ipotesi. Questo è solo il racconto soggettivo di un semplice osservatore che aspetta di essere testimone di altri eventi e di descriverli così come gli vengono proposti. Punto.

Scaletta della serata: Il nulla, Una storia da raccontare, La dimensione, Lo specchio ti riflette, Sangue al cuore, Senza nome, In questo silenzio, Io voglio vivere, Dove si va, Mediterraneo, Un giorno insieme, I mei anni, La mia terra, Ci vuole un senso, Il paese, Amore che prendi, amore che dai, Crescerai, Il paese delle favole, Suoni, Qui, Per fare un uomo, Noi non ci saremo, Marinaio di 20 anni, Un pugno di sabbia, Salutami le stelle, Ricordati di Chico, Stella cieca, Goodbye, Canzone per un'amica, Dio è morto, Io vagabondo, TeDeum.

Un saluto a tutti gli amici fans incontrati al concerto e alle centinaia di zanzare che mi hanno punto (ecco scoperto il motivo della carenza di pubblico!....).

Commento di Giorgio    Foto di Aldo

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